A sei anni dalla fondazione, MADE, il Competence Center Industria 4.0 con sede a Milano, ha dismesso i panni della “semplice” struttura di supporto tecnico evolvendoiin un vero e proprio “polo ideologico”, un “think tank” in grado di supportare l’industria italiana nel mettere al centro il pensiero sistemico per poter affrontare l’incertezza, un fattore esogeno diventato ormai strutturale. Lo strumento principe per farlo è l’Intelligenza Artificiale, che si sta trasformando da semplice tecnologia a infrastruttura strategica capace di generare valore reale e competitività per le imprese e per il Paese.
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La visione di Taisch: governare l’incertezza con audacia, determinazione e visione
Nella sua introduzione all’Annual Report 2025, il documento con cui il MADE racconta risultati e prospettive, Marco Taisch ricorda i risultati conseguiti da una realtà matura e consolidata: oltre 150 progetti portati a termine, 124 eventi ospitati e una Scuola di Competenze che ha coinvolto quasi 2.000 persone provenienti da oltre 660 aziende.

Ma poi sottolinea come la vocazione del MADE sia profondamente cambiata. Se al debutto la priorità era rendere accessibili le tecnologie abilitanti, oggi l’obiettivo è disseminare un approccio sistemico. “Non basta più sapere quali soluzioni adottare”, spiega Taisch, ma è fondamentale decifrarne il livello di specializzazione e le tempistiche in un contesto globale caratterizzato da volatilità e incertezza. Secondo Taisch l’innovazione manifatturiera “non deve essere un progetto isolato, ma una condizione permanente dell’agire industriale, una leva per affrontare l’incertezza come un’opportunità di evoluzione”. In questo senso, MADE agisce come un catalizzatore non solo tecnologico, ma soprattutto culturale.
Urso: “Valore reale per le PMI”
“Il trasferimento tecnologico è una leva decisiva della nostra politica industriale: dobbiamo essere capaci di tradurre la complessità degli algoritmi in applicazioni concrete, in grado di creare valore reale soprattutto per le piccole e medie imprese”, ha detto il ministro Adolfo Urso intervenendo all’evento di presentazione dei dati organizzato da MADE.
“MADE dimostra che per ottenere risultati non bastano solo le risorse, pur necessarie: servono continuità, visione e una strategia capace di dispiegare i propri effetti nel tempo per trasformare la ricerca in competitività”.
Sul punto è intervenuto anche Raffaele Spallone, dirigente del MIMIT: “Il Paese ha bisogno che l’università incontri le imprese e ne interpreti i fabbisogni: in questo senso, i centri di competenza agiscono come sentinelle sul territorio, anticipando le tendenze e aiutandoci a definire le politiche sull’innovazione”.
Marco Nocivelli, Vice Presidente di Confindustria, ha sottolineato che “Per le oltre 150.000 imprese associate a Confindustria, la stragrande maggioranza delle quali è di piccole dimensioni, la capacità di trasferimento tecnologico è vitale: agire insieme attraverso una rete strutturata sul territorio è un vantaggio competitivo enorme”.

L’Intelligenza Artificiale come infrastruttura trasversale
Il 2025 ha sancito la centralità dell’Intelligenza Artificiale, che ha smesso di essere una tecnologia specialistica per diventare il baricentro dei processi industriali. L’AI sta progressivamente diventando il motore che orienta il modo in cui il centro analizza i processi, interpreta i dati e supporta le decisioni.
La spinta all’adozione non è però ideologica e indiscriminata: se il 35% dei contratti acquisiti nel 2025 riguarda l’AI, l’azione del MADE è orientata a rendere questa tecnologia accessibile e governabile attraverso quadri metodologici solidi.
Strumenti come DrAIve, la linea di consulenza proprietaria dedicata all’adozione dell’AI, consentono di mappare in modo strutturato le opportunità concrete dell’AI nei processi aziendali, separando gli interventi a valore immediato da quelli che richiedono una preparazione più lunga. L’obiettivo è evitare che l’accelerazione tecnologica generi una frattura tra grandi player e PMI, promuovendo un uso dell’IA pragmatico e mirato alla creazione di valore reale.
L’evoluzione dell’area tecnica: dal “ferro” alla dematerializzazione
Nel corso del 2025 l’area tecnica di MADE ha vissuto una trasformazione profonda, evidenziando uno spostamento del baricentro dall’hardware verso il software e i dati. Questa “dematerializzazione dell’innovazione” vede i dimostratori non più come singoli oggetti fisici, ma come strumenti interpretativi di architetture digitali complesse.
