Una proroga dei voucher per gli Innovation Manager per evitare lo stallo da Coronavirus

Finalmente nel gennaio 2020, dopo una serie di procedure – alcune farraginose ed altre sorprendentemente efficienti – sono “entrati in servizio” i 1.871 Manager dell’Innovazione che si sono certificati mediante la procedure prevista dal MISE. A questi devono sommarsi i manager che il Governo ha deciso di assegnare agli altri 1.744 progetti che in precedenza erano stati esclusi da una procedure assurda ( il famigerato “click day”), secondo un decreto direttoriale emanato lo scorso 9 marzo (in piena emergenza Coronavirus).

Pertanto in Italia ci saranno 3.615 progetti di innovazione affidati a un Innovation Manager, con costi che per il 50% saranno a carico delle casse dello Stato (in tutto circa 95 milioni di euro).

Purtroppo però l’emergenza Coronavirus ha fortemente sparigliato le carte: molte aziende (si va da piccole PMI ad aziende con brand di grande rilevanza) in questo momento non hanno risorse da destinare all’innovazione, sia per il momento di forte incertezza economica sia perché sono focalizzate su altre attività per riuscire a operare lo stesso durante questa fase emergenziale.

Inoltre alcune aziende hanno completamente fermato ogni attività per evitare qualunque possibile forma di contagio. Gli Innovation Manager al lavoro (come ad esempio io che sto operando presso una PMI del settore meccanico) stanno però lavorando alacremente per implementare le tecnologie necessarie alla azienda per sopravvivere (principalmente piattaforme di smart working e la relativa sicurezza informatica che è fondamentale quando porti la azienda all’esterno del suo perimetro).

È evidente che le milestone dichiarate dai progetti presentati al MISE (e che sono da rendicontare per ottenere il voucher) non potranno essere rispettate.

Invece è proprio il momento più importante per le aziende per rafforzare il loro know-how digitale: di fronte ad una prevedibile recessione economica saranno le imprese più virtuose e tecnologicamente avanzate a sopravvivere, peraltro in un mondo in cui le tecnologie digitali saranno sempre più di primaria importanza nella fase post-emergenza Coronavirus.

Smart working, sistemi cloud Software-as-a-Service (SaaS), business intelligence sono concetti che hanno bisogno di cyber security, ma anche di competenze sui big data e di approcci conformi al paradigma della Open innovation.

Anche il marketing cambierà, con meno fiere e meno viaggi (il commerciale che visita i clienti diverrà un modello presto obsoleto) e più sistemi di realtà virtuale per la presentazione dei prodotti.

Il digitale sarà la chiave per il rilancio delle imprese o perlomeno per il loro consolidamento in un orizzonte che si preannuncia perlomeno difficile.

Si può dire a mio avviso che le tecnologie digitali saranno di fatto una medicina primaria (se non un vero e proprio vaccino) verso il declino della competitività dell’ecosistema delle imprese italiane.

Penso quindi il governo dovrebbe estendere la copertura del voucher per gli Innovation Manager per tutti i progetti in corso anche per l’intero 2021, previa presentazione di una rivisitazione degli stessi e delle milestone sugli scenari post-Coronavirus.

Altrimenti ci troveremo davanti a una serie di progetti non completati nel 2020. E non solo: il prossimo anno, quando le aziende avranno più bisogno delle figure consulenziali che sono state individuate e certificate dallo stesso MISE (e che peraltro saranno già “rodate” ed efficienti), gli stessi consulenti non potranno più operare nella stessa azienda attraverso l’incentivo del voucher, disincentivandone quindi un’estensione del contratto con gravi ripercussioni sui processi di innovazione delle aziende.

Il costo della manovra di estensione del voucher per la innovazione è di circa 95 milioni di euro (tanti quanti ne sono stati stanziati complessivamente nelle due tranches per il 2020). Non è una cifra impossibile all’interno delle manovre finanziarie che il governo dovrà necessariamente varare per affrontare l’emergenza. Sarebbe un importante aiuto per le imprese in un settore chiave per la competitività post emergenza Coronavirus.

Valerio Grassi

CEO di Atlas Advanced Technologies e Innovation Manager

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