Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto lo slittamento dei termini per l’invio delle comunicazioni di completamento relative agli investimenti completati nel 2025 nell’ambito del piano Transizione 4.0.
Con il decreto direttoriale del 28 gennaio 2026 il MIMIT concede 2 mesi di tempo in più, posticipando dal 31 gennaio 2026 al 31 marzo 2026 la scadenza per il caricamento delle comunicazioni di completamento. La decisione punta a concedere maggiore ossigeno alle imprese e ai professionisti impegnati nella rendicontazione e a permettere una gestione più fluida dei flussi documentali che le aziende devono trasmettere attraverso il portale del Gestore dei Servizi Energetici (GSE).
La nuova scadenza vale sia per le imprese che avevano ricevuto sin da subito conferma di disponibilità delle risorse (cioè le domande presentate prima dell’avviso dell’esaurimento delle risorse dell’11 novembre), sia per chi ha ricevuto successivamente la comunicazione di nuova disponibilità di risorse da parte del GSE. Queste ultime devono presentare prima la comunicazione di conferma richiesta in questa specifica casistica entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione di disponibilità di risorse e poi anche la comunicazione di completamento, sempre entro il nuovo termine del 31 marzo 2026.
Resta invece invariata la deadline del 31 luglio 2026 per gli investimenti per i quali è stato versato l’acconto del 20% entro il 31/12/2025 e che saranno completati nella prima metà 2026.
Novità anche per Transizione 5.0
Novità anche per le imprese che si trovano nel “limbo” degli investimenti Transizione 5.0 prenotati dopo l’esaurimento delle risorse comunicato lo scorso 7 novembre.
Il 30 gennaio 2026 ha infatti riaperto la Piattaforma del GSE, al fine di permettere il caricamento della documentazione a chi, tra quelli che aveva presentato la prima comunicazione in data successiva al 6 novembre 2025, aveva ricevuto dal GSE la comunicazione di pratica “tecnicamente ammissibile”.
Uno step formale verso il completamento delle pratiche, insomma, che però – come si specifica – “non implica, a oggi, il conseguente riconoscimento del credito di imposta utilizzabile in compensazione”.
Sappiamo infatti che occorrerà attendere la scadenza del 28 febbraio perché il Governo abbia tempo di fare i conti e verificare così l’ammontare complessivo delle domande. Solo a quel punto sarà presa una decisione su come soddisfare le domande utilizzando gli 1,3 miliardi di euro che la legge di bilancio ha appostato in caso di “downgrade forzato” dei progetti in esubero su Transizione 4.0.
Come sappiamo alla chiusura delle prenotazioni le domande erano pari a 4,78 miliardi di euro, circa 2 miliardi in più rispetto ai 2,75 miliardi complessivamente a disposizione della misura. Ma ci sono diverse casistiche che ridurranno la spesa a consuntivo:
- prenotazioni più alte perché fatte “per eccesso”
- investimenti non completati per vari motivi
- aziende che, con l’obbligo dell’opzione, hanno virato sulla 4.0
- aziende che sono riuscite a posticipare la consegna per rientrare nell’iperammortamento 2026
- aziende che, semplicemente, stufe di tutto hanno rinunciato
Questi fattori potrebbero ridurre significativamente il disavanzo. Se i 2 miliardi di troppo diventassero, per esempio, 1 miliardo, è possibile che il Governo decida di utilizzare gli 1,3 miliardi per soddisfare regolarmente le domande sul 5.0 anziché operare il “downgrade” forzato al 4.0, che resta in ogni caso una possibilità più che concreta.


















