La presentazione dell’ultima edizione dell’Osservatorio ANIE Automazione sull’industria italiana dell’Automazione è stata l’occasione per incrociare lo stato di salute del settore con la “consistenza” delle aziende del Made in Italy, fino a redigerne una classifica. Le prime venti aziende a matrice italiana, da Bonfiglioli a Reer, compongono una mappa nella quale un quarto delle posizioni è ormai a controllo estero.
Complessivamente le 20 aziende considerate rappresentano un nucleo da oltre 5,4 miliardi di euro di ricavi aggregati che, se allargato a OEM e settori adiacenti, arriva a superare i 20 miliardi, a rappresentare un ecosistema concentrato prevalentemente nella zona della pianura padana, strategica per la competitività nazionale.
Indice degli argomenti
Il mercato dell’Automazione in Italia
L’ultimo Osservatorio ANIE Automazione fotografa un settore dell’automazione italiana che ha ormai assorbito le anomalie generate dal biennio post-pandemico. Il 2025 si è chiuso con una crescita del fatturato interno del 3%, a fronte di vendite estere in calo del 3,5% (qui l’approfondimento).
Il dato aggregato nasconde però dinamiche molto differenziate tra tecnologie e mercati, mentre il sentiment delle imprese resta improntato alla prudenza. In questo contesto, la classifica delle 20 principali aziende italiane dell’Automazione rappresenta una mappa della capacità competitiva nazionale di fronte a quattro grandi trasformazioni: digitalizzazione, cybersecurity, intelligenza artificiale e polarizzazione tecnologica.
I dati ANIE Automazione evidenziano infatti una crescita sostenuta del wireless industriale (+36,6%), del networking industriale (+13,7%) e dei sistemi SCADA (+8%), mentre arretrano azionamenti (-3,2%), HMI (-2,6%) e RFID industriale (-13,4%). Il mercato premia le tecnologie che generano dati, aumentano la connettività e abilitano funzioni avanzate di monitoraggio e controllo. In questo scenario, AI, machine learning ed edge computing stanno progressivamente entrando nelle architetture industriali attraverso applicazioni di manutenzione predittiva, visione artificiale, ottimizzazione energetica e supporto decisionale, rafforzando il valore strategico dei prodotti digitali.
Nella classifica delle top 20 dell’Automazione esposta di seguito questa traiettoria è già molto visibile nei portafogli edge e di visione di Seco, Datalogic, Eurotech ed Exor e, sul fronte degli azionamenti intelligenti, di Bonfiglioli.
Intanto il quadro normativo europeo sta ridefinendo le regole del gioco. NIS2 e Cyber Resilience Act introducono requisiti stringenti di sicurezza “by design”, gestione delle vulnerabilità e tracciabilità software. PLC, gateway industriali, sistemi SCADA e software embedded sono stati classificati come prodotti “importanti” dal Regolamento di esecuzione (UE) 2025/2392. Per le aziende del settore si tratta al tempo stesso di un costo di conformità e di un’opportunità competitiva sui mercati internazionali.
Anche la geografia industriale mantiene un ruolo centrale. Il Nord Est genera il 47% del fatturato dell’automazione italiana e il Nord Ovest il 37%, concentrando competenze, filiere, clienti e centri di ricerca. Da Bologna a Bergamo, da Brescia a Venezia, la distribuzione delle aziende conferma che l’automazione italiana resta uno dei principali asset tecnologici del manifatturiero padano.
Quali aziende di Automazione sono realmente italiane?
C’è però da trattare il tema degli assetti proprietari. Cinque delle venti aziende in classifica, ovvero Comau, Lafert, Duplomatic, Asem e Carlo Gavazzi, sono ormai a controllo estero.
Si tratta di un quarto del campione, passato di mano tra il 2018 e il 2025 verso acquirenti statunitensi, giapponesi e svizzeri. È la doppia faccia dell’attrattività, che da un lato conferma il valore tecnologico della manifattura italiana e dall’altro ne erode il presidio decisionale.
La classifica del Made In Italy che segue va quindi letta oltre la dimensione economica. In un mercato che guarda al 2026 con visibilità limitata, la capacità di integrare software, connettività, cybersecurity e intelligenza artificiale sarà sempre più il fattore distintivo della competitività industriale.
