Dal laboratorio alla fabbrica, via libera della Commissione europea all’IPCEI sull’idrogeno

Via libera della Commissione europea al progetto “Ipcei Hy2Tech“, un importante progetto di comune interesse europeo (Ipcei) a sostegno della ricerca e dell’innovazione e della prima applicazione industriale nella catena del valore della tecnologia dell’idrogeno. Il progetto è stato preparato e sviluppato congiuntamente da 15 Stati membri, tra cui l’Italia.

Gli Stati membri erogheranno fino a 5,4 miliardi di euro di finanziamenti pubblici, che dovrebbero sbloccare altri 8,8 miliardi di euro di investimenti privati.

L’Ipcei Hy2Tech interesserà un’ampia parte della catena del valore dell’idrogeno, tra cui:

  • la produzione dell’idrogeno
  •  le celle a combustibile
  • lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno
  • le applicazioni finali, in particolare nel settore della mobilità

Si prevede che esso contribuirà allo sviluppo di importanti innovazioni tecnologiche, per esempio nuovi materiali per elettrodi altamente efficienti, celle a combustibile più efficienti e tecnologie di trasporto innovative, tra cui le prime tecnologie per la mobilità a idrogeno. Dovrebbe inoltre creare circa 20.000 posti di lavoro diretti.

Gli Ipcei sono per la Commissione uno tassello fondamentale nel raggiungimento di obiettivi strategici, in quanto permettono agli Stati membri di portare avanti, congiuntamente, progetti di innovazione pioneristica che a causa dell’elevato rischio che implicano non possono essere sostenuti da iniziative private. Allo stesso tempo, essi assicurano che l’economia dell’UE nel suo complesso tragga vantaggio dagli investimenti e limitano le potenziali distorsioni della concorrenza.

Le aziende italiane che parteciperanno all’Ipcei sull’idrogeno

Insieme all’Italia partecipano a questo Ipcei sull’idrogeno: Austria, Belgio, Cechia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna.

L’Ipcei Hy2Tech comprenderà 41 progetti e 35 imprese, tra cui 8 piccole e medie imprese (PMI) e start-up attive in uno o più Stati membri.

Per il nostro Paese le aziende coinvolte sono: Ansaldo, che sarà impegnata sia in progetti relativi alle tecnologie di produzione dell’idrogeno che in quelli per le tecnologie di produzione delle celle combustibili; Enel, che sarà impegnata sia in progetti relativi alle tecnologie di produzione dell’idrogeno che in quelli relativi alle tecnologie di stoccaggio, trasporto e distribuzione; De Nora (multinazionale italiana specializzata proprio in tecnologie green) che parteciperà ai progetti riguardanti le tecnologie di produzione dell’idrogeno e le tecnologie di produzione delle celle combustibili.

Alstom Italia (industria ferroviaria e smart mobility), Iveco e Fincantieri parteciperanno, invece, a progetti incentrati sull’utilizzo finale.

Il progetto è stato approvato dopo la valutazione della Commissione, che ha constatato che soddisfa le condizioni stabilite nella comunicazione sulla promozione di importanti progetti di comune interesse europeo, il documento pubblicato nel dicembre 2021 che stabilisce i criteri per l’analisi della compatibilità con il mercato interno degli aiuti di Stato destinati a promuovere la realizzazione di importanti progetti di comune interesse europeo.

In particolare, la Commissione ha riscontrato che:

  • il progetto contribuisce a un obiettivo comune sostenendo una catena del valore strategica cruciale per il futuro dell’Europa e gli obiettivi delle principali iniziative politiche dell’UE quali il Green Deal, la strategia dell’UE per l’idrogeno e REPowerEU
  • tutti e 41 i progetti che rientrano nell’Ipcei sono molto ambiziosi, poiché mirano a sviluppare tecnologie e processi più avanzati rispetto all’attuale offerta del mercato, che comporteranno notevoli miglioramenti in termini di prestazioni, sicurezza, impatto ambientale ed efficienza sotto il profilo dei costi
  • l’Ipcei comporta anche rischi tecnologici e finanziari significativi, e serve quindi un sostegno pubblico per incentivare le imprese a investire
  • l’aiuto alle singole imprese è limitato a quanto necessario, è proporzionato e non falsa indebitamente la concorrenza. Nello specifico, la Commissione ha accertato che il totale degli importi massimi previsti degli aiuti è in linea con i costi ammissibili dei progetti e i loro deficit di finanziamento. Inoltre, se i grandi progetti che rientrano nell’Ipcei si rivelano particolarmente efficaci e generano entrate nette supplementari, le imprese restituiscono ai rispettivi Stati membri una parte dell’aiuto ricevuto mediante il cosiddetto “meccanismo di recupero”
  • i partecipanti che beneficiano del sostegno pubblico condivideranno ampiamente i risultati del progetto con la comunità scientifica e l’industria europee, raggiungendo un pubblico ben al di là delle imprese e dei paesi che partecipano all’Ipcei. Di conseguenza, si avranno ricadute positive in tutta Europa.

L’approvazione di questo Ipcei si inscrive nel quadro di un più ampio impegno della Commissione a sostenere lo sviluppo di un’industria europea dell’idrogeno innovativa e sostenibile, secondo quanto stabilito dalla Strategia europea per l’idrogeno e in armonia con altre importanti politiche europee in ambito di transizione green ed energia.

“Con questo Ipcei la produzione di idrogeno dell’UE passerà ‘dai laboratori alle fabbriche’ e la leadership tecnologica della nostra industria diventerà anche una leadership commerciale”, commenta Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno.

“Naturalmente il nostro sostegno al settore dell’idrogeno non si limita ai finanziamenti: abbiamo fatto anche passi avanti decisivi nella creazione di partenariati attraverso l’alleanza per l’idrogeno pulito e stiamo elaborando norme UE per sviluppare il mercato dell’idrogeno e creare apposite infrastrutture. Ne va del ruolo di punta dell’Europa nella trasformazione industriale del settore dell’idrogeno”, aggiunge.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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