Dopo una ripresa che è stata breve e modesta, l’economia italiana curva al ribasso verso un nuovo stallo. A pesare, come una zavorra, restano problemi economici, strutturali e sociali storici. Per dare una svolta e nuovo slancio servono riforme ambiziose e di ampio respiro, con innovazioni di sistema e nuovi incentivi, per fare accelerare un motore in panne e generare crescita. È la strada indicata dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, nel suo Economic Survey, il Rapporto economico sull’Italia edizione 2019.

Ecco altri punti deboli e nodi da sciogliere: produttività debole o negativa da 25 anni; contrasto vigoroso dell’evasione fiscale; evitare i condoni ripetuti. Mentre il Reddito di cittadinanza rischia di non portare crescita economica e di alimentare il lavoro nero.

Secondo gli analisti dell’Ocse, le riforme adottate negli ultimi anni, come il Piano Industria 4.0 e il Jobs Act, “hanno consentito di affrontare alcuni dei problemi del Paese ed è essenziale continuare su questa strada”.

Allo stesso tempo, è necessario incoraggiare la crescita della produttività, “aumentando la concorrenza nei mercati ancora protetti, come i servizi pubblici locali, migliorando l’efficienza dell’amministrazione e riducendo gli ostacoli all’imprenditorialità”.

Presentando il Rapporto nella sede del Ministero dell’economia e delle finanze, a Roma, il segretario generale Ocse, Angel Gurria, ha sottolineato che “l’economia italiana presenta grandi punti di forza. Le esportazioni, i consumi privati, i flussi di investimenti e il dinamismo del settore manifatturiero hanno favorito la crescita di questi ultimi anni. Mentre le riforme del mercato del lavoro hanno contribuito a un aumento del tasso di occupazione di 3 punti percentuali dal 2015 a oggi”.


Il Paese, però, “continua ad avere problemi in campo economico e sociale”, fa notare Gurría: “per risolverli è necessario adottare una serie di riforme pluriennali per favorire una crescita più solida e inclusiva”.

Produttività e Pil pro capite fermi da vent’anni

E qui iniziano le note dolenti. Il Prodotto interno lordo (Pil) dell’Italia, secondo l’Ocse, dovrebbe registrare un calo del -0,2% nel 2019 e un leggero aumento, pari al +0,5%, nel 2020. Il Pil pro capite è invece attestato praticamente allo stesso livello di vent’anni fa, e il livello di povertà rimane alto, specialmente tra i giovani. La scarsa crescita della produttività e le forti diseguaglianze sociali e regionali restano sfide storiche irrisolte.

Fonte dell’Infografica: Ocse

L’analisi economica e sociale dell’Ocse, come sempre, non fa sconti. E rimarca: “la crescita della produttività è stata debole o negativa negli ultimi 25 anni”, mentre “il tenore di vita degli italiani è quasi pari a quello rilevato nel 2000”, e “negli ultimi decenni le grandi disparità regionali si sono ampliate”.


E ancora: “la qualità del lavoro è bassa e lo scarto tra gli impieghi e le qualifiche dei lavoratori è elevato, se raffrontato su scala internazionale”.

L’economia italiana in stallo

“Oggi l’economia italiana è ufficialmente in stallo”, ha sentenziato il segretario generale Ocse. Gurria spiega: “il rallentamento dell’economia sottolinea ancora una volta l’urgenza di politiche per rivitalizzare la crescita”.

L’Ocse, nel suo Economic Survey dedicato all’Italia, sostiene che “la politica di bilancio espansiva e una debole crescita faranno lievitare il disavanzo delle finanze pubbliche” nel Paese, “Deficit che passerà dal 2,1% del Pil nel 2018 al 2,5% nel 2019”, per poi attestarsi al 3% nel 2020”.

In questo quadro, tra l’altro, uno Spread basso resta fondamentale per garantire la stabilità del sistema finanziario: “la salute del settore bancario è strettamente connessa alla finanza pubblica e ai suoi effetti sui rendimenti dei Titoli di Stato. Rendimenti dei Titoli di Stato più bassi contribuirebbero a preservare la stabilità del settore bancario”.

