Ricerca in filiera, ecco come il Governo intende investire i 6 miliardi previsti dal PNRR

Si è tenuta il 7 ottobre la prima cabina di regia sul PNRR. Simbolicamente, la prima riunione ha voluto focalizzarsi sui temi relativi alla Missione 4 – Istruzione e Ricerca, mettendo a punto le linee guida per gli investimenti previsti.

Per la componente 2 dedicata al macro tema “Dalla ricerca all’impresa”, il PNRR stanzia circa 11 miliardi. Di questi, 9 miliardi di euro sono di competenza Ministero dell’Università e della Ricerca in relazione a investimenti nella ricerca.

Aumentando ulteriormente lo zoom, di questi 9 miliardi, 6 miliardi sono dedicati alla “ricerca in filiera” e distribuiti in quattro misure per le quali valgono le Linee Guida elaborate ieri dalla Cabina di Regia:


  • Partenariati estesi alle università, ai centri di ricerca, alle aziende per il finanziamento di progetti di ricerca di base (investimenti per 1,61 miliardi di euro);
  • Rafforzamento delle strutture di ricerca per la creazione di “campioni nazionali di ricerca e sviluppo” su alcune tecnologie abilitanti, individuati come Centri Nazionali (investimenti per 1,6 miliardi di euro);
  • Creazione e rafforzamento di “Ecosistemi dell’innovazione” come leader territoriali di ricerca e sviluppo (investimenti per 1,3 miliardi di euro);
  • Realizzazione di un sistema integrato di Infrastrutture di Ricerca e Infrastrutture tecnologiche di Innovazione (investimenti per 1,58 miliardi di euro).

“Nell’attuare le misure del PNRR – ha dichiarato il Ministro Cristina Messa – i finanziamenti di cui parliamo oggi riguardano la Ricerca in filiera e ammontano a 6 miliardi. Sono risorse che saranno destinate a grandi progettualità. Nell’attuare queste misure terremo conto di vari aspetti, tra cui quello del recupero dei divari di genere, generazionale e territoriali e infine il principio di merito. Tutte le proposte che arriveranno saranno valutate secondo un principio di terzietà”.

Attenzione anche alla parità di genere: “Nelle misure che saranno messe a Bando ci sarà una quota del 40% riservata alle donne. Inoltre tutti coloro, università, enti, imprese, che parteciperanno al bando per la creazione delle filiere dovranno dimostrare di avere al proprio interno un bilancio di gemere o una valutazione o un programma della parità di genere”, ha detto il Ministro.

Gli ambiti su cui si concentrerà la ricerca in filiera

Una delle novità più importanti emersi dalle linee guida riguarda i primi due punti, i Partenariati estesi e i Centri Nazionali. Nel PNRR infatti non erano dettagliati quali fossero gli ambiti della ricerca. Le Linee Guida invece li prevedono.

Per quanto riguarda i Partenariati estesi, si tratta di reti diffuse di università, enti pubblici di ricerca, altri soggetti pubblici e privati impegnati in attività di ricerca, riconosciuti come altamente qualificati.

L’organizzazione è quella dei consorzi secondo il modello Hub & Spoke. Gli 1,61 miliardi previsti finanzieranno almeno 10 grandi programmi di ricerca fondamentale e/o applicata trasversale (per ogni programma è previsto un finanziamento tra 80 e 160 milioni di euro) individuando le tematiche tra queste 15:

  • Intelligenza artificiale: aspetti fondazionali
  • Scenari energetici del futuro
  • Rischi ambientali, naturali e antropici
  • Scienze e tecnologie quantistiche
  • Cultura umanistica e patrimonio culturale come laboratori di innovazione e creatività
  • Diagnostica e terapie innovative nella medicina di precisione
  • Cybersecurity, nuove tecnologie e tutela dei diritti
  • Conseguenze e sfide dell’invecchiamento
  • Sostenibilità economico-finanziaria dei sistemi e dei territori
  • Modelli per un’alimentazione sostenibile
  • Made-in-Italy circolare e sostenibile
  • Neuroscienze e neurofarmacologia
  • Malattie infettive emergenti
  • Telecomunicazioni del futuro
  • Attività spaziali

I Centri Nazionali (“campioni nazionali di ricerca e sviluppo”) sono reti diffuse di università, enti pubblici di ricerca, altri soggetti pubblici e privati impegnati in attività di ricerca, riconosciuti come altamente qualificati. Sono anch’essi organizzati in fondazioni o consorzi secondo un modello Hub & Spoke. Per ognuno dei 5 programmi è previsto un finanziamento tra 200 e 400 milioni di euro: si occuperanno della ricerca di frontiera relativa a queste tematiche:

  • Simulazioni, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni
  • Tecnologie dell’Agricoltura (Agritech)
  • Sviluppo di farmaci con tecnologia a RNA e terapia genica
  • Mobilità sostenibile
  • Bio-diversità

Per quanto riguarda gli “Ecosistemi dell’innovazione” e  le “Infrastrutture di Ricerca e le Infrastrutture tecnologiche di Innovazione” i temi non sono stati indicati, ma ne è stato individuato il numero.

Gli Ecosistemi dell’innovazione saranno un massimo di 12 (poco più di 100 milioni l’uno in media, quindi, con una forchetta compresa tra 60 e 120 milioni di euro), “con un approccio orientato alle grandi sfide con l’obiettivo di creare e promuovere innovazione per la sostenibilità dei territori”.

Le Infrastrutture di Ricerca (impianti, risorse e i relativi servizi) e Infrastrutture tecnologiche di Innovazione (strutture, strumenti, impianti, risorse e servizi) saranno invece fino a 30 (poco più di 50 milioni l’uno in media).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.