Secondo un articolo pubblicato lunedì sul Wall Street Journal, e ripreso dalle agenzie di mezzo mondo, il colosso americano GE sarebbe alla ricerca di un acquirente per GE Digital, la divisione che aveva creato nel 2015 per gestire tutte le sue attività digitali, o almeno di una parte delle sue attività. GE avrebbe infatti dato incarico a una banca di investimento di seguire l’operazione, anche se non è ancora chiaro quale sarebbe precisamente il perimetro della vendita: il valore delle attività coinvolte sarebbe infatti di circa mezzo miliardo di dollari, solo una parte del business digitale di GE, che – secondo l’azienda – ha prodotto nel 2017 ricavi per circa 4 miliardi (+12%).

Predix

Il prodotto principale di GE Digital è Predix, una soluzione cloud-based pensata per la gestione degli asset industriali, il cui primo cliente erano proprio le attività industriali della stessa GE. Di poche settimane fa l’annuncio della partnership tra GE e Microsoft per far girare Predix su Azure.

Predix fu annunciato contemporaneamente alla nascita di GE Digital ed è stato oggetto di notevoli investimenti da parte di Jeff Immelt che credeva fortemente nella trasformazione di GE in un gigante del mondo Digitale con solide radici industriali (“saremo una delle prime 10 software company entro il 2020”, diceva). Le politiche di Immelt, tuttavia, si sono scontrate con gli interessi degli azionisti.

La vendita di GE Digital, infatti, sarebbe parte di un piano di ristrutturazione delle attività di GE di cui si sta occupando l’attuale CEO John Flannery, nominato dagli azionisti in discontinuità rispetto alle politiche di Immelt. GE sta cercando di mettere conti (e business) in ordine anche su altri fronti: a giugno l’azienda ha annunciato che avrebbe separato (per poi vendere) la sua divisione dedicata all’healthcare e che avrebbe ceduto la sua quota in Baker Hughes, azienda che offre servizi per il mondo Oil & Gas.

Chi comprerà GE Digital?

Sono due le tipologie di potenziali acquirenti di un’attività come quella di GE Digital: una grossa società di software intenzionata a rafforzarsi sul mercato manifatturiero oppure qualche importante attore del mondo industriale che sta cercando di attrezzarsi per competere al meglio con le armi digitali. Il pensiero non può che correre, per esempio, ad aziende come Emerson, il cui recente approccio a Rockwell Automation aveva destato scalpore.


Aggiornamento – L’intervento di John Flannery

Poco fa un post di John Flannery che prova a gettare acqua sul fuoco. Ma più che una smentita, è una mezza ammissione. Leggete l’articolo qui sotto, nel quale vi proponiamo anche la traduzione integrale del suo intervento.

 

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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