Piano Transizione 4.0, Urso: “Necessario evitare il dimezzamento delle aliquote nel 2023, ma il piano va rivisto”

Nel corso del suo intervento presso le Commissioni riunite Attività produttive di Camera e Senato, il Ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ribadito che l’obiettivo del Governo è mantenere la continuità con il 2022 in materia di credito d’imposta per gli investimenti che rientrano nel Piano Transizione 4.0, evitando così il dimezzamento delle aliquote previsto a partire dal prossimo anno. Tuttavia, il Ministro Urso ha ribadito la necessità di rivedere il Piano adeguando le agevolazioni ai bisogni delle imprese e destinando le risorse in base ai dati di utilizzo degli incentivi, dichiarazione che riapre nuovamente la speranza sul rifinanziamento del credito d’imposta in Formazione 4.0.

Pubblicato il 06 Dic 2022

Adolfo_Urso

Il rifinanziamento del Piano Transizione 4.0 è assolutamente necessario e per il 2023 l’obiettivo del Governo è mantenere le stesse aliquote agevolative del 2022: lo conferma il Ministro delle Imprese e del Made in Italy (il Mimit, ex Mise) Urso nel corso dell’audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero presso le Commissioni riunite Attività produttive di Camera e Senato.

Il Ministro ha quindi ribadito che, proprio in questi giorni, il Ministro Fitto (Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR) ha avviato un’interlocuzione con la Commissione europea per chiedere di utilizzare le risorse del PNRR non spese per il periodo che si conclude 2021-2022 – l’ammontare non è stato ancora determinato, ma si parlerebbe di una cifra di poco inferiore ai 4 miliardi di euro – per mantenere le stesse aliquote agevolative anche nel 2023.

Indipendentemente dal risultato del dialogo – il Ministro si è mostrato ottimista in merito al risultato del confronto con la Commissione –, il Governo sta già lavorando a un piano di revisione degli incentivi a sostegno delle imprese, che presenterà all’inizio del 2023, e che riguarda proprio il Piano Transizione 4.0, ma non solo.

L’audizione è stata l’occasione per Urso per indicare i punti chiave della visione del Mimit per le scelte di politica industriale dei prossimi anni. Una visione che mette al centro uno “stato stratega”, capace di rimuovere gli ostacoli all’imprenditorialità nel nostro Paese ma che guarda all’Europa e al resto del mondo.

Rifinanziamento del Piano Transizione 4.0 una priorità per il Governo

È piuttosto ottimista il Ministro Urso che da Bruxelles arrivi il via libera per poter spendere le risorse inutilizzate del PNRR per evitare la riduzione delle aliquote delle agevolazioni previste dal Piano Transizione 4.0.

Il dialogo con la Commissione è necessario in quanto in fase di definizione delle regole di finanziamento dei PNRR degli Stati membri, era stato messo in chiaro che le risorse inutilizzate sarebbero andate perse.

Tuttavia, l’ottimismo del Ministro Urso proverrebbe proprio che da un’apetura della Commissione giunta in queste ore, con il via libera alla proroga per il 2023 dei voucher per la banda ultra larga destinati e PMI e professionisti con partita Iva (anche questi finanziati con le risorse del PNRR).

Ed è proprio questa la linea che il ministro conferma di voler portare in Europa in merito al PNRR. “Non ho mai detto che debba essere ripensato – precisa –, ma solo che dobbiamo attivare un’interlocuzione preventiva con la Commissione per prendere in considerazione la realtà delle nostre imprese”.

Indipendentemente dal risultato dell’interlocuzione con la Commissione, il Governo presenterà già ad inizio anno un disegno legge di riforma degli incentivi a sostegno delle imprese, tra cui anche lo stesso Piano 4.0, che verrà rivisto “in ottica di affinamento degli strumenti”.

Una revisione che, precisa il ministro,”partirà dall’esperienza delle imprese e dai dati relativi al tiraggio di ciascun strumento del Piano”. Se così fosse, si renderebbe più concreta la speranza di riveder rifinanziato il credito d’imposta in Formazione 4.0.

Lo strumento, ricordiamo, era stato per tanti anni tra gli incentivi del Piano Transizione 4.0 meno utilizzati dalle imprese a causa di un rapporto costi-benefici non ottimale.

Proprio per questo, l’Esecutivo Draghi era intervenuto sullo strumento attraverso il decreto aiuti del 17 maggio 2022 decretando, da un lato, che la misura non dovesse essere rifinanziata per il periodo 2023-2025 e, dall’altro, stabilendo aliquote maggiorate per il 2022. Maggiorazioni che, tuttavia, sono rimaste di fatto sulla carta a causa dei ritardi nei decreti attuativi.

I dati di relativi all’utilizzo dello strumento nel 2020 avevano però mostrato un’inversione di tendenza da parte delle imprese, complice forse anche la pandemia: il target delle imprese da raggiungere con lo strumento era stato infatti superato, con ben oltre 10.000 imprese che nel 2020 hanno scelto di usufruire di questo strumento. Un cambio di rotta che aveva acceso le speranze su un intervento del Governo per prorogare l’incentivo anche al 2023, che tuttavia non è avvenuto.

