Incentivi, Di Maio: “Stiamo lavorando per rafforzare il Piano Impresa 4.0”

Nel suo discorso davanti alla platea degli industriali, riunita a Roma per l’Assemblea 2019 di Confindustria, il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio ha annunciato un’importante revisione del Piano Impresa 4.0 (ex Industria 4.0).

Il ministro è partito da una generale necessità di fare ordine tra gli incentivi in essere. “Lavoriamo a una reingegnerizzazione della Nuova Sabatini, stiamo migliorando i contratti di sviluppo. Intendiamo accelerare le procedure per accedere ai benefici collegati alle Zone Economiche Speciali. Riformeremo la legge per le aree di crisi industriale e ragioniamo su un potenziamento dell’efficacia degli strumenti, soprattutto per il Sud”, ha detto il ministro prima di passare al piatto forte: il piano Impresa 4.0.

Meriti e demeriti dell’iperammortamento

“Stiamo facendo una importante riflessione per rafforzare il piano Impresa 4.0“, ha detto Di Maio. Che ha innanzitutto ricordato i meriti del piano: “Nella scorsa manovra di bilancio abbiamo deciso di dare continuità al piano. I dati, del resto, confermano la bontà di questa scelta: pur con un fisiologico calo, gli investimenti crescono. Nel 2017 l’iperammortamento ha attivato 10 miliardi di spesa per investimenti materiali oltre a 3,3 per i beni immateriali. Noi abbiamo messo a punto alcuni strumenti”.

Poi le critiche: “L’accesso all’iperammortamento non è stato omogeneo né per dimensione delle imprese né per il territorio: i due terzi delle aziende sono risultare ‘indifferenti’ e le aziende ‘digitali compiute’ sono appena il 3%. Inoltre la stragrande maggioranza delle imprese beneficiarie sono al Nord. Su questo non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno, perché alla digitalizzazione non ci sono alternative. Le imprese non sono pronte? Lo stato deve stimolare il bisogno e dare strumenti. Tutti si devono impegnare per cambiamento che, prima di essere tecnologico, è innanzitutto culturale”.

Il piano – riconosce il ministro – “in tre anni ha avuto effetti positivi“. Tuttavia, accanto ai casi virtuosi “ci sono stati anche abusi e distorsioni, che sono fisiologici ma vanno limati”.


Impresa 4.0 da piano straordinario a strategico

E allora, ha detto Di Maio, “per dare continuità al processo di trasformazione digitale delle nostre imprese è arrivato il momento di fare una riflessione comune sulla prossima edizione del Piano. Serve un nuovo cambio di passo. Non possiamo accontentarci di reiterare anno dopo anno misure introdotte in una logica di “una tantum”. Nel timore di un mancato rinnovo, ogni ultimo trimestre assistiamo a un’affannosa corsa all’acquisto di macchinari per approfittare delle agevolazioni fiscali. Il Piano, nato come misura a termine per imprimere uno shock positivo agli investimenti, non deve condizionare le scelte imprenditoriali: deve accompagnare e favorire le scelte imprenditoriali”.

E allora – prosegue Di Maio – “diventa fondamentale, ed è questo il mio impegno per il prossimo anno, mettere le imprese in condizione di effettuare una programmazione di medio-lungo termine nella stabilità di un contesto definito. Il Piano deve passare da un approccio straordinario a un approccio strategico: l’importanza dell’innovazione per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese impongono che l’accompagnamento pubblico non sia oggetto di continui ripensamenti e modifiche”.

Torna la Cabina di Regia

Ma come ha intenzione di lavorare il Governo? “Riattiveremo innanzitutto un confronto con le imprese, convocando la cabina di regia prima della pausa estiva”, ha detto Di Maio. Ricordiamo infatti che la tradizionale riunione di settembre della Cabina di Regia non si era tenuta nel 2018.


