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Dal digital assessment sull’AI al Learning Pass: le novità del Catalogo MADE 2027 per lo sviluppo delle competenze


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Il Competence Center MADE rinnova l’offerta formativa per accompagnare le imprese nella crescita del capitale umano. Dal nuovo servizio SkillAI sviluppato con il Politecnico di Milano, fino alla certificazione con Open Badge 3.0 e al Learning Pass: una roadmap completa per orientare gli investimenti in competenze.

Pubblicato il 27 ott 2026


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Con l’avvicinarsi del nuovo anno le imprese devono iniziare a programmare gli investimenti in formazione per il 2027. Si tratta di un tema delicato, soprattutto per le PMI, come ha sottolineato una recente indagine del Politecnico di Milano: sono infatti ancora pochissime le piccole e medie imprese che affrontano la crescita del capitale umano in modo strutturato. Appena il 25% delle PMI dispone di un piano formativo aggiornato regolarmente, e solo il 21% effettua valutazioni sistematiche delle competenze interne come parte integrante della propria strategia aziendale. Prevale ancora una gestione destrutturata e guidata dalle urgenze del momento, accompagnata da una scarsa visibilità dei reali fabbisogni.

Il supporto nella formazione professionale è un tassello importante dell’offerta del Competence Center MADE, che propone un catalogo di percorsi aggiornato rispetto alle tecnologie emergenti e ai reali fabbisogni operativi delle imprese, affiancando la crescita del capitale umano con soluzioni flessibili e su misura. Un catalogo che il Centro di Competenza amplia ogni anno, proprio per supportare le organizzazioni in questo aspetto cruciale dell’innovazione.

In questo articolo approfondiremo le novità dell’offerta formativa del 2027, arricchita non solo per quanto riguarda i temi – con un forte focus sull’intelligenza artificiale – ma anche negli strumenti di certificazione delle competenze, nonché nel supporto alla pianificazione della formazione aziendale.

I dati del Politecnico: il deficit di competenze è il vero freno all’AI nelle PMI

La transizione digitale non è solo una sfida tecnologica o di strumenti, ma richiede prima di tutto una riorganizzazione dei processi, della cultura aziendale e delle persone. Come emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Digitale Competitività nelle PMI del Politecnico di Milano – che ha coinvolto un campione di oltre 1000 imprese –, la carenza di competenze adeguate si conferma infatti il primo ostacolo sia alla trasformazione digitale (indicata dal 34% delle PMI) sia all’adozione di tecnologie avanzate come l’AI (30%), imponendosi come un freno persino più rilevante rispetto alla mancanza di risorse finanziarie.

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Nonostante le PMI rappresentino un pilastro economico fondamentale, occupando il 35% degli addetti del settore privato e generando il 42% del fatturato nazionale, quasi la metà (il 49%) dichiara di investire ancora poco o in modo limitato nel digitale, principalmente a causa di barriere culturali e poca consapevolezza sulle opportunità offerte dalla tecnologia.

Inoltre la formazione aziendale viene spesso gestita per urgenze e in modo poco strutturato: appena il 21% delle PMI esegue valutazioni regolari delle competenze interne e solo il 7% ha già attivato percorsi specifici sull’AI. Un freno determinante è rappresentato dall’inadeguatezza dell’offerta percepita, spesso ritenuta fatta di corsi troppo generici e non calati sui reali processi d’impresa: una criticità a cui uno strumento di assessment e diagnosi preliminare risponde in maniera diretta.

SkillAI: la risposta di MADE per colmare il gap tecnologico e culturale delle imprese

Proprio per supportare le aziende nel superare queste lacune il Competence Center MADE propone SkillAI, novità di rilievo all’interno del già ricco catalogo del centro di competenza dedicato alla formazione.

Si tratta di un servizio di digital assessment progettato per identificare e misurare con precisione il livello effettivo di maturità sull’Intelligenza Artificiale (AI maturity) presente nei diversi contesti organizzativi.

Lo strumento nasce dalla consapevolezza che l’accesso a una licenza o a un software non garantisce automaticamente la competenza: saper governare l’AI richiede infatti un approccio sistemico, capace di coniugare la padronanza tecnica con la comprensione dei processi, la gestione dei rischi e la valutazione critica dei risultati.

