Racer5 Cobot, la nuova creatura di Comau che unisce produttività e capacità collaborativa

Unisce la velocità, ripetibilità e precisione dei robot industriali più performanti alle caratteristiche di flessibilità e sicurezza dei robot collaborativi, quando ha vicino a sé un operatore in carne e ossa che gli lavora accanto e integra le varie attività. Si chiama Racer5 Cobot ed è la nuova creatura di Comau, evoluzione in chiave collaborativa del braccio Racer5 80.

Comau, parte del Gruppo Stellantis e protagonista mondiale nel settore dell’automazione industriale – che era già presente nel mondo dei cobot con Aura, un robot collaborativo di grandi dimensioni –, entra così nel mondo dei cobot compatti, un settore che si sta espandendo moltissimo, in grado di sviluppare ulteriormente la robotica industriale e di farla arrivare sempre più anche nelle aziende e realtà produttive di medie e piccole dimensioni, ma che hanno esigenze di efficienza e produttività come quelle delle grandi imprese.

Il mercato mondiale dei robot industriali vende e installa nelle fabbriche circa 400 mila unità l’anno, con un rallentamento iniziato già nel 2019 – in epoca pre-pandemica – dopo dieci anni di forte crescita continua, anche per effetto delle guerre commerciali e dei dazi tra America e Cina, in piena epoca trumpiana. Nel mondo in un anno si installano circa 20 mila nuovi cobot, con Cina e Giappone in testa alla classifica e l’Italia tra i primi 5 Paesi: un mercato globale che cresce a doppia cifra, +46% nel 2018, e +11% nel 2019. E che sta già trasformando gli ambienti industriali e le catene di produzione, secondo le caratteristiche e le logiche dell’Industria 4.0.

Le stime e previsioni di Comau indicano che il mercato dei robot collaborativi compatti registrerà una crescita globale del 45% nei prossimi 5 anni, che sarà in gran parte determinata dalla necessità generale di ridurre la complessità dei processi ed eliminare le attività non a valore aggiunto. Insomma, un universo dell’automazione industriale in piena espansione e dalle prospettive sempre più promettenti.

La robotica collaborativa può quindi essere la chiave di volta per una diffusione più capillare e ‘democratica’ della robotica in svariati contesti produttivi ancora a produzione largamente manuale. Il cobot porta flessibilità al processo produttivo, con la facile riconfigurabilità del compito assegnatogli, e performance di precisione e tempo ciclo migliori rispetto alle operazioni eseguite puramente in manuale. Gli aspetti critici sono costi, sicurezza e spazi dedicati: il costo del robot è infatti solo una parte, neanche maggioritaria, del costo totale dell’installazione, che si compone del costo delle infrastrutture di protezione, degli strumenti hardware a servizio del robot, dei servizi di integrazione e sviluppo software.

I punti di forza del Racer5 Cobot

Ecco le principali caratteristiche e punti di forza del Racer5 Cobot: questo nuovo robot collaborativo può passare automaticamente dalla velocità operativa (elevata) dei robot industriali alla velocità collaborativa (più ponderata e calibrata) quando un operatore entra nella sua area di lavoro.

Compatto, adatto a operare in spazi ristretti, è un robot articolato a 6 assi, capace di lavorare a velocità d’azione fino a 6 metri al secondo, con un payload di 5 chili e uno sbraccio di 80 centimetri, proprio come il suo “cugino” Racer5 80.

Il nuovo Racer5 Cobot di Comau

Consente operazioni senza barriere con un ingombro ridotto e “costi di sicurezza inferiori agli standard abituali”, rimarcano in Comau, Gruppo che conta una rete internazionale di 7 centri di innovazione, 5 digital hub, 8 stabilimenti di produzione e 9mila addetti in 14 Paesi: “questa soluzione versatile migliora l’ergonomia ottimizzando la collaborazione uomo-robot e i flussi di processo”, con anche il risultato che “tempi di ciclo operativo ridotti e una migliore qualità delle attività assicurano una maggiore produttività finale”.

In pratica, il cobot efficiente e instancabile che lavora nelle linee produttive dell’Industria 4.0 è sempre più ‘amico’ dell’uomo con cui collabora e ‘alleato’ di buone performance e produttività.

Forgiato a Grugliasco, alle porte di Torino

Il Racer5 Cobot è realizzato interamente in Comau, nello stabilimento di Grugliasco. Come spiegano dall’azienda alle porte di Torino, “è una macchina flessibile, che offre la possibilità di eseguire operazioni industriali sicure, anche senza barriere tra uomo e macchina. In pratica, soddisfa la crescente domanda di cobot veloci, dai prezzi contenuti, che possono essere utilizzati in spazi ristretti e in diverse aree di applicazione”.

Nel mondo in un anno si installano circa 20mila nuovi cobot

Permette a integratori di sistemi e utenti finali di “automatizzare anche i processi di produzione più sofisticati senza sacrificare la velocità, la precisione o l’intelligenza collaborativa“, sottolinea Pietro Ottavis, Chief technology officer di Comau. E fa notare: “con questo robot industriale, che opera in doppia modalità, i clienti possono installare un’unica soluzione ad alte prestazioni anziché impiegare due robot distinti”.

Racer5 Cobot dispone anche di sensori e luci a Led integrate, “per fornire una conferma in tempo reale dello stato della cella di lavoro. Inoltre, i connettori elettrici e dell’aria sono situati sulla parte anteriore del braccio robotico, per garantire una maggiore agilità e ridurre al minimo il rischio di danni”.

Comau comprende 7 centri di innovazione, 5 digital hub, 8 stabilimenti in 14 Paesi

Il Chief technology officer di Comau spiega poi anche che questa nuova creatura collaborativa “è particolarmente adatta per l’assemblaggio, la movimentazione di materiali, l’asservimento macchine, applicazioni di dispensing e di pick and place nei settori Automotive, dell’elettrificazione e della General industry”.

Oltre il campo dell’industria manifatturiera, la robotica collaborativa avrà forti impatti anche in molti altri campi della nostra società. Solo per fare qualche esempio, robot collaborativi saranno sempre più utilizzati nella riabilitazione motoria di pazienti, in ambito medicale e sanitario, o in applicazioni nella ristorazione, per esempio la preparazione di cibi nei fast-food. Gli sviluppi dei cobot in ambienti produttivi sono quindi funzionali anche all’affermazione e diffusione di questi strumenti in altri contesti non industriali.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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