Non solo PNRR: politiche e incentivi a supporto di innovazione 4.0 e transizione ecologica

Negli ultimi due anni molte aziende hanno fatto leva sulle tecnologie digitali per affrontare le problematicità sollevate dalla pandemia, come l’interruzione delle catene di fornitura durante il 2020 e i problemi agli approvvigionamenti che hanno inciso pesantemente sulla ripresa.

La trasformazione digitale e quella ecologica richiederanno nei prossimi anni ingenti investimenti sia da parte delle politiche pubbliche che da parte delle imprese. L’Europa ha infatti chiarito, diverse volte, che le sole somme pubbliche non saranno sufficienti a vincere queste sfide.

Per questo, il sostegno alle imprese e la semplificazione delle procedure per costruire le infrastrutture necessarie ad erogare servizi sempre più efficienti sono due punti cardini della nuova strategia per l’energia presentata dalla Commissione pochi giorni fa.

Gli incentivi a sostegno della transizione digitale delle imprese

Ma quali sono gli incentivi, italiani ed europei, a sostegno della trasformazione digitale delle imprese? Se ne è parlato durante una sessione dell’Industry 4.0 360 Summit, l’evento digitale organizzato da Innovation Post, Industry4business e ESG360 –  tre testate del network Digital 360 – , andato in onda in diretta streaming il 10 marzo e che ha voluto proprio fare il punto sulle novità degli ultimi mesi e gli incentivi a sostegno delle imprese.

La proroga dei termini di consegna per i beni strumentali ordinati entro la fine del 2021

Tra le ultime novità vi è la proroga dei termini di consegna per i beni strumentali ordinati entro la fine del 2021, con pagamento di almeno il 20% del costo totale, approvata con il decreto “milleproroghe”.

Una proroga che era stata richiesta a gran voce dalle imprese – proprio per far fronte ai problemi di produzione conseguenti alle difficoltà di approvvigionamento –  in virtù della rimodulazione delle aliquote che ha subito il Piano e che si sarebbe tradotta, senza un intervento del Governo, in un incentivo minore per molte imprese.

“Un’ottima notizia per le imprese che avranno più tempo per usufruire delle aliquote agevolate per il 2021 che, ricordiamo, sono le più alte previste dal piano Transizione 4.0 e arrivano al 50% per i beni 4.0 e al 10% per i beni non 4.0″, commenta Piergiorgio Zuffi, Direttore commerciale di Innova Finance.

La cumulabilità degli incentivi coperti dal PNRR

Altra recente novità riguarda la cumulabilità degli incentivi che avevano al proprio interno risorse attinte dal PNRR e da fondi europei, confermata dalla Ragioneria dello Stato con la Circolare N. 33 datata 31/12/2021.

La questione, che abbiamo analizzato nel dettaglio in questo articolo, era sorta dopo che un’altra circolare della Ragioneria (la n. 21, che forniva indicazioni tecniche per la selezione dei progetti del PNRR) aveva aperto qualche dubbio sulla cumulabilità degli incentivi, in quanto faceva riferimento a un “divieto di doppio finanziamento”.

“Fortunatamente nella circolare n.33 viene fatta la distinzione tra doppio finanziamento e cumulabilità. Quest’ultima si riferisce a una sinergia tra più strumenti di agevolazione, mentre il doppio finanziamento si ha se un euro di investimento lo finanzio con due normative diverse. Quindi la circolare conferma che si possono cumulare più misure anche quando c’è un bando con fondi PNRR. Occorre però stare attenti al fatto che ciascuna norma permetta la cumulabilità e a non superare il 100% del valore dell’investimento come contribuzioni”, spiega Zuffi.

La questione, tuttavia, era tutt’altro che chiusa, poiché anche dopo la pubblicazione di questa circolare vi è stato un dibattito sull’interpretazione di quanto detto dalla Ragioneria dello Stato.

“Nella circolare, infatti, si faceva un esempio: dato un investimento dal valore complessivo di 100, se tolgo il 40% con una misura, il restante 60% posso finanziarlo con. Quindi la circolare faceva intendere che, tolto il 40%, la cumulabilità poteva essere applicata solo al restante 60%. Lo stesso esempio però precisava che vi era il vincolo di non superare il 100% dell’investimento ed è evidente che questo potrebbe accadere solo ragionando sul 100% e non sulle quote residuali”, aggiunge Zuffi.

Il nuovo Patent Box

Altra novità degli ultimi mesi è il nuovo Patent Box, uno strumento agevolativo profondamente diverso da quello precedente.

