Gli Stati Uniti chiudono la porta ai nuovi robot avanzati e agli inverter di potenza prodotti all’estero. Il 28 luglio 2026 la Federal Communications Commission ha aggiornato la propria Covered List, l’elenco delle tecnologie considerate un rischio per la sicurezza nazionale statunitense, inserendo due nuove categorie di prodotti: i dispositivi robotici avanzati, definiti come robot mobili tra cui umanoidi e quadrupedi, e gli inverter di potenza connessi alla rete elettrica prodotti in paesi esteri.
La decisione discende dal Secure and Trusted Communications Networks Act ed è stata presa su indicazione di un organismo interagenzia convocato dalla Casa Bianca con competenze di sicurezza nazionale: da sola la FCC non può aggiornare l’elenco, ma è tenuta a recepire le determinazioni delle agenzie competenti.
Il provvedimento impedisce ai nuovi modelli di ottenere l’autorizzazione FCC necessaria per l’importazione, la commercializzazione e la vendita negli Stati Uniti, ma non tocca i dispositivi già autorizzati né quelli già acquistati da aziende e privati, e non si applica agli acquisti delle agenzie federali. Pur senza citare esplicitamente la Cina, la misura colpisce nella sostanza i produttori cinesi che oggi guidano il mercato degli umanoidi, da Unitree ad AgiBot e UBTech, lasciando però aperta una via attraverso un percorso di autorizzazione condizionata gestito dal Department of War e, per gli inverter, dal Department of Homeland Security.
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La Covered List si allarga ai robot: le vulnerabilità di Unitree tra le prove citate
La Covered List nasce nel 2019 con il Secure and Trusted Communications Networks Act per tenere fuori dalle reti di telecomunicazione statunitensi le apparecchiature di Huawei e ZTE. Negli ultimi mesi l’elenco si è però progressivamente allargato: a dicembre 2025 è arrivata la messa al bando dei nuovi droni di DJI, a marzo 2026 quella dei router di consumo prodotti all’estero. L’inserimento dei robot avanzati e degli inverter segna la terza estensione in meno di un anno.
Nella determinazione dedicata ai robot gli esperti di sicurezza nazionale spiegano che le capacità di connessione in rete di questi dispositivi aprono ampie superfici di attacco, capaci di alterare sia i dati sia il funzionamento fisico del sistema, e segnalano il rischio che i dati raccolti vengano usati per sorvegliare cittadini americani, rafforzare l’intelligence straniera o assumere il controllo dei robot da remoto.
Per gli inverter la preoccupazione riguarda invece la connettività remota, che potrebbe permettere ad attori stranieri di spegnerli, sottrarre dati o aprire varchi di accesso non autorizzato.
Non è un rischio soltanto teorico. Sui robot di Unitree, l’azienda cinese che secondo Counterpoint Research detiene poco meno di un quinto del mercato mondiale degli umanoidi, i ricercatori di sicurezza hanno documentato negli ultimi diciotto mesi due vulnerabilità distinte. La prima è una backdoor nel firmware del quadrupede Go1, individuata nel marzo 2025 e catalogata come CVE-2025-2894, che consentiva il controllo remoto del dispositivo a chiunque disponesse della chiave di accesso al servizio cloud dell’azienda. La seconda, chiamata UniPwn e resa pubblica a settembre 2025, sfrutta un canale Bluetooth per garantire l’accesso completo ai modelli Go2, B2, G1 e H1 e per propagarsi automaticamente tra i dispositivi nel raggio del segnale, senza intervento dell’utente. Secondo IEEE Spectrum, che ha seguito la vicenda fin dalla divulgazione, la falla non risultava ancora corretta nei mesi successivi.
Il provvedimento della FCC non revoca comunque le autorizzazioni già concesse: chi possiede un robot o un inverter già approvato può continuare a usarlo, e i rivenditori possono proseguire la vendita dei modelli già sul mercato. Cambia invece tutto per i nuovi modelli, che da oggi non possono più ottenere l’autorizzazione necessaria per entrare negli Stati Uniti, a meno che il produttore non ottenga una “Conditional Approval” dimostrando che il dispositivo non comporta i rischi individuati. Il presidente della FCC Brendan Carr dice che l’agenzia continuerà a “fare la propria parte per proteggere le catene di approvvigionamento critiche” del Paese.
Quali robot e quali inverter riguarda davvero il provvedimento
Il perimetro tecnico allegato al provvedimento, definito dalla FCC nelle proprie FAQ, è più ristretto di quanto si possa credere a una prima, rapida occhiata. Per “dispositivo robotico avanzato” la Commissione intende un sistema meccanico mobile con un peso superiore a 4,4 libbre, poco più di due chilogrammi, capace di muoversi o navigare autonomamente sul terreno, di operare tramite comandi remoti o informazioni sensoriali, dotato di almeno un sensore ambientale e di una connessione di rete, cablata o wireless, in grado di trasmettere almeno 200 kilobit al secondo. Rientrano in questa definizione quindi umanoidi, quadrupedi e piattaforme a ruote o cingolate per magazzini, logistica e ispezioni. Sono invece esclusi in modo esplicito i robot fissi non mobili, tra cui i bracci articolati, i robot parallel/delta, quelli Cartesiani a portale e gli SCARA per uso industriale o medicale: la robotica industriale classica resta fuori dal provvedimento.
