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Competitività, sovranità e resilienza: come cambiano le priorità e gli incentivi per le imprese



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Meno agevolazioni nazionali, più incentivi finanziati con risorse europee. E le direttrici tecnologiche di Bruxelles condizionano sempre più anche le scelte di investimento. Stefano Fili, Research and Services Manager di Leyton Italia, spiega perché oggi le imprese devono superare la classica visione di breve termine e programmare su un orizzonte di almeno tre anni.

Pubblicato il 23 feb 2026


Leyton Point of View

incentivi per le imprese

La mappa degli incentivi disponibili per le imprese italiane è cambiata. E non tornerà quella di prima. I margini di manovra del Governo, complice anche la necessità di rispettare i vincoli di bilancio contenendo il deficit e, in prospettiva, riducendo il debito pubblico, sono sempre più ridotti. In compenso cresce il ruolo degli strumenti a disposizione delle imprese finanziati con risorse comunitarie.

“L’ultima legge di bilancio ha molte meno agevolazioni rispetto alle leggi di bilancio degli anni precedenti”, rileva Stefano Fili, Research and Services Manager di Leyton Italia. “A parte poche eccezioni, come il nuovo iperammortamento, gran parte delle agevolazioni sono finanziate ricorrendo a strumenti europei, come nel caso del nuovo voucher sulla cyber security e dei fondi per la formazione destinati alle aziende del Sud. Questo richiede alle imprese una consapevolezza che va ben oltre la semplice lettura della norma di turno”.

Il motivo, spiega Fili, non è solo contabile. “L’Unione Europea ha da tempo smesso di limitarsi a orientare indirettamente le politiche nazionali attraverso regolamenti generali: oggi indica direttamente le traiettorie tecnologiche su cui gli Stati membri e le imprese devono muoversi”, spiega.

Intelligenza artificiale, cyber security, sovranità del dato, tracciabilità dell’origine dei prodotti: sono queste le priorità su cui Bruxelles concentra le proprie risorse e che sempre più incidono sulla progettazione degli incentivi. “Un imprenditore deve essere consapevole di questa cosa”, sottolinea Fili, “perché altrimenti probabilmente non riuscirà a programmare gli investimenti nella maniera corretta”.

Beni strumentali, ricerca, innovazione e formazione: le tre leve della competitività

Sul fronte dell’ammodernamento tecnologico il protagonista della nuova stagione è il ritorno dell’iperammortamento, una misura che Fili definisce sorprendentemente innovativa nonostante la forma agevolativa riproponga un meccanismo del passato.

“Se si vanno a vedere gli allegati si capisce come il tema dell’innovazione sia centrale”, spiega. L’allargamento degli allegati alla sostenibilità, all’energy management e ai software di monitoraggio distingue questa misura dal vecchio iperammortamento, molto più orientato all’asset produttivo in senso stretto. “Il risultato è una riscoperta della ricerca e sviluppo come asset strategico: comprare un macchinario che aumenta la produttività è una cosa, pianificare come quel macchinario interagirà nel tempo con il sistema di innovazione dell’azienda è un’altra”, dice.

Sul fronte della ricerca e innovazione il regolamento STEP (Strategic Technologies for Europe Platform) introduce una novità rilevante: per la prima volta gli strumenti a fondo perduto si aprono esplicitamente anche alle grandi imprese, finora tenute ai margini di una finanza agevolata che guardava quasi esclusivamente alle PMI. L’obiettivo, secondo Fili, è ricostruire ecosistemi di sviluppo condivisi tra aziende di dimensioni diverse, valorizzando la capacità delle grandi imprese di sostenere investimenti di volume significativo e aprendo opportunità anche alle misure regionali.

Sul fronte della formazione la stagione del credito d’imposta 4.0 e 5.0 è di fatto conclusa. “Il bonus formazione 4.0 non ha avuto tutto questo successo perché era troppo associato all’investimento produttivo”, osserva Fili. Il legislatore ha scelto misure più circoscritte e identificabili, come i voucher o i servizi dei Competence Center e degli European Digital Innovation Hub. Il principio di fondo è che la formazione deve essere leggibile come “progetto nel progetto”, slegata dalla logica dell’investimento produttivo e trattata come una verticale autonoma con un proprio valore strategico.

Programmare a tre anni, non rincorrere la norma

Il filo conduttore che lega queste tre direttrici è la necessità di un approccio più strutturato alla pianificazione degli investimenti.

“Le norme ormai sono diventate volatili”, sottolinea Fili. Partire dalla singola agevolazione disponibile al momento può portare benefici a breve termine, ma ha un respiro corto.

“Le aziende che riescono a sviluppare le maggiori opportunità di finanziamento sono quelle che programmano su un orizzonte di almeno tre anni, identificando per tempo le proprie traiettorie di sviluppo — dalla gestione della proprietà intellettuale all’energy management — e costruendo intorno a esse un piano che sappia intercettare le misure disponibili nei diversi livelli, nazionale ed europeo” dice Fili.

La consulenza, in questo quadro, assume un ruolo diverso rispetto al passato: non più gestione di una pratica per ottenere un beneficio immediato, ma accompagnamento strategico su un arco temporale più lungo. Una differenza che le aziende più attrezzate hanno già compreso.

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