IL report McKinsey

AI, cresce l’adozione nelle imprese, ma solo il 6% riesce a ricavarne un valore economico sostanziale


Indirizzo copiato

A fronte di un’adozione dell’intelligenza artificiale ormai capillare e della crescita degli agenti autonomi, solo il 37% delle aziende ottiene ritorni positivi sull’EBIT. Il report McKinsey 2026 mostra come il valore economico reale rimanga prerogativa di quel 6% di imprese capaci di riprogettare da zero i propri processi operativi.

Pubblicato il 28 ott 2026



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
ai-artificial-intelligence-intelligenza-artificiale-1024×576-1





L’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali ha raggiunto una maturità quantitativa senza precedenti: l’89% delle organizzazioni, infatti, impiega regolarmente strumenti d’intelligenza artificiale in almeno una funzione aziendale, mentre il 44% ha avviato una fase di scalabilità a livello dell’intera struttura.

La diffusione della tecnologia, tuttavia, nasconde un’asimmetria profonda tra i benefici percepiti sul piano operativo individuale e il contributo effettivo alle metriche finanziarie d’impresa. L’aumento dell’efficienza personale viene confermato dall’80% dei lavoratori, i quali riscontrano un incremento della propria produttività quotidiana.

Ciononostante, la quota di imprese capaci di tradurre tali guadagni in un impatto positivo sull’EBIT si attesta al 37%, mantenendosi sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente. L’accumulo di strumenti software a supporto del singolo dipendente non genera automaticamente valore aggregato: l’assenza di una riprogettazione sistemica dei flussi di lavoro finisce per assorbire l’efficienza recuperata senza riflettersi sui margini operativi dell’organizzazione.

Sono alcune delle evidenze che emergono dal rapporto “The state of AI in 2026, On the road to ROI”, di McKinsey, la survey globale sull’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende, condotta tra maggio e giugno su 1.719 manager e professionisti in 97 Paesi.

La diffusione degli agenti autonomi e la revisione delle strategie di acquisto software

L’evoluzione delle architetture d’intelligenza artificiale verso sistemi agentici capaci di pianificare ed eseguire autonomamente sequenze complesse di attività sta ridefinendo le scelte strategiche dei gruppi industriali e delle grandi organizzazioni.

La quota di imprese con fatturato superiore al miliardo di dollari che dichiara di aver portato in scala l’uso di agenti autonomi è salita al 40%, registrando una crescita netta rispetto al 27% dell’anno precedente. Nelle strutture di minori dimensioni l’adozione di tali architetture rimane invece ferma al 22%, delineando un divario marcato nella capacità di integrazione.

Parallelamente all’impiego degli agenti nei flussi operativi, l’affermazione degli strumenti di programmazione assistita sta trasformando le tradizionali politiche di approvvigionamento tecnologico.

Dal rapporto emerge che il 32% delle aziende su scala globale ha deciso di rinunciare all’acquisto di soluzioni o funzionalità software commerciali per svilupparle internamente tramite agenti di codifica. Nel comparto del manifatturiero avanzato, la percentuale di organizzazioni che ha orientato le proprie scelte verso lo sviluppo in-house a scapito dell’offerta di terzi si attesta al 27%.

La disponibilità di strumenti di supporto al codice consente alle imprese di assumere un controllo diretto sulle proprie applicazioni di gestione e controllo dei processi, riorientando la composizione dei budget informatici.

L’impatto funzionale tra contenimento dei costi e incremento dei ricavi

L’analisi dettagliata per funzione aziendale rivela una precisa specializzazione degli impatti economico-operativi prodotti dall’integrazione dell’intelligenza artificiale. Le contrazioni più rilevanti dei costi operativi si concentrano nella gestione della catena di fornitura, nelle attività di assistenza tecnica e nei processi manifatturieri diretti.

All’interno del comparto manifatturiero avanzato – che comprende settori a elevata intensità tecnologica come l’automotivo, l’aerospaziale e i semiconduttori –, l’adozione degli agenti autonomi trova applicazione prevalente nel monitoraggio della logistica, nella pianificazione delle scorte e nell’ottimizzazione dei flussi di produzione.

Sul fronte della generazione di ricavi, i benefici finanziari si spostano verso le funzioni orientate al mercato e allo sviluppo strategico. L’area commerciale e di marketing, unitamente alle divisioni dedicate all’ingegneria di prodotto e allo sviluppo software, rappresenta il canale principale attraverso cui le organizzazioni registrano i maggiori incrementi di fatturato attribuiti all’impiego delle nuove tecnologie.