Il numero degli occupati è aumentato, passando al 58% della popolazione in età lavorativa, ma il tasso di occupazione in Italia è tuttora uno dei più bassi tra quelli dei Paesi dell’Ocse, specialmente per le donne e i giovani. I forti divari tra i tassi di occupazione sono all’origine della maggior parte delle disparità del tenore di vita tra le varie regioni. Anche la qualità del lavoro presenta un livello relativamente basso. Una percentuale sempre più elevata di nuovi posti di lavoro è rappresentata dal lavoro temporaneo e si registra un elevato squilibrio tra le competenze dei lavoratori e il lavoro effettivamente svolto.

“Quota 100 rallenterà la crescita”

L’analisi degli economisti si concentra poi sulle due misure principali del governo italiano, Reddito di cittadinanza e Quota 100, e il giudizio è in chiaroscuro.

Per quanto riguarda il primo punto, l’Ocse sottolinea che la Manovra di governo per il 2019 si pone l’obiettivo di “assistere i cittadini poveri”, mettendo sul piatto “fondi significativi per i programmi di contrasto alla povertà”. D’altra parte, però, si sottolinea che “gli effetti positivi sulla crescita dovrebbero essere scarsi, in particolare a medio termine”. Inoltre, “l’efficacia dipenderà in misura cruciale da sostanziali miglioramenti dei programmi di formazione e di ricerca di lavoro”.

Più netta la critica dell’Ocse sull’abbassamento dell’età pensionabile a 62 anni, con almeno 38 di contributi, la cosiddetta Quota 100: “rallenterà la crescita nel medio termine, riducendo l’occupazione tra le persone anziane e, se non applicata in modo equo, accrescerà la diseguaglianza generazionale e farà aumentare il debito pubblico“. Già ora, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico stima che il rapporto del debito pubblico nazionale sul Pil salirà al 134% quest’anno, e al 135% il prossimo. Perciò l’Ocse invita l’Italia ad “abrogare le modifiche alle regole sul pensionamento anticipato introdotte nel 2019 e mantenere il nesso tra l’età pensionabile e la speranza di vita”.

Il governo: “sappiamo quello che facciamo”

Previsioni e note critiche che non possono lasciare indifferente il governo italiano. Il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha replicato ai rilievi dell’Ocse in campo economico, politico e sociale: “No intromissioni, grazie”, aggiungendo e garantendo “sappiamo quello che stiamo facendo”.

Anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, vuole rassicurare sui vari punti: “il Reddito di cittadinanza è legato al coinvolgimento attivo in percorsi di lavoro, e consente di evitare abusi”. E sul tema Quota 100, Tria rimarca che “serve ad affrontare un problema di transizione” collegato alla riforma delle pensioni “di alcuni anni fa, fatta per dare stabilità e sostenibilità al sistema pensionistico”.

Le proposte e le prospettive dell’Ocse

Di fronte a questo scenario, per favorire una crescita dell’occupazione e della produttività più solida, migliorare il benessere e riportare il rapporto tra debito pubblico e Pil su un percorso discendente, il Rapporto economico incoraggia l’introduzione di un’ambiziosa serie di riforme.

Secondo le stime dell’Ocse, entro il 2030 la crescita annua del Pil nazionale dovrebbe passare dallo 0,6% con le misure attualmente in vigore a oltre il 1,5% qualora le riforme fossero adottate: tra queste, lo studio sottolinea che il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia dell’amministrazione pubblica e del sistema giudiziario avrebbe l’impatto più significativo sul Prodotto interno lordo.

Nell’ampio pacchetto di riforme ritenuto “essenziale per rafforzare la crescita e l’inclusione sociale” trova spazio un po’ di tutto: si va dalla “promozione della concorrenza nei mercati tuttora protetti, come i servizi professionali e i servizi pubblici locali”, allo sviluppo dell’innovazione anche attraverso incentivi mirati legati al programma Industria 4.0.

Efficienza dei Comuni e produttività del lavoro. Fonte: Ocse

Se si vogliono ridurre le vaste disparità regionali esistenti in Italia, occorre poi introdurre un maggior coordinamento tra l’amministrazione centrale e locale, di cui è necessario rafforzarne le capacità, anche per assicurare un impiego più efficace dei fondi europei per lo sviluppo regionale e la coesione territoriale.

E in un contesto in cui gli investimenti pubblici sono calati in percentuale del Pil negli ultimi anni, secondo lo studio è importante favorire una più rapida attuazione del nuovo Codice degli appalti e dei contratti pubblici.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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2 pensieri riguardo “Riforme, innovazione e incentivi: la ricetta Ocse per l’economia italiana in panne

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