Smact Competence Center: al via la Live Demo di Padova dedicata all’Agritech

Una serra, un deposito alimentare, un panificio, un birrificio, tutti declinati in chiave 4.0, oltre a aule di formazione: è la nuova Live Demo padovana del competence center Smact dedicata all’Agritech, e che per questo si chiama ‘From Farm to Fork’, dalla fattoria alla forchetta.

Le linee di produzione utilizzano tutte le tecnologie digitali, dall’intelligenza artificiale all’IoT alla robotica. Per capire e provare con mano come sarà e come si farà il cibo del futuro, un futuro che è sempre più vicino.

“La nuova Live Demo di Smact fornirà alle imprese del territorio, ma non solo a quelle più vicine fisicamente, le conoscenze e competenze tecnologiche necessarie per applicare risorse e opportunità della Trasformazione digitale al mondo del Food e dell’agroalimentare, che sono tra i settori di punta del Tri-Veneto”, rimarca Fabrizio Dughiero, presidente di Smact Competence Center.

Che sottolinea: “l’innovazione porta nuovi sistemi per produrre e per creare valore, e la Live Demo che inauguriamo ufficialmente oggi è il risultato di un territorio e delle sue imprese e università che hanno saputo fare sistema, fare gioco di squadra, non per dimostrare chi è più bravo degli altri, ma per raggiungere obiettivi e interessi comuni, e dell’intera comunità”.

All’evento di presentazione della Live Demo ‘From Farm to Fork’ è intervenuta anche Anna Ascani, sottosegretaria del Ministero per lo Sviluppo economico (Mise), che evidenzia: “dai Competence Center ci aspettiamo una formazione diversa da quella fornita da istituti tecnici e università, una formazione e un trasferimento di competenze rivolti a chi è nell’impresa, e a chi fa l’impresa”.

La sottosegretaria del Mise si riferisce al fatto che “spesso l’imprenditore fa fatica a capire quale tecnologia si adatti meglio al suo modello di attività e alle sue esigenze concrete. Si chiede, servirà il cloud, una rete proprietaria 5G, analizzare meglio i dati delle attività, o una nuova linea automatizzata? Negli otto Competence Center nazionali, e presso lo Smact, ogni imprenditore deve poter capire cosa serve a lui in particolare, prima di fare investimenti e adottare una nuova tecnologia piuttosto che un’altra”.

Governo e Mise in questi ultimi anni – il sistema dei Competence Center è stato presentato a fine 2016, collegato al primo Piano nazionale Industria 4.0 – hanno dimostrato di credere in questa linea di sviluppo: anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) stanzia 350 milioni di euro per il rafforzamento dei Competence Center e per la nascita di altri centri di eccellenza per il trasferimento tecnologico. Di questo ‘tesoretto’ dedicato all’innovazione delle imprese Made in Italy, 33,5 milioni di euro sono stati attivati per realizzare una rete di centri specializzati nelle varie branche dello sviluppo digitale, che porteranno nuove conoscenze e competenze a una platea di almeno 4.500 piccole e medie imprese, su tutto il territorio nazionale.

Ascani: “definire soluzioni sartoriali per le imprese”

“I Competence Center devono essere i luoghi dove si definiscono e sviluppano soluzioni sartoriali per le imprese, del territorio innanzitutto, e per tutte quelle coinvolte e interessate”, fa notare Ascani. E osserva: “aziende e università si devono parlare, e devono parlare tra loro, come è stato fatto qui, nel caso di Smact e del Live Demo di Padova. Questo modello va replicato in giro per l’Italia, perché è un modello vincente e virtuoso”.

Da oggi in poi, la Live Demo ‘From Farm to Fork’ rappresenterà il luogo dove “fare ricerca e sperimentazione per tante piccole e medie imprese, per poi passare alla produzione e alle attività operative”, rileva Matteo Faggin, direttore generale di Smact. Che sottolinea: “bisogna puntare alla creazione di competenze adeguate anche nelle imprese più piccole. Occorre far capire che il mondo digitale non è solo per le grandi aziende e i colossi internazionali”.