L’obiettivo in Europa: arrivare a una politica commerciale e industriale comune

E sarebbe proprio questo ateggiamento di dialogo che il ministro Urso vorrebbe portare avanti in Europa, per promuovere la creazione di una politica industriale e commerciale comune, capace di far fronte non solo alle difficoltà correnti con la stessa unità che ha caratterizzato la risposta alla pandemia, ma che è necessaria anche per difendere le imprese europee dalla concorrenza di Cina e Usa.

“Siamo consapevoli che bisogna facilitare la nascita di campioni europei a livello industriale, capaci di realizzare filire competitive a livello globale. Dobbiamo sviluppare politica industriale europea che ci consenta di creare un clima favorevole agli investimenti, non solo delle imprese italiane ed europee in Italia e in Europa, ma dobbiamo essere capaci di attrarre anche aziende dal resto del mondo”, spiega.

Golden Power, strumenti a supporto delle imprese soggette al veto

La visione descritta dal Ministro Urso nel suo intervento è quella di uno “stato stratega”, che agisce a tutela del Made in Italy ma nella piena consapevolezza dell’importanza di stare in Europa e di confrontarsi anche al di fuori dei confini europei.

Uno stato che rimuove i paletti e che, quando deve porli, fornisce comunque un supporto allo sviluppo dei progetti delle imprese. Ed è proprio in quest’ottica che il Governo è intervenuto – con il disegno di legge approvato giovedì scorso –  sulla cosiddetta “Golden Power”.

La disciplina, ricordiamo, stabilisce che la presidenza del Consiglio può fermare sia un’intera operazione fatta da un operatore straniero su un’impresa italiana che una parte dell’investimento o degli accordi qualora essi diano luogo a una situazione eccezionale, non disciplinata dalla normativa – nazionale ed europea – di settore, di minaccia di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti, compresi le reti e gli impianti necessari ad assicurare l’approvvigionamento minimo e l’operatività dei servizi pubblici essenziali.

Un potere che l’Esecutivo Dreghi ha esercitato più volte, non solo verso aziende fornitrici di tecnologie di automazione, come nel caso della piemontese Robox, ma anche nel caso di altri settori ritenuti strategici. L’ultimo stop aveva infatti interessato Verisem, azienda romagnola specializzata nella produzione di sementi e ortaggi, la cui vendita alla svizzera Syngenta, controllata dalla cinese Chem-China, è stata bloccata dal veto del Governo Draghi.

“Con il provvedimento contenuto nel decreto legge approvato, abbiamo attivato procedure preferenziali – con l’intervento di CDP, di Invitalia o degli stessi strumenti che gestisce il mio dicastero –,in modo che nel caso in cui lo stato debba, a ragione, porre uno stop, l’impresa possa continuare a sviluppare il suo progetto anche senza l’apporto di quel capitale estero su cui contava”, spiega.

Più poteri per rimuovere gli ostacoli burocratici: cosa farà il “difensore civico delle imprese”

“Non disturbare chi vuol fare”, dovrebbe essere questo, secondo il Ministro Urso, l’atteggiamento dello Stato verso le imprese. Atteggiamento che dovrebbe quindi essere rivolto a rimuovere gli ostacoli allo sviluppo di progetti imprenditoriali.

E tra questi ostacoli, precisa il ministro, quello che pesa maggiormente sulle imprese è senza dubbio la burocrazia.

“Negli ultimi 10 anni i dati ci dicono che la situazione nel nostro Paese è addirittura peggiorata rispetto ai nostri competitor e ancora più grave è il fatto che proprio laddove dovremmo investire di più, al Sud, la macchina statale è meno efficiente”.

Rimuovere questi ostacoli sarà compito proprio del Mimit che con il cambio di nome mira ad assumere il ruolo di “difensore civico delle imprese”, come stabilito nel decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri in data 4 novembre.

Il decreto legge attribuisce al Ministero delle imprese e made in Italy (Mimit) specifiche funzioni volte a rafforzare il suo a favore delle imprese e del Made in Italy. Nello specifico, il decreto si rifà a una norma emanata dal Governo Draghi sempre del decreto “aiuti bis”, inerente ai poteri di intervento (potere sostitutivo) dell’allora Mise e di Palazzo Chigi in caso di ritardi e inadempienze delle amministrazioni competenti su progetti di interesse strategico nazionale.

Il decreto legge approvato lo scorso 4 novembre modifica la misura, ampliando il potere sostituitivo del Mimit, che potrà intervenire in caso di inerzia delle Amministrazioni Centrali nei procedimenti relativi a investimenti rilevanti per il sistema produttivo nazionale nel caso di investimenti di almeno 25 milioni di euro (molto inferiore alla soglia dei 400 milioni fissata dal precendente esecutivo)e progetti di investimento con significative ricadute occupazionali.

Inoltre, il decreto legge ha stabilito la predisposizione di una struttura di supporto e tutela dei diritti delle imprese con specifici compiti volta a raccogliere e a dare seguito alle segnalazioni dei ritardi e dell’inerzia della PA centrale da parte delle imprese.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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