Nella classifica i casi di aziende a controllo estero sono segnalati con il simbolo ✱.
La Top 20 dell’Automazione in Italia: perimetro e criteri
Questa classifica è stata costruita considerando un perimetro che comprende i costruttori di componenti e sistemi per l’automazione industriale (robotica, azionamenti, pneumatica, sensoristica, sicurezza macchina, embedded computing e software industriale) con baricentro operativo, produttivo e di R&D in Italia, indipendentemente dall’assetto proprietario attuale.
Sono invece esclusi i costruttori di macchine automatiche e i player di settori adiacenti, trattati nella sezione finale.
I fatturati sono stime 2025 elaborate su fonti pubbliche, bilanci e dati settoriali, arrotondate e non ufficiali.
L’inclusione di aziende attive in segmenti non monitorati direttamente dall’Osservatorio ANIE Automazione, come l’embedded computing, risponde al criterio di rilevanza infrastrutturale per la digitalizzazione del manifatturiero.
La classifica delle aziende italiane di Automazione
Più che una graduatoria per fatturato, quella che segue è una fotografia delle competenze tecnologiche che sostengono la competitività del manifatturiero nazionale.
Accanto a gruppi storici come Bonfiglioli, Camozzi e Datalogic trovano spazio realtà specializzate nell’IIoT, nell’edge computing e nelle piattaforme digitali, a conferma di una progressiva convergenza tra automazione, software e intelligenza artificiale. Le schede delle singole aziende evidenziano dimensioni, specializzazioni e posizionamento competitivo dei principali protagonisti di un settore sempre più orientato alla connettività, ai dati e alla cybersecurity.
Una nota prima delle schede: con circa 30 milioni di fatturato, Esautomotion (Carpi) occuperebbe la ventunesima posizione, e l’esclusione è di quelle che dispiacciono dal momento che i suoi CNC restano l’unica alternativa italiana tecnologicamente credibile in un segmento dominato da Fanuc, Mitsubishi Electric, Siemens e Bosch Rexroth.
| Pos. | Azienda | Specializzazione | M€ (stima 2025) | Sede HQ |
| 1 | Bonfiglioli | Riduttori, inverter, servomotori | 1.300 | Bologna |
| 2 | Comau ✱ | Robotica industriale, assemblaggio | 1.100 | Torino |
| 3 | Camozzi Group | Pneumatica, meccatronica, valvole | 592 | Brescia |
| 4 | Datalogic | Visione, identificazione, sensori | 575 | Bologna |
| 5 | Metal Work | Componenti pneumatici | 271 | Brescia |
| 6 | Seco | Embedded computing, IIoT, HMI | 198 | Arezzo |
| 7 | Finder | Relè e componentistica | 180 | Almese (TO) |
| 8 | Lafert Group ✱ | Motori ad alta efficienza | 165 | San Donà di Piave (VE) |
| 9 | Duplomatic MS ✱ | Oleodinamica e controllo | 162 | Parabiago (MI) |
| 10 | Lovato Electric | Elettrotecnica, protezione motori | 153 | Bergamo |
| 11 | Gefran | Sensori, azionamenti, termoregolazione | 139 | Brescia |
| 12 | Pneumax | Pneumatica e manipolazione | 130 | Bergamo |
| 13 | Motovario | Riduttori, motoriduttori, variatori | 100 | Formigine (MO) |
| 14 | Asem ✱ | PC industriali, HMI, gateway IoT | 72 | Artegna (UD) |
| 15 | Pizzato Elettrica | Dispositivi di sicurezza, finecorsa | 65 | Marostica (VI) |
| 16 | Eurotech | Edge computing, IIoT, embedded | 58 | Amaro (UD) |
| 17 | Exor International | HMI, IIoT, Corvina OS | 58 | Verona |
| 18 | Carlo Gavazzi Controls ✱ | Componenti e monitoraggio | 54 | Milano |
| 19 | ETA | Carpenteria per quadri di automazione | 48 | Canzo (CO) |
| 20 | Reer | Sicurezza macchine | 37 | Torino |
1. Bonfiglioli — Riduttori, inverter, servomotori | ~1.300 M€
Bonfiglioli è il più grande player italiano dell’automazione industriale in senso stretto, con un portafoglio che copre riduttori per ogni applicazione, azionamenti a frequenza variabile e servomotori. La sua architettura industriale è integrata verticalmente e distribuita globalmente, con oltre 80 stabilimenti e uffici in più di 50 paesi. Il fatturato stimato per il 2025, intorno a 1,3 miliardi di euro, la posiziona nettamente sopra qualsiasi concorrente domestico. Il focus strategico degli ultimi anni su efficienza energetica, integrazione con bus di campo aperti, soluzioni per rinnovabili e material handling ne rispecchia il posizionamento nel segmento a maggiore crescita strutturale. L’Osservatorio ANIE segnala che il gruppo dei riduttori chiude il 2025 con un +3,9% interno: un risultato in linea con il momentum di Bonfiglioli.
