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Produttività, frammentazione normativa e pochi investimenti in R&S: le fragilità dell’UE nel report della Commissione Europea



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La relazione annuale della Commissione Europea per monitorare lo “stato di salute” del Mercato Unico evidenzia un divario di produttività e di investimenti in R&S con altre potenze mondiali. Per superare le “dieci terribili” criticità del Mercato Unico, la Commissione ha adottato la prima Agenda annuale per l’applicazione delle norme nel Mercato Unico, uno strumento che delinea la roadmap per le azioni correttive. Per il 2026 sono già previste diverse riforme, come l’Industrial Accelerator Act e il ventottesimo regime societario per rilanciare la competitività della manifattura continentale.

Pubblicato il 30 gen 2026



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L’Unione Europea mantiene una posizione di rilievo mondiale nella ricerca scientifica e nello sviluppo delle competenze, ma il sistema industriale fatica a crescere a causa di investimenti fissi in R&S insufficienti e costi energetici che restano penalizzanti rispetto ai mercati esteri: è quanto emerge dal rapporto 2026 sul Mercato Unico e la competitività.

Il rapporto, che si basa su dati relativi al 2024, segnala una frammentazione normativa ancora troppo elevata, che impedisce alle imprese di sfruttare appieno la dimensione continentale per competere a livello globale.

La relazione è un documento annuale che ha lo scopo di monitorare lo stato di salute dell’economia europea attraverso 29 indicatori chiave di prestazione e sistemi di tracciamento dell’attuazione delle politiche.

L’analisi copre aree quali l’integrazione dei mercati e le barriere, i prezzi dell’energia elettrica e le tendenze degli investimenti e individua le aree prioritarie di intervento. Degli indicatori analizzati, 6 registrano un miglioramento, sei un peggioramento e 15 sono rimasti invariati rispetto alla precedente rilevazione.

Il messaggio che emerge dall’analisi è chiaro: è necessario ed urgente delineare una strategia coordinata tra i singoli Stati membri e le istituzioni europee per evitare l’erosione della base manifatturiera.

Per promuovere la costruzione di questa strategia coordinata, la Commissione ha adottato nella giornata di ieri la prima Agenda annuale per l’applicazione delle norme nel Mercato Unico, strumento operativo per affrontare i principali ostacoli che frenano la competitività del Mercato Unico.

Produttività e innovazione, il divario con i competitor globali

Il divario di produttività rispetto agli Stati Uniti rappresenta uno dei segnali più critici per la tenuta del sistema industriale europeo.

Nel 2024 la produttività del lavoro nell’Unione si è attestata al 78,5% dei livelli registrati oltreoceano, evidenziando una difficoltà strutturale nel trasformare l’eccellenza della ricerca in valore economico tangibile.

Sebbene l’Europa formi professionisti qualificati, la spesa complessiva in ricerca e sviluppo si è fermata al 2,24% del Prodotto Interno Lordo, restando distante dall’obiettivo del 3% previsto per il 2030.

L’insufficienza di investimenti fissi incide direttamente sulla capacità di generare proprietà intellettuale, con un numero di domande di brevetto che non supera le 152 per milione di abitanti.

La scarsa integrazione dei mercati dei capitali limita ulteriormente la crescita delle imprese ad alto contenuto tecnologico, che spesso faticano a trovare i finanziamenti necessari per espandersi all’interno dei confini comunitari.

Resilienza e autonomia strategica, l’analisi delle dipendenze industriali

L’analisi condotta dalla Commissione rileva una vulnerabilità strutturale nelle catene di approvvigionamento, caratterizzata da una concentrazione eccessiva di fornitori in paesi terzi per le materie prime critiche.

Nel settore delle tecnologie pulite, i dati mostrano che l’Unione non dispone attualmente di alcuna capacità produttiva interna per i materiali attivi degli anodi utilizzati nelle batterie, esponendo il comparto dell’automotive e dell’energia a rischi di interruzione delle forniture. Fragilità che è aggravata dalla tendenza di diversi attori globali a utilizzare le dipendenze economiche come strumenti di pressione geopolitica.

