Fronteggiare in modo rapido e con “strumenti non convenzionali” l’impatto negativo sull’economia causato dall’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Coronavirus. Un invito a banche centrali, governi nazionali e comunità europea a fare ciò che “in situazioni ordinarie i governi non riescono – o non vogliono – fare”: investimenti (soprattutto pubblici) in infrastrutture materiali, sociali e immateriali all’avanguardia per contrastare l’arretramento della domanda privata. È questo il senso della proposta di Confindustria, che ha portato a Palazzo Chigi un piano di “azione e reazione” per contrastare gli effetti dell’arretramento dell’economia a causa dell’emergenza Coronavirus.

Il piano si articola in sei punti che prevedono:
  • rilancio degli investimenti pubblici in infrastrutture
  • un piano di investimenti pubblici da 3 mila miliardi finanziati con eurobond
  • azioni a supporto della liquidità alle imprese in difficoltà
  • avvio di un piano triennale di semplificazioni
  • azioni di incentivo per l’occupazione giovanile
  • rilancio degli investimenti privati.

Di quest’ultimo punto fa parte la proposta di incremento delle aliquote dei crediti di imposta previsti dal Piano Transizione 4.0 (ex Industria 4.0) e il suo effettivo prolungamento triennale.

Ma andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio tutte le sei proposte degli industriali.

Le tre misure più urgenti: infrastrutture, investimenti pubblici e liquidità alle imprese

Tra le misure più urgenti, il piano proposto da Confindustria prevede (come già anticipato ieri dal Presidente Vincenzo Boccia) il rilancio degli investimenti pubblici come “primo motore della crescita economica” e delle infrastrutture attraverso un “piano straordinario triennale” per avviare o concludere tutte le opere programmate, servendosi anche dello strumento del commissariamento straordinario (sul modello del Ponte Morandi) per le opere strategiche.

Per le altre opere Confindustria suggerisce la creazione di task force multidisciplinari per supportare e coordinare le amministrazioni locali, velocizzando le procedure e impegnandosi ad attivare tutti i cantieri nei prossimi mesi.

Per l’organizzazione industriale italiana, infatti, l’alto debito delle amministrazioni pubbliche frenerebbe gli investimenti (in particolare quelli innovativi), per cui è necessario “sbloccare” la situazione con una risposta straordinaria, trasformando la crisi connessa all’emergenza Coronavirus in un’opportunità di crescita per l’economia. Ma, per rendere possibile un intervento di questa entità, sarebbe necessario l’intervento dell’Unione Europea, invitata da Confindustria (questo il secondo punto) a sostenere con un investimento da almeno 3.000 miliardi di euro il rilancio dell’economia europea, attraverso l’emissione di Eurobond a 30 anni, garantiti anche dalle infrastrutture oggetto del piano: “una priorità non rinviabile” per  l’associazione industriale, alla quale dovrebbe essere dedicato un Consiglio Europeo straordinario.

Terza e ultime tra le misure giudicate più urgenti, garantire liquidità alle imprese in difficoltà, in particolare alle PMI, per cui l’accesso al credito è più complicato. Sono quattro, per Confindustria, le proposte su questo tema:

  • Aumentare l’importo massimo garantito del Fondo di Garanzia per le PMI (attualmente pari a 1,5 milioni) a 5 milioni per tutte le tipologie di operazioni, e potenziarne il raggio d’azione.
  • Dilazionamento in 10 anni del pagamento dei debiti tributari per le imprese in comprovata e temporanea difficoltà (con cali di fatturato a due cifre) prima dell’arrivo di azioni accertative o esecutive e senza il pagamento di sanzioni.
  • Possibilità per le imprese di surrogare gli attuali mutui o contratti di leasing con nuove linee di credito garantite da immobili aziendali (garantite sempre dal Fondo per le PMI), con una prospettiva di rientro in 30 anni.
  • Iniziative per favorire l’investimento dei fondi pensione nelle infrastrutture e in capitale e debito di PMI e Mid Cap, anche attraverso la creazione di consorzi di investimento.

Incentivi e semplificazioni per gli investimenti privati

Per quanto riguarda il rilancio degli investimenti privati, messi a dura prova dalla crisi di liquidità derivante dall’emergenza economica legata al Coronavirus, il piano di Confindustria propone in primo luogo un programma di semplificazioni (punto 4) volto a incentivare gli investimenti, intervenendo in particolare su fisco e ambiente.

Quanto agli aspetti fiscali, gli industriali chiedono di eliminare alcune criticità nell’operatività dei sostituti d’imposta e nel settore dell’Iva, ripensando anche alcune sanzioni.

Sul fronte ambientale, invece, si punta a liberare gli investimenti per la transizione energetica, la decarbonizzazione e l’economia circolare attraverso alcune semplificazioni:

  • Ridurre i tempi delle procedure ambientali per le infrastrutture energetiche.
  • Semplificare i processi per gli ammodernamenti tecnologici di impianti industriali e infrastrutture.
  • Semplificare le procedure per favorire l’utilizzo di tecnologie più avanzate negli impianti da fonti rinnovabili esistenti e velocizzare quelle per il phase out del carbone.
  • Favorire le attività di ricerca e sperimentazione per le bonifiche e le reindustrializzazioni.
  • Favorire gli investimenti per le smart cities nella direzione della sostenibilità con misure quali la liberalizzazione dei punti di ricarica dei veicoli elettrici, la sburocratizzazione della gestione dei micro cantieri, il favorimento della rigenerazione urbana).

Per quanto riguarda gli incentivi per rilanciare gli investimenti privati (punto 6) Confindustria chiede di “dare continuità e sistematicità all’impianto agevolativo vigente, attraverso un accurato potenziamento degli incentivi fiscali”. A partire proprio dal piano Transizione 4.0 per il quale si chiede “un incremento delle aliquote dei crediti di imposta già previsti” con “un orizzonte temporale non inferiore a 3 anni”, privilegiando “obiettivi strategici, in primis sostenibilità e innovazione tecnologica, nonché di riconversione, riqualificazione e riuso di strutture produttive dismesse, anche in un’ottica di risparmio del consumo di suolo”. Una proposta che ricalca, nella sostanza, le intenzioni espresse ieri dal Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.

Oltre a questo, gli industriali chiedono di rafforzare il credito d’imposta per gli investimenti al Sud, che deve essere applicabile sugli investimenti fino a un massimo di 20 milioni con un orizzonte triennale.

Incentivi per i giovani: l’apprendistato per chi arriva dagli ITIS

Un altro punto (il quinto) su cui si sofferma il piano di Confindustria sono gli incentivi all’occupazione giovanile, per formare i giovani direttamente sul luogo di lavoro.

Lo strumento dell’apprendistato andrebbe incentivato e migliorato in base alle esigenze reali delle imprese e ai bisogni formativi dei giovani: Confindustria suggerisce di introdurre una nuova tipologia di questo strumento, pensata per chi proviene dagli Istituti Tecnici (Superiori e non), che conceda alle aziende che assumono uno sgravio totale dei contributi per cinque anni, a condizione che partecipino al sostegno economico della Fondazione ITS o concorrano alle spese per i laboratori presenti negli ITIS.

Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

2 pensieri riguardo “Da Confindustria un piano “di azione e reazione” per sostenere l’economia

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