Per gli inverter la definizione è altrettanto circoscritta. La FCC parla di dispositivi bidirezionali che convertono corrente continua in alternata o viceversa, dotati di connettività remota, includendo esplicitamente microinverter, string inverter, inverter centralizzati e inverter ibridi per sistemi di accumulo: è il lessico del fotovoltaico e dello storage, non quello degli azionamenti industriali per il controllo motori che si usano in fabbrica.
Per gli attori europei la ricaduta pratica è quindi limitata. Per chi vi ricade, la via di uscita è ottenere una Conditional Approval.
Un mercato dominato dalla Cina, che ora risponde a Washington
I numeri spiegano perché la misura sia percepita, nei fatti, come rivolta alla Cina. Su circa 15.000 robot umanoidi spediti nel mondo nel 2025, Unitree e AgiBot ne hanno consegnati oltre 5.000 ciascuna, mentre le rivali statunitensi Tesla e Figure AI si sono fermate a poche centinaia di unità l’una, secondo i dati della società di ricerca Omdia. Solo il 22 luglio, pochi giorni prima del bando, Unitree aveva lanciato commercialmente i propri umanoidi in Europa, diventando il primo produttore cinese a entrare in un mercato occidentale su base commerciale; un lancio nordamericano previsto nelle settimane successive resta ora precluso ai nuovi modelli.
Il settore cinese della robotica umanoide conta oggi oltre 140 aziende attive, spiega la CNN, sostenute da fondi di investimento municipali – solo a Pechino superiori a 26 miliardi di dollari dalla fine del 2024, secondo PYMNTS. Non aiuta, dal punto di vista della distensione, il fatto che a giugno il Pentagono abbia inserito Unitree tra le aziende cinesi ritenute legate all’esercito di Pechino, un’accusa che la Cina respinge con fermezza. Resta invece separata, almeno per ora, la partnership tra Unitree e Nvidia per l’uso del chip Blackwell nei sistemi di controllo dei robot cinesi: Nvidia ha assicurato che i dati restano negli Stati Uniti e che i principali clienti di Unitree sono istituti di ricerca e università americane.
Gli analisti si dividono sull’impatto. Soumen Mandal di Counterpoint Research dice che la tempistica non è casuale, visto che diverse aziende cinesi del settore, Unitree compresa, si preparano a quotazioni in borsa quest’anno, e osserva che “le aziende americane come Tesla, Figure e Boston Dynamics beneficiano molto di questa notizia”. Lian Jye Su di Omdia spiega invece che nel breve termine ci sarà una battuta d’arresto per le vendite cinesi negli Stati Uniti, ma si aspetta un impatto complessivo “minimo”, date le tensioni geopolitiche ormai di lunga data tra i due Paesi.
Da Pechino la replica non si è fatta attendere. L’ambasciata cinese a Washington sostiene che gli Stati Uniti abbiano da tempo politicizzato le questioni commerciali imponendo sanzioni basate su “pretesti infondati”, promette di adottare tutte le misure necessarie a tutela dei propri interessi e chiede a Washington di abbandonare la mentalità egemonica invece di continuare a screditare le aziende cinesi minacciandole di sanzioni. Il ministero del Commercio cinese, dal canto suo, rivendica la crescita dell’export legato all’intelligenza artificiale come il “nuovo tratto distintivo” del commercio estero del Paese: nel primo semestre 2026 le esportazioni di robot industriali sono cresciute del 18,6% su base annua e quelle di stampanti 3D del 109,3%, un andamento che Pechino attribuisce alla propria filiera industriale, al mercato interno e alla cooperazione internazionale, respingendo le accuse di sovracapacità produttiva.
La guerra tecnologica tra Washington e Pechino non riguarda solo i robot
Il bando su robot e inverter si inserisce in un confronto commerciale più ampio tra le due economie. Nonostante sia il primo esportatore mondiale di veicoli elettrici, la Cina resta di fatto esclusa dal mercato americano da tariffe doganali elevate. Washington ha inoltre bloccato la vendita alla Cina dei semiconduttori statunitensi più avanzati per rallentare la modernizzazione militare di Pechino e mantenere il proprio vantaggio nell’intelligenza artificiale, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha avvertito che le aziende cinesi di AI potrebbero subire ulteriori sanzioni per presunti furti di proprietà intellettuale americana.
Sul fronte degli inverter pesa anche il precedente delle restrizioni sulle terre rare imposte da Pechino nel 2025, che avevano messo sotto pressione le catene di fornitura occidentali per componenti elettronici critici, e il timore – riportato da Reuters – di campagne di hacking sponsorizzate da attori statunitensi come quella nota come Volt Typhoon nel 2023, condotta proprio attraverso router compromessi per colpire le infrastrutture critiche americane. Circa un terzo delle importazioni statunitensi di inverter proveniva dalla Cina nel 2024, un dato che spiega perché tra le aziende contattate per un commento figuri, oltre a Unitree, anche il produttore cinese di inverter Sungrow.
Per il mercato europeo, dove Unitree è appena approdata su base commerciale e dove la Cina punta a espandersi ulteriormente, secondo Omdia, il provvedimento statunitense non ha effetto diretto: la misura riguarda esclusivamente l’autorizzazione FCC per il mercato americano. La vicenda si aggiunge però al dibattito, già aperto in Europa tra Regolamento Macchine, Cyber Resilience Act e NIS2, su come valutare il rischio cyber e la sovranità tecnologica dei sistemi robotici connessi che entrano nelle fabbriche e negli spazi pubblici.