2. Comau ✱ — Robotica industriale, linee di assemblaggio | ~1.100 M€
Comau è un caso inevitabile in qualsiasi classifica sull’automazione italiana, ma l’asterisco è obbligatorio: da gennaio 2025 la maggioranza è detenuta da One Equity Partners, fondo statunitense di private equity che ha rilevato la quota di controllo da Stellantis (rimasta azionista di ‘minoranza attiva). Operativamente l’azienda resta italiana con sede a Torino, R&D e manifattura concentrate nel Paese, ma il controllo proprietario è a New York. Il core è la robotica industriale pesante e l’ingegneria di sistemi per l’assemblaggio automotive e non. Il fatturato stimato attorno a 1,1 miliardi di euro la colloca al secondo posto, e la transizione strategica in corso verso applicazioni collaborative, wearable robotics e soluzioni per l’elettrificazione dei veicoli ne fa uno degli hub tecnologici più interessanti del manifatturiero europeo.
3. Camozzi Group — Pneumatica, meccatronica, valvole | ~592 M€
Pneumatica, meccatronica, valvole: nessun gruppo italiano del settore ha la taglia di Camozzi, né una diversificazione che abbraccia componenti per macchine tessili, automazione medicale e strumentazione scientifica. La struttura multi-divisionale (Automation, Machine Tools, Digital Health) le conferisce una resilienza settoriale che poche aziende della stessa taglia possono vantare. Il dato di fatturato di circa 592 milioni è solido, ma la vera cifra distintiva è la profondità di integrazione verticale: Camozzi progetta e produce internamente cilindri, valvole, sensori e attuatori, controllando la catena del valore in modo raro nel panorama italiano.
4. Datalogic — Sensori, visione artificiale, laser industriale | ~575 M€
Datalogic, come altre 3 aziende di questa lista, è quotata in Borsa (Euronext Milan), il che le conferisce una trasparenza contabile non comune nel comparto. Il suo posizionamento nella sensoristica industriale, nei sistemi di visione e nelle soluzioni per l’identificazione automatica (lettura codici, RFID) la mette al crocevia di due delle tendenze più robuste nell’automazione: l’ascesa del machine vision e la crescita della logistica automatizzata. I dati ANIE indicano che i sistemi di visione sono tra i segmenti in crescita strutturale, trainati dall’e-commerce e dalla qualità di processo. Datalogic presidia questo spazio con una presenza commerciale in oltre 100 paesi.
5. Metal Work — Componenti pneumatici industriali | ~271 M€
Brescia, impresa familiare, quasi completamente orientata all’export. Metal Work è uno dei casi più interessanti di specializzazione stretta ed efficace nel panorama dell’automazione italiana: produce esclusivamente componenti pneumatici (valvole, cilindri, isole di valvole, raccorderia) e li vende attraverso una rete distributiva capillare in Europa e Asia. Con circa 271 milioni di fatturato e una forza lavoro di oltre 1.500 persone, dimostra che la focalizzazione tecnologica non è un limite ma una leva competitiva quando accompagnata da qualità di prodotto elevata e reattività al mercato.
