Marchesini (Confindustria): “Prioritario colmare il gap innovativo che divide ancora l’Italia dai suoi competitor”

Semplificare e cambiare il lavoro, con le tecnologie; sostituire la programmazione con la flessibilità; ridurre il più possibile gli errori e gli sprechi. E poi, digitalizzare aziende e Pubblica amministrazione; puntare sull’innovazione così come su formazione e competenze, che questi strumenti devono far funzionare al meglio.

Ma soprattutto: colmare il gap che divide ancora l’Italia dai suoi principali competitor internazionali, riattivando velocemente e bene tutto ciò che è stato bloccato e rallentato dalla pandemia mondiale.

L’evoluzione del mondo 4.0 procede con queste – e molte altre – linee guida e necessità, come è emerso anche nel corso del primo appuntamento online della terza edizione di Innovation Days, il roadshow del Sole24Ore e Confindustria che racconta l’economia italiana, in questo caso localizzato a Milano e in Lombardia, la ‘locomotiva’ economica del Paese. Tra gli ospiti e relatori del confronto in streaming sul web, politici, manager, imprenditori, innovatori.

Ecco qualche numero per inquadrare la situazione di scenario: dal 2017 a oggi, sono l’85% del totale le imprese che hanno investito per la prima volta in innovazione grazie alle misure di incentivazione e sostegno come Industria 4.0, Impresa 4.0 e oggi Transizione 4.0.

Ma, nonostante questo, mentre attualmente circa il 70% delle grandi aziende stanno già usando qualche tecnologia abilitante dell’Industria 4.0 – dall’Internet of things alla robotica, dall’Edge computing ai sistemi di visione digitale – questa percentuale è ancora ridotta a circa il 28% nelle piccole e medie imprese. In più, come rimarca Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria, “4 aziende italiane su 10 non trovano ancora sul mercato del lavoro le competenze che cercano e di cui hanno bisogno”, per cui “una priorità assoluta è colmare il gap innovativo tra Italia e altri Paesi avanzati, e colmare la mancanza di competenze specializzate nel mondo dell’Industry 4.0”.

Questo 2021 sembra iniziato con segnali positivi e incoraggianti in arrivo dal mondo produttivo e manifatturiero, ora si tratta di vedere quando e quanto forte potrà essere il ‘rimbalzo’ dopo la caduta provocata dal Covid 19, quindi “dobbiamo progettare il futuro del nostro Paese con importanti risorse finanziarie in arrivo, occorre la completa innovazione tecnologica per seguire la velocità del cambiamento in cui procede il mondo”, sottolinea il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Che osserva: “crediamo nella digitalizzazione del nostro territorio, che deve attrezzarsi e essere attrezzato con ogni disponibilità tecnologica”, e “abbiamo già introdotto la Blockchain in molte attività e progetti a livello regionale, ad esempio per tracciare la filiera dei prodotti alimentari e per verificarne l’origine. Vogliamo poi sostenere le attività di ricerca sull’idrogeno come vettore energetico, allo stesso modo, la Lombardia sta sviluppando molto anche le opportunità della telemedicina”.

Una regione in prima fila nella ripartenza e nell’innovazione, quindi, ma “i vincoli normativi che riguardano la Pubblica amministrazione purtroppo ci impongono ancora di investire solo nel settore pubblico”, si lamenta Fontana, facendo capire che investirebbe volentieri risorse regionali anche nelle realtà private più interessanti e allettanti.

Una voce sempre sferzante è quella di Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, che rileva: “facciamo ancora poco rispetto alle necessità, innanzitutto per quanto riguarda digitalizzazione e formazione: è fondamentale sviluppare la digitalizzazione anche della P.A., che altrimenti rappresenta un freno per l’innovazione delle imprese e dei territori”.

Assolombarda: “occorre visione a medio e lungo termine”

Tutti i Paesi che hanno investito in innovazione “hanno avuto importanti crescite di sviluppo industriale”, sottolinea il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, mentre “viene sfatato il falso mito per cui le macchine portano via lavoro all’uomo, dato che le aziende che innovano fanno registrare un aumento dell’occupazione in media del +7% rispetto alla situazione precedente”. Il numero uno di Assolombarda ricorda e riconosce l’importanza delle misure governative di sostegno all’innovazione – dal Piano nazionale Industria 4.0 nel 2016 in poi –, ma “chiediamo che queste misure non vengano rimesse in discussione ogni anno in ogni nuova legge di Bilancio. La visione deve essere in prospettiva a medio e lungo termine, procedendo in modo omogeneo e continuativo, senza cambiare sempre i parametri da un anno all’altro”.