“La nuova disciplina offre un vantaggio per le PMI, perché permette di usufruire delle agevolazioni del credito d’imposta per i costi legati alle attività di R&S. Gli stessi costi possono poi essere valorizzati anche con il credito d’imposta e il cumulo è espressamente consentito”, spiega Zuffi. Il beneficio totale può superare anche il 50% dei costi (30,69% per Patent Box e 20% in caso di attività di R&S o 10% se innovazione).

Una modifica che non ha trovato tutti d’accordo, come ci racconta Patrick Beriotto, Marketing and Communication Director, Warrant Hub – Tinexta Group.

A lamentarsi sono soprattutto le grandi imprese che hanno portafogli di asset intangibili molto importanti. La ragione è che l’incentivo precedente scontava le imposte sul reddito prodotto dalle privative, in modo tra l’altro ricorsivo, e si traduceva in un vantaggio considerevole per le aziende che ne avevano tanti ed erano in grado di dimostrare il nesso tra brevetto e utile correlato”.

Il rinnovo del Piano Transizione 4.0 per i prossimi anni

Altra novità degli ultimi mesi riguarda il rinnovo anticipato del Piano Transizione 4.0, che ha destato non poche polemiche per il taglio delle agevolazioni, sia nel novero delle agevolazioni prorogate che per quanto riguarda le aliquote.

Il rinnovo, di cui potete leggere nel dettaglio in questo articolo, ha visto una pesante rimodulazione per il credito d’imposta, nonché l’eliminazione di quello per i beni non 4.0 e per la formazione 4.o (che non verrà rinnovato nel 2022).

Tagli che sono stati molto criticati. Proprio per questo, il Governo ha dato disponibilità per l’apertura di un confronto con tutte le parti interessate per valutare se e come possono apportarsi ulteriori modifiche.

Tra gli attori in causa c’è Ucimu-Sistemi per produrre, che pur accogliendo con favore la proroga del piano ritiene che ci sia qualche elemento da rivedere.

“In primo luogo chiediamo la reintroduzione del credito d’imposta anche per i beni non 4.0 perché sappiamo che il nostro è un Paese di imprese medio-piccole per cui anche gli investimenti che le portano a introdurre l’automazione, come ad esempio il controllo numerico, è un  gran miglioramento rispetto a prima, quindi non possiamo impedirlo”, commenta Alfredo Mariotti, Direttore di Ucimu-Sistemi per produrre.

Anche sulla riduzione delle aliquote e sul taglio di alcune misure, secondo il Direttore di Ucimu, si dovrà intervenire, sia per definire agevolazioni che possano continuare negli anni, dando quindi alle imprese la stabilità di cui hanno bisogno per programmare gli investimenti, sia perché alcune misure sono fondamentali e devono diventare strutturali.

“Non si può pensare di fare una transizione digitale senza avere persone formate, quindi anche sulla reintroduzione del credito della formazione 4.0 si dovrà ridiscutere”, aggiunge Mariotti.

Il quadro degli aiuti europei a sostegno della transizione ecologica

Le risorse del PNRR rappresentano “una dotazione straordinaria che si aggiunge ai fondi europei ordinari in un quadro che è il più ricco di sempre”, commenta Beriotto.

Il 2021 infatti è il primo anno del nuovo budget a lungo termine dell’EU, che quindi indica le risorse programmate fino al 2027. Risorse che per il primo anno ammontano a 1.074 miliardi, che per l’Italia significano 75,6 miliardi di fondi di investimento strutturali ed europei.

Tra le risorse a disposizione della ricerca e dell’innovazione, anche in chiave di supporto alla transizione ecologica, troviamo:

  • Horizon Europe (con i suoi oltre 95 miliardi). Particolarmente interessante nell’ottica della transizione ecologica è l’iniziativa rivolta all’idrogeno (Clean Hydrogen Partnership), che mette a disposizione 300 milioni per progetti di ricerca, sviluppo e innovazione finalizzati alla produzione di idrogeno rinnovabile, stoccaggi e distribuzione
  • l’Innovation Fund (25 miliardi che potrebbero raddoppiare), uno dei più importanti programmi di finanziamento per la dimostrazione di tecnologie a basse emissioni di carbonio. Finanzia investimenti (sia capex che opex) che puntano a raggiungere la neutralità climatica, con un finanziamento a fondo perduto del 60%, che viene dato in forma anticipata (in parte) e senza garanzie
  • il Bando Life (con una dotazione di 5,40 miliardi di euro), rivolto a finanziare progetti pilota, dimostrativi e best practice su temi di transizione ecologica

A queste opportunità  si aggiungono quelle inquadrate all’interno del PNRR, come l’incentivo di Simest per la transizione ed ecologica delle PMI, a cui seguirà l’apertura di un progetto rivolto al settore agricolo destinato a facilitare l’istallazione di pannelli fotovoltaici.

