Il mercato italiano dell’Internet of Things marcia ad ampie falcate, con un valore complessivo che arriva a quota 5 miliardi di euro nel 2018, per un incremento del 35% sui 3,7 miliardi dell’anno prima. Con nuove applicazioni di Intelligenza artificiale e reti 5G che, in prospettiva, faranno sviluppare ancora di più il settore nel prossimo futuro.

Circa la metà del mercato nazionale complessivo, pari a un volume d’affari per 2,5 miliardi di euro, è rappresentato dallo Smart metering, con i suoi contatori e rilevatori ‘intelligenti’ applicati alle Utility, e dalle Smart car, con automobili connesse e varie applicazioni Automotive.

E scatta l’ora delle partnership: per sfruttare appieno le potenzialità dell’IoT la tendenza già in atto, e che continuerà a rafforzarsi, tra aziende con specializzazioni e Core Business diversi, è quella di aggregarsi, fare sinergie, unire in progetti comuni e collaborazioni chi ‘produce’ e sforna dati in grandi quantità e chi ha le tecnologie e le competenze per valorizzarli, o le idee per trasformarli in qualcos’altro.


Il valore del mercato europeo dei dati, del resto, ha raggiunto lo scorso anno i 60 miliardi di euro, e, di questi, una grande fetta, 19 miliardi, è il valore del mercato dei dati di localizzazione. Come vengono valorizzati tutti questi numeri e informazioni raccolti dall’IoT? Per migliorare i processi industriali e aziendali, innovare e personalizzare prodotti e servizi, per la vendita e l’Advertising, e anche per venderli e passarli di mano ad altri.

I principali Trend in atto, intanto, riguardano ad esempio la crescita dei servizi collegati all’Internet of Things, dato che questi servizi aggiuntivi, e a valore aggiunto, hanno raggiunto lo scorso anno un valore di 1,8 miliardi di euro, con un balzo del +44% in un anno, sempre secondo i dati dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, il cui nuovo Report sul settore è stato presentato oggi.


“L’Industrial Internet of Things in Italia è in grande crescita, ma il percorso è ancora agli inizi” rileva Giovanni Miragliotta, responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things. Che fa notare: “occorre lavorare di più sulle piccole imprese, che devono trovare la giusta chiave di lettura per l’adozione di soluzioni I-IoT. Le aziende poi devono ancora comprendere come analizzare al meglio i dati raccolti e riuscire a costruire su di essi servizi a valore aggiunto, anche se stanno nascendo alcuni progetti interessanti”.

“Agricoltori spesso più ricettivi degli imprenditori”

E sull’attuale situazione di scenario Stefania Gilli, IoT country manager di Vodafone Italia, sottolinea senza troppi giri di parole: “nella proposta di innovazione con l’Internet of Things, spesso ho trovato molto più ricettivi molti agricoltori, sarà per il ricambio generazionale o per la convenienza a rendere la loro attività più efficiente, rispetto a molti imprenditori. Si sviluppano poi soluzioni e possibilità accessibili, e interessanti, non solo per le grandi aziende ma anche per realtà più piccole e meno capitalizzate”.

In questo quadro, Erminio Polito, responsabile Telco per l’Italia della multinazionale spagnola Indra, rimarca: “solo attraverso la visione d’insieme di tutto il processo di Smart Manufacturing è possibile creare valore dalle potenzialità dell’IoT” e “nel sviluppare soluzioni, occorre allineare gli obiettivi tecnologici agli obiettivi di Business. Con i nostri sistemi di simulazione, applicabili dal settore aeronautico a quello automobilistico, realizziamo analisi di qualità sul prodotto in fase di lavorazione, ad esempio per quanto riguarda la verniciatura di pezzi, materiali e componenti”.

I settori più forti: Utility e Automotive

Le soluzioni di Smart Metering e Smart Asset Management per le Utility si confermano il principale segmento dell’Internet of Things, con il 28% del mercato e un valore di 1,4 miliardi di euro (+45% in un anno). Un exploit che è l’effetto soprattutto degli obblighi normativi che hanno portato all’installazione nel 2018 di 4 milioni di contatori del gas connessi e 5,2 milioni di contatori elettrici intelligenti di seconda generazione.

Il secondo ambito più sviluppato è costituito dalle Smart Car, che vale poco più di 1 miliardo di euro e rappresenta il 21% del mercato totale (+37%), con 14 milioni di veicoli connessi, un terzo del parco auto circolante in Italia. I veicoli connessi sono nel 69% dei casi dotati di box Gps-Gprs per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative, ma la crescita è trainata principalmente dalle auto nativamente connesse (31%): il 70% dei veicoli immatricolati nel 2018 è dotato di sistema di connessione Sim o Bluetooth fin dalla produzione.

