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Nel 2025 prosegue il calo delle startup innovative: -2% sul 2024



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L’Osservatorio Startup Innovative di Cerved rileva una riduzione dell’ecosistema, sceso a 11.820 imprese. La contrazione premia la specializzazione in intelligenza artificiale e software avanzato, ma accentua la polarizzazione geografica a favore del Nord. Rallenta la leadership femminile, che ritorna sui livelli del 2020.

Pubblicato il 13 lug 2026



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Nel corso del 2025 si è registrato un calo del 2% nelle nuove iscrizioni al Registro delle Imprese di startup innovative, scese a 1.986 unità rispetto alle 2.027 dell’anno precedente.

Il numero complessivo di startup innovative si è attestato a 11.820 unità, in diminuzione del 2,7% rispetto all’anno precedente e del 19% rispetto al picco raggiunto nel 2021. Accanto alla riduzione numerica, emerge una crescente concentrazione sia settoriale che geografica. Oggi il 61% delle startup innovative opera nei servizi informatici e nello sviluppo software, mentre il 13% è attivo nella ricerca e sviluppo; la restante quota è distribuita tra numerosi altri comparti.

Sono alcuni dei risultati emersi dall’Osservatorio Startup Innovative di Cerved, che fotografa un ecosistema oggi meno esteso rispetto al passato, ma sempre più specializzato e orientato verso le tecnologie digitali avanzate.

La geografia dell’innovazione: un’Italia a due velocità

I dati territoriali evidenziano una marcata polarizzazione geografica dell’ecosistema, con una netta asimmetria tra le diverse aree del Paese.

Oltre la metà delle startup innovative italiane, pari al 56%, risulta concentrata nelle regioni settentrionali, che continuano a trainare l’intero comparto.

La spinta del Nord è guidata dalla Lombardia, che da sola presidia il 31% del totale nazionale, e in particolare dall’area metropolitana di Milano, dove ha sede il 23% delle imprese iscritte. Entrambe le realtà territoriali non solo mantengono il primato numerico, ma mostrano ritmi di crescita più elevati rispetto alla media nazionale.

Il dinamismo del Nord si riflette anche nella ripartizione delle nuove nascite registrate nel corso dell’anno, che per il 58% si concentrano nel Settentrione. In questa mappa spiccano i contributi dell’Emilia-Romagna, del Piemonte e del Veneto, mentre nella classifica delle dieci province più attive figurano centri industriali nevralgici come Torino, Bergamo, Genova e Brescia.

Nel Centro Italia, che complessivamente raccoglie il 20% delle imprese, il Lazio si conferma il fulcro principale, mostrando un incremento della propria quota di nuove iscrizioni che passa all’13,2% rispetto all’11,6% dell’anno precedente.

Di contro, l’area del Sud e delle Isole, pur esprimendo alcune eccellenze locali e contando complessivamente per il 25% dell’ecosistema nazionale, manifesta segnali di rallentamento.

L’indicatore più evidente di questa tendenza è rappresentato dal forte arretramento della Campania. La regione ha visto dimezzare la propria incidenza sulle nuove iscrizioni di startup innovative, scivolando dall’11% al 6% nel giro di dodici mesi.

Nonostante la contrazione nei flussi di nuove nate, province come Roma, Napoli, Bari, Salerno e Catania mantengono comunque un ruolo di primo piano nella densità del tessuto imprenditoriale meridionale e centrale.

Specializzazione settoriale: il dominio del software e dell’AI

Il profilo delle nuove imprese evidenzia una decisa focalizzazione verso le tecnologie digitali, delineando una sorta di monocultura informatica che tende a concentrare gran parte delle iniziative.

Quasi il 70% delle startup nate nel biennio di riferimento si dedica al complesso dei servizi IT, con una quota del 58,7% focalizzata esclusivamente sulla produzione di software.

