Tanto allenamento e lavoro di squadra: cosa c’è dietro le evoluzioni di Atlas, il robot umanoide di Boston Dynamics

Non smette di stupire Atlas, il robot umanoide di Boston Dynamics. In due nuovi video pubblicati dalla compagnia lo si può ammirare nuovamente alle prese con un percorso di parkour che svolge con sicurezza e agilità. Si muove da una base di appoggio all’altra, salta una staccionata, fa delle capriole all’indietro ed esulta per un percorso ben riuscito.

Poco più di un metro e mezzo di altezza per 80 kg e un sistema idraulico tra i più compatti al mondo: dietro queste acrobazie, sempre più agili ed evolute dai primi video che la compagnia ha rilasciato circa un paio di anni fa, c’è un lavoro di squadra molto complesso e un allenamento degno di un atleta.

“Atlas è il risultato di circa un decennio di lavoro idraulico su un robot umanoide”, spiega Scott Kuindersma, Team Lead del progetto presso Boston Dynamics.

Il robot è equipaggiato con 28 giunti idraulici che gli forniscono libertà nei movimenti, sensori di immagine RGB e sensori di profondità che forniscono input ai suoi sistemi di controllo. Inoltre, è dotato di tre CPU dove avvengono tutti i calcoli necessari al controllo, la percezione e la stima dei movimenti.

“Ad un livello pratico, è una piattaforma dove possiamo svolgere il nostro lavoro di R&D e come team siamo incoraggiati a spingerla sempre oltre i suoi limiti ed espandere le capacità di Atlas”, aggiunge Kuindersma.

Come il parkour aiuta il team di Atlas a superare i limiti del robot

Ma le evoluzioni sempre più complesse a cui il team di Boston Dynamics ci ha abituato non sono per puro spettacolo.

Il parkour è un’attività molto utile per il team in quanto gli permette di affrontare (e superare) diverse sfide che la compagnia ritiene importanti per sviluppare robot sempre più agili.

“La prima sfida è costruire un robot mobile ad alta densità di potenza capace di un comportamento atletico esteso – aggiunge Kuindersma – e sviluppare algoritmi di controllo che possono creare una varietà di comportamenti e controllarli in maniera robusta”.

A queste si aggiunge il problema di come connettere la percezione all’azione in un modo che permette di raggiungere obiettivi a lungo termine – come andare da un punto A a un punto B – e obiettivi a breve termine, come regolare i passi e applicare le giuste forze per mantenere l’equilibrio.

“Il parkour offre un ottimo contesto per affrontare e superare queste sfide in quanto non sono i singoli movimenti a rappresentare un problema, ma il fatto di farli in successione ci richiede un alto livello di affidabilità e capacità di ripetere i movimenti”, spiega Aaron Saunders, CTO di Boston Dynamics.

Il lavoro di squadra dietro le acrobazie di Atlas

Le evoluzioni che Atlas compie nei video sono il risultato di molti tentativi per perfezionare i movimenti e di un allenamento che, come conferma il team, “spesso può essere frustrante”.

Prima di essere in grado di affrontare un percorso con tale agilità, infatti, il robot cade spesso e sono necessarie riparazioni che a volte richiedono giorni.

“Da questo impariamo molto su come costruire robot che, ad esempio, riescono a rialzarsi dopo una caduta. Abbiamo anche imparato molto sul controllo e sul comportamento, su quello che quindi permette al robot di fare un passo dietro l’atro”, aggiunge Saunders.

Un vero e proprio lavoro di squadra: dal team incaricato della parte software – responsabile della creazione di tutti i software comportamentali e di controllo, che garantiscono l’affidabilità dei movimenti del robot – al team di hardware, responsabile degli aggiornamenti strategici del robot che permettono movimenti quali coreografie e percorsi di parkour.

Vi è poi un team di tecnici, incaricati di tutte le riparazioni al robot (che possono variare da guasti alle parti meccaniche a guasti elettrici e idraulici), e un team dedicato alle operations che si occupa della costruzione degli ambienti dove Atlas svolge le sue acrobazie e della riparazione degli stessi quando vengono danneggiati dagli impatti con il robot.

Un lavoro che il team considera necessario per costruire le fondamenta delle capacità che un robot deve avere per svolgere le proprie funzioni in maniera utile, ma anche per identificare le sfide su cui la compagnia si concentrerà nei prossimi anni.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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