La competitività delle PMI tra software e modelli di business innovativi

Dalla digitalizzazione del prodotto industriale attraverso software innovativi allo sviluppo di modelli di business all’avanguardia. Dalla cybersecurity per l’industria alle soluzioni cloud per l’automazione. Con oltre 500 visitatori e ben 18 aziende partner, il Forum Software Industriale, organizzato da Messe Frankfurt Italia e tenutosi recentemente a Milano, è stato un’occasione di incontro e aggiornamento sul tema delle tecnologie digitali per l’industria, con un occhio di riguardo sulle PMI, le imprese che più spesso necessitano di un aiuto per affacciarsi in modo strutturato alle innovazioni dell’Industria 4.0.

Il software fattore chiave per innovare i modelli di business

Al centro del dibattito non potevano che essere i benefici e le opportunità di soluzioni complesse come quelle del software applicato all’industria. Un punto di partenza fondamentale per le imprese, che può però diventare a sua volta un’occasione per sviluppare nuovi modelli di business.

“La digitalizzazione è in grado di rendere il prodotto intelligente”, ha dichiarato Fabrizio Scovenna, Presidente di Anie Automazione. “La sua interconnessione infatti ne permette la gestione da remoto, un’attività che può anche essere proposta come un nuovo servizio”.

Si tratta solo di un esempio delle numerose modalità in cui i fornitori di tecnologie abilitanti, i costruttori di macchine e gli end user ormai possono entrare in contatto anche in modo non più lineare, ma interconnesso, in virtù degli interessi comuni. Una dinamica in grado di generare numerose opportunità (dalla digitalizzazione, ad esempio, del sistema aziendale di mercato alla sua integrazione con quello di fabbrica) e di offrire nuove idee, soprattutto di fronte a un anno (il 2020) in cui la produzione industriale è prevista in calo, dopo sette anni in crescita, a causa del contesto socioeconomico.

Le tecnologie infatti, come ha spiegato durante le sessioni tecnologiche del Forum Marco Gagni, Project Manager di Artsana Group, uno dei moderatori delle sessioni del forum, “altro non sono che uno degli strumenti a disposizione per la digitalizzazione sia dei processi che dei prodotti”. La rivoluzione portata dall’Industria 4.0, ha continuato Gagni, “è un cambiamento che deve spingere lungo due direttrici: fare meglio quello che facciamo (efficienza) e fare in modo nuovo o diverso quello che abbiamo sempre fatto (efficacia)”.

È il caso della Cybersecurity, ambito in cui l’Intelligenza Artificiale è usata per rafforzare le capacità difensive rispetto alle crescenti minacce, o del Cloud per l’automazione, inteso non solo come fondamentale spazio per la raccolta di Big Data, ma anche come ambiente per creare piattaforme collaborative nell’ottica di una sempre più crescente partnership tra aziende complementari.

Le piattaforme infatti, come ha spiegato Gabriele Canini, Technical Director di Robopac Systems Packers, “mettono in contatto l’acquirente del macchinario con il costruttore, che si collega alla propria rete di fornitura”. La Digital Service Collaboration, continua Canini, “agevola l’incremento dell’efficienza dell’impianto, le informazioni sono utilizzate per la sua manutenzione, la predizione dei guasti e l’aggiornamento real time della documentazione e del software: la ricetta cambia in funzione del contesto ed il contesto differenzia il proprio caso di business; collaborazione è il paradigma di Industria 4.0″. Ingrediente di questa “ricetta” infatti possono essere anche gli edge node, che scremano il flusso di dati verso il cloud, su cui si è concentrata l’italiana ServiTecno.

 

Le idee premiate al Forum Software Industriale

Proprio la trasformazione digitale in ambito cloud e cybersecurity è stata la protagonista delle presentazioni migliori del Forum Software Industriale. Il premio “Industrial Software Award” è stato assegnato a Schneider Electric per il contributo “Servizi digitali per le macchine: una scelta necessaria ma virtuosa“, scelto dal Comitato Scientifico del Forum composto da rappresentanti del mondo accademico, delle associazioni ed esponenti del mondo industriale.

La Schneider Electric, azienda fornitrice di soluzioni digitali per l’energia e l’automazione, si è distinta per la realizzazione (attraverso l’implementazione dei servizi per la creazione di una smart machine e per la comunicazione via cloud) di una piattaforma pronta all’uso in grado di tracciare, monitorare e svolgere analisi sulle macchine. Una soluzione che si presta in modo particolare alle PMI, imprese non sempre strutturate in ambito 4.0, che cercano sistemi da implementare facilmente.

“Ci rendiamo conto che generare competenze rappresenti un costo rilevante per le PMI”, ha spiegato nella nostra intervista esclusiva Andrea Ariano, Marketing Product Manager Automation di Schneider Electric. “Un servizio pronto all’uso in grado di tracciare le macchine, scambiare documentazione, software o procedure di intervento sul web o attraverso dispositivi mobili, condividere informazioni con l’utente finale, può rivelarsi davvero utile non solo alle PMI per creare un nuovo modello di business, ma anche all’end user per ridurre i fermi macchine e aumentare i guadagni”.

 

Menzione speciale, nell’ambito dell’Industrial Software Award, anche per Siemens Italia, nell’ambito dell’Industrial Cyber Security. La piattaforma sviluppata da Siemens, infatti, permette al dato di viaggiare in sicurezza dalla field al cloud, dalle macchine all’esterno. “Un aspetto complicato da gestire è la paura delle aziende nel momento in cui fanno uscire le informazioni dal proprio ambito produttivo”, ci ha spiegato Marcello Scalfi, Sales Specialist Industrial Networks and Security di Siemens Italia. “Si tratta di un falso mito, perché con le giuste metodologie, applicazioni e normative è possibile arrivare ad una sicurezza intrinseca del viaggio del dato, attraverso una piattaforma per il travaso di informazioni che garantisce la sicurezza in modo intrinseco, per mezzo dei nostri protocolli criptati”.

Come ricorda Scalfi, infatti, il grosso delle PMI agisce in maniera reattiva, non attiva. “Quando gli end user, spesso formati da noi, si accorgono delle necessità di darsi una data protection interna, reagiscono anche tutti gli altri componenti della filiera”, continua. “Spesso però non sono strutturati: non hanno definito internamente quali sono le competenze e le persone che se ne occupano. Serve perciò dare una mano a queste aziende”.

 

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Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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