SkillAI si propone quindi come una vera e propria bussola diagnostica per le imprese, trasformando la misurazione dei fabbisogni formativi da percezione astratta a dato oggettivo.

Metodologia e valutazione: dall’intervista adattiva alla misurazione dei comportamenti

Dal punto di vista operativo SkillAI supera il classico “format” dei test a risposta multipla. I tradizionali questionari si fermano infatti alla superficie della conoscenza teorica o nozionistica, senza rivelare come la persona agirebbe di fronte a un problema concreto.

SkillAI adotta invece un’intervista conversazionale in linguaggio naturale (fruibile via testo o voce) condotta da un’AI adattiva che analizza in tempo reale le risposte e calibra la domanda successiva esattamente su quanto dichiarato dall’utente.

Il motore di valutazione non attribuisce un punteggio sulla base di definizioni scolastiche memorizzate, ma scompone ogni risposta in “unità minime di evidenza” (classificate su cinque livelli di maturità, da L1 a L5). Il sistema applica così una pesatura differenziata: un’affermazione generica o vaga riceve un peso ridotto, mentre un esempio concreto, contestualizzato e motivato da una spiegazione causale viene valorizzato con il punteggio massimo.

In questo modo l’assessment premia i fatti e la condotta lavorativa reale rispetto alla sola proprietà teorica di linguaggio.

Il framework del Politecnico: le 7 dimensioni della competenza AI

La solida base accademica di SkillAI poggia su un framework scientifico sviluppato dal Competence Center MADE in collaborazione con il Politecnico di Milano, ispirato ai principi dell’intelligenza multidimensionale.

“Partendo dal presupposto che la padronanza delle tecnologie emergenti non sia una dote monolitica ma un insieme articolato di abilità, lo strumento mappa la maturità individuale e organizzativa lungo sette dimensioni chiave”, spiega Elena Arosio, Learning Specialist di MADE

Le dimensioni prese in analisi sono:

  1. Awareness & Literacy: misura il modello mentale e la consapevolezza di fondo del collaboratore nei confronti dell’AI, indagando la capacità di comprendere cosa la tecnologia sia in grado di fare o non fare e di spiegarne i concetti chiave in modo chiaro e realistico.
  2. Utilizzo operativo: valuta la frequenza d’uso effettiva e la capacità di impiegare gli strumenti di intelligenza artificiale nello svolgimento concreto delle mansioni e delle attività lavorative quotidiane.
  3. Tooling & Ecosistema: indaga il grado di conoscenza delle diverse soluzioni disponibili sul mercato e la capacità di selezionare lo strumento tecnologico o il modello più idoneo in funzione dello specifico compito da affrontare.
  4. Prompting & Interaction Design: esamina la qualità dell’interazione con l’AI, valutando l’efficacia, la chiarezza e la struttura delle istruzioni (i prompt) fornite alla macchina per guidarne il ragionamento e la generazione dei contenuti.
  5. Valutazione critica dell’output: misura il livello di spirito critico dell’utente, analizzando le modalità con cui verifica l’attendibilità dei risultati generati, incrocia le fonti primarie e valida la correttezza dei dati prima del loro utilizzo operativo.
  6. Integrazione nei processi: analizza il grado di penetrazione dell’AI nei flussi di lavoro aziendali, verificando se l’output prodotto rimanga una prova estemporanea o venga incorporato stabilmente nei processi produttivi, trasformando la gestione delle attività.
  7. Risk & Governance Awareness: valuta la consapevolezza dei rischi operativi, la tutela della riservatezza dei dati, la sicurezza informatica e il rispetto delle policy aziendali e delle normative vigenti (come l’AI Act) nel caricamento delle informazioni sui modelli.

Dalle dashboard alle decisioni: report aziendali, schede individuali e piani d’azione

I risultati generati dall’assessment mettono a disposizione della direzione aziendale e delle risorse umane una base dati solida e strutturata per guidare con precisione i percorsi di trasformazione digitale.

“SkillAI non è un test, non dà giudizi e non dà neanche voti, ma è una vera e propria mappa: orienta le decisioni, fa capire a colpo d’occhio come è posizionata un’azienda e quali sono i punti di forza e di debolezza del singolo”, spiega Arosio.

