Accompagnare la trasformazione digitale del manifatturiero italiano attraverso un’evoluzione strategica del proprio modello di business da distributore specializzato a Automation Distributor & Solution Partner. È questa la missione strategica che ha guidato l’ingresso di Cignoli in Sonepar Italy, svelata ufficialmente sul palcoscenico di SPS Italia a Parma.
Il nuovo assetto societario non punta a una semplice espansione commerciale, ma alla creazione di un ecosistema unico capace di “democratizzare” l’accesso alle tecnologie d’avanguardia – dall’AI industriale al metaverso – trasformando l’innovazione in un vantaggio competitivo concreto, scalabile e sostenibile per le imprese del Paese.
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Cignoli si evolve in “Automation distributor & solution partner”
Attiva sul mercato italiano da oltre ottantacinque anni, Cignoli Elettroforniture ha consolidato la propria identità industriale come specialista nella fornitura di materiale elettrico, illuminotecnica e soluzioni per l’automazione industriale, servendo in modo capillare il tessuto produttivo del Nord Italia.
Con un volume d’affari di circa 20 milioni di euro e un team di 40 professionisti, l’azienda si è posizionata nel tempo come un punto di riferimento tecnico per quadristi, costruttori di macchine e system integrator.
L’acquisizione da parte di Sonepar Italy, perfezionata due mesi fa, inserisce questa competenza diffusa all’interno di una dimensione internazionale, trasformando l’operazione finanziaria in un cambio di paradigma per i clienti.

Per le imprese manifatturiere e i progettisti, la sinergia modifica radicalmente le dinamiche di fornitura: il supporto tecnico esce dalla logica transazionale del prodotto a catalogo per diventare una partnership ingegneristica integrata.
“Il nostro obiettivo è ribaltare il paradigma tradizionale: non partiamo più dal prodotto, ma dalla soluzione”, spiega Daniele Lucchetta, Direttore Commerciale Cignoli.
“Coprire l’intero ciclo di sviluppo, dalla fattibilità alla configurazione dei sistemi di controllo, ci permette di agire come un’estensione tecnica dei nostri clienti, sollevandoli dalla complessità dell’integrazione. In un mercato dove l’automazione deve dialogare costantemente con i dati e il software, il nostro compito è garantire che ogni tecnologia, dal PLC al motion control, sia perfettamente orchestrata per trasformare l’innovazione in un vantaggio competitivo concreto e misurabile”, aggiunge.

Questa metamorfosi strategica si riflette nel rebranding svelato a Parma, dove il nuovo logo introduce una “X” blu pensata per simboleggiare visivamente la giunzione tra il patrimonio storico del marchio e la capacità di investimento del gruppo logistico globale.
La strategia Sonepar: un ecosistema di specialisti
L’espansione di Sonepar Italy nel comparto industriale si sviluppa attraverso un modello organizzativo basato su acquisizioni verticali e iper-specialistiche, rinunciando a un approccio generalista a favore di competenze tecniche dedicate.
Un’architettura societaria che permette di combinare la solidità finanziaria, gli investimenti digitali e la capacità logistica di un gruppo globale che registra un volume d’affari di 33,6 miliardi di euro nel mondo con il radicamento territoriale e la vicinanza tecnica delle singole strutture operative locali.
“Le acquisizioni che definiamo specialistiche, verticali o iperverticali, seguono proprio la strategia di verticalizzazione dell’azienda e di specializzazione del mondo industry. Non possiamo essere in grado da soli di ritenere tutto quello che il mondo Industry ci chiede se non ci parliamo di specialisti”, spiega Lucchetta.
La partnership strategica con Siemens: AI e digitalizzazione democratica
Il coordinamento di queste competenze iper-specialistiche trova il suo principale motore tecnologico nell’alleanza strategica con Siemens, di cui il gruppo opera come Value Added Reseller.
L’accordo ridefinisce i canali di trasferimento tecnologico verso il manifatturiero, focalizzandosi sul superamento del divario digitale che storicamente penalizza le strutture produttive meno dimensionate.
La collaborazione si pone l’obiettivo di rendere accessibili le architetture software d’avanguardia anche alle piccole e medie imprese, traducendo l’alto potenziale dell’innovazione in soluzioni scalabili ed economicamente sostenibili.
“L’intelligenza artificiale nel mondo industriale rappresenta una vera e propria rivoluzione democratica”, spiega Floriano Masoero, Presidente e CEO di Siemens Italia.