6. Seco — Embedded computing, IoT industriale, HMI | ~198 M€
Seco è la realtà italiana di riferimento nell’embedded computing industriale, segmento che l’Osservatorio ANIE non segue direttamente ma infrastrutturale per la digitalizzazione del manifatturiero. Il suo portafoglio spazia dai moduli COM (Computer-on-Module) ai gateway IIoT, dalle HMI ruggedizzate alle piattaforme edge per applicazioni AI embedded. Con circa 198 milioni di fatturato e una struttura R&D significativa, Seco è uno dei pochi player italiani che competono direttamente con i grandi nomi del computing industriale globale. L’azienda ha rafforzato negli ultimi anni la componente software e di connectivity management, un’evoluzione che sposta una quota crescente dei ricavi su software e servizi ricorrenti.
7. Finder — Relè, temporizzatori, componentistica | ~180 M€
Finder è il caso paradigmatico dell’azienda italiana di componentistica elettrica che ha costruito un brand globale su un prodotto apparentemente semplice. I relè Finder sono presenti in quadri elettrici di tutto il mondo, distribuiti attraverso una rete capillare che copre oltre 80 paesi. Con circa 180 milioni di fatturato, l’azienda fa della penetrazione di mercato e della riconoscibilità presso i progettisti di impianti i suoi punti di forza fuori dal comune. Il segmento dei relè non è tra quelli a più alto tasso di crescita secondo ANIE, ma la solidità e la marginalità di un brand dominante compensano ampiamente la maturità del prodotto.
8. Lafert Group ✱ — Motori elettrici ad alta efficienza | ~165 M€
Lafert è parte di Sumitomo Heavy Industries dal 2018: proprietà giapponese, sede e produzione principale a San Donà di Piave (Venezia), con sei siti produttivi tra Italia, Slovenia e Cina. L’asterisco segnala un cambio di controllo consolidato da anni ma spesso sottovalutato nel dibattito sulla manifattura italiana. Il focus sui motori ad alta efficienza energetica (IE3, IE4, IE5) la posiziona favorevolmente rispetto alle pressioni regolamentari europee che spingono verso la sostituzione del parco motori installato. Il 2025 ha tuttavia portato tensioni industriali significative come la chiusura dello stabilimento di Fusignano. È stato tuttavia attivato un piano industriale 2025-2028 che punta a una crescita del fatturato a doppia cifra entro il 2028, basata sull’integrazione motore-drive e sullo sviluppo di soluzioni più intelligenti per l’automazione industriale.
9. Duplomatic MS ✱ — Oleodinamica e sistemi di controllo | ~162 M€
Duplomatic Motion Solutions è parte di Daikin Industries Ltd. (Giappone) dal luglio 2022, ennesimo caso di brand industriale italiano a controllo extraeuropeo, con sede e produzione principale a Parabiago (Milano). Il core è nelle valvole proporzionali e servovalvole – componenti ad alta precisione con applicazioni in presse industriali, macchine per lavorazione dei metalli e veicoli speciali – completato dai brand Hydreco (applicazioni mobili) e Continental Hydraulics (Nord America). Con circa 162 milioni di fatturato, Duplomatic presidia una nicchia tecnologica che genera margini e barriere all’ingresso significative. L’appartenenza a un gruppo globale come Daikin le garantisce accesso a risorse R&D e mercati difficilmente raggiungibili come azienda indipendente.
10. Lovato Electric — Elettrotecnica e protezione motori | ~153 M€
Lovato Electric, azienda con oltre 100 anni di storia, produce componenti elettrotecnici per la protezione e il controllo dei motori (interruttori, contattori, relè termici, avviatori) con una presenza commerciale in oltre 80 paesi. Con circa 153 milioni di fatturato è un player mid-size nella sua categoria, ma la profondità di gamma e la capacità di risposta al mercato ne fanno un riferimento per i progettisti di quadri elettrici industriali. La dinamica del settore, forte della sostituzione del parco installato per conformità alle normative sull’efficienza e la sicurezza macchine, mantiene una domanda strutturale che sostiene il business.
11. Gefran — Sensori, azionamenti, termoregolatori | ~139 M€
Anche Gefran, azienda bresciana a controllo familiare, è quotata in Borsa (Euronext Milan), con gli obblighi informativi che ne fanno una delle realtà più leggibili del mid-size di settore. Il suo portafoglio è trasversale ma coerente: sensori di posizione e pressione, azionamenti per macchine plastiche e presse, sistemi di termoregolazione per processi industriali. Con circa 139 milioni di fatturato e forte orientamento all’export, opera in un perimetro tecnologico in cui la componente di automazione di processo e di misura industriale si sovrappone con il segmento dei sensori intelligenti (uno dei più dinamici secondo i dati ANIE). I costruttori di macchine per materie plastiche sono tra i clienti finali con domanda più regolare.
