Nel 2024 la spesa italiana in ricerca e sviluppo è cresciuta del 5,6% a prezzi correnti: è quanto confermano i dati Istat relativi all’andamento della spesa in R&S negli anni 2024-2025.
L’aumento coinvolge tutti i settori, guidato dal 13,4% delle università, dal 4,7% delle istituzioni pubbliche e dal 2,4% delle imprese.
A sostenere il comparto aziendale sono unicamente le grandi realtà con un 6,4%, mentre le piccole arretrano del 13,7% e le medie del 5,2%.
Territorialmente la spesa sale soprattutto nel Sud con un 8,9% e nel Nord-est con un 6,6%. Infine, le stime preliminari per il 2025 indicano una contrazione aziendale del 2,6% a fronte di una crescita per istituzioni pubbliche e non profit.
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L’andamento della spesa in R&S nel 2024 e le stime per il 2025
Nel 2024 la spesa complessiva in ricerca e sviluppo intra-muros in Italia, effettuata da imprese, istituzioni pubbliche, non profit e università, raggiunge circa 31 miliardi di euro, segnando un aumento del 5,6% rispetto al 2023.
La crescita spinge l’incidenza della spesa sul Pil all’1,40%, rispetto all’1,37% dell’anno precedente, calcolato sulle serie storiche aggiornate a settembre 2026.
L’incremento degli investimenti coinvolge ogni settore, guidato dal più 13,4% delle università e dal più 7,9% del non profit. A crescere a ritmi inferiori rispetto alla media nazionale sono invece le istituzioni pubbliche con il più 4,7% e le imprese con il più 2,4%.
Parallelamente, gli addetti alla ricerca e sviluppo in unità equivalenti a tempo pieno registrano un aumento più contenuto pari all’1,2%. Anche in questo caso le università spiccano con un incremento del 13,6%, mentre le imprese segnano una flessione del 5,9%.
Le stime preliminari per il 2025 mostrano un quadro diversificato, evidenziando una riduzione del 2,6% della spesa aziendale, a fronte di una crescita del 6,2% per il settore pubblico e del 6,4% per le istituzioni private non profit.
I dati preliminari 2025 per le imprese derivano dalle informazioni fornite dalle realtà attive nel 2024, escludendo eventuali nuove attività avviate nel corso dell’anno, mentre non sono ancora disponibili le rilevazioni relative alle università.

Nel 2024 la spesa del settore privato, formata da imprese e non profit, si conferma la principale componente della ricerca e sviluppo intra-muros con il 58,4%.
Le imprese investono circa 18 miliardi di euro, coprendo il 56,6% del totale ma perdendo 1,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Le università rappresentano il secondo attore più importante con il 26,9% della spesa complessiva, registrando un incremento di 1,9 punti percentuali rispetto al 2023. Il contributo delle istituzioni pubbliche resta stabile al 14,7%, mentre il non profit si ferma all’1,8%.
Analizzando le fonti di finanziamento, le imprese sostengono la quota maggiore con circa 15 miliardi di euro, pari al 48,3% dei finanziamenti complessivi e pressoché invariati rispetto al 2023.
Seguono le istituzioni pubbliche con il 38,6%, pari a circa 12 miliardi di euro in crescita del 10,6%, e i finanziatori stranieri con il 10,7%, pari a circa 3,3 miliardi di euro in aumento del 15,2%.
L’autofinanziamento risulta determinante per le istituzioni pubbliche che coprono l’87,8% della propria spesa e per le imprese nazionali che arrivano all’81,5%. Per le università la copertura deriva per l’81,1% dal settore pubblico, il quale sostiene anche il 46,6% della spesa del settore non profit.
All’interno del comparto aziendale si registra una riduzione dell’autofinanziamento di 2,5 punti percentuali, a fronte di una crescita dei finanziamenti esteri di 1,6 punti percentuali e di quelli pubblici di 0,8 punti percentuali. L’autofinanziamento rimane la principale modalità di spesa indipendentemente dalle dimensioni aziendali.
I finanziamenti pubblici incidono maggiormente sulle piccole imprese con l’8,5% rispetto al 5,2% delle grandi, mentre i contributi esteri pesano di più sulle grandi imprese con il 14,5% contro il 10,2% delle piccole.

