Dall’energia ai contratti di sviluppo: che cosa prevede il decreto Aiuti bis per le imprese

Aggiornato con il testo del decreto 9 agosto n. 115 pubblicato in Gazzetta Ufficiale (disponibile in PDF a fine articolo) – Ammontano a circa 17 miliardi di euro le risorse stanziate dal Decreto Aiuti bis, tra cui vi sono misure a sostegno delle imprese per combattere il caro del prezzo dell’energia e del gas, ma anche fondi a sostegno di programmi industriali a tutela dell’ambiente.

Sono previsti, inoltre, strumenti e procedure semplificate per attrarre grandi investimenti in settori di interesse strategico nazionale e disposizioni per l’adozione di misure di intelligence di contrasto in ambito cibernetico, per far fronte a situazioni di emergenza o che rappresentano un pericolo alla sicurezza nazionale.

Il credito di imposta per sostenere le spese delle imprese in energia e gas

Il decreto introduce (art. 6) ulteriori aiuti per le imprese energivore che si trovano a fare i conti con un significativo rialzo del prezzo dell’energia e del gas, per cui è stata stanziata una somma di circa 3,3 miliardi di euro.

Nello specifico, oltre 1 miliardo di euro (1.036,88) è stato stanziato per il credito d’imposta rivolto alle aziende a forte consumo di energia elettrica che hanno subito un aumento del costo dell’energia per kWh pari al 30% (al netto delle imposte e degli eventuali sussidi), rispetto allo stesso periodo del 2019.

A queste viene riconosciuto un contributo straordinario a copertura parziale del rincaro, nella forma di un credito di imposta, pari al 25% delle spese sostenute per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel terzo trimestre 2022.

Il contributo è riconosciuto anche a quelle imprese che consumano energia autoprodotta. Per queste, l’incremento del costo per kWh di energia elettrica prodotta e autoconsumata è calcolato con riferimento alla variazione del prezzo unitario dei combustibili acquistati ed utilizzati dall’impresa per la produzione della medesima energia elettrica, mentre l’importo del credito di imposta è calcolato “con riguardo al prezzo convenzionale dell’energia elettrica pari alla media, relativa al terzo trimestre 2022, del prezzo unico nazionale dell’energia elettrica”.

Per quelle imprese che non rientrano in questi primi due casi ma che sono dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 15%, sempre se la spesa per l’energia abbia subito un aumento del 30% calcolato sulla media dei prezzi del secondo trimestre del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2019. Tale spesa dovrà essere comprovata mediante le relative fatture di acquisto. Per questa misura, il decreto ha stanziato 995,40 milioni di euro.

Per le imprese a forte consumo di gas naturale è riconosciuta la stessa agevolazione, vale a dire il 25% della spesa sostenuta per l’acquisto del gas nel terzo trimestre 2022 e utilizzato per usi energetici diversi dagli usi termoelettrici.

La misura si rivolge alle imprese che sono considerate a forte consumo di gas in base a quanto previsto dal decreto del Ministro della transizione ecologica n.541 del 21 dicembre 2021, vale a dire le imprese che rientrano tra quelle elencate nell’allegato 1 del medesimo decreto e le imprese che “hanno un consumo medio di gas naturale, calcolato per il periodo di riferimento, pari ad almeno 1 GWh/anno (ovvero 94.582 Sm3/anno, considerando un potere calorifico superiore per il gas naturale pari a 10,57275 kWh/Sm”.

Per poter godere dell’agevolazione – per cui è stato stanziato circa 1 miliardo di euro (1.070,36 milioni) – inoltre, queste imprese devono aver riscontrato un aumento del 30% del prezzo del gas naturale, calcolato a partire dalla media del secondo trimestre dell’anno dei prezzi di riferimento del Mercato Infragiornaliero (MI-GAS) pubblicati dal Gestore del mercati energetici (GME) rispetto lo stesso periodo del 2019.

Alle imprese che non rientrano in quelle classificate come “a forte consumo di gas naturale”, ma che hanno fronteggiato comunque un rialzo del prezzo del 30% secondo i criteri già indicati, il contributo sotto forma di credito di imposta viene riconosciuto nella misura del 25% della spesa. Le risorse complessive stanziate per questa misura aumentano a 270,60 milioni di euro.

