18 maggio, ecco come si riparte tra protocolli di sicurezza e autonomia delle Regioni

A partire dal 18 maggio l’unica condizione per le attività economiche e produttive è il rispetto dei contenuti dei Protocolli di sicurezza, regionali o nazionali. Sarà infatti possibile per ogni Regione o per la Conferenza delle Regioni adottare le linee guida da rispettare nelle varie attività, purché rispettino i principi dei protocolli di sicurezza messi a punto per l’intero territorio nazionale. Solo un DPCM o un provvedimento del Ministero della Salute potranno introdurre “misure limitative delle attività economiche e produttive”, ma la novità è che si darà più spazio di manovra alle Regioni: la valutazione giorno dopo giorno della situazione epidemiologica nei vari territori, infatti, permetterà a ciascuna Regione (dopo aver informato il Ministero della Salute) di introdurre “misure derogatorie, ampliative o restrittive” rispetto a quelle nazionali, “anche nell’ambito delle attività economiche e produttive”.

Lo prevede il Decreto Legge (disponibile in pdf in fondo all’articolo) che regola il quadro normativo a cui ci si dovrà attenere dal 18 maggio 2020 al 31 luglio 2020.

Saranno quindi i Protocolli di sicurezza a fungere da guida e vademecum per chi ha un’attività produttiva. Al momento, le regole per le attività produttive sono state fissate a livello nazionale con il DPCM 26 aprile 2020, regole richiamate anche nel nuovo DPCM 17 maggio 2020 (vedi testo in fondo all’articolo), che comprende anche le guide per gli esercizi commerciali, per la ristorazione, per gli stabilimenti balneari ecc.

Le sanzioni: multa e fino a 30 giorni di chiusura

Se non si garantirà la sicurezza nel luogo di lavoro si sarà obbligati a chiudere. Come recita il decreto, infatti, “il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”. Ma non solo: oltre alla sanzione amministrativa prevista (la multa in denaro), per le attività di impresa che violassero le regole è prevista anche la chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni (che raddoppiano in caso di recidiva) e, se necessario “per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione”, durante l’accertamento il Prefetto o l’autorità locale potrà disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per massimo 5 giorni (che saranno scalati dall’eventuale sanzione).

Come detto, la prosecuzione delle attività economiche e produttive sarà anche legata all’andamento della situazione epidemiologica nelle varie regioni e alle condizioni di adeguatezza del relativo sistema sanitario. I dati giornalieri su questi parametri saranno comunicati ogni giorno dalla Regione al Ministero della Salute, all’Istituto Superiore di Sanità e al comitato tecnico-scientifico.

Le nuove regole per gli spostamenti

Dal 18 maggio 2020 ci si potrà spostare all’interno della regione senza limitazioni. Solo un DPCM, un provvedimento del Ministero della Salute o disposizioni delle Regioni (ma “senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale”) potranno introdurre “misure di contenimento più restrittive” in determinate aree d’Italia, se caratterizzate da un “particolare aggravamento della situazione epidemiologica”.

Fino al 2 giugno rimarranno però vietati gli spostamenti tra regioni e da/verso l’estero (escluse Città del Vaticano e San Marino), a meno che non siano dovuti a motivi di lavoro, di assoluta urgenza o di salute. Per ora quindi rimane (al di fuori di questi motivi) l’obbligo di 14 giorni di quarantena per chi entra in Italia. Si potrà ad ogni modo rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Dal 3 giugno in poi, infatti, solo un DPCM potrà impedire lo spostamento, sempre per casi di “particolare aggravamento della situazione epidemiologica”.

Chi si trova in quarantena non potrà uscire di casa fino al momento dell’accertata guarigione o del ricovero in una struttura sanitaria. Anche chi è entrato in contatto con soggetti positivi dovrà mettersi in quarantena precauzionale. Il DPCM 17 maggio 2020, poi, prescrive l’obbligo di rimanere a casa anche per “i soggetti con infezione respiratoria caratterizzata da febbre maggiore di 37,5° C”. Il principio cardine da rispettare è il divieto di assembramento nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. In particolare, per quelli al chiuso è obbligatorio indossare la mascherina (tranne che per i bambini con meno di sei anni), necessaria anche quando non si riesce a rispettare la distanza di almeno un metro. Si potrà andare in parchi, ville, giardini pubblici, rispettando la distanza interpersonale di almeno un metro (che diventano due per l’attività sportiva). I minori potranno giocare o svolgere attività ricreativa all’aperto, rispettando le linee guida del dipartimento per le politiche della famiglia (allegate al DPCM 17 maggio), che saranno rispettate anche nei centri estivi, che potranno aprire dal 15 giugno (ma le Regioni possono, con specifici protocolli, anticipare o posticipare questa data).

