La sicurezza SCADA è una branca della cybersecurity OT che presidia la protezione dei sistemi che negli ambienti di produzione permettono agli operatori di supervisionare e gestire i processi industriali. Più in dettaglio, SCADA è l’acronimo di ‘Supervisory Control and Data Acquisition’, ovvero supervisione, controllo e acquisizione dei dati.
Un sistema SCADA permette di raccogliere le informazioni provenienti da macchine e impianti, visualizzarle in un ambiente centralizzato e consentire agli operatori di monitorare e gestire i processi industriali. Il funzionamento parte dal campo, dove sensori e strumenti di misura rilevano grandezze fisiche come temperatura, pressione, livello e portata. La telemetria è la tecnica che permette di raccogliere queste misurazioni e trasmetterle a distanza ai sistemi di controllo e supervisione, rendendo possibile monitorare lo stato e il funzionamento dell’impianto.
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Come funziona un sistema SCADA: dai sensori alla supervisione industriale
I segnali raccolti dai sensori e dagli strumenti di campo vengono acquisiti dai controllori logici programmabili (PLC) e dalle unità terminali remote (RTU). I PLC eseguono le logiche di automazione delle macchine e dei processi, elaborando i segnali ricevuti e comandando gli attuatori, cioè i dispositivi che intervengono fisicamente sull’impianto, come valvole e motori. Le RTU svolgono funzioni di acquisizione dati, controllo e comunicazione, soprattutto in impianti distribuiti su più siti o in aree geografiche estese.
La sicurezza di questo scambio non dipende soltanto dalla possibilità di trasmettere i dati e mantenere disponibile il sistema di supervisione. I dati di telemetria devono rappresentare correttamente le condizioni rilevate sul campo e i comandi devono provenire da soggetti autorizzati, senza essere alterati durante la trasmissione. Un operatore può infatti continuare a utilizzare l’interfaccia SCADA, ma prendere decisioni errate se le misurazioni visualizzate sono state modificate. Allo stesso modo un comando non autorizzato o alterato può provocare un intervento sulle apparecchiature diverso da quello previsto.
Le reti di comunicazione industriale come componente chiave della sicurezza SCADA
Le informazioni raccolte sul campo raggiungono i sistemi di supervisione attraverso reti di comunicazione industriale. La loro architettura dipende dalla distribuzione degli impianti, dalle distanze da coprire e dai requisiti operativi del processo. Possono comprendere:
- Reti di campo (fieldbus): collegano sensori, attuatori e dispositivi di controllo, permettendo lo scambio dei segnali e dei comandi necessari al funzionamento delle macchine.
- Reti locali (LAN): collegano i dispositivi di controllo, i server e le postazioni operatore all’interno di uno stabilimento, spesso attraverso tecnologie Ethernet industriali.
- Reti metropolitane (MAN) e geografiche (WAN): collegano stabilimenti, impianti remoti e centri di supervisione distribuiti su un territorio più o meno esteso.
- Collegamenti radio, cellulari (4G e 5G) e satellitari: consentono di raggiungere apparecchiature e siti remoti, anche dove non è disponibile un’infrastruttura di comunicazione cablata. La fibra ottica rappresenta invece una delle tecnologie utilizzate per realizzare collegamenti cablati, sia locali sia a lunga distanza.
Ogni collegamento introduce un percorso attraverso cui transitano dati e comandi e che deve essere considerato nella progettazione della sicurezza SCADA. I server SCADA raccolgono le informazioni ricevute e le rendono disponibili agli operatori attraverso le interfacce uomo-macchina (HMI). Queste permettono di visualizzare lo stato degli impianti, consultare le misurazioni, ricevere gli allarmi e impartire i comandi consentiti. I comandi raggiungono quindi i dispositivi di controllo sul campo, che li eseguono secondo le logiche e le condizioni previste dal processo.
Controllo locale e supervisione centralizzata svolgono funzioni diverse, ma interdipendenti. Un PLC può continuare a eseguire la propria logica di controllo anche se il server SCADA diventa indisponibile. Gli operatori, tuttavia, possono perdere la visibilità centralizzata sul processo, la gestione degli allarmi e la possibilità di intervenire da remoto. Il funzionamento dei dispositivi sul campo non garantisce, da solo, che l’impianto possa continuare a essere gestito nelle condizioni operative e di sicurezza previste.
Quali sono le vulnerabilità di un sistema SCADA
Sistemi legacy e tecnologie obsolete: molti ambienti SCADA comprendono dispositivi di controllo, sistemi operativi e applicazioni progettati per rimanere in esercizio per decenni, talvolta prima che la cybersecurity diventasse un requisito di progettazione. Alcuni non dispongono di funzionalità di sicurezza oggi necessarie, non sono più supportati dai produttori o dipendono da software e componenti che non possono essere sostituiti senza intervenire sull’intero sistema. Anche quando sono disponibili aggiornamenti, la loro installazione può richiedere verifiche di compatibilità e fermi programmati. Ne deriva la necessità di proteggere anche componenti che non possono essere aggiornati o sostituiti nell’immediato.