In tutti i casi sopra elencati, il credito di imposta è utilizzabile entro il 31 dicembre 2022 ed è cumulabile con altre agevolazioni che riguardano gli stessi costi, a condizione che l’importo delle agevolazioni non superi la spesa sostenuta dall’impresa. Le imprese, inoltre, possono decidere di cedere i crediti di imposta (unicamente per intero) ad altri soggetti, come istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

Le modalità attuative delle disposizioni relative alla cessione e alla tracciabilità dei crediti d’imposta, da effettuarsi in via telematica, saranno definite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.

Fino ad un miliardo di euro per il rafforzamento patrimoniale di Ilva

Altra novità contenuta nella bozza del decreto, che troverete in capo all’articolo, riguarda l’articolo 30 del testo, che va a modificare il dl 142 del 16 dicembre 2019 e riguarda “misure urgenti per il sostegno della siderurgia”, attraverso la possibilità per Invitalia di sottoscrivere aumenti di capitale fino a un miliardo.

“Invitalia – Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A. è autorizzata a sottoscrivere aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale, anche nella forma di finanziamento soci in conto aumento di capitale, sino all’importo complessivamente non superiore a 1.000.000.000 euro per l’anno 2022, ulteriori e addizionali rispetto a quelli previsti dal comma 1 -ter”, si legge nel testo.

Le aree di interesse strategico nazionale

Il decreto introduce all’art. 32 anche strumenti di semplificazione di opere riconosciute come di interesse strategico nazionale e misure volte a incentivare questo tipo di investimenti. A tal fine, viene introdotta la possibilità di istituire delle aree di interesse strategico nazionale “per la realizzazione di piani o programmi comunque denominati che prevedano investimenti pubblici o privati anche cumulativamente pari a un importo non inferiore ad euro 400.000.000,00 relativi ai settori di rilevanza strategica”.

I settori di rilevanza strategica sono quelli “relativi alle filiere della microelettronica e dei semiconduttori, delle batterie, del supercalcolo e calcolo ad alte prestazioni, della cibersicurezza, dell’internet delle cose (IoT), della manifattura a bassa emissione di Co2, dei veicoli connessi, autonomi e a basse emissioni, della sanità digitale e intelligente e dell’idrogeno, individuate dalla Commissione Europea come catene strategiche del valore”.

L’individuazione di queste aree avviene “con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, anche su eventuale proposta del Ministero dello sviluppo economico, di altra amministrazione centrale o della regione o della provincia autonoma territorialmente competente e previa individuazione dell’area geografica”.

I progetti e le opere da svolgere all’interno delle aree di interesse strategico nazionale vengono quindi riconosciute come “di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza“.

Caratteristiche che costituiscono “titolo per la costituzione volontaria o coattiva di servitù connesse alla costruzione e gestione delle stesse opere, fatto salvo il pagamento della relativa indennità, nonché titolo, ove occorrente, per l’automatica conforme variazione degli strumenti di pianificazione e urbanistici vigenti e per l’apposizione di vincolo espropriativo”.

Il decreto necessario a determinare il carattere di interesse strategico nazionale del programma di investimento e delle opere da realizzare deve:

  •  essere preceduto da una manifestazione di interesse da parte di un soggetto pubblico o privato per la realizzazione di piani o programmi che prevedono un investimento pubblico o privato di importo cumulativamente pari a un importo non inferiore a 400.000.000,00 euro
  • essere preceduto dalla presentazione di un piano economico-finanziario che descriva la contemporanea presenza delle condizioni di convenienza economica e sostenibilità finanziaria del progetto

Al fine della pianificazione e del coordinamento delle attività finalizzate alla realizzazione dei piani e dei programmi può essere istituita una società di sviluppo o un consorzio comunque denominato, partecipato dalla regione o provincia autonoma, dai Comuni interessati e dal Ministero dell’economia e delle finanze, anche in rappresentanza delle amministrazioni statali competenti per il settore coinvolto. In alternativa, con il medesimo decreto, può essere individuato una società di sviluppo o un consorzio comunque denominato, già esistenti, anche di rilevanza nazionale.