Un’altra iniziativa governativa è stata quella di avviare gli 8 Competence Centre a livello nazionale per favorire la transizione digitale delle imprese, e la puntata milanese dei nuovi Innovation Days del Sole24Ore e Confindustria è stata ospitata proprio nei saloni e negli spazi del Made, il Competence Centre che riunisce le risorse del Politecnico di Milano, Università di Pavia e Brescia, e oltre 40 aziende, tra colossi tecnologici di livello mondiale e startup innovative.

Il secondo bando del Made ha raccolto 43 progetti

Con il presidente del Made, Marco Taisch, che – dopo quasi un anno dall’avvio delle attività – fa notare: “a oggi abbiamo formato 7 mila persone di 3 mila imprese, e avviato 50 progetti di trasferimento tecnologico”. Il Made ha chiuso il suo secondo bando per l’innovazione rivolto alle imprese soltanto due giorni fa: “questo nostro secondo bando ha raccolto 43 proposte di progetti, per un valore totale di 3,8 milioni di euro, di cui il Made ne metterà a disposizione 1,2 milioni”.

Ad arricchire il quadro tracciato dal primo Innovation Day del 2021, anche alcuni casi di rilievo tra le imprese e la manifattura lombarda, come quello di Gualini Lamiere, azienda che nel 2019 pre-pandemia ha fatturato 19 milioni di euro tra Italia e mercati internazionali. “Usiamo le tecnologie dell’Industria 4.0 per semplificare il lavoro e ridurre gli errori”, osserva Miriam Gualini, Ceo di Gualini Lamiere, per esempio, nella saldatura manuale dei metalli, che si estende su due o tre turni ogni giorno: “abbiamo standardizzato il processo e i risultati, attraverso raccolta e utilizzo dei dati delle operazioni precedenti; abbiamo così tolto autonomia operativa ai tecnici saldatori, ma abbiamo aumentato la loro professionalità, ora i dati indicano meglio cosa fare e come, e permettono di essere più precisi e performanti”.

Non solo. Attraverso la riorganizzazione digitale del magazzino “puntiamo a risparmiare 4.500 ore di lavoro in un anno sulle attuali 6 mila ore totali che i nostri addetti devono dedicare alla gestione e movimentazione delle lamiere nei nostri 3 magazzini”.

È importante individuare i partner tecnologici giusti

Durante il 2020, in ambito di innovazione digitale, “abbiamo avviato una piattaforma di assistenza via video, per dare supporto ai nostri tecnici sul campo e ai clienti, oltre a webinar in streaming online per illustrare le novità delle nostre macchine”, spiega Barbara Colombo, amministratore delegato di Ficep, e presidente di Ucimu. Nell’azienda varesina Ficep, “abbiamo investito oltre 20 milioni di euro in nuovi reparti di automazione meccanica, per macchine interconnesse, collegate a internet e per l’analisi dei dati”, fa notare Colombo: “il controllo dei dati avviene nella sede di Gazzada, in provincia di Varese, su macchine produttive che si trovano invece a Crosio della Valle, a otto chilometri di distanza dalla sede centrale”.

Edge computing, IoT, Smart factory, Cluod: tutto avrà poi un forte impulso ulteriore con la prossima diffusione delle nuove reti di connessione ultra veloce 5G, e Alessandra Michelini, responsabile Sales manufacturing in Tim Enterprise, rileva che “opportunità, strumenti e possibilità al servizio delle aziende cresceranno ancora”, mentre “occorre anche ottenere le giuste indicazioni sui partner più utili e indicati da affiancare all’impresa per fare innovazione”. Non tutti i partner tecnologici sono uguali. Gli 8 Competence Centre e i 20 Digital Innovation Hub sparsi sul territorio nazionale si propongono proprio come un punto di riferimento per le imprese nel loro percorso di transizione digitale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

One thought on “Marchesini (Confindustria): “Prioritario colmare il gap innovativo che divide ancora l’Italia dai suoi competitor”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.