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MES Custom vs MES di Prodotto: la trappola della fabbrica perfetta



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Dall’illusione della personalizzazione totale alla flessibilità delle piattaforme di mercato: perché la digitalizzazione su misura rischia di cristallizzare le inefficienze del passato – trasformando il controllo iniziale in un limite alla competitività – e come una soluzione standard configurabile può liberare il potenziale evolutivo della fabbrica intelligente.

Pubblicato il 12 gen 2026



MES: concept Manufacturing execution system
Immagine di SWKStock da Shutterstock



Il settore manifatturiero sta vivendo una corsa alla digitalizzazione, ma dietro questa spinta si nasconde una realtà frammentata: molte aziende operano con una “fabbrica digitale” fatta di un mosaico di soluzioni locali, spesso sviluppate ad hoc, che faticano a comunicare tra loro.

Il risultato è un paradosso: la tecnologia è ovunque, ma la trasformazione si è fermata – o forse non è mai davvero partita. Processi digitalizzati ma non integrati, visibilità parziale, decisioni lente.

Qui emerge la “trappola della fabbrica perfetta”: l’illusione che quanto più un sistema si adatta ai processi esistenti, tanto più sarà efficace. In realtà, questa aderenza può diventare un limite, cristallizzando inefficienze e ostacolando l’innovazione.

Il mito della fabbrica su misura

Ogni azienda ha la propria identità: macchinari diversi, processi specifici, competenze uniche.

Quando si introduce un MES, l’istinto naturale è replicare fedelmente “come si lavora qui”.

Nasce così il MES Custom, sviluppato internamente o da partner di fiducia, pensato per supportare perfettamente la realtà operativa.

All’inizio è una storia di successo:

• Corrispondenza alle esigenze immediate.
• Aderenza totale ai processi e alle logiche operative.
• Maggiore controllo sulle personalizzazioni.
• Integrazione con le pratiche quotidiane del plant.

È come un abito sartoriale: elegante, preciso, fatto su misura. I processi scorrono fluidi, gli operatori lo sentono “loro”, la produzione procede senza intoppi.

Finché i confini non cambiano.

Il controllo che diventa rigidità

Quando il contesto evolve – un nuovo impianto, una modifica di processo, un layer di AI o di manutenzione predittiva – il sistema inizia a mostrare la sua fragilità nascosta.

Il sistema perfetto per il presente, fatica a stare al passo col futuro. Ogni evoluzione diventa un rischio, ogni modifica un progetto a sé, ogni aggiornamento un’incognita di compatibilità:

  • Costi crescenti di manutenzione e sviluppo.
  • Dipendenza da figure chiave o team interni.
  • Necessità di attirare talenti sulle nuove tecnologie e prevedere programmi di upskilling.
  • Complessità nella scalabilità multi-plant.
  • Difficoltà di integrazione con nuovi layer digitali (AI, IoT, Digital twin, Energy management).

Il MES Custom nasce per rispondere a un’esigenza precisa: replicare fedelmente i processi aziendali. Ma proprio questa fedeltà diventa, nel tempo, il suo limite più grande.

Le aziende si trovano così intrappolate in un modello che funziona bene finché non cambia nulla. Ma quando questo vincolo cade, il sistema che doveva garantire controllo diventa un fattore di rischio. La flessibilità iniziale si trasforma in debito tecnico: ogni linea di codice scritta su misura è una linea che ipoteca il futuro.

Nel lungo periodo, questo modello genera una tensione invisibile tra fabbrica e IT.
La produzione chiede velocità e adattamento, mentre il sistema – pensato per replicare, non per evolvere – fatica a tenere il passo.

Il risultato è una fabbrica digitalmente rigida, dove innovare costa sempre un po’ troppo.

Il problema del MES Custom non è la tecnologia, ma la sua difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti continui richiesti dalla competitività moderna. Quello che prima aiutava a controllare, ora ostacola l’evoluzione.

