Il futuro è per forza di cose incerto, offuscato, imperscrutabile. Alla domanda “come sarà il futuro?”, che sembra una di quelle cose dirette e spiazzanti che chiedono i bambini, la risposta è che nessuno lo sa. A maggior ragione dopo che il ciclone nero del Coronavirus ha ribaltato tutto. Ma già oggi possiamo dire che due cose nel futuro ci saranno sicuramente: scelte fondamentali, e sostenibilità digitale.

Nel futuro del Pianeta e di tutti noi il concetto di scelta è centrale. È la strada che si prende per andare avanti, rinunciando alle altre possibili. E ciò vale anche per quanto riguarda le tecnologie. Un’opzione importante, in questo ambito, sarà proprio quella di scegliere la sostenibilità digitale.

Che cos’è, innanzitutto? per fare un’altra domanda che va subito al dunque. La risposta la troviamo nel libro che s’intitola appunto Sostenibilità digitale, con sottotitolo ‘Perché la sostenibilità non può fare a meno della trasformazione digitale’, scritto da Stefano Epifani, docente di Internet Studies alla Sapienza di Roma e presidente del Digital Transformation Institute.

Ecco il punto: “la sostenibilità digitale è quella sostenibilità che definisce le modalità con cui si dovrà sviluppare la tecnologia digitale affinché contribuisca alla creazione di un mondo migliore, sia rispetto alla sua natura, sia rispetto al suo ruolo strumentale verso ambiente, economia e società”.

Che si parta dall’ambiente, dalla società o dall’economia, è evidente – ormai – come tutti questi elementi siano tra loro profondamente collegati, interconnessi e interdipendenti. La costruzione di un futuro sostenibile passa, quindi, dalla capacità di bilanciare al meglio le risorse – economiche, ambientali o sociali –, per costruire un modello di sviluppo che metta al centro l’essere umano, nel rispetto di sé stesso e dell’ambiente in cui vive, e che lascerà alle generazioni future.

In questo contesto, la tecnologia – e oggi, in particolare, la tecnologia digitale – riveste un ruolo fondamentale. Per cui è evidente che così come si parla di sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e sostenibilità sociale è – e sarà – sempre più importante iniziare a ragionare, appunto, anche in termini di sostenibilità digitale. Cioè tutto ciò che riguarda le scelte collegate al sistema digitale, e gli impatti del suo modello di sviluppo.

Dobbiamo scegliere il ruolo della tecnologia digitale

“Nei prossimi anni saremo chiamati a fare delle scelte, rispetto alla tecnologia, che determineranno sia il modo nel quale essa potrà essere utile a un modello di sviluppo sostenibile, sia il fatto che possa essere sostenibile in sé”, rimarca Epifani: “scegliere il ruolo della tecnologia digitale sarà quindi funzionale tanto a farne uno strumento di sostenibilità, quanto a conferire a essa stessa una dimensione sostenibile”.

Quali sono le grandi scelte alle quali siamo chiamati dalla tecnologia, per la costruzione di un futuro sostenibile? Quali sono quelle scelte che definiranno il nostro futuro? Sono e saranno, ad esempio, decisioni e scelte tra: reale o virtuale? Sicurezza o libertà? Privacy o controllo? E poi, ancora: apertura o chiusura? Possesso o consumo? Utenti, clienti o protagonisti? “A definire cosa diventeranno le cose e, con esse, la società, non saranno le tecnologie, ma come l’uomo deciderà di implementarle. È questa, in sostanza, la sostenibilità digitale. Ci troviamo, oggi, di fronte a una responsabilità che riguarda le istituzioni così come i singoli individui: fare scelte che impatteranno sul futuro del mondo”, sottolinea Epifani.