La piattaforma restituisce infatti un’analisi approfondita strutturata su due livelli complementari, capaci di connettere la dimensione organizzativa generale con lo sviluppo individuale.

Nello specifico, lo strumento restituisce tre deliverable fondamentali: report aggregati sull’uso reale dell’AI in azienda, analisi di benchmarking per il confronto guidato tra team e reparti, e schede individuali che mappano i gap e i punti di forza di ciascun lavoratore. Questa base informativa costituisce il punto di partenza oggettivo indispensabile per progettare una formazione personalizzata e allocare risorse mirate.

L’analisi delle performance dell’organizzazione e del personale

La piattaforma esprime questa base dati articolandola su due livelli complementari, capaci di connettere la visione organizzativa complessiva con lo sviluppo individuale

A livello macro e organizzativo, lo strumento genera report aggregati e dashboard aziendali che fotografano la curva di maturità dell’intera popolazione valutata, distribuendo i dipendenti all’interno di cinque fasce di competenza (Base, Intermedio, Avanzato, Esperto e Leader) e consentendo un benchmarking dettagliato tra i diversi reparti.

Attraverso un grafico radiale a sette punte, la dashboard sovrappone la media attuale del team alla linea espressa dai top performer per ciascuna dimensione: l’ampiezza di questo divario evidenzia chiaramente i margini di crescita e permette di identificare con accuratezza gli AI Champions o Digital Angels, ossia i collaboratori con la maggiore padronanza tecnologica, adatti a guidare progetti di coaching interno e reverse mentoring verso i colleghi. L’analisi di sistema rileva invece i pattern trasversali, le best practice diffuse e le principali aree di rischio operativo, come la mancanza di policy chiare o la presenza di automazioni isolate non ancora condivise.

A questa visione d’insieme si affianca il livello micro e individuale, nel quale ogni lavoratore riceve una scheda personale dettagliata corredata da un profilo radiale personalizzato sulle sette dimensioni. La scheda riporta un commento qualitativo sintetico sul posizionamento complessivo, l’analisi puntuale dei punti di forza e dei gap da colmare per ciascuna area, e presenta gli estratti chiave dell’intervista, mostrando le risposte fornite, il contesto d’uso descritto e la motivazione analitica del punteggio assegnato.

A completamento del processo diagnostico, SkillAI traduce le evidenze emerse in un piano d’azione formativo strutturato in tre livelli di priorità graduali, pensati per orientare in modo mirato le scelte aziendali verso l’offerta del Competence Center.

Il percorso prende le mosse dalle priorità strategiche, formate da interventi ad alto impatto organizzativo a lungo termine come la formalizzazione delle policy sull’uso dell’AI, l’istituzione di un comitato di governance e il coinvolgimento attivo del management.

Si sviluppa poi attraverso le priorità tattiche, incentrate su percorsi formativi a medio termine e masterclass verticali per specifici reparti (come Finance, Operations o Ingegneria), fino ad approdare alle quick win, ovvero azioni a impatto immediato e a basso sforzo organizzativo orientate alla valorizzazione delle competenze già presenti, quali la creazione di una libreria aziendale condivisa che raccolga i prompt più efficaci e i casi d’uso di successo sviluppati dai dipendenti.

Il catalogo MADE 2027: formazione su misura, competenze certificate e flessibilità

Che si sia fruito dell’analisi diagnostica offerta da SkillAI o meno, le imprese possono tradurre le proprie priorità di crescita in percorsi di apprendimento concreti accedendo al nuovo catalogo 2027 della Scuola di Competenze di MADE.

L’offerta formativa complessiva comprende 74 corsi distribuiti su 8 aree tecnologiche – che spaziano dall’AI alle Tecnologie di Produzione 4.0, dai Big Data alla Cyber Security, fino alla Sostenibilità e al Change Management –, organizzati in percorsi strutturati, laboratori esperienziali e moduli on-demand.

L’AI si conferma il vero cuore pulsante dell’offerta del centro di competenza. “L’intelligenza artificiale è uno degli elementi predominanti del nostro catalogo già da due anni. Continuiamo ad approfondirlo e a creare nuovi corsi, sia sugli agenti sia sulle diverse divisioni e reparti dell’azienda, proprio per andare sempre più nel dettaglio e creare corsi verticali rivolti a specifiche figure e a specifiche sfide”, spiega Marta Rispoli, Responsabile Orientamento e Formazione di MADE.

