Economia, Boccia: “Infrastrutture e credito alle imprese per far fronte all’emergenza”

Vincenzo Boccia

Una piano per le infrastrutture da 3.000 miliardi di euro “da realizzare immediatamente, finanziabile per esempio con Eurobond” e l’apertura di un fronte sul credito alle imprese “per aiutarle in questo periodo di transizione in cui avranno dei cali di fatturato legati alla criticità economica” legata all’emergenza Coronavirus. Sono queste le priorità su cui Italia e Unione Europea devono lavorare secondo Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria.

“Un piano europeo straordinario per le infrastrutture”

“Dall’Europa ci aspettiamo un grande piano straordinario e consapevole della evidente dimensione quantitativa e temporale del problema causato dal virus”, spiega Boccia, commentando nel corso della trasmissione 24 Mattino di Radio24 le parole del neo commissario europeo Paolo Gentiloni sulla disponibilità dell’Ue ad attivare tutte le opzioni di investimento a disposizione. “Avremo un calo di domanda privata sia in Italia che in Europa, a partire dal turismo ma non solo. Un calo che avrà effetti anche sulle abitudini di acquisto di cittadini europei e italiani, da compensare con una domanda pubblica in grado di reagire immediatamente, il che significa investire in infrastrutture con una dotazione rilevante”. Il Presidente di Confindustria fa riferimento ad un piano da 3.000 miliardi di euro (finanziabile in Eurobond) in infrastrutture da realizzare subito.

“Il modello Green New Deal da 1.000 miliardi di euro in 10 anni, per intenderci, avrebbe un effetto sull’economia reale marginale”, continua Boccia. “Va ribaltato con un piano da 3.000 miliardi da spendere nei prossimi mesi, finanziabile evidentemente in 30 anni, perché ora abbiamo bisogno di operazioni shock per il mondo dell’economia. Bisogna dimostrare che l’Europa è in grado di subire shock negativi ma anche di determinare shock positivi: sarebbe un bellissimo atto di dignità di tutta la comunità europea”.

Per Confindustria, infatti, le emergenze da affrontare sono due: quella sanitaria, in cui l’Italia ha l’occasione di “dimostrare al mondo la propria dignità come Paese, la capacità di reazione e di governo della situazione”, e quella economica, la cui risposta deve passare dall’attivazione immediata dei cantieri (sul modello della ricostruzione del Ponte Morandi), per mezzo di quelle “tante risorse disponibili che non riusciamo a usare”. Una risposta che deve essere immediata, perché “la domanda privata arretra”, continua Boccia. “Penso al turismo, che in Italia sta già avendo una serie di disdette per Pasqua”.

Sulla modalità di finanziamento, che Boccia identifica negli Eurobond, Confindustria ha avviato i dialoghi con le associazioni omologhe francese e tedesca, quest’ultima storicamente più timida nell’approvare strumenti come le obbligazioni del debito pubblico. Per Boccia, però, “dobbiamo prendere tutti consapevolezza del fatto che il virus comporta decisioni d’acquisto mobili, e pertanto bisogna agire in chiave straordinaria”.

Prima gli investimenti pubblici, poi quelli privati

In mattinata, intervistato dal Sole 24 Ore, anche il Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli ha parlato degli strumenti su cui sta lavorando il Governo per rispondere all’emergenza economica causata dal Coronavirus: dall’aumento delle soglie di investimenti incentivabili con il credito d’imposta all’ecobonus al 100%.

Tutti elementi per Confindustria concettualmente importanti e da accelerare, ma subordinati alle vere tre priorità indicate da Boccia nell’intervento radiofonico: infrastrutture italiane, europee (per attivare la domanda pubblica) e apertura del credito per i privati durante la fase di transizione. Solo in un secondo momento si dovrà pensare a misure giuste ma non prioritarie, come semplificazione, investimenti privati e inclusione dei giovani.

“Agire subito per difendere il Made in Italy”

Anche a livello comunicativo, Confindustria si è attivata per combattere la “strumentalizzazione ad opera dei nostri concorrenti” per cui si dice, accusa Boccia, “di non usare o non comprare i nostri prodotti perché, in quanto toccati da italiani, potrebbero essere contaminati: questo ovviamente non è affatto vero, bisogna difendere il nostro prodotto”. Per questo, l’associazione è al lavoro per lanciare una campagna a difesa del Made in Italy a livello nazionale e internazionale.

“Se diamo l’impressione che governiamo la questione”, conclude Boccia, “è evidente che i clienti torneranno nelle nostre imprese senza questa percezione di criticità permanente: dobbiamo governare questa fase anche dal punto di vista comunicativo, evitando allarmismi, parlandone con trasparenza e affrontando l’emergenza economica: è inutile aspettare qualche mese per vedere i dati, occorre agire adesso, perché se cominciamo ora potremmo beneficiare degli effetti già tra qualche mese, ma se cominciamo tra qualche mese avremo perso tempo prezioso”.

Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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