L’area tecnica è stata arricchita con oltre 120 dimostratori, di cui 20 nuovi inserimenti derivanti da progetti industriali ad alto TRL (Technology Readiness Level). Tra le novità più rilevanti figura il progetto Wilden – Sensorization by design, dove la sensorizzazione è integrata nativamente nel corpo macchina tramite stampa, trasformando il prodotto in uno smart connected product. Nell’Area 5 la collaborazione tra Comau e Politecnico di Milano ha portato celle avanzate per la produzione di batterie, mentre l’aggiornamento del Digital Twin in Area 2 permette ora una sincronizzazione in tempo reale con il processo fisico, diventando un asset operativo per l’ottimizzazione e non una semplice simulazione.
Dalle nozioni ai percorsi: la Scuola di Competenze come asset strategico
Se l’innovazione si dematerializza spostandosi verso il software, il fattore umano diventa il vero “motore” della transizione. Nel corso del 2025 la Scuola di Competenze 4.0 di MADE ha vissuto una metamorfosi profonda, evolvendo la propria offerta da semplici “corsi” a veri e propri “percorsi”.
E non è solo un cambio terminologico: i moduli formativi sono diventati percorsi Executive di 4 o 5 giornate, pensati per costruire una visione progressiva e integrata della trasformazione digitale.
I numeri del 2025 confermano la centralità di questo pilastro: 191 corsi erogati che hanno coinvolto quasi 2.000 persone provenienti da 662 aziende. Il focus si è spostato con decisione sull’Intelligenza Artificiale nel manufacturing, sulla Cultura del Dato e, soprattutto, sul Change Management 4.0, ambito vitale per superare le resistenze interne e allineare l’intera organizzazione, dai C-level agli operatori di linea, verso obiettivi comuni.
La forza del modello MADE risiede nell’approccio esperienziale: l’apprendimento non resta teorico, ma avviene attraverso il contatto diretto con i dimostratori e i dati reali della fabbrica digitale.
La formazione è poi intrinsecamente connessa alla consulenza: molti percorsi nascono come estensione naturale dei progetti di trasformazione, garantendo che le nuove tecnologie installate siano immediatamente governate da personale competente.
Guardando al 2026 la sfida si sposterà sulla Cybersecurity (NIS2) e sull’utilizzo dell’HPC per attività didattiche avanzate, consolidando il ruolo di MADE come hub nazionale per lo sviluppo delle competenze industriali del futuro.
MADE Future Industry Awards: valorizzare i campioni dell’innovazione
I Future Industry Awards 2026 rappresentano la sintesi della missione culturale del Competence Center. L’iniziativa mira a individuare e rendere visibili i nuovi “campioni” dell’innovazione, ovvero quelle imprese (spesso PMI) che hanno implementato progetti avanzati di digitalizzazione e sostenibilità.
Gli Awards sono strutturati come un percorso a tappe che tocca il Nord, il Centro e il Sud Italia, culminando in una finale nazionale a Roma. Le categorie di concorso, Digital New Champions e Top Tech, permettono di premiare sia l’adozione efficace delle tecnologie 4.0 sia le soluzioni più d’avanguardia, favorendo la creazione di una community e lo scambio di buone pratiche tra settori diversi.
Il modello italiano alla conquista dei mercati esteri
La traiettoria di MADE ha ormai superato i confini europei, posizionandosi come un “architetto di ecosistemi” capace di esportare il know-how maturato con le PMI italiane. L’attività di internazionalizzazione si concentra sull’advisory istituzionale verso agenzie di sviluppo e ministeri esteri. Tra le collaborazioni chiave del 2025 si segnalano:
- Uzbekistan: Un accordo con la regione di Samarcanda per la progettazione di un centro tecnologico “gemello” ispirato al modello operativo di Milano.
- Abu Dhabi: Una collaborazione con il Department for Economic Development per trasferire i servizi di roadmapping e assessment alle imprese locali.
- UNIDO: L’inserimento in una rete globale per promuovere lo smart manufacturing in Africa e nel Maghreb.
La visione per il 2026: nuovi poli territoriali e attenzione alla sovranità del dato
Il futuro prossimo si muove lungo la direttrice della prossimità territoriale e della potenza di calcolo. Nel 2026 apriranno ufficialmente le nuove “antenne territoriali” per intercettare i fabbisogni locali. Ad aprile verrà inaugurato il Polo di Bergamo, focalizzato sull’Additive Manufacturing e sulla sperimentazione laboratoriale. Seguirà il polo di Pavia, che diventerà un hub per la manifattura farmaceutica avanzata in collaborazione con l’Università locale e partner industriali come Fedegari Autoclavi.
Sul fronte tecnologico l’investimento più significativo è l’installazione, nella sede della Bovisa, di un nodo locale di High Performance Computing (HPC). Questa infrastruttura, sviluppata su architetture Nvidia, permetterà alle imprese di testare e addestrare modelli AI in un ambiente controllato e on-premise.
L’HPC risponde alla necessità di garantire la sovranità del dato, offrendo alle aziende manifatturiere una palestra sicura per il supercalcolo, riducendo i rischi legati all’uso di cloud pubblici per la protezione del proprio know-how industriale.



