La soluzione ideale di ieri è diventata un peso oggi – e lo sarà ancora di più domani.

L’illusione dell’unicità produttiva

Ogni azienda è diversa e lo è a modo proprio.

“Il nostro processo è unico”, “qui le cose funzionano in modo particolare”, “un sistema standard non può gestirlo”. È il mantra più comune di molti progetti MES, spesso pronunciato con orgoglio. Ed è proprio qui che nasce l’illusione dell’unicità produttiva – una convinzione legittima nella forma, ma pericolosa nella sostanza.

In realtà, nella maggior parte dei casi, ciò che viene percepito come unicità non è innovazione, ma accumulo di eccezioni: aggiustamenti, workaround, scorciatoie nate per compensare limiti organizzativi o tecnologici e nascondere, forse anche, rendite di posizione.

Nel tempo, queste eccezioni diventano regole, e la loro complessità viene scambiata per valore distintivo.

Il risultato è una fabbrica costruita su personalizzazioni che congelano il passato, anziché prepararne il futuro.

Quando si decide di digitalizzare “così come siamo”, si finisce per codificare anche gli errori, le ridondanze e le inefficienze.

La digitalizzazione non è un atto di fedeltà al processo, ma un esercizio di discernimento: capire cosa ha ancora senso e cosa no. Digitalizzare un processo sbagliato è un doppio errore.

Un efficace percorso di trasformazione impone di separare ciò che rende davvero distintivo un processo (il know-how produttivo, la qualità, la catena del valore) da ciò che invece lo appesantisce (le eccezioni locali, le regole non formalizzate, le deviazioni storiche).

Standardizzare non significa appiattire, ma liberare risorse e intelligenza per concentrarsi sull’innovazione reale. È una forma di disciplina che crea spazio: per l’integrazione, per la sperimentazione, per la crescita.

Il vero tratto distintivo non è avere processi unici, ma saperli evolvere senza riscriverli ogni volta da capo. Così, il mito della fabbrica unica si rovescia: la differenza non sta nell’essere “diversi dagli altri”, ma nell’essere capaci di adattarsi più rapidamente degli altri.

La disciplina che abilita la crescita

Per “MES di Prodotto” si intende una soluzione MES realizzata su piattaforma di mercato mediante:

  • Configurazione dei moduli standard della piattaforma per realizzare i comportamenti richiesti dai requisiti del cliente.
  • Customizzazioni di quelle parti che sono mancanti sulla piattaforma o che hanno comportamenti differenti rispetto ai requisiti del cliente.

Il MES di Prodotto, a differenza di soluzioni più rigide, nasce come piattaforma industriale configurabile, pensata per adattarsi, integrarsi e crescere.

Garantisce un linguaggio comune tra plant, una roadmap di sviluppo chiara e si basa su tre pilastri fondamentali:

  1. Esecuzione: gestire in modo integrato tutte le operazioni produttive – dalla pianificazione alla conformità – è essenziale per assicurare qualità, efficienza e reattività in tempo reale.
  2. Connettività: l’integrazione con IoT e cloud abilitano la comunicazione tra macchine, sistemi e dispositivi, eliminando i silos informativi e creando un flusso continuo di dati. Questo rende l’azienda più integrata e agile.
  3. • Analytics: l’analisi avanzata dei dati, potenziata dall’intelligenza artificiale, trasforma il processo decisionale da reattivo a proattivo, ottimizzando le operazioni e anticipando le criticità.

Il MES non è più solo un sistema di esecuzione, ma un vero e proprio ecosistema operativo in cui produzione, qualità, manutenzione e logistica dialogano attraverso dati coerenti e regole condivise.

Nel passaggio al MOM (Manufacturing Operations Management), il MES assume un ruolo superiore: orchestra l’intera catena operativa e si integra nel contesto digitale aziendale, adattandosi in tempo reale alle esigenze del business.