Vi sono poi i bandi aperti dal Ministero della Transizione ecologica (Mite) come quello rivolto all’idrogeno – che mette a disposizione 30 milioni per ricerca e sviluppo in questo ambito – e quello dedicato agli impianti di riciclo, a cui si aggiungono ancora altre iniziative (come l’ecobonus), rivolte a sostenere la transizione ecologica.

A questi incentivi si aggiungeranno altre misure che vanno proprio a sottolineare questo legame tra transizione digitale ed ecologica. È questo il caso di Innovazione 4.0 ed ecologica, contributo a valere sui fondi del ReactEu, di 678 milioni circa, rivolto alle PMI del manifatturiero attive da almeno due anni, a sostegno di progetti innovativi in tecnologie 4.0, con una premialità per quegli investimenti che hanno anche una ripercussione anche dal punto di vista dell’economia circolare.

“Altre opportunità arriveranno quest’anno e riguarderanno particolarmente le aziende agricole, nonché la creazione di impianti per la produzione e o sviluppo di idrogeno, rinnovabili e batterie, sviluppo agrivoltaico e lo sviluppo del biometano”, spiega Zuffi.

Un quadro dunque che vedrà l’Italia affrontare una complessità di risorse, enti gestori e differenti livelli di complessità delle misure.

Le imprese dunque devono, suggerisce Beriotto, non limitarsi soltanto a monitorare queste misure, ma “iniziare a mettere il progetto al centro e ritagliarsi un posizionamento all’interno di questi strumenti per acquisire una posizione utile alla propria strategia, anche facendosi guidare da aziende esperte, come appunto Warrant Hub”.

Le ombre sulla ripresa

Come se la pandemia non fosse stata abbastanza, con le sue ripercussioni sugli approvvigionamenti e quindi sulle attività delle imprese, la situazione è oggi ulteriormente complicata dalla guerra in atto tra Ucraina e Russia, che porterà ad ulteriori difficoltà nel reperimento di alcune materie prime e nel far fronte ai costi di produzione.

Una situazione che mina quello che, nonostante le difficoltà, poteva essere un anno davvero positivo per le aziende.

“Quando abbiamo iniziato a raccogliere i dati sul 2022 pensavamo che difficilmente ci poteva essere un anno con maggiori potenzialità, tanto che prevedevamo un incremento di consegne circa 12% e della produzione di circa il 10%, che ci portava sopra il 2018, anno migliore della storia della macchina utensile”, spiega Mariotti.

La guerra in Ucraina potrebbe cambiare le carte in tavola, in quanto ha già portato a un incremento notevole dei costi energetici – che potrebbero ripercuotersi sui clienti dei produttori delle macchine utensili– con difficoltà di reperire materie prime essenziali anche ai produttori di macchine utensili, come la ghisa.

Situazione simile si trovano a vivere le aziende associate ad ANIE Automazione che, solamente pochi giorni fa, ha reso noti i risultati di preconsuntivo per il 2021 e quelle che erano le stime per il 2022, che però non tenevano ancora conto dell’evoluzione della situazione in Ucraina.

“Il 2021 è andato molto bene, chiuderemo intorno una crescita del +21-22% e superando del 10% anche i numeri del 2019. Come automazione è andato bene un po’ tutto, meccatronica, software, connettività e reti. Anche il sentiment delle aziende sul 2022 era favorevole”, commenta Fabrizio Scovenna, Presidente, ANIE Automazione.

E se, come abbiamo visto, per le aziende si apriranno tante opportunità con le risorse del PNRR, vi sono numerosi fattori che rischiano di minare l’attività produttiva delle aziende che operano nel mercato dell’automazione italiana.

“La guerra può creare due effetti, il primo il calo del commercio con la Russia, che però non ha un elevato peso specifico sul mercato dell’export italiano. Piuttosto è il problema delle materie prime a destare preoccupazioni, soprattutto per quanto riguarda il nickel, il cobalto, il platino e il palladio e il gas neon, a cui si aggiunge la scarsità dei componenti elettronici, che potrebbe aggravarsi”, aggiunge Scovenna.

Difficoltà che, conclude il presidente di ANIE Automazione, non devono spingerci a chiuderci nel nostro contesto italiano, ma a rafforzare l’impegno in Europa per aumentare l’indipendenza in settori strategici e creare un mercato unico ancora più integrato.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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