Inoltre, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri può, in accordanza con la regione o la provincia autonoma territorialmente competente o proponente, nominare un Commissario unico delegato del Governo per lo sviluppo dell’area (i cui poteri devono essere indicati dal decreto in questione).

Il Commissario, ove strettamente indispensabile per garantire il rispetto del cronoprogramma del piano di investimento, ha il potere di provvedere all’adozione dei relativi atti mediante ordinanza motivata, in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale. Inoltre, può avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, “di strutture dell’amministrazione territoriale interessata, del soggetto istituito ai sensi del comma 3, primo periodo, nonché di società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, dalle Regioni o da altri soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196”.

Il Commissario ha anche il compito di vigilare sul rispetto del cronoprogramma da parte dell’amministrazione locale e segnalare eventuali inadempienze al Presidente del Consiglio che in un primo momento può stabilire un termine di 30 giorni per “sollecitare” l’amministrazione all’adempienza dei termini previsti dal programma o dal piano di investimento e, se l’inadempienza prosegue, “nomina uno o più commissari ad acta, ai quali attribuisce, in via sostitutiva, il potere di adottare gli atti o provvedimenti necessari”.

Contratti di sviluppo e IPCEI

L’articolo 35 del decreto 115 del 9 agosto 2022, al fine del rafforzamento e dell’attuazione degli interventi del PNRR e del relativo fondo complementare, ulteriori fondi per il finanziamento dei contratti di sviluppo a partire da questo anno.

Per il finanziamento dei contratti di sviluppo sono stanziati complessivamente oltre 500 milioni di euro: 40 milioni di euro per l’anno 2022, 400 milioni di euro per l’anno 2023, 12 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2030.

Il 50% delle risorse che saranno stanziate sarà destinato al finanziamento di programmi di sviluppo industriali finalizzati alla tutela ambientale presentati successivamente all’entrata in vigore del decreto

A sostegno delle imprese che partecipano alla realizzazione degli importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI) vanno 25 milioni di euro per l’anno 2022, 350 milioni di euro per l’anno 2023, 33 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2030.

Le misure di contrasto ai rischi cibernetici

A seguito dell’incremento delle minacce informatiche rivolte ai sistemi, anche pubblici, del nostro Paese, il decreto introduce, inoltre, disposizioni in materia di sicurezza informatica che vanno a integrare il decreto-legge 30 ottobre 2015, n. 174.

Tali disposizioni prevedono “l’adozione di misure di intelligence di contrasto in ambito cibernetico, in situazioni di crisi o di emergenza a fronte di minacce che coinvolgono aspetti di sicurezza nazionale e non siano fronteggiabili solo con azioni di resilienza, anche in attuazione di obblighi assunti a livello internazionale”.

L’adozione di tali misure sarà attuata dall’Agenzia informazioni e sicurezza esterna e dall’Agenzia informazioni e sicurezza, con la cooperazione del Ministero della difesa
interna. Trascorsi 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto, l’efficacia delle disposizioni introdotte in materia di sicurezza informatica dovrà essere valutata attraverso una relazione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Il bonus da 200 euro esteso anche alle Partite Iva

Il decreto, inoltre, predispone 600 milioni di euro per rifinanziare il Fondo per il sostegno del potere di acquisto di lavoratori autonomi e professionisti istituito con il primo Decreto Aiuti (art. 33 del dl 17 maggio 2022, n. 50).

Il rifinanziamento permette, pertanto, di estendere il bonus da 200 euro anche ai “lavoratori autonomi e ai professionisti iscritti alle gestioni previdenziali INPS e ai professionisti iscritti agli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza”, in un primo momento esclusi dall’agevolazione.

Il rifinanziamento del Fondo dedicato ai lavoratori autonomi e ai professionisti con ulteriori 100 milioni di euro (art.23 del testo) permetterà quindi di raggiungere una platea stimata di 3 milioni di persone (ovvero i lavoratori autonomi e i professionisti con redditi fino a 35.000 euro).

Il documento

Di seguito vi riportiamo il testo del decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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