Mancata separazione delle reti: in un’architettura SCADA, la rete aziendale, quella utilizzata per la supervisione e quella a cui sono collegati i dispositivi di controllo svolgono funzioni diverse. Devono poter scambiare le informazioni necessarie senza che un problema in un ambiente si propaghi agli altri. Per questo, la segmentazione suddivide l’infrastruttura in reti distinte e regola le comunicazioni tra di esse. Un sistema aziendale, per esempio, può avere bisogno di ricevere dati sulla produzione, ma non per questo deve poter inviare comandi direttamente a un PLC. Se queste separazioni mancano, un attaccante che compromette un computer aziendale può raggiungere i server SCADA e i dispositivi che controllano l’impianto.
Accessi remoti e credenziali non adeguatamente protetti: tecnici interni e fornitori possono collegarsi ai sistemi SCADA per effettuare interventi di manutenzione, diagnostica e aggiornamento senza recarsi fisicamente sull’impianto. Questi accessi devono però essere riservati alle persone autorizzate e limitati ai sistemi e alle operazioni necessari. Account condivisi, password deboli o autorizzazioni troppo estese rendono più difficile controllare chi accede e che cosa può fare. Se un attaccante ottenesse le credenziali di un manutentore, per esempio, potrebbe utilizzarle per entrare nel sistema di supervisione e tentare di modificare configurazioni o parametri operativi.
Protocolli di comunicazione privi di adeguate protezioni: i protocolli industriali definiscono le regole con cui i dispositivi si scambiano misurazioni, segnalazioni e comandi. Alcuni, soprattutto quelli progettati quando le reti industriali erano meno connesse con l’esterno, non prevedono nativamente meccanismi per verificare l’identità di chi invia un messaggio o accertare che il suo contenuto non sia stato modificato. Se un attaccante riesce ad accedere alla rete, potrebbe quindi intercettare le misurazioni trasmesse o tentare di inviare comandi che il dispositivo ricevente non è in grado di riconoscere come non autorizzati.
Server e workstation vulnerabili: le applicazioni SCADA, le interfacce operatore e gli strumenti utilizzati per configurare i dispositivi di controllo funzionano su server e computer che possono essere esposti a malware, ransomware e accessi non autorizzati. Se un ransomware rende indisponibile un server SCADA, per esempio, i PLC possono continuare a controllare le apparecchiature sul campo, mentre gli operatori perdono la supervisione centralizzata. La compromissione di una workstation di ingegneria, utilizzata per programmare e configurare PLC e RTU, può avere conseguenze diverse: un attaccante potrebbe sfruttarla per introdurre modifiche non autorizzate alle logiche di controllo o ai parametri dell’impianto.
Come proteggere un sistema SCADA e garantirne il ripristino
La protezione deve partire dal censimento dei dispositivi, dei sistemi e dei collegamenti presenti nell’architettura, ricostruendone le dipendenze e individuando eventuali esposizioni verso Internet non necessarie. Su questa base è possibile definire controlli che agiscano su più livelli: limitare i percorsi attraverso cui un attaccante potrebbe raggiungere i sistemi industriali, governare gli accessi, monitorare le comunicazioni e proteggere i server e le workstation utilizzati per la supervisione. Ogni categoria di controllo svolge una funzione specifica e non sostituisce le altre.
La scelta e l’applicazione di questi controlli devono rispettare i requisiti operativi dell’impianto. Prima di introdurre aggiornamenti, software di protezione o nuove modalità di monitoraggio, occorre verificarne la compatibilità con i dispositivi e le applicazioni in uso e pianificare gli interventi. Sulle workstation è inoltre necessario limitare i privilegi degli utenti e controllare le applicazioni eseguibili e l’utilizzo dei supporti rimovibili, mentre per i sistemi legacy che non possono essere aggiornati nell’immediato occorre prevedere misure compensative. Anche le procedure di ripristino devono essere verificate periodicamente, stabilendo quali sistemi recuperare per primi e come accertarne il corretto funzionamento prima di riprendere la supervisione dell’impianto.
Il contributo di Acronis alla protezione e al ripristino dei sistemi SCADA
Acronis opera in questo ambito con soluzioni dedicate alla protezione dei sistemi informatici industriali. Con Acronis Cyber Protect for OT, lo specialista offre una soluzione che integra difesa da malware e ransomware, backup e ripristino dei server e delle workstation supportati su cui operano le applicazioni SCADA. Acronis Cyber Protect Local consente di gestire queste attività localmente, anche negli ambienti industriali in cui la connettività verso il cloud è limitata o non prevista. In caso di incidente, Acronis Universal Restore permette inoltre, ove applicabile, di recuperare i sistemi su hardware sostitutivo, contribuendo a ristabilire le funzioni di supervisione anche quando i computer originari non sono più utilizzabili.
Il contributo di Acronis alla sicurezza SCADA si concentra quindi sulla protezione e sulla capacità di recupero dei sistemi informatici che rendono possibile la supervisione industriale, affiancando i controlli specifici per le reti e i processi OT, come l’individuazione dei dispositivi PLC e RTU, il monitoraggio delle comunicazioni industriali, la segmentazione delle reti e la gestione degli accessi remoti. Il ripristino delle logiche di controllo e del firmware di PLC e RTU richiede invece strumenti e procedure specifici, da coordinare con il recupero dei sistemi di supervisione.