12. Pneumax — Componenti pneumatici e manipolazione | ~130 M€
Pneumax è un player internazionale della pneumatica industriale con base a Bergamo con un posizionamento complementare a Metal Work: valvole, cilindri, isole di valvole, sistemi di manipolazione e soluzioni integrate per l’automazione delle macchine. Controllo familiare, forte presenza commerciale diretta in Europa con filiali proprie. La capacità di coniugare presenza sul mercato, visibilità del brand e contributo al confronto sui temi dell’innovazione industriale evidenzia un posizionamento attivo nella comunicazione di settore, oltre che nel presidio tecnologico. Con circa 130 milioni di fatturato è tra le aziende della classifica con il miglior equilibrio tra dimensione e profondità di specializzazione.
13. Motovario — Riduttori, motoriduttori, variatori | ~100 M€
Motovario progetta e produce riduttori, motoriduttori e variatori di velocità per applicazioni industriali che spaziano dal material handling al packaging, dalle macchine alimentari agli impianti di sollevamento. L’andamento del fatturato (circa 100 milioni) rispecchia fedelmente la dinamica del segmento: i riduttori industriali hanno subito nel 2024 una contrazione significativa legata al rallentamento degli investimenti in macchinari industriali, prima di recuperare parzialmente nel 2025. Il confronto con Bonfiglioli che produce riduttori per un mercato parzialmente sovrapponibile è inevitabile, ma i posizionamenti sono distinti: Bonfiglioli presidia la fascia alta con integrazione drive e servosistemi, Motovario compete sulla fascia mid-range con profondità di gamma e capillarità distributiva in Europa.
14. Asem ✱ — PC industriali, HMI, gateway IoT | ~72 M€
Asem è il riferimento italiano nel segmento dei PC industriali e delle HMI rugged per il mercato OEM, ma dal 2020 fa parte di Rockwell Automation (NYSE: ROK). La famiglia fondatrice Guerra ha ceduto la totalità delle quote alla multinazionale statunitense, che ha integrato Asem nella divisione Architecture & Software. Operativamente l’azienda resta friulana con sede ad Artegna (Udine), R&D e produzione nel sito originario, ma il controllo proprietario è a Milwaukee. L’acquisizione è stata strategica per Rockwell, che ha individuato in Asem “il fornitore ideale per i costruttori di macchine europei che operano nel mercato nordamericano”: una validazione che conferma il posizionamento tecnologico dell’azienda ben oltre le sue dimensioni. Il business è principalmente orientato agli OEM, che richiedono personalizzazione hardware, supporto tecnico prolungato e cicli di vita misurati in anni. La componente gateway IoT è in crescita, coerentemente con la direzione del mercato indicata dall’Osservatorio ANIE.
15. Pizzato Elettrica — Dispositivi di sicurezza e finecorsa | ~65 M€
Marostica (Vicenza), controllo familiare, zero debito bancario, 370 dipendenti circa e una marginalità tra le più alte dell’intera classifica. Pizzato Elettrica progetta e produce interruttori di posizione, dispositivi di sicurezza per ripari mobili, interruttori a fune, moduli e sensori di sicurezza, con un’integrazione verticale quasi totale nel sito vicentino che va dallo stampaggio delle materie plastiche alla tranciatura dei contatti. Dopo il picco 2022-2023 oltre i 73 milioni, il fatturato si è assestato su livelli stimabili intorno ai 65 milioni, in un mercato della componentistica di sicurezza meno ciclico della media. Con Reer compone il presidio italiano nella machine safety, confrontandosi con Schmersal, Euchner e Pilz su un terreno dove certificazioni e norme di sicurezza funzionale costituiscono barriere all’ingresso strutturali.