Una tendenza che mostra una selezione qualitativa anche all’interno del mondo digitale: mentre il segmento del software puro è in crescita con un incremento di 99 unità rispetto al 2024, altri ambiti digitali più tradizionali come i portali web e la consulenza ICT registrano una contrazione, perdendo rispettivamente 18 e 42 unità.

Le attività di ricerca e sviluppo intercettano il 13% delle nuove iscrizioni, mentre le restanti quote si distribuiscono in percentuali poco rilevanti tra gli altri comparti economici.

L’analisi semantica condotta sui progetti imprenditoriali mette in luce quattro direttrici tecnologiche dominanti: le piattaforme SaaS e le soluzioni di AI & Data Analytics guidano la classifica, rappresentando ciascuna il 29% delle nuove realtà, seguite dai sistemi IoT, embedded ed Edge technologies al 15% e dalla manifattura avanzata e materiali all’8%.

La forte spinta verso la digitalizzazione e l’automazione industriale emerge chiaramente dall’adozione di soluzioni IoT per la produzione e la robotica.

L’integrazione dell’AI spazia trasversalmente attraverso applicazioni che vanno dal manifatturiero alla sanità, fino al retail e ai media. Al contrario, ambiti strategici come la cybersecurity rimangono ancora marginali nel flusso delle nuove iniziative.

La forte polarizzazione verso il software rischia però di comprimere la capacità del sistema di generare innovazione nei comparti ad alto impatto industriale e scientifico.

La presenza ridotta di nuove imprese in settori verticali come l’energia, i materiali avanzati, l’agroalimentare tech o il deeptech rappresenta infatti un potenziale limite per il rinnovamento tecnologico delle filiere industriali tradizionali.

Leadership femminile: un passo avanti e due indietro

La composizione di genere nella governance delle startup innovative mostra un’inversione di tendenza rispetto ai progressi registrati negli anni precedenti.

Dopo un decennio caratterizzato da una traiettoria positiva che aveva portato la presenza femminile nei ruoli di vertice al picco del 25,7% nel 2023, la quota è ridiscesa ai livelli del 2020.

Nel 2025, le imprese che registrano almeno una donna in posizione decisionale si attestano al 23% del totale complessivo. La rappresentanza si contrae ulteriormente se si analizza il vertice della gestione aziendale, dove le amministratrici delegate costituiscono circa il 17% del totale, evidenziando una flessione rispetto al 19% rilevato nel 2023.

L’analisi di Cerved rileva inoltre una forte segmentazione settoriale per quanto riguarda l’imprenditoria femminile.

Le professioniste e le fondatrici risultano maggiormente presenti in ambiti legati alla salute e al benessere (Health & Wellness) e nei settori orientati ai criteri di sostenibilità ESG.

Al contrario, la componente femminile rimane fortemente sottorappresentata nelle aree della manifattura industriale e nelle tecnologie deeptech, proprio i comparti strategici per il trasferimento tecnologico verso l’industria.

Le sfide per il futuro dell’ecosistema

I dati evidenziano un ecosistema in forte transizione, caratterizzato da un dualismo tra specializzazione e contrazione numerica.

La fine della crescita quantitativa ha lasciato spazio a una struttura che appare meno estesa rispetto al passato, ma più orientata verso le tecnologie digitali profonde.

L’evoluzione del comparto dimostra che il consolidamento in atto favorisce una maggiore maturità tecnologica, focalizzata su ambiti verticali come l’AI e la robotica avanzata.

La sostenibilità della crescita e la reale capacità di incidere sul sistema economico nazionale, evidenzia l’Osservatorio, dipenderanno da alcune sfide cruciali per i prossimi anni.

Diventa prioritario ampliare la base dei settori industriali coinvolti, superando l’attuale concentrazione nel software per favorire una transizione verso tecnologie complesse e ad alto impatto scientifico.

Sarà altrettanto strategico rafforzare gli investimenti e i servizi di supporto nelle aree geografiche meno servite per colmare il divario territoriale, incrementando al contempo la diversificazione dei team imprenditoriali e la presenza femminile nei ruoli di leadership.

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