Lo studio dell'ITU, agenzia specializzata delle Nazioni Unite, evidenzia un'allarmante carenza in competenze digitali di base.

Lo Smart working, il cosiddetto ‘lavoro agile’, deve essere funzionale e vantaggioso per tutti: imprese, azienda, organizzazione, team interni e, naturalmente, singoli lavoratori. È un cambio netto di filosofia organizzativa e di gestione, che mette al centro concetti come autonomia, fiducia, responsabilizzazione del lavoratore, dialogo, cultura della performance, efficienza organizzativa.

E sono proprio questi i principi alla base delle Linee guida 2020 sullo Smart working messe a punto e promosse dal sindacato Fim Cisl del settore metalmeccanico, guidato dal segretario generale Marco Bentivogli.

Il lavoro agile è definito dalla legge 81/2017 come “lo svolgimento della prestazione di lavoro subordinato, con una diversa gestione dello spazio e del tempo di lavoro e con un mix di presenza nella sede abituale di lavoro e in sede esterna. A proposito di sede esterna va prevista la possibilità di lavoro anche da hub o comunque da sede diversa dai locali aziendali, non riducendo il tutto al solo lavoro da casa. Anche in questo, oltre alla non prevalenza e alla mancanza di una sede fissa, si differenzia dal telelavoro o dal semplice lavoro da remoto”.

Una modalità di lavoro ‘a distanza’, fuori e lontano dai luoghi di lavoro tradizionali, resa possibile a alla portata di tutti attraverso le nuove tecnologie digitali, e che ha ricevuto una spinta e uno sviluppo vorticosi per effetto del distanziamento sociale imposto dal Coronavirus.

Un nuovo modo di lavorare con cui tutti, nei vari settori di attività e mansioni operative, devono ora fare i conti, anche nel mondo metalmeccanico e dell’Industria più ‘tradizionale’. Ecco quindi che il sindacato Fim Cisl, fino a ieri quello degli ‘operai’ e dei colletti blu vecchio stile, presenta le proprie proposte e direttive. Lo Smart working richiede, tra l’altro, un sapiente uso dell’innovazione digitale, una governance integrata e una grande evoluzione dei modelli organizzativi aziendali. Con la Privacy che rappresenta una parte integrante del contesto di lavoro, dato che le nuove tecnologie giocano un ruolo fondamentale.

Per tutti questi motivi, secondo la Fim Cisl, il contratto aziendale “è la sede migliore – sia in tempi pandemici vista l’enorme quantità di lavoratori coinvolti nella sperimentazione, sia in situazioni più normali – per accompagnare la trasformazione del lavoro, dell’impresa e della cultura aziendale”. In un modello futuribile di lavoro agile, “disciplinare ogni aspetto della modalità di svolgimento può non essere necessario o addirittura dannoso”, fa notare il sindacato Cisl dei metalmeccanici, “ma nel nostro Paese la strada da fare è ancora lunga”. Come dire: ci sono appena le basi, e i primi passi, non è ancora tempo di preoccuparsi di troppi ‘paletti’ e vincoli.

Definire (bene) le condizioni del lavoro Smart

Ecco ancora come procedere, secondo l’organizzazione sindacale guidata da Bentivogli: “gli accordi con il singolo lavoratore devono trovare un riferimento preciso negli accordi collettivi aziendali. E gli accordi aziendali devono inquadrare il progetto di lavoro ‘agile’ come misura che ha come obiettivo il miglioramento della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro dei dipendenti”. In più, in tempo di Covid 19, l’accordo aziendale “potrà determinare anche l’elenco dei lavoratori che sono tenuti a svolgere le proprie prestazioni in modalità di lavoro agile”.

Con l’accordo aziendale vanno fissate le modalità di programmazione o pianificazione (come ad esempio il calendario fisso, la pianificazione settimanale, la richiesta singola) e va quantificata la prestazione lavorativa che può essere svolta all’esterno. Anche la prestazione di ‘straordinari’ dovrà trovare una procedura adeguata per essere riconosciuta quando svolta, ad esempio stabilendo un’apposita autorizzazione alla prestazione di straordinario su autorizzazione del responsabile. E a questo scopo è necessaria una procedura specifica, anche con l’ausilio delle tecnologie per la registrazione dei tempi di lavoro.

Linee guida per una nuova organizzazione del lavoro

Secondo le Linee guida 2020 sullo Smart working della Fim Cisl, vanno poi definite:
– le condizioni tecniche e organizzative che consentono lo svolgimento dello Smart working: aree, funzioni, inquadramento professionale, mansioni, ruolo, eventuali incentivi economici;
– le scelte di politica gestionale relative a anzianità dei lavoratori coinvolti, politiche di genere, tipologia contrattuale (tempo indeterminato o determinato; full-time o part-time);
– la sostenibilità (pratica, concreta) del lavoro: considerando esigenze di salute, anche dei familiari, distanza, neo genitori, e via dicendo;
– anche gli obiettivi aziendali vanno esplicitati, come ad esempio quello di un aumento della produttività connesso a un miglior benessere del lavoratore.

È poi opportuno, e consigliato:
– prevedere il numero di giornate alla settimana o al mese in cui è utile il lavoro dalla sede aziendale per favorire aspetti relazionali, di coordinamento e di lavoro di gruppo;
– si può definire in maniera differenziata, nelle diverse aree in base ai diversi profili professionali, le modalità riguardo i giorni di attività presso la sede, la fascia di orario dell’attività lavorative, della disconnessione, della eventuale reperibilità;
– è molto importante codificare le modalità di verifica degli obiettivi individuali con il proprio responsabile, i sistemi di tracciatura dei progressi verso questi obiettivi, e il confronto per eventuali difficoltà in termini di realizzabilità.
– per quanto riguarda la verifica della prestazione di lavoro ‘agile’, dovrebbe preferibilmente essere diretta sui risultati, ed è opportuno prevedere dei momenti di confronto sindacale, per valutare la corrispondenza tra obiettivi fissati, carichi di lavoro e possibilità di adempimento nelle tempistiche stabilite. Come dire, accertarsi che gli obiettivi prefissati siano effettivamente alla portata dello Smart worker.

Per i lavoratori Smart, un sindacato Smart

Il lavoro agile può essere utilizzato anche nel caso di esigenze di riorganizzazione aziendale, come è già avvenuto in alcuni casi proprio nel settore metalmeccanico, per impedire il trasferimento di personale da una città a un’altra. Mentre, per quanto riguarda le Pmi nello specifico, ancora prima della pandemia di Covid 19 ci sono state esperienze interessanti come l’accordo interconfederale in Veneto del 20 dicembre 2019 per lo Smart working nelle aziende artigiane.

Ci sono poi da considerare gli aspetti che riguardano la rappresentanza e l’attività sindacale dei lavoratori e degli Smart worker. Il lavoro agile “non sospende ne riduce le libertà, i diritti, le agibilità sindacali”, rimarcano i sindacalisti della Fim Cisl: nei Contratti aziendali vanno previste le modalità attraverso le quali il lavoratore collocato in Smart working possa esercitare i propri diritti sindacali anche attraverso gli stessi strumenti informatici con cui lavora da remoto. Nello specifico, “prevedere le modalità di partecipazione da remoto, tramite collegamento in video call, alle assemblee sindacali, di ricezione delle necessarie informazioni dalle Rsu e l’accesso alle bacheche sindacali digitali”. In pratica, il lavoratore Smart deve avere il suo sindacato Smart.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

One thought on “Smart Working sì, ma come? Ecco le linee guida della Fim-Cisl

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