Il cambiamento non va ostacolato ma valorizzato

Per esempio, vivere il rapporto tra intelligenza artificiale ed esseri umani con un approccio di diffidenza e opposizione può essere comprensibile, ma è un errore che la nostra società non può permettersi. E anche rimanere agganciati allo Status quo non può diventare un freno al cambiamento. “La complessità del reale è tale e aumenta con tale rapidità da rendere necessario il supporto della tecnologia. Rifiutarla rischia di renderci inadeguati a un mondo sempre più complesso, rimanendone vittime”, fa notare l’autore di ‘Sostenibilità digitale’. Che auspica: “integrarla nelle nostre attività vuol dire comprenderla, ridefinirla, sfruttarla perché produca risultati positivi. Il futuro non è fatto da persone contro macchine, ma da persone che sapranno sfruttarle al meglio per rendere la loro vita migliore”.

Per fare tutto ciò, sarà fondamentale intercettare la direzione del cambiamento, comprenderne i vantaggi potenziali, coglierne le opportunità. Sono possibilità e prospettive a portata di mano e che devono saper afferrare non solo gli ingegneri informatici o i Big data specialist, ma anche e innanzitutto coloro che fanno i mestieri e le attività più tradizionali, dal produttore di formaggi al vivaista, dall’agricoltore al ‘colletto bianco’.

Cosa occorre fare per il futuro del mondo digitale?

Per cogliere questo cambiamento, e per contribuire al suo sviluppo e ai suoi effetti positivi, servono almeno due elementi:

1. avere una buona conoscenza delle tecnologie che stanno ridisegnando il mondo. Il che non significa dover essere tutti tecnici, ma senz’altro diventare tutti un po’ più tecnologi. Essere in grado, cioè, indipendentemente dal proprio settore di attività, di capire le dinamiche delle diverse tecnologie così da poterne comprendere gli impatti sul mercato e sulla società. Probabilmente per massimizzare gli impatti positivi della trasformazione digitale, rendendo marginali gli effetti collaterali, è necessario saper leggere i settori e interpretare il cambiamento portato dalla digitalizzazione.

2. sapere in che direzione andare. Il che è ancora più complesso. Siamo in una fase in cui i modelli economici e di sviluppo che ritenevamo consolidati stanno ampiamente dimostrando di non essere in grado di rispondere alla complessità di un mondo ora guidato da concetti come velocità, crescita e connessione.

E dalla combinazione di questi due punti, la capacità di leggere le potenzialità delle tecnologie e quella di definire una direzione nel loro sviluppo, emerge la sostanza del problema: capire la trasformazione digitale per riuscire a orientarne gli impatti per la costruzione di una società sostenibile.

Tecnologie per costruire una società migliore

Sapere quale strada prendere, decidere in che direzione andare, per procedere incontro al futuro, ancora una volta: una scelta. Tante scelte. Quindi, tante domande, e altrettante risposte. Torna in mente, a questo proposito, Guida galattica per gli autostoppisti, celebre serie di romanzi di Douglas Adams, del 1979. In quel racconto – un po’ visionario, e molto grottesco –, l’umanità chiede a un’intelligenza artificiale definita Pensiero Profondo la risposta fondamentale “alla vita, all’universo e a tutto quanto”. Dopo diversi milioni di anni, Pensiero Profondo fornisce la risposta: “42”. Perché 42? Con questa motivazione: “ho controllato molto approfonditamente”, disse il computer, “e questa è sicuramente la risposta. A essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda”.

E da tanto tempo ormai gira, rigira e ritorna un’altra questione: le tecnologie sono ‘buone o cattive’? A forza di dire che le tecnologie di per sé non sono né buone né cattive, ma sono dei semplici strumenti che possono essere utilizzati bene o male, “abbiamo finito per trascurare il fatto che a usarli siamo noi – come singoli individui e come società –, e che quindi il bene e il male non sono nelle tecnologie, ma nemmeno nel modo in cui si usano”, rileva il presidente del Digital Transformation Institute. E avverte: “il bene o il male sono nella visione di società che decidiamo di sposare, rispetto alla quale le tecnologie devono essere strumento attuativo di una visione, di un ideale, di un progetto. Guardare alle tecnologie come strumenti necessari per costruire una società migliore: solo così possiamo uscire dall’impasse che ha reso negli ultimi anni qualsiasi discorso sulla trasformazione digitale così complesso” e senza una risposta, una direzione, precisa.

Il libro, se vorrete leggerlo, può essere acquistato dal sito dedicato.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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