Nel padovano, nel veronese, trevigiano, in tutto il Tri-Veneto ci sono tutte le premesse e le potenzialità per abbinare al meglio le tecnologie 4.0 con le risorse del territorio, in linea con un mondo dell’Agrifood che sta cambiando molto, ed è sempre più Agritech.

La domanda di cibo crescerà in modo esponenziale

“Nel 2050 il mondo sarà popolato da 10 miliardi di persone, rispetto a circa 7 miliardi attuali, e la necessità di cibo e alimentazione crescerà nei prossimi decenni in maniera esponenziale”, sottolinea Antonio Santocono, presidente Padova Hall e Camera di commercio di Padova: “la domanda di alimentazione è destinata a lievitare, e le imprese del settore dovranno saper garantire non solo quantità, ma anche qualità”.

In queste prospettive, il mondo digitale “è la chiave per sviluppare le filiere industriali del settore alimentare ed eno-gastronomico”, fa notare Daniela Mapelli, rettrice Università di Padova, “puntare sull’innovazione significa rafforzare la manifattura”.

Transizione ecologica, circolare e digitale

Risorse e piani dedicati non mancano per valorizzare uno dei settori di eccellenza del Made in Italy, l’alimentare. Il ‘Green and Innovation Deal’, ad esempio, nato su impulso del Mise e del Mef (Ministero di Economia e Finanze), sostiene progetti di ricerca, sviluppo e industrializzazione per la transizione ecologica e circolare negli ambiti del Green New Deal italiano. In questo caso le risorse disponibili sono 600 milioni di euro, come finanziamento agevolato, più 150 milioni di euro a fondo perduto.

Ma quali sono gli obiettivi che le imprese intendono raggiungere con l’adozione di tecnologie 4.0? Per tre su quattro il primo obiettivo è l’automazione dei processi (per il 74% del totale), per più della metà il monitoraggio e il controllo dei processi (59%), l’aumento della produttività e della velocità di produzione (53%), secondo i risultati di una recente indagine realizzata dall’Osservatorio 4.0 di Smact. Un ruolo importante lo svolgono anche la riduzione dei costi (per il 41% del totale), l’efficientamento della gestione del magazzino (36%) e la connettività interna tra reparti o sedi aziendali (35%).

Fornire formazione anche alle aziende più piccole

Tra i compiti e gli obiettivi di Smact c’è appunto quello di fornire risposte e soluzioni a queste necessità e aspettative. Protezione dei dati, Intelligenza artificiale nella produzione, Internet of Things, Big data, Digital twin, stampa e scansione 3D, sono solo alcune delle tematiche su cui il Centro fornisce opportunità formative.

“L’impegno è focalizzato nell’offrire una proposta formativa di valore che punta su percorsi completi, mirati a fornire competenze digitali di natura sia trasversale che specialistica”, sottolinea il presidente di Smact, “costruiti a partire dalle specifiche caratteristiche aziendali e da una accurata analisi dei fabbisogni formativi”.

Big data e cloud computing per le Pmi

Seguendo le necessità di digitalizzazione delle imprese, Smact crea l’offerta formativa più adatta, coinvolgendo i formatori provenienti dalle università del Triveneto, dalle imprese più innovative e dai partner tecnologici dell’ecosistema, attraverso una formazione di qualità certificata. I percorsi formativi comprendono i corsi ITS di Industrial cyber security specialist e Machine learning e Data visualization e le Smact Academy, percorsi di formazione flessibili e personalizzati da svolgere in azienda, e rivolti a specifiche aree aziendali come ricerca e sviluppo, logistica e produzione.

La formazione certificata consente di accedere ad agevolazioni vantaggiose per le imprese: il Credito d’Imposta Formazione 4.0 può arrivare, ad esempio, al 50% per le piccole imprese con un massimo di 300mila euro per attività di formazione su temi come big data e analisi dei dati, cloud computing, cyber security, realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, manifattura additiva, IoT. Ma a breve le aliquote saranno ritoccate per arrivare al 70%.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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