SUPPLY CHAIN

Sovranità digitale, le aziende puntano più alla resilienza che all’autonomia tecnologica piena


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Un report di Capgemini evidenzia come la maggior parte delle organizzazioni consideri irrealizzabile l’indipendenza totale. Crescono comunque i piani nei consigli di amministrazione per proteggere le attività critiche, ridurre i rischi legati ai fornitori esteri e puntare su investimenti in AI e continuità operativa.

Pubblicato il 1 ott 2026



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La sovranità digitale rappresenta ormai una priorità strategica per la maggior parte delle organizzazioni, sebbene il 59% dei dirigenti consideri irrealistico porsi l’obiettivo della piena indipendenza.

È quanto emerge dall’ultimo report del Capgemini Research Institute, “Digital Sovereignty: From Policy Ambition to Executive Imperative”, basato su un’indagine condotta su 1300 dirigenti aziendali e responsabili tecnologici.

Lo studio evidenzia come, anziché puntare a una completa indipendenza tecnologica, le organizzazioni stiano adottando un approccio pragmatico, volto a proteggere le attività critiche, mantenere il controllo sulle principali capacità digitali ed evitare una dipendenza eccessiva da un unico fornitore.

La dipendenza tecnologica espone le organizzazioni a maggiori rischi

Secondo il report, nell’ultimo decennio le organizzazioni hanno accelerato la migrazione al cloud, l’adozione dell’AI e i percorsi di trasformazione digitale, spesso a un ritmo superiore rispetto all’evoluzione dei modelli di governance e resilienza.

La dipendenza da un numero ristretto di grandi fornitori tecnologici globali è aumentata sensibilmente, mentre le tensioni geopolitiche e le interruzioni delle supply chain degli ultimi anni hanno evidenziato i rischi legati a questa concentrazione.

Il Digital Sovereignty Index di Capgemini, basato sull’analisi di 866 organizzazioni negli Stati Uniti, in Europa e nell’area APAC attraverso cinque dimensioni della sovranità digitale, mostra che l’86% delle organizzazioni presenta una significativa esposizione verso supply chain estere o controllate da soggetti esterni.

La maggior parte delle organizzazioni segnala una forte dipendenza da fornitori stranieri, una rete di fornitori fortemente concentrata, una visibilità limitata sulla supply chain e tempi lunghi per sostituire un fornitore, fattori che aumentano la vulnerabilità alle interruzioni operative.

Nonostante ciò, la pianificazione delle emergenze rimane disomogenea tra le diverse aree geografiche: solo il 42% delle organizzazioni che hanno recentemente subito interruzioni operative dispone di piani di emergenza.

Il livello di preparazione è più elevato negli Stati Uniti, dove quasi due organizzazioni su tre hanno predisposto tali piani, rispetto a poco più di un terzo delle organizzazioni in Europa e Asia-Pacifico.

La sovranità digitale è diventata una priorità nelle agende dei consigli di amministrazione

La sovranità digitale è ormai una priorità anche per il top management: il 44% delle organizzazioni la considera uno dei principali temi all’ordine del giorno nei consigli di amministrazione.

L’attenzione si sta traducendo in iniziative concrete: quasi quattro organizzazioni su cinque stanno già implementando o sviluppando una strategia dedicata, mentre un ulteriore 20% prevede di adottarne una entro i prossimi dodici mesi.

L’impegno riflette la crescente preoccupazione per la capacità delle organizzazioni di garantire la continuità delle attività critiche in un contesto geopolitico sempre più incerto: secondo il report, oltre tre quarti degli intervistati dichiarano infatti di essere fortemente preoccupati.

La resilienza operativa di fronte alla volatilità geopolitica e alle possibili interruzioni rappresenta il principale fattore che guida le iniziative di sovranità digitale, indicato da quattro intervistati su cinque

L’AI emerge inoltre come l’ambito tecnologico su cui le organizzazioni concentrano maggiormente gli investimenti in ottica di sovranità digitale: tre quarti la identificano come un’area prioritaria. L’attenzione è particolarmente evidente nei settori che gestiscono infrastrutture critiche, informazioni o funzioni operative, come aerospazio, difesa e trasporti.

Priorità regionali differenti portano a strategie di sovranità diverse

Sebbene la sovranità digitale sia ormai una priorità a livello globale, le organizzazioni adottano strategie differenti a seconda dell’area geografica.

Nell’Asia-Pacifico (41%), nell’Europa continentale (52%) e nel Regno Unito (56%), la sovranità digitale è associata principalmente alla mitigazione dei rischi e al rafforzamento della resilienza.

Negli Stati Uniti, invece, oltre la metà delle organizzazioni (52%) la interpreta soprattutto come un tema di conformità normativa, mentre il 40% la considera uno strumento per aumentare la resilienza.

Inoltre, le organizzazioni dell’Asia-Pacifico e dell’Europa continentale esprimono una preoccupazione significativamente maggiore rispetto a quelle statunitensi e britanniche riguardo alla capacità di mantenere operative le attività critiche in un contesto caratterizzato da crescente instabilità geopolitica.

Nonostante queste differenze regionali, emerge un ampio consenso sul fatto che la sovranità digitale non significhi completa indipendenza tecnologica. A livello globale, due terzi delle organizzazioni definiscono infatti la sovranità digitale come una forma di interdipendenza resiliente, una visione particolarmente diffusa in Europa (75%) rispetto agli Stati Uniti (50%).

Anche le modalità attraverso cui perseguire questo obiettivo variano. A livello globale, oltre due terzi delle organizzazioni intervistate prevedono di combinare sviluppo interno e collaborazione con partner esterni. Le organizzazioni statunitensi attribuiscono tuttavia maggiore importanza alla collaborazione all’interno degli ecosistemi e alle partnership di settore per sviluppare capacità condivise rispetto alle organizzazioni dell’Asia-Pacifico e dell’Europa.

La visibilità, la dipendenza da un unico fornitore e i costi frenano il percorso verso la sovranità digitale

Permangono tuttavia importanti difficoltà nella fase di implementazione. Solo il 14% delle organizzazioni dichiara di avere una visibilità completa, end-to-end, delle dipendenze presenti nel proprio ecosistema tecnologico, rendendo difficile valutare l’esposizione ai rischi geopolitici o legati ai fornitori.

Un ulteriore ostacolo riguarda la riduzione della dipendenza dai fornitori di tecnologie critiche. Oltre un terzo delle organizzazioni (36%) afferma che sostituire un fornitore strategico richiederebbe più di dodici mesi, mentre una su dieci dichiara di non disporre di alcun fornitore alternativo realmente praticabile.

Infine, meno della metà delle organizzazioni si dichiara disponibile a sostenere un premio per la sovranità digitale, pari in media a un 23% di costi aggiuntivi, evidenziando come il bilanciamento tra sovranità, competitività e sostenibilità economica rappresenti ancora una delle principali sfide.

“Oggi le organizzazioni operano all’interno di ecosistemi tecnologici altamente interconnessi dove è raro riuscire a raggiungere una completa indipendenza. Per questo motivo, la sovranità digitale non riguarda tanto l’autonomia assoluta, quanto la capacità di comprendere in modo approfondito le proprie dipendenze tecnologiche, così da recuperare il controllo e la flessibilità necessari per gestire i rischi”, commenta Monia Ferrari, amministratore delegato di Capgemini in Italia.

“La vera sfida sarà costruire resilienza senza compromettere la competitività, sviluppando al contempo partnership affidabili che consentano alle organizzazioni di continuare a innovare e sostenere la crescita nel lungo periodo.”

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