16. Eurotech — Edge computing, IIoT, embedded | ~58 M€
Eurotech è il caso più puro di azienda italiana nell’edge computing industriale. Quotata in Borsa (Euronext Milan), con sede ad Amaro (Udine), sviluppa piattaforme hardware e software per l’IIoT con un approccio che integra moduli embedded, gateway e middleware (Everyware Software Framework, basato su OSGi). Con circa 58 milioni di fatturato è tra le più piccole aziende quotate della classifica, ma il suo posizionamento in un segmento ad alta crescita strutturale come quello di edge AI, connected devices e digital twin infrastructure ne giustifica la presenza. I dati ANIE sul wireless industriale (+36,6%) e sul networking (+13,7%) indicano esattamente la direzione in cui Eurotech è posizionata.
17. Exor International — HMI, IIoT, PC industriali (Corvina OS) | ~58 M€
Exor International (San Giovanni Lupatoto, Verona) è uno dei player italiani più interessanti nella convergenza OT/IT: la sua piattaforma Corvina è un sistema operativo industriale aperto che consente la gestione remota di dispositivi edge, la raccolta dati e l’integrazione cloud in ambienti di automazione eterogenei. Azienda indipendente a controllo italiano fondata nel 1971, Exor International è stabilmente focalizzata su HMI, IPC e gateway industriali con R&D e produzione concentrate in Italia. Con circa 58 milioni di fatturato e 150 dipendenti distribuiti tra Italia, Germania, USA e India, la differenziazione competitiva risiede nella piattaforma software e nell’ecosistema di connessione: un posizionamento che la avvicina alla logica delle più evolute piattaforme IIoT.
18. Carlo Gavazzi Controls ✱ — Componenti elettronici e monitoraggio | ~54 M€
Carlo Gavazzi è tecnicamente un’azienda di origine italiana fondata a Milano nel 1931, seppure sotto controllo svizzero (Carlo Gavazzi Holding AG, quotata alla Borsa svizzera). La collocazione in classifica riflette la continuità del brand, della base produttiva e della rete commerciale in Italia, ma l’asterisco è formalmente appropriato per l’assetto proprietario. Il portafoglio copre relè a stato solido, sensori di prossimità e fotoelettrici, sistemi di monitoraggio energetico e componenti per building automation. Parliamo di tecnologie mature con applicazioni crescenti nell’ambito dell’efficienza energetica e della smart factory. Con circa 54 milioni di fatturato è un player di nicchia con forte riconoscibilità di brand.
19. ETA — Carpenteria per quadri e automazione | ~48 M€
ETA è un caso di eccellenza italiana in un segmento poco visibile. Con sede a Canzo (Como) e circa 48 milioni di fatturato, produce enclosure, accessori e sistemi di cablaggio per quadristi e sistemisti di automazione. La domanda è direttamente correlata all’attività di installazione e manutenzione degli impianti industriali, un mercato che l’Osservatorio ANIE non segue come voce separata ma che è infrastrutturale per tutto il comparto. La concorrenza principale è Rittal (Friedhelm Loh Group, Germania) e Schneider Electric, che operano su scala globale. ETA compete sulla flessibilità e sulla prossimità al mercato italiano e centro-europeo.
20. Reer — Sensori e barriere di sicurezza industriale | ~37 M€
Reer (Torino) è il principale produttore italiano di dispositivi di sicurezza per macchine e impianti industriali: barriere fotoelettriche di sicurezza, scanner laser, sensori di sicurezza, controllori logici di sicurezza. Con Pizzato Elettrica forma il presidio domestico che compete direttamente con i grandi nomi globali della machine safety (Sick, Pilz, Schmersal, Rockwell). Con circa 37 milioni di fatturato ha dimensioni contenute rispetto ai leader internazionali, ma il suo posizionamento in un segmento iper-regolamentato, dove la Machinery Regulation UE 2023/1230 (applicabile da gennaio 2027) e le norme di sicurezza funzionale (IEC 62061, ISO 13849) costituiscono barriere all’ingresso reali, le garantisce una base clienti fidelizzata e margini difendibili.
✱ Proprietà non più a maggioranza italiana: Comau (One Equity Partners, USA, da gennaio 2025), Lafert Group (Sumitomo Heavy Industries, Giappone, dal 2018), Duplomatic MS (Daikin Industries, Giappone, dal luglio 2022), Asem (Rockwell Automation, USA, dal 2020). Per Carlo Gavazzi Controls il controllo è svizzero (Carlo Gavazzi Holding AG) pur con origine e operatività prevalentemente italiana.