Accanto ai moduli dedicati alle tecnologie emergenti – come l’Agentic AI, il Digital Twin, la robotica umanoide e i recenti aggiornamenti normativi legati all’AI Act e alla Direttiva Macchine –, la proposta di MADE per il 2027 introduce due importanti novità strutturali volte a valorizzare il capitale umano e a semplificare la gestione della formazione aziendale.

La prima novità è rappresentata dall’introduzione dell’Open Badge, una credenziale digitale basata sullo standard internazionale Open Badge 3.0 che a partire dal 2027 permetterà di certificare in modo oggettivo ciò che ciascun lavoratore ha realmente appreso. Questo strumento garantisce un’autenticità verificabile online con un solo clic ed è totalmente portabile sia all’interno dei sistemi di gestione delle risorse umane sia nei CV e profili professionali digitali, trasformando l’apprendimento in un dato tracciato e riconosciuto lungo l’intero percorso lavorativo.

La seconda innovazione è il MADE Learning Pass, ideato come la formula più flessibile per consentire alle PMI di pianificare la formazione nell’arco di 12 mesi. Acquistando in anticipo un pacchetto di crediti formativi, le aziende acquisiscono la libertà di attivare i corsi del catalogo in qualsiasi momento dell’anno in base all’emergere di nuove esigenze organizzative, beneficiando di quote di iscrizione dedicate e vantaggi crescenti in proporzione al numero di dipendenti coinvolti. Il programma garantisce inoltre un monitoraggio costante con report periodici sull’andamento delle partecipazioni e si completa con follow-up meeting dedicati alla consegna dei feedback dei partecipanti, assicurando un riscontro concreto sull’efficacia dell’investimento formativo.

Sostenere l’investimento: i canali di finanziamento e le agevolazioni per le PMI

Per abbattere le barriere economiche e consentire alle imprese di accedere a percorsi formativi di eccellenza, il Competence Center MADE affianca le aziende nell’individuazione e nella gestione degli strumenti di finanza agevolata e di formazione finanziata.

Sebbene la percezione delle risorse finanziarie non rappresenti l’ostacolo principale per le PMI, i dati evidenziano come oltre la metà delle aziende continui a finanziare l’aggiornamento dei dipendenti esclusivamente con mezzi propri, rinunciando a opportunità pubbliche strutturate.

Tra le misure territoriali di maggior rilievo figura l’Avviso Formazione Continua di Regione Lombardia (giunto alla sua IV edizione), un bando dotato di una dotazione finanziaria di 10 milioni di euro con sportello aperto fino al 31 marzo 2027. La misura interviene tramite voucher formativi a sostegno della trasformazione digitale e sostenibile, offrendo un contributo pubblico a fondo perduto che copre fino al 90% dei costi per le microimprese e i liberi professionisti, il 70% per le piccole e medie imprese e il 50% per le strutture più grandi, fino a un massimale di 50.000 euro all’anno per azienda.

Il canale nazionale principale è rappresentato dai Fondi Paritetici Interprofessionali (quali Fondimpresa, Fondirigenti, For.Te. e FAPI), alimentati dal contributo dello 0,30% versato dai datori di lavoro all’INPS. Questi fondi mettono a disposizione ogni anno oltre 200 milioni di euro distribuiti su migliaia di avvisi per coprire i costi di aggiornamento delle competenze digitali e tecnologiche. Utilizzare il proprio conto formazione evita che le risorse accantonate vadano perse dopo due anni solari confluendo nel conto di sistema, permettendo così alle PMI di azzerare i costi della formazione e valorizzare il proprio capitale umano.

A queste soluzioni consolidate si aggiunge la nuova opportunità legata a M.I.A.² (AI Experience Center for Manufacturing), l’European Digital Innovation Hub dedicato alle MPMI e startup con sede operativa nel Nord Italia. Operativo da inizio 2027 con un fondo complessivo di 6 milioni di euro, il programma garantisce un’agevolazione diretta sotto forma di sconto in fattura che copre indicativamente tra il 60% e il 70% dei costi di formazione e assessment, con il vantaggio strategico di non richiedere alcun onere di rendicontazione burocratica per l’impresa beneficiaria.

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