Grandi imprese e multinazionali trainano gli investimenti
Nel 2024 la spesa in ricerca e sviluppo delle imprese mostra una forte polarizzazione, premiando le grandi realtà con un incremento del 6,4% a discapito delle piccole e medie imprese, che registrano una flessione del 13,7% per le realtà con meno di 50 addetti e del 5,2% per quelle di media dimensione.
Le grandi imprese restano il pilastro del settore con 13,3 miliardi di euro, pari al 76% della spesa aziendale totale. Questo squilibrio strutturale, legato alla predominanza di PMI nel tessuto produttivo nazionale, limita l’intensità complessiva della ricerca rispetto ai partner europei, complice anche il nuovo contesto normativo sul credito fiscale che ha reso più rigida la selezione dei progetti incentivabili.
I comparti che investono maggiormente restano la produzione di mezzi di trasporto e la fabbricazione di macchinari, che insieme concentrano il 35,9% della spesa complessiva, seguiti da elettronica, informatica, ricerca e farmaceutica con quote superiori al 5%.
Rispetto al 2023, la crescita si concentra in pochi settori come gli altri mezzi di trasporto con il 22%, i prodotti in metallo con il 19,5%, la farmaceutica con il 18,9% e l’informatica con il 6,5%. Al contrario, subiscono forti contrazioni le telecomunicazioni con il 13,9%, il settore automobilistico con il 9,3%, la ricerca con il 6,3%, i macchinari con il 6% e l’elettronica con il 4,2%.
Dal punto di vista della governance, a trainare gli investimenti sono le multinazionali, che assorbono l’82,2% della spesa aziendale superando i 14 miliardi di euro, suddivise equamente tra gruppi a controllo italiano e straniero con il 41,1% ciascuno.
Le imprese indipendenti assorbono solo il 6,1% della spesa, mentre i gruppi domestici arrivano all’11,7%. Rispetto all’anno precedente, la spesa crolla nelle imprese indipendenti del 18,4% e nei gruppi domestici del 19,1%, mentre cresce in modo significativo nelle multinazionali a controllo nazionale del 13,7% e in quelle estere dell’11,3%.

Aumenta la quota di spesa in R&S destinata allo sviluppo sperimentale
Nel 2024 la spesa in ricerca e sviluppo mostra un incremento marcato per lo sviluppo sperimentale di nuovi prodotti e processi, che sale a 10,5 miliardi di euro registrando un più 9,8% rispetto al 2023.
Cresce anche la ricerca di base, che raggiunge gli 8 miliardi di euro con un più 5,9%, mentre la ricerca applicata si conferma la voce principale con 12,5 miliardi di euro pur fermandosi a un più 2,1%.
Di conseguenza, la composizione della spesa vede la quota dello sviluppo sperimentale salire al 34% dal 32,7% dell’anno precedente, mentre la ricerca applicata scende dal 41,6% al 40,2%.
Entrando nel dettaglio dei singoli settori, le imprese puntano soprattutto sulle attività più vicine all’industrializzazione, con un più 9,8% nello sviluppo sperimentale, riducendo invece gli investimenti nella ricerca di base del 5,8% e in quella applicata del 4,6%.
Le istituzioni pubbliche e il non profit concentrano le risorse sulla ricerca applicata, che rappresenta rispettivamente il 64,9% e il 50% dei loro totali, con crescite del 7,2% e dell’11,4%. Nelle università, invece, oltre metà del budget è destinato alla ricerca di base.
Dal punto di vista dei campi scientifici, le scienze ingegneristiche e la ricerca tecnologica assorbono il 55,6% delle spese totali, seguite dalle scienze naturali con il 14,4% e da quelle mediche e sanitarie con il 14,1%. Le imprese destinano l’83,3% dei fondi alle scienze ingegneristiche, mentre il non profit investe più di due terzi del totale in ambito medico e sanitario.
La ricerca di università ed enti pubblici appare più diversificata, con le prime che investono circa il 70% in scienze naturali, sociali e ingegneristiche, e i secondi che puntano sulle scienze naturali per il 37,6%, su quelle mediche per il 21,3% e su quelle ingegneristiche per il 19,7%.
Rispetto al 2023, i maggiori aumenti si registrano negli studi umanistici e artistici con un più 13,5% trainato dalle università, nelle scienze sociali con un più 10,5% diffuso a tutti i settori e nelle scienze mediche e sanitarie con un più 10,1%, sostenute anche dal più 12,6% registrato dalle imprese.