“Rispetto ai cicli evolutivi precedenti, questa tecnologia presenta costi di accessibilità decisamente ridotti, offrendo un’opportunità straordinaria anche alle piccole e medie imprese italiane, che fanno dell’innovazione la propria leva competitiva. Per cogliere questo potenziale sono però necessarie due condizioni: l’accesso alle tecnologie e lo sviluppo delle competenze sul territorio. La partnership con Cignoli e Sonepar diventa quindi fondamentale, poiché unisce competenze avanzate e capillarità per supportare le aziende e accelerare la loro trasformazione”, aggiunge.
La democratizzazione tecnologica si traduce in soluzioni applicative destinate a modificare l’operatività quotidiana dell’ingegneria di fabbrica. Il primo pilastro è costituito dall’Industrial AI e, nello specifico, da Eigen, l’Engineering Agent integrato in ambiente TIA Portal.
“Abbiamo appena lanciato Engineering Agent, un agente intelligente che si trova all’interno del nostro TIA Portal, il nostro ambiente di sviluppo dell’automazione industriale”, spiega Masoero.
“Questo strumento permette di avere un vero e proprio agente che sviluppa la tecnologia a supporto degli ingegneri. Se una piccola media impresa ha poche risorse da dedicare all’innovazione, può utilizzare questo agente per demandare dei task, richiedere del codice e sviluppare delle alternative, dedicando così più tempo a fare quello che in Italia sappiamo fare meglio: innovare”, aggiunge.
Il secondo pilastro riguarda l’evoluzione del Digital Twin verso il metaverso industriale, introducendo modelli virtuali caratterizzati da un livello di fotorealismo e accuratezza grafica senza precedenti.
“Con un click portiamo il digital twin all’interno del metaverso industriale. Questo permette di simulare e utilizzare la tecnologia con una qualità fotorealistica che non ha precedenti, consentendo alle imprese di sviluppare nuovi servizi, di innovare e di esportare queste soluzioni”, aggiunge Masoero.
Il nuovo paradigma: prima la soluzione, poi il prodotto
Il superamento del divario digitale e l’introduzione delle architetture software d’avanguardia descritte richiedono un’inversione logica nell’approccio al mercato, modificando i criteri di interazione tra l’impresa e il partner tecnologico.
Il modello operativo abbandona la tradizionale dinamica transazionale basata sulla mera selezione a catalogo di componenti hardware. Il punto di partenza del confronto tecnico non è più l’identificazione del singolo prodotto, ma l’analisi analitica delle specifiche esigenze applicative e di processo manifestate dal costruttore o dall’utilizzatore. Solo in seguito a questa fase di scomposizione della complessità vengono individuate e integrate le tecnologie più idonee a comporre l’architettura finale.
“Dobbiamo cambiare il paradigma dell’offerta sul mercato”, spiega Lucchetta. “Questo significa che la tendenza è quella di essere sempre meno un distributore di materiale elettrico e sempre più un solution provider per i nostri clienti. Noi lo chiamiamo Automation Ecosystem, ovvero la capacità di partire da una soluzione per il cliente vendendo i prodotti che servono per soddisfare una specifica esigenza, sia che si tratti di un costruttore di quadri, con tutto quello che finisce all’interno del quadro, sia che si tratti di un costruttore di macchine per ciò che riguarda il bordo macchina”.
Questo schema ingegneristico si focalizza sull’applicazione di competenze verticali profonde, necessarie per governare l’interazione tra i diversi livelli dell’automazione di fabbrica.
L’attività tecnica si concentra in modo specifico sulla progettazione e l’ottimizzazione di quadri di automazione, sistemi di bordo macchina e soluzioni per il motion control, espandendosi verso lo sviluppo di isole robotiche e la strutturazione di reti di comunicazione industriale.
L’obiettivo di questo metodo è assicurare che l’infrastruttura sia concepita fin dall’inizio come un sistema integrato, permettendo all’hardware di dialogare in modo nativo con i flussi di dati e con i livelli software superiori.
Dati, manutenzione predittiva ed efficienza energetica
L’integrazione delle tecnologie digitali e l’inversione del paradigma progettuale aprono la strada a una gestione evoluta della fabbrica, dove il valore si sposta progressivamente dall’hardware alla valorizzazione dei flussi informativi generati dagli impianti.
“Le macchine che equipaggiano i sistemi di automazione producono potenzialmente fino a 1 Terabyte di dati all’ora”, spiega Lucchetta.
“Questi Big Data servono a migliorare le produzioni, rendere i processi più efficienti e abilitare strategie di manutenzione predittiva attraverso una valutazione precisa di come lavorano gli impianti. Tutto questo permette di aiutare gli operatori a interagire con le macchine, spostandoli sempre meno sulla linea e sempre più dietro alla scrivania, andando oltre la mera distribuzione di materiale elettrico e richiedendo competenze forti per affrontare nuove tecnologie come il digital twin o il cloud”, aggiunge.
Il monitoraggio continuo dei flussi di fabbrica si collega in modo diretto al tema della sostenibilità energetica, poiché i volumi informativi e i sistemi di calcolo richiedono un’infrastruttura di supporto efficiente.
La combinazione tra automazione digitale, algoritmi di ottimizzazione e infrastrutture di alimentazione da fonti rinnovabili permette di superare la logica del risparmio passivo per muoversi verso la configurazione di edifici industriali autonomi e intelligenti.
L’infrastruttura è così in grado di adattarsi attivamente alle condizioni climatiche e di interfacciarsi con reti elettriche evolute, ottimizzando i consumi vettoriali e integrando in un unico modello operativo la competitività economica, l’efficienza produttiva e la transizione green.
“La potenza necessaria per alimentare queste nuove tecnologie e gli agenti intelligenti deve provenire da energia green e rinnovabile, lavorando per avere edifici industriali sempre più efficienti che si adattano al clima”, aggiunge Masoero.
“L’obiettivo è disporre di building intelligenti e autonomi, alimentati da reti elettriche capaci di ottimizzare l’utilizzo dell’energia. In questo modo si chiude il cerchio, fornendo una consulenza a 360 gradi che unisce innovazione digitale, automazione ed efficienza energetica per aumentare la competitività del Paese”, conclude.










