Il comparto italiano dell’automazione industriale ha chiuso il 2025 con una crescita superiore a quella del PIL, ma i numeri dell’Osservatorio dell’Industria Italiana dell’Automazione di ANIE Automazione – presentati dal presidente Andrea Bianchi il 26 maggio a Parma in occasione dell’inaugurazione di SPS Italia – fotografano un comparto che viaggia a velocità molto diverse.
Nell’insieme i dati registrano una fase di sostanziale riequilibrio dopo un 2024 segnato da una contrazione eccezionale del 27%, riconducibile prevalentemente alla normalizzazione delle scorte lungo la filiera piuttosto che a una crisi strutturale della domanda.
Il fatturato supera i 6 miliardi di euro. Il mercato interno registra un incremento del 3% circa a valori correnti, mentre le vendite sui mercati esteri hanno registrato una flessione del 3,5% nella media dell’anno.
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Le tecnologie che crescono e quelle che arretrano
L’analisi per segmento mostra una forte polarizzazione tra le tecnologie digitali, in forte espansione, e la componentistica più tradizionale. Il dato più eclatante riguarda il wireless industriale per applicazioni di fabbrica, che ha registrato una crescita del +36,6% – un segnale di accelerazione nella diffusione delle architetture di connettività senza fili negli ambienti produttivi. La crescita del wireless rientra nel generale trend positivo registrato dal networking industriale con +13,7%. Cresce anche lo SCADA (+8,0%) in linea con la tendenza alla digitalizzazione dei processi di controllo e supervisione.
In territorio positivo anche gli encoder rotativi (+5,4%), i riduttori (+3,9%), i sistemi IPC (+1,4%), i PLC-I/O (+1,8%) e i quadri bordo macchina (+1,8%).
Sul fronte negativo si segnalano invece gli azionamenti (-3,2%), i motori brushless (-1,3%), gli HMI (-2,6%) e soprattutto il comparto RFID industriale, che ha subito una flessione del -13,4%. Una dinamica che l’Osservatorio legge come espressione di un mercato ancora in fase di consolidamento, dove la domanda per componenti con un ciclo di rinnovo più lungo risente dell’incertezza sugli investimenti.

“L’incertezza rimane la cifra distintiva dell’attuale contesto”, ha dichiarato Andrea Bianchi, presidente di ANIE Automazione, sottolineando come le prospettive per il 2026 “rimangono di complessa lettura e con una visibilità limitata”.
Pur riconoscendo che molti analisti convergono “su uno scenario di debole stabilità, in sostanziale continuità con i primi mesi dell’anno in corso”, Bianchi ha anche posto l’accento sulle implicazioni della nuova normativa dell’iperammortamento 2026-2028: “L’esclusione delle soluzioni software ‘as a service’ dagli investimenti agevolabili segna un cambio di impostazione rispetto all’evoluzione dei modelli digitali”.

Meccanica e alimentare i principali mercati, il Nord est ancora dominante
Sul fronte della domanda per settore di sbocco, la meccanica si conferma il principale mercato di destinazione con il 16% del fatturato interno sul canale diretto, seguita dall’alimentare (11%) e dal packaging (9%).
La logistica e il material handling pesano per il 7%, mentre metallurgia e siderurgia e componenti elettronici si attestano entrambi al 6%. La concentrazione geografica della produzione conferma il primato del Nord Est con il 47% del fatturato (di cui il 24% in Emilia Romagna) e del Nord Ovest con il 37% (Lombardia al 28%), mentre Centro, Sud e Isole pesano rispettivamente per il 13% e il 3%.
Sul fronte dell’export la Germania si conferma primo mercato con il 14,4% delle esportazioni (in calo rispetto al 17% del 2024), seguita dagli Stati Uniti stabile all’11,8% e dalla Francia all’8,2%. Degna di nota la crescita di Taiwan, che sale al 4,1% dal 2,4% del 2023, e dell’Asia in generale, passata al 23,5% del totale esportazioni rispetto al 19,4% del 2024, con progressi sia nell’area centro-orientale che nel sud-est asiatico e nel Medio Oriente.

Sul versante della domanda, l’Osservatorio sulle imprese acquirenti – condotto da ANIE Automazione in collaborazione con Format Research su un campione di 800 imprese – segnala nel secondo semestre del 2025 un leggero peggioramento congiunturale: l’indicatore sull’andamento economico generale è sceso a 46 (da 50 del primo semestre), con le previsioni per il primo semestre 2026 in ulteriore flessione a 44. Il 57,3% delle imprese segnala difficoltà nel reperimento di personale specializzato – dato in lieve aumento rispetto al 55% del semestre precedente.
Nonostante la cautela oltre il 72% delle imprese ha effettuato investimenti in intelligenza artificiale negli ultimi due anni, e la AI risulta già un driver per il 54% del campione. Le applicazioni riguardano soprattutto automazione e robotica, manutenzione predittiva e analisi dei dati a supporto delle decisioni. La servitizzazione avanza: il 61,4% delle imprese offre già servizi associati al prodotto, principalmente assistenza continua e manutenzione preventiva.
Il Cyber Resilience Act ridisegna le regole del mercato
L’edizione 2026 dell’Osservatorio dedica un focus specifico all’impatto del Cyber Resilience Act (CRA) sul settore dell’automazione industriale. Il regolamento UE, adottato definitivamente nel 2024 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale a novembre dello stesso anno, stabilisce per la prima volta requisiti di sicurezza informatica obbligatori per tutti i prodotti digitali – hardware e software – che possono connettersi a una rete. La piena applicabilità è prevista entro dicembre 2027, ma alcune scadenze intermedie sono già operative: dal 11 settembre 2026 scatterà l’obbligo di notifica delle vulnerabilità attivamente sfruttate ai sensi dell’art. 14.
Per il settore dell’automazione il CRA non è un adempimento di perimetro limitato. PLC, sistemi SCADA, gateway industriali e software OT rientrano spesso nella categoria dei prodotti “importanti” ai sensi del Commission Implementing Regulation (EU) 2025/2392, con conseguenti obblighi di valutazione della conformità più stringenti. I produttori sono tenuti a integrare la sicurezza fin dalla progettazione, a gestire le vulnerabilità per l’intero ciclo di vita e a predisporre aggiornamenti regolari. Gli operatori industriali, pur non essendo direttamente responsabili della progettazione, restano vincolati agli obblighi di manutenzione e aggiornamento dei sistemi in uso.
A completare il quadro normativo il Digital Product Passport (DPP), che consente la tracciabilità completa dei prodotti lungo la filiera – inclusi dati su conformità, aggiornamenti di sicurezza e storico delle vulnerabilità – e che agisce in sinergia con il CRA: il regolamento stabilisce cosa fare, il DPP fornisce gli strumenti per documentare e dimostrare che i requisiti sono effettivamente rispettati.
Come ha sottolineato Bianchi, CRA e DPP “richiedono un approccio strutturato e trasversale, capace di coinvolgere tutte le funzioni aziendali, dalla progettazione alla manutenzione, fino alla gestione della supply chain”. Per le imprese che sapranno integrare questi strumenti con anticipo rispetto alle scadenze, la compliance normativa può trasformarsi in un elemento di differenziazione competitiva sul mercato europeo.