Aumenta la spesa in R&S nel Sud
Nel 2024 la spesa in ricerca e sviluppo vede oltre il 60% del totale, pari a 18,9 miliardi di euro, concentrato in quattro regioni: Lombardia, con circa il 20%, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte con quote superiori al 10% ciascuna.
Altre quattro regioni superano la soglia di un miliardo di euro di spesa, ovvero Veneto al 7,3%, Toscana al 6,4%, Campania al 5,7% e Sicilia al 3,3%.
Rispetto al 2023 gli investimenti crescono nella maggior parte del Paese, registrando l’accelerazione maggiore nel Sud, con un più 8,9%, seguito dal Nord-est con un più 6,6%, mentre il Centro segna un più 5,1% e il Nord-ovest un più 4,8%. Nelle Isole la spesa rimane sostanzialmente stabile a un più 0,4%.
A livello regionale spiccano i risultati positivi della Provincia autonoma di Bolzano (con un più 21,1%), dell’Emilia-Romagna con un più 13,4%, della Puglia con un più 12,9%, della Campania con un più 11,2% e della Basilicata con un più 10,4%. All’opposto si registrano cali in Molise (-5%), in Calabria (-3,8%), in Veneto (-3,7%), in Liguria (-2,3%) e in Sicilia (-1,5%).
Dal punto di vista dei soggetti esecutori emergono forti divari territoriali. Il Nord vede la prevalenza delle imprese, che superano la metà del totale con picchi oltre i tre quarti in Piemonte e Emilia-Romagna. Nel Mezzogiorno la ricerca è sostenuta soprattutto dal settore pubblico e dalle università, che arrivano all’ottanta percento in Sardegna, Calabria e Basilicata.
Rispetto all’incidenza della spesa sul Pil regionale, calcolata sui dati Istat di dicembre 2025, guidano la classifica l’Emilia-Romagna con il 2,32% e il Piemonte con il 2,20%, seguite dal Friuli-Venezia Giulia con l’1,65% e dalla Provincia autonoma di Trento con l’1,58%. In Emilia-Romagna l’incidenza della spesa delle sole imprese raggiunge l’1,75% e in Piemonte l’1,67%. Nel Mezzogiorno i valori restano generalmente sotto l’1%, pur toccando punte superiori in Campania con l’1,29% e in Abruzzo con l’1,09%.

Diminuiscono gli addetti nelle imprese, che invece crescono nelle università
Nel 2024 il personale addetto alla ricerca e sviluppo ammonta a circa 510 mila unità, registrando una flessione dell’1,8% rispetto al 2023. La contrazione complessiva è guidata interamente dalle imprese con un calo del 10,5%, parzialmente compensato dalla crescita del 12% registrata nelle università, mentre le istituzioni pubbliche e il non profit segnano aumenti più contenuti del 4% e del 2,2%.
Considerando le unità equivalenti a tempo pieno, il personale impiegato sale a 352 mila unità, segnando un incremento dell’1,2%. L’andamento aziendale resta negativo con una riduzione del 5,9%, ma viene bilanciato dalla forte crescita del 13,6% nelle università, oltre ai progressi del settore pubblico con il 5,6% e del non profit con il 7,1%.
I ricercatori, misurati sempre in unità equivalenti a tempo pieno, sono circa 179 mila e rappresentano il 50,9% del totale, in aumento del 5,4%. L’incidenza più elevata si registra nel non profit, con il 70,7%, e nelle università, con il 68,2%, dove crescono del 15,3%, mentre nelle istituzioni pubbliche raggiungono il 62,3% con un più 7,5%. Le imprese confermano invece quote inferiori con il 37,2% e un calo annuo del 4,3%, evidenziando come la perdita occupazionale aziendale abbia colpito soprattutto tecnici, amministrativi e personale di supporto.
La presenza femminile nella ricerca e sviluppo raggiunge nel 2024 circa 192 mila donne, pari al 37,7% del totale e in crescita del 4,8%, che salgono a 131 mila in unità equivalenti a tempo pieno con un incremento dell’8%. Le donne impegnate nella ricerca aumentano soprattutto nelle università, con un +13,7% in numero e un +15,3% in unità equivalenti, mentre le imprese registrano un calo del 5,1% in numero e un lieve aumento dell’1,9% a tempo pieno.
Le ricercatrici arrivano a quota 94 mila, corrispondenti a quasi 72 mila in unità equivalenti a tempo pieno e in aumento dell’11,9%. La crescita è particolarmente sensibile nelle università (+17,9%) e nel non profit (+12,6%), oltre che nelle istituzioni pubbliche con il 7,1% e nelle imprese con il 6,1%. In termini di unità equivalenti, l’incidenza delle ricercatrici sul totale del personale femminile è pari al 54,6%, superando quella dei ricercatori totali, con un dato aziendale del 40,8% superiore alla quota maschile corrispondente.

Stabili gli stanziamenti per R&S di Amministrazioni centrali, Regioni e Province autonome
Nel 2024 gli stanziamenti pubblici per la ricerca e sviluppo delle amministrazioni centrali, delle regioni e delle province autonome, basati sulle previsioni di spesa assestate, si attestano a circa 13,5 miliardi di euro, rimanendo sostanzialmente stabili con un più 0,5% rispetto all’anno precedente.
Analizzando la distribuzione dei finanziamenti per obiettivo socio-economico, la quota più rilevante è destinata alle università, attraverso il fondo di finanziamento ordinario con il 40,7% del totale.
Le risorse rimanenti si concentrano prevalentemente sull’esplorazione e l’utilizzo dello spazio con il 14%, sulla protezione e promozione della salute umana con l’11,6% e sulle produzioni e tecnologie industriali con il 7,9%.

Per l’anno 2025 i dati relativi alle previsioni di spesa iniziali scendono a circa 13,1 miliardi di euro, evidenziando una flessione del 3,2% rispetto all’anno precedente.