La fabbrica non si limita più a “eseguire”, ma impara, si adatta e reagisce. È la fabbrica intelligente.

I principali vantaggi:

  • Aggiornabilità continua e roadmap garantita dal vendor.
  • Maggiore resilienza alle evoluzioni tecnologiche.
  • Scalabilità multi-plant e governance centralizzata.
  • Supporto all’integrazione nativa con ERP, PLM, IoT, AI e macchinari.

Continuare o cambiare? Il MES Custom al bivio della trasformazione digitale

Quasi nessuna azienda parte da zero. Molte hanno già un MES Custom, sviluppato nel tempo con investimenti importanti, integrazioni locali e numerose modifiche nate da esigenze operative.

È una base solida, ma anche un’eredità complessa da gestire oggi.

A un certo punto, arriva la domanda cruciale: continuare o cambiare?
Una scelta che non riguarda solo la tecnologia, ma anche la cultura aziendale, le risorse economiche e la strategia futura.

Restare su un MES Custom dà un senso di controllo: il sistema è conosciuto, modellato sui processi esistenti e perfettamente aderente alla realtà quotidiana.
Ma questa stabilità può nascondere limiti crescenti.

È una decisione che preserva l’identità, ma può ostacolare la scalabilità. In un contesto in continua evoluzione, ciò che oggi funziona rischia di diventare presto obsoleto.

Migrare verso un MES di Piattaforma non è una scorciatoia, ma una decisione consapevole. Richiede visione, maturità digitale e la volontà di rivedere non solo il software, ma anche alcune regole operative.

L’investimento iniziale non è solo un costo: è un’opportunità di rigenerazione.
Permette di liberare risorse oggi dedicate alla manutenzione e riallineare il sistema produttivo agli obiettivi strategici.

Migrare non significa cancellare il passato, ma costruire una base solida per il futuro.

La vera decisione non è tecnica, ma di leadership. Riguarda il modo in cui l’azienda vuole affrontare il cambiamento: difendendo ciò che ha costruito o creando ciò che la renderà competitiva domani.

Dal lock-in alla collaborazione

Nel linguaggio IT, “lock-in” è una parola carica di timori. Rievoca dipendenza da un vendor, perdita di controllo, costi futuri imprevedibili. Nel mondo industriale moderno, questo concetto va completamente ridefinito.

Le iniziative di trasformazione digitale stanno evolvendo verso modelli collaborativi consolidati che si reggono su:

  • Il Cliente: da committente a co-designer. Definisce la visione, partecipa al design, accetta la standardizzazione dove crea valore.
  • Il Vendor: da fornitore a garante di evoluzione. Fornisce piattaforme aperte, roadmap tecnologiche, interoperabilità e continuità nel tempo.
  • L’Integratore: da installatore ad abilitatore di valore. Connette persone, processi e tecnologia, assicurando adozione, coerenza e scalabilità.

Il vero vantaggio competitivo è relazionale: avviene quando i tre attori condividono visione, linguaggio e responsabilità.

In un mondo in cui le tecnologie cambiano più in fretta delle organizzazioni, il vero pericolo non è essere legati a una piattaforma, ma restare fermi a un sistema che non evolve secondo le necessità di business.

Conclusione

Non è la tecnologia a guidare la scelta tra MES Custom e MES di Prodotto, bensì il business: come si trasformerà nel tempo e quale immagine di sé l’azienda vuole realizzare nel prossimo futuro. È una decisione strategica, che riflette il modello operativo che un’azienda vuole adottare. La contrapposizione fondamentale è tra controllo oggi e capacità di evoluzione domani.

Il futuro del manufacturing non sarà scritto da chi sviluppa più codice, ma da chi saprà costruire piattaforme che crescono con l’impresa.

La trappola della fabbrica perfetta è credere che la personalizzazione sia sinonimo di controllo. In realtà, è spesso l’anticamera dell’obsolescenza.

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