L’ecosistema allargato: OEM e settori adiacenti
La top 20 dei componentisti e sistemisti dell’automazione non è un’isola. Due universi contigui ne condizionano le prospettive e ne amplificano il perimetro competitivo complessivo, quello dei costruttori di impianti, linee e macchine automatiche (OEM) e i player di settori industriali adiacenti.
I costruttori di macchine
I costruttori di impianti, linee di produzione e macchine automatiche rappresentano il primo e più diretto anello a valle. Oltre il 60% del fatturato dell’automazione industriale italiana transita attraverso di loro, il che trasforma IMA, Coesia, SACMI e i loro omologhi in clienti strutturali, oltre che amplificatori di domanda o di contrazione. Coesia (~2.150 M€) e IMA Group (~2.100 M€) sono le due punte di diamante di un comparto che include SACMI (~1.500 M€, impianti per ceramica e beverage), SCM Group (~950 M€, lavorazione del legno) e Marchesini Group (~850 M€, confezionamento farmaceutico). Questi gruppi sono costruttori di macchine nel senso più completo: integrano componenti di automazione (azionamenti, PLC, sistemi di visione, sensori, motion control) in impianti chiavi in mano per industrie ad alta automazione come pharma, food, packaging e ceramica. La loro competitività è inseparabile dalla qualità dei componenti che incorporano, e molti dei nomi della top 20 sono fornitori diretti o indiretti di questa filiera. Salvagnini (~500 M€, lavorazione lamiera), Marposs (~400 M€, misura in processo) e Prima Industrie (~300 M€, macchine laser) completano un quadro in cui l’Italia detiene posizioni di eccellenza globale riconosciuta, particolarmente in pharma packaging e macchine per il food. Il PNRR, nella sua fase conclusiva, ha sostenuto gli investimenti in macchinari nel 2025; il venir meno di questo impulso nel 2026 è un rischio concreto, parzialmente compensato dalla reintroduzione dell’iperammortamento.
Le altre tecnologie abilitanti
I settori industriali adiacenti costituiscono invece una sorta di secondo cerchio: aziende che operano in segmenti contigui all’automazione (oleodinamica avanzata, componentistica elettrica per infrastrutture, building automation, controllo elettronico per HVAC) e che condividono tecnologie, canali distributivi e clienti con i player della classifica principale. Interpump Group (~2.070 M€) è il più grande: oleodinamica e pompe ad alta pressione, con una diversificazione geografica e applicativa che lo rende uno dei più solidi industrial conglomerate italiani. Comer Industries (~894 M€) presidia le trasmissioni per applicazioni off-highway, un segmento che incorpora crescenti dosi di elettronica di controllo. Gewiss (~820 M€) e FAAC Group (~698 M€) operano rispettivamente nella componentistica elettrica per quadri e infrastrutture e nell’automazione degli accessi, ovvero building automation in senso lato. Carel Industries (~629 M€) è il caso forse più interessante per sovrapposizione con l’automazione industriale. I suoi controllori elettronici per HVAC/R e processo industriale condividono architettura hardware e logica software con i prodotti IIoT dell’automazione di fabbrica, e la sua capacità di gestione remota degli impianti la avvicina sempre più al perimetro dell’Industria 4.0. Technoprobe (~543 M€), specializzata nelle probe card per test dei semiconduttori, è tecnicamente fuori dall’automazione industriale ma rappresenta un caso di eccellenza manifatturiera italiana in un segmento di alta tecnologia con domanda strutturalmente trainata dalla crescita dei chip.
La lettura congiunta di componentisti e sistemisti, OEM e settori adiacenti restituisce un quadro più accurato della reale dimensione dell’industria italiana dell’automazione in senso allargato: un ecosistema che supera complessivamente i 20 miliardi di euro di fatturato aggregato stimato, con una proiezione internazionale significativa e una concentrazione di competenze manifatturiere che non ha equivalenti in Europa al di fuori della Germania.
Questo articolo è stato pubblicato come anteprima digitale di quello che sarà pubblicato sul numero di settembre 2026 della rivista Automation Technology (Editoriale Delfino). Si ringraziano Autore ed Editore per la condivisione.