Il DPCM 17 maggio fissa al 25 maggio l’apertura di palestre, piscine, centri e circoli sportivi e altre strutture per l’esercizio fisico rispettando le linee guida a cura dell’Ufficio per lo Sport (e i vari protocolli attuativi delle Federazioni sportive e delle strutture) o specifici protocolli delle Regioni (che possono anticiparne o posticiparne la riapertura).

Fiere, eventi e riunioni

Il decreto legge precisa che eventi e spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, (compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e fieristico, i convegni e i congressi), si potranno svolgere con le regole fissate da un DPCM o da un provvedimento del Ministero della Salute, ma per il momento il DPCM 17 maggio mantiene la sospensione di fiere e congressi almeno fino al 15 giugno. Per quanto riguarda le riunioni, si potranno svolgere con l’unica condizione che si rispetti la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, ma sono sospese quelle in cui è coinvolto personale sanitario o incaricato di servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità.

Il DPCM 17 maggio permette le manifestazioni pubbliche, ma solo “in forma statica” e nel rispetto delle distanze di sicurezza, mentre per teatri, concerti, cinema bisognerà aspettare fino al 15 giugno (riapriranno con posti a sedere preassegnati, distanza di almeno un metro e limiti di capienza pari a 1000 persone per gli spettacoli all’aperto e a 200 persone per quelli al chiuso). Anche in questo caso le Regioni possono modificare la data di riapertura.

Dal 18 maggio nel frattempo potranno riaprire musei, biblioteche, parchi archeologici, monumenti ecc.

Il testo del decreto legge

Qui è possibile consultare il testo integrale del Decreto Legge 16 maggio.

decretoriaperture_gazzetta

 

Qui invece il testo firmato del DPCM 17 maggio, che fissa le regole da rispettare dal 18 maggio in poi.

DPCM-17-05-2020-firmato

 

Le regole per le riaperture fissate dalle Regioni

Come si è detto, le Regioni o la Conferenza delle Regioni possono adottare specifici Protocolli di sicurezza per le attività economiche, purché rispettino i principi fissati da quelli nazionali. Per evitare che ci si trovasse con regole diverse per ogni singolo territorio, la Conferenza delle Regioni ha trovato un accordo sulle “Linee di indirizzo per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative”, che forniscono un quadro condiviso delle modalità con cui si potrà riprendere la propria attività per quanto riguarda ristorazione, attività turistiche (balneazione), strutture ricettive, servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti), commercio al dettaglio, commercio al dettaglio su aree pubbliche (mercati, fiere e mercatini degli hobbisti), uffici aperti al pubblico, piscine, palestre, manutenzione del verde, musei, archivi e biblioteche.

Le linee di indirizzo condivise dalle Regioni sono state infatti inserite nell’allegato 17 nel DPCM 17 maggio 2020 e determinano quindi il perimetro entro cui muoversi nella propria attività (fatta salva la possibilità per ogni singola Regione di adottare il proprio regolamento, nel rispetto dei principi delle linee guida nazionali).

Come si è detto, per le attività produttive continuerà ad essere adottato il Protocollo di sicurezza firmato il 24 aprile scorso con le parti sociali e nuovamente allegato al DPCM 17 maggio (allegato 12).

Il DPCM 17 maggio impone alle attività commerciali al dettaglio il solo rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro, lo scaglionamento degli ingressi e di impedire la sosta all’interno dei locali “più del tempo necessario all’acquisto dei beni”. Le altre regole sono appunto quelle indicate a livello nazionale (allegato 11) e quelle individuate dalle Regioni è allegate al provvedimento (allegato 17).

Per quanto riguarda le attività professionali, il DPCM 17 maggio prescrive:

  • massimo utilizzo dello smart working “per le attività che possono essere svolte” a distanza
  • incentivare le ferie e i congedi retribuiti
  • assunzione di protocolli di sicurezza e (se non è possibile rispettare il metro di distanza) l’utilizzo di strumenti di protezione individuale
  • incentivare le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro

Di seguito gli allegati al DPCM 17 maggio 2020, comprensivi delle Linee guida fissate dalle Regioni (allegato 17).

Dpcm_20200517_allegati

 

Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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