La disciplina della tokenomics e la gestione dei costi di calcolo

L’espansione dei modelli agentici e delle architetture di calcolo ad elevate prestazioni ha introdotto una nuova variabile nei bilanci informatici: la spesa legata al consumo di token e all’infrastruttura computazionale.

Un’organizzazione su cinque dichiara che i costi operativi associati all’infrastruttura di calcolo costituiscono un vincolo capace di limitare l’estensione o l’intensità d’uso delle soluzioni adottate. L’aumento del volume di token generati ed elaborati dai modelli di ultima generazione tende a superare la progressiva riduzione dei costi unitari di calcolo, imponendo alle direzioni finanziarie la definizione di metriche rigorose per il controllo del rendimento degli investimenti.

Ciononostante, la traiettoria della spesa complessiva rimane orientata all’espansione. Il 60% delle imprese intervistate prevede di incrementare la spesa destinata all’intelligenza artificiale nel corso dei prossimi dodici mesi, mentre oltre un quarto delle strutture riserva a tali tecnologie una quota superiore al 10% dell’intero budget informatico.

La fruizione degli strumenti orizzontali di supporto, quali gli assistenti conversazionali, viene ormai assimilata dalle direzioni aziendali a una voce di costo infrastrutturale fissa, analoga ai software di produttività d’ufficio.

I fattori distintivi del sei per cento ad alto rendimento

La quota di organizzazioni capaci di trarre un valore economico sostanziale dall’intelligenza artificiale rimane circoscritta al 6% del campione globale. Un gruppo ristretto di imprese attribuisce all’impiego della tecnologia un contributo superiore al 5% del proprio EBIT e un impatto strategico determinante sulle operazioni aziendali.

La differenza fondamentale tra le strutture ad alto rendimento e il resto del mercato non risiede nella sola disponibilità di budget, bensì nella capacità di attuare una trasformazione strutturale dei modelli operativi.

Il 74% delle aziende ad alto rendimento procede alla riprogettazione integrale dei propri flussi di lavoro, a fronte del 25% registrato tra le altre organizzazioni, evitando di sovrapporre i nuovi strumenti a procedure preesistenti. Le medesime imprese affiancano agli obiettivi di efficienza e contrazione dei costi (78%) traguardi espliciti di espansione del fatturato (74%) e di innovazione dei modelli di business (65%).

Le organizzazioni ad alto rendimento mostrano inoltre una maggiore attenzione alla gestione integrata dei rischi associati alla tecnologia: il 56% interviene attivamente per mitigare le vulnerabilità di cibersicurezza legate ai sistemi di intelligenza artificiale e il 45% adotta procedure rigorose per prevenire azioni autonome non autorizzate da parte degli agenti software.

L’impatto sull’occupazione tra dinamiche previsionali e riscontri operativi

Le aspettative legate alle ricadute dell’automazione avanzata sui livelli occupazionali mostrano uno scostamento significativo tra le proiezioni della dirigenza e le dinamiche effettivamente consuntivate all’interno delle organizzazioni. Il 39% delle aziende stima una contrazione dell’organico aziendale nel corso del prossimo anno quale conseguenza dell’adozione di soluzioni d’intelligenza artificiale.

I dati consuntivi relativi ai dodici mesi precedenti rivelano tuttavia che le riduzioni di personale imputabili alla tecnologia si sono attestate al 14%, un valore inferiore alla metà rispetto al 32% ipotizzato nelle rilevazioni dell’anno precedente.

La maggior parte delle strutture, pari al 66% dei rispondenti, non ha registrato variazioni sostanziali nel numero complessivo dei dipendenti a seguito dell’introduzione delle nuove tecnologie. La percezione diretta del corpo aziendale evidenzia una progressiva familiarizzazione con gli strumenti operativi; solo il 13% dei lavoratori esprime timori per la stabilità della propria posizione professionale o per le prospettive di carriera.

Prospettive e decisioni per la dirigenza industriale

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale all’interno del comparto industriale delinea per i decision maker la necessità di superare la fase dell’adozione frammentata o guidata da iniziative estemporanee.

L’ostacolo principale all’estrazione di valore economico-finanziario non è rappresentato dai limiti delle architetture tecnologiche, bensì dalla capacità di assorbimento del cambiamento da parte dell’organizzazione aziendale.

Trasformare i guadagni di efficienza conseguiti dai singoli collaboratori in risultati tangibili nei conti economici richiede la riprogettazione dei flussi di lavoro end-to-end, la definizione di chiare scelte d’integrazione tra sviluppo interno e acquisizioni esterne, unitamente a un monitoraggio rigoroso della sostenibilità economica delle infrastrutture di calcolo.