Smart Factory non ai primi posti, ma cresce

In ordine di valore del mercato IoT, seguono poi le applicazioni per lo Smart Building (600 milioni di euro, +15%), principalmente per la videosorveglianza e la gestione dei consumi energetici all’interno dell’edificio, le soluzioni IoT per la logistica utilizzate per la gestione delle flotte aziendali e per antifurti satellitari (465 milioni, +29%), e le soluzioni per la Smart City (395 milioni, +24%).

Poi viene la Smart Home (380 milioni), l’ambito con la crescita più elevata, pari al +52%, la Smart Factory (250 milioni, +40%), e l’agricoltura Smart (100 milioni di euro, rappresenta per ora solo il 2% del mercato).

Industrial IoT, miraggio per tante piccole aziende

Nella manifattura e nelle imprese, il livello di diffusione dei progetti IoT cambia a seconda della dimensione aziendale: il 58% ha avviato almeno un progetto di Industrial IoT nel triennio 2016-2018, ma la percentuale sale al 73% fra le medie e grandi aziende e scende al 29% fra le piccole.

Le applicazioni più diffuse sono legate principalmente alla gestione della fabbrica (Smart Factory, 62% dei casi) per il controllo in tempo reale della produzione e la manutenzione preventiva o predittiva, seguite da quelle a supporto della logistica (Smart Logistics, 27%), focalizzate sulla tracciabilità dei beni in magazzino e lungo la filiera, e dallo Smart Lifecycle (11%), per l’ottimizzazione del processo di sviluppo di nuovi modelli e aggiornamento prodotti.

I principali fattori che spingono le aziende ad avviare progetti di Industrial IoT sono la possibilità di ottenere benefici di efficienza (75%) e di efficacia (58%), ma sono ancora tante le aziende che indicano come barriere all’adozione la mancanza di competenze (59%) e la capacità di comprendere a priori il valore delle soluzioni offerte (51%). Al terzo posto tra i fattori che spingono le aziende all’avvio dei progetti, gli incentivi del Piano Nazionale Industria 4.0 (45%), che ha svolto negli ultimi due anni un’importante funzione di acceleratore per gli investimenti in digitalizzazione delle imprese.

Con l’evoluzione dell’IoT, si evolvono i modelli organizzativi delle imprese, sia al loro interno (il 75% delle aziende punterà sull’IoT entro il 2022), sia all’esterno, attraverso partnership e progetti comuni, ad esempio con chi è specializzato in sensoristica, connettività (come i colossi delle Tlc), piattaforme tecnologiche, Intelligenza artificiale.

L’esigenza e la spinta verso nuove partnership

La tendenza a mettere a fattore comune risorse e specificità diverse è già avviata e con il tempo, e lo sviluppo di AI e 5G, potrà solo rafforzarsi. L’Enel, ad esempio, ha avviato una partnership con C3IoT per analizzare e valorizzare tutti i suoi dati che raccoglie da milioni di utenze domestiche, commerciali e industriali. Anche Eni e Bp, sempre nel settore energetico, hanno iniziato a collaborare per il monitoraggio in tempo reale della rete di distribuzione del gas.

La Ricoh ha invece creato degli Innovation workshop con i propri clienti, per ‘interpretare’ e ottimizzare i dati raccolti dal mercato. Nel campo dell’Automotive, invece, Toyota ha siglato un accordo con la compagnia assicurativa Ms&Ad per cui le analisi sui clienti, in questo caso gli automobilisti, vengono utilizzate per ‘premiare’, con condizioni più vantaggiose, chi ha uno stile di guida più virtuoso.

Le prospettive per il 2019

Secondo le previsioni dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, la crescita del mercato italiano IoT continuerà anche nel 2019, concentrata prevalentemente nei segmenti Smart Metering, Smart Car, Smart Home e Industrial IoT.

Nell’ambito delle Smart Car, in particolare, l’offerta dei nuovi servizi abilitati dalla connettività, come la manutenzione preventiva basata sul monitoraggio dei componenti e l’integrazione degli Smart speaker nelle auto, consentiranno agli utenti di interagire con il veicolo attraverso la voce. Sul fronte della guida autonoma siamo invece ancora in fase sperimentale: Modena e Torino sono tra le prime città che, nel corso del 2018, hanno permesso alle aziende di iniziare a testare anche in Italia queste soluzioni.

L’Industrial IoT beneficerà degli incentivi per formazione, super ammortamento e iper ammortamento previsti nella legge di Bilancio, con un’attenzione spostata però dalle grandi imprese alle Pmi, che finora ne hanno sfruttato meno i vantaggi fiscali. Nel 2019 si prevede anche un’evoluzione dei progetti avviati dalle grandi imprese, soprattutto in termini di utilizzo dei dati raccolti, ancora poco sfruttati rispetto al loro potenziale.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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2 pensieri riguardo “Utility e smart car trainano l’Internet of Things e il valore cresce a 5 miliardi

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