Sono passati poco più di sei mesi da quando la legge di bilancio 2026 ha disposto, con i commi 925 e 926 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2025, n. 199, la proroga – per il solo anno 2026 – del credito d’imposta destinato alle attività di design e ideazione estetica. Il 3 luglio 2026 il dirigente della II divisione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Raffaele Spallone, e il direttore generale Paolo Casalino hanno firmato il decreto direttoriale con cui vengono definiti contenuto, modalità e termini di invio delle comunicazioni necessarie per accedere al beneficio. La piattaforma informatica sarà operativa dalle ore 12:00 di martedì 7 luglio, esclusivamente attraverso la sezione dedicata del sito del Mimit.
Ad annunciare l’apertura della misura è il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che rivendica il valore della scelta compiuta dal governo: “Mettiamo a disposizione delle imprese uno strumento concreto per sostenere creatività, progettazione e capacità manifatturiera, rafforzando una misura molto attesa dal settore moda, pilastro indiscusso del nostro Made in Italy”.
La misura dispone di una dotazione complessiva di 60 milioni di euro per il 2026. Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 10% delle spese ammissibili, fino a un tetto massimo di 2 milioni di euro per impresa, ed è utilizzabile in un’unica quota annuale, a differenza del credito per ricerca e sviluppo che prosegue con un meccanismo di compensazione pluriennale fino al 2031.
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La procedura di accesso al credito e le due prenotazioni
La procedura prevista dal decreto dispone l’obbligo di inviare due comunicazioni, entrambe esclusivamente in via telematica attraverso la piattaforma predisposta dal Mimit.
Per ogni singolo progetto di design e ideazione estetica programmato o già realizzato l’impresa trasmette una comunicazione di prenotazione, che deve contenere i dati identificativi del soggetto beneficiario, la descrizione del progetto, la data prevista di avvio e di completamento, l’importo degli investimenti agevolabili e il relativo credito d’imposta potenzialmente spettante.
Al perfezionamento dell’invio l’impresa riceve una ricevuta con l’indicazione del credito prenotato secondo l’ordine cronologico di trasmissione, oppure dell’indisponibilità delle risorse.
Per ciascuna comunicazione di prenotazione l’impresa deve poi trasmettere, entro 30 giorni dalla chiusura del periodo d’imposta, una comunicazione di completamento con l’indicazione degli investimenti effettivamente sostenuti, suddivisi per tipologia di spesa ammissibile.
L’ammontare complessivo degli investimenti completati, calcolato al lordo di altre sovvenzioni ricevute sulle stesse spese, non può essere inferiore al 70% di quanto indicato nella comunicazione preventiva. Il credito effettivamente fruibile corrisponde al valore più basso tra quello comunicato in fase di prenotazione e quello indicato a completamento degli investimenti.
La fruizione
Il meccanismo di erogazione passa attraverso un flusso mensile di dati tra amministrazioni. Entro il decimo giorno lavorativo di ogni mese il Mimit trasmette all’Agenzia delle entrate l’elenco delle imprese beneficiarie ammesse a fruire dell’agevolazione nel mese precedente, sulla base delle sole comunicazioni di completamento.
Il credito diventa compensabile tramite modello F24 a partire dal giorno 10 del mese successivo alla trasmissione dei dati, e non può eccedere l’importo comunicato dal Ministero, pena lo scarto dell’operazione di versamento. Il mancato invio delle comunicazioni nei termini previsti comporta la decadenza della prenotazione.
Restano da definire, con un successivo decreto direttoriale, i termini di apertura della piattaforma per le comunicazioni di completamento degli investimenti.
Un incentivo che premia la creatività del Made in Italy
Le attività ammissibili restano quelle individuate dal comma 202 dell’articolo 1 della legge 160 del 2019 che introdusse per la prima volta questo incentivo nell’ambito del piano Transizione 4.0. Sono agevolate la concezione e la realizzazione di nuovi prodotti e campionari da parte di imprese operanti nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, oltre alle attività analoghe svolte in altri settori secondo i criteri fissati dal decreto del Ministero dello sviluppo economico del 26 maggio 2020.
Tra le spese ammissibili rientrano il personale direttamente impiegato nelle attività di design, con una maggiorazione specifica per i giovani laureati in design under 35 assunti a tempo indeterminato, gli ammortamenti dei beni materiali e dei software utilizzati, i contratti con soggetti terzi per lo svolgimento diretto delle attività, i servizi di consulenza e i materiali impiegati nella progettazione e nella realizzazione dei campionari.
La dotazione di 60 milioni di euro previsti per il 2026 è finanziata attraverso la riduzione delle autorizzazioni di spesa relative ai decreti sulla coesione, secondo una logica di riallocazione delle risorse già stanziate piuttosto che di nuovo stanziamento. Il fatto che l’accesso avvenga secondo l’ordine cronologico di trasmissione delle comunicazioni introduce di fatto un meccanismo a sportello, che rende opportuno per le imprese interessate predisporre per tempo la documentazione necessaria in vista dell’apertura della piattaforma il 7 luglio.
Ideazione estetica sì, innovazione no
Per capire il peso di questa proroga occorre ricostruire la storia di questo credito d’imposta.
Il design e l’ideazione estetica sono stati inseriti dal 2020 nel più ampio novero del credito d’imposta per ricerca, sviluppo, innovazione tecnologica e, appunto, design, nell’ambito del Piano Transizione 4.0.
Accanto alla componente di ricerca e sviluppo vera e propria, disciplinata dal comma 200 dello stesso articolo 1 della legge 160 del 2019, la norma prevedeva quindi una componente dedicata all’innovazione tecnologica e una componente specifica per le attività di design e ideazione estetica, pensata per i settori del Made in Italy legati alla creatività di prodotto.
La componente dedicata a design e ideazione estetica è stata incentivata con un credito d’imposta del 6% nel 2020, incrementato, l’anno successivo, al 10% fino al periodo d’imposta 2023, parificando l’aliquota prevista per l’innovazione tecnologica. Per il biennio 2024-2025 entrambe le aliquote sono state dimezzate al 5%. Il 31/12/2025 doveva segnare la chiusura per entrambe le misure.
Con la legge di bilancio 2026, come abbiamo visto, il solo credito per il design e l’ideazione estetica ha invece ottenuto una proroga di un anno, con un’aliquota che torna al 10% (il doppio di quanto riconosciuto nel biennio precedente), il tetto di 2 milioni di euro e un meccanismo di fruizione accelerato in un’unica quota annuale anziché nelle tre quote previste dalla disciplina generale.
Per completezza ricordiamo anche che il credito per le attività di ricerca e sviluppo, disciplinate anch’esso dal comma 200 della legge di bilancio per il 2020 (dopo la prima fase 2015-2019), ha seguito un percorso ancora diverso: partito al 20% fino al 2022, è stato anch’esso ridotto al 10%, con tetto a 5 milioni, dal 2023. A differenza delle altre due componenti però questa aliquota, pur dimezzata rispetto all’origine, non terminava a fine 2025, ma procede fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2031.