“La flessibilità fa parte del nostro metodo di lavoro”, ha detto Di Maio, che ha ricordato: “Sul superammortamento abbiamo saputo tornare indietro: l’avevamo tolto nella legge di bilancio 2019 e l’abbiamo reintrodotto, ascoltando le richieste delle imprese, con il Decreto Crescita”.

Innovazione e competenze

Di Maio ha poi ricordato il grande cammino che occorre fare sul tema delle competenze. “Abbiamo introdotto il voucher per il manager dell’innovazione – ha detto – di cui ho firmato il decreto attuativo e siamo in attesa della registrazione da parte degli organi di controllo”.

Sulla formazione, però, il differenziale resta troppo elevato. “Siamo agli ultimi posti per analfabetismo e competenze digitali, ma abbiamo delle personalità che sono ai vertici della ricerca. Per questo una misura come quella per il rientro dei cervelli, prevista nel decreto crescita, è una grande opportunità”.

Trasferimento tecnologico

Di Maio ha parlato anche della collaborazione tra industria e ricerca, che “va rafforzata: lavorerò perché ogni groviglio e ipotesi diventi un prototipo”, ha detto.

Anche in questo caso si procederà a una ricognizione dell’esistente e per ricomporre la frammentarietà delle misure, abbattendo barriere che ostacolano il trasferimento tecnologico.

Il ruolo dell’Europa

La prossima Commissione deve definire il nuovo programma Horizon, che metterà in gioco 100 miliardi. Anche su questo “lavoreremo per evitare dispersioni”.

Di Maio ha ricordato come si sia finalmente data attuazione alla cooperazione europeo in ambito ricerca industriale con il lancio del primo Importante Progetto di Interesse Comune Europeo (IPCEI) sulla microelettronica. Un’iniziativa che “va replicata e migliorata. Chiederemo di rendere più efficiente lo strumento, rendendolo meno lungo e farraginoso”.

Per la decarbonizzazione in arrivo un piano di incentivi imponente

Sul tema dell’energia, ha detto Di Maio, “abbiamo una posizione chiara: la priorità è la decarbonizzazione della produzione e accompagneremo il settore industriale verso questo traguardo”. L’obiettivo ambizioso è la copertura del 30% dei consumi con fonti rinnovabili, compresi i trasporti.

“Su questo le imprese giocano un ruolo fondamentale. Per questo stiamo lavorando a un piano di incentivi imponente che richiederà 180 miliardi aggiuntivi al 2030. Un piano nazionale che preveda il contributo di tutti gli stakeholder, perché il dialogo è l’unica via per raggiungere obiettivi come quello della decarbonizzazione per raggiungere il servirà partecipazione del settore produttivo”.

Internazionalizzazione: guardare a Cina e India

Il valore dell’Export nel 2018 è stato pari a 463 miliardi di euro, “il più alto di sempre con una crescita del 3% rispetto all’anno precedente, anche se siamo preoccupati per i problemi che stanno nascendo nel commercio mondiale”.

Tuttavia i margini per rafforzare l’internazionalizzazione delle imprese – ha detto Di Maio – “ci sono e sono ampi. Dobbiamo superare la concentrazione dell’export verso l’Europa a 28, presidiare mercati maturi come gli USA e penetrare mercati ad alto tasso di crescita come Cina e India, per esempio”.

Poi – ha aggiunto Di Maio – occorre puntare a consolidare le imprese già internazionalizzate e aumentare le imprese esportatrici che oggi sono solo il 5% delle imprese attive e quelle stabilmente esportatrici appena 50 mila”.

Il fatturato dell’Italian sounding “testimonia la domanda di Made in Italy che rappresenta il nostro margine di miglioramento”, ha ricordato.

Sul tema nella seconda metà dell’anno il governo convocherò una cabina di regia che “deve essere un momento importante di confronto”.

Il video dell’intervento

Qui il video integrale dell’intervento del Ministro all’Assemblea di Confindustria. La parte relativa alla revisione di Impresa 4.0 è dal minuto 23:00.

 

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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