World Economic Forum: sempre più robot e intelligenza artificiale, ma il lavoro non scomparirà

Internet mobile ad alta velocità, intelligenza artificiale, big data e cloud. Sono queste, secondo il rapporto The future of jobs del World Economic Forum, le forze del cambiamento che caratterizzano i prossimi anni fino al 2022. In azienda l’adozione delle tecnologie subirà una forte accelerazione e, se certamente non assisteremo a una invasione di robot umanoidi, saranno sempre più presenti droni e altri tipi di robot. Lo studio però si occupa soprattutto di indagare quale sarà l’impatto delle nuove tecnologie sul lavoro.

Sulla base di una survey condotta fra 300 manager di società multinazionali, il report del World Economic Forum stima che quasi il 50% delle aziende prevede che l’automazione porterà a una certa riduzione della forza lavoro a tempo pieno entro il 2022. Il 38% delle aziende intervistate prevede però di estendere la propria forza lavoro a nuovi ruoli che migliorino la produttività, e più di un quarto si aspetta che l’automazione porti alla creazione di nuovi ruoli nella propria azienda. Inoltre, le aziende sono destinate a espandere l’impiego di soggetti esterni ai quali appaltare lavori specializzati, con molti intervistati che evidenziano la loro intenzione di coinvolgere i lavoratori in modo più flessibile, utilizzando personale remoto al di là degli uffici fisici e il decentramento delle operazioni.

Tra lavori persi e guadagnati il saldo sarà positivo

La notizia positiva è che in tutti i settori industriali, entro il 2022, la crescita delle professioni emergenti dovrebbe aumentare la quota di occupazione dal 16% al 27% (crescita dell’11%) della base totale di dipendenti delle imprese intervistate, mentre la quota di occupazione dei ruoli in declino dovrebbe diminuire dall’attuale 31% al 21% (declino del 10%), con un saldo che sarà quindi positivo.


Circa la metà dei posti di lavoro fondamentali di oggi, che costituiscono la maggior parte dell’occupazione nelle varie industrie, rimarrà stabile nel periodo fino al 2022. Nell’ambito delle imprese oggetto dell’indagine, che rappresentano oltre il 15 milioni di lavoratori in totale, le stime attuali suggeriscono un calo di 0,98 milioni di posti di lavoro e un guadagno di 1,74 milioni.

Il rapporto uomo-macchina

Le aziende si aspettano anche un cambiamento significativo alla frontiera tra uomo e macchina. Nel 2018 in media il 71% del totale delle ore di lavoro nei 12 settori trattati nel rapporto sono svolte da esseri umani, rispetto al 29% dalle macchine. Entro il 2022 questa media dovrebbe cambiare, con il 58% di ore di attività svolte dagli esseri umani e il 42% dalle macchine.

Inoltre nel 2018, in termini di ore di lavoro totale, nessuna attività lavorativa è stata ancora stimata come prevalentemente eseguita da una macchina o da un algoritmo. Ma nei prossimi anno l’opinione degli intervistati è che, in determinati ambiti, macchine e algoritmi aumenteranno il loro contributo al 57%. Ad esempio, entro il 2022, il 62% delle attività di informazione e di elaborazione e ricerca e trasmissione di informazioni dell’organizzazione sarà eseguito dalle macchine, contro l’attuale 46%.

L’importanza di riqualificazione e aggiornamento delle competenze

Nel determinare le decisioni relative al luogo di lavoro, le aziende daranno la massima priorità alla disponibilità di talenti locali qualificati. Lo studio stima che, entro il 2022, non meno del 54% di tutti i dipendenti avrà bisogno di una significativa riqualificazione e aggiornamento. Questo è un aspetto fondamentale perché le carenze di competenze – tra i lavoratori e i dirigenti delle organizzazioni – possono in alcuni casi accelerare le tendenze all’automazione, ma possono anche costituire ostacoli all’adozione di nuove tecnologie e quindi limitare la crescita delle imprese.

Che cosa cercheranno le aziende

Tra le figure emergenti si segnalano i Data analysts and scientists, software and applications developers, Ecommerce e Social media specialist oltre a una crescita di ruoli che fanno leva su competenze “umane” distintive, come gli addetti al servizio clienti, i professionisti delle vendite e del marketing, la formazione e lo sviluppo, le persone e la cultura, gli specialisti dello sviluppo organizzativo e i responsabili dell’innovazione. Ottime le prospettive anche per specialisti dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico, dei big data, esperti di automazione dei processi e analisti della sicurezza delle informazioni.

Il cambiamento, è la sentenza del report, sarà imponente ma anche rapido. La finestra di opportunità per una gestione proattiva si sta infatti chiudendo rapidamente. Imprese e governi hanno poco tempo per pianificare attuare una nuova visione del mercato del lavoro.

Luigi Ferro

Giornalista, 54 anni. Da tempo segue le vicende dell’Ict e dell’innovazione nel mondo delle imprese. Ha collaborato con le principali riviste del settore tecnologico con quotidiani e periodici

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