Per ridurre queste dipendenze la Commissione ha presentato lo scorso dicembre il piano d’azione RESourceEU, che punta a dimezzare entro il 2029 la dipendenza dai fornitori esterni più critici.

L’attuazione della strategia prevede la mobilitazione di risorse fino a 3 miliardi di euro per l’anno 2026, integrando l’uso di strumenti di difesa commerciale come l’Anti-Coercion Instrument e il monitoraggio degli investimenti esteri per assicurare che la creazione di valore rimanga all’interno dei confini europei.

I “terribili dieci”: i fattori che continuano a limitare il potenziale del Mercato Unico

L’integrazione effettiva del Mercato Unico sconta la persistenza di ostacoli strutturali che, in molti casi, non hanno subito variazioni significative negli ultimi due decenni.

Il rapporto evidenzia come il 60% delle attuali barriere sia rimasto immutato dal 2004, limitando la dinamicità economica, specialmente nel settore dei servizi. Sebbene tale comparto generi il 75% del Prodotto Interno Lordo europeo, il volume degli scambi tra i paesi membri non supera quello registrato con i mercati esterni all’Unione.

La Commissione ha identificato le dieci criticità più dannose, denominate “Terrible Ten” (le terribili dieci), che frenano l’attività transfrontaliera e richiedono un intervento immediato per evitare l’erosione della base manifatturiera. Le criticità più rilevanti individuate sono:

  1. procedure complicate per lo stabilimento e le operazioni societarie, per le quali si propone un nuovo ventottesimo regime del diritto societario europeo
  2. norme europee eccessivamente complesse, che generano oneri amministrativi superabili attraverso la semplificazione del quadro degli appalti pubblici
  3. i ritardi nella definizione degli standard che rendono necessaria una revisione del regolamento sulla standardizzazione per consentire la creazione di specifiche comuni
  4. la mancanza di partecipazione degli Stati membri nell’applicazione delle regole, una lacuna che si intende colmare con l’istituzione di rappresentanti di alto livello, definiti “Sherpa”, e il rafforzamento dei meccanismi preventivi
  5. il limitato riconoscimento delle qualifiche professionali, che richiede procedure digitali e automatiche per diventare più efficiente
  6. la frammentazione delle norme su imballaggi, etichettatura e rifiuti, da affrontare mediante l’implementazione del Passaporto digitale dei prodotti
  7. le norme sui prodotti ormai superate la scarsa conformità degli stessi, criticità che richiedono un coordinamento più stretto tra le autorità doganali e di vigilanza del mercato
  8. le regolamentazioni nazionali restrittive e divergenti nel settore dei servizi, in particolare nell’edilizia, nel commercio al dettaglio e nella logistica
  9. le procedure onerose per il distacco temporaneo dei lavoratori, da mitigare attraverso l’adozione della dichiarazione elettronica e del Passaporto europeo di sicurezza sociale
  10. le restrizioni territoriali dell’offerta, per il quale è previsto lo sviluppo di strumenti contro i vincoli ingiustificati che limitano la libertà di approvvigionamento delle imprese.

La rimozione coordinata di questi impedimenti porterebbe a un beneficio economico stimato nell’1,3% del PIL.

L’Agenda annuale per l’applicazione delle norme nel Mercato Unico: la roadmap legislativa per rimuovere gli ostacoli strutturali

L’architettura delle riforme per il 2026 si poggia sull’Agenda annuale per l’applicazione delle norme nel Mercato Unico, adottata formalmente il 29 gennaio 2026.

Si tratta di un dispositivo operativo concepito per neutralizzare i dieci ostacoli strutturali più critici, le cosiddette “Terrible Ten”, la cui persistenza genera oneri economici stimati in 150 miliardi di euro ogni anno.

Il coordinamento della strategia sarà affidato al primo incontro dei rappresentanti nazionali di alto livello, i cosiddetti “Sherpa”, programmato per il primo trimestre del 2026. Gli “Sherpa” avranno il compito di monitorare il grado di integrazione e prevenire l’insorgere di ulteriori barriere nazionali che frammentano il mercato interno.

Sul versante dello sviluppo industriale, il primo trimestre del 2026 vedrà il varo dell’Industrial Accelerator Act, provvedimento che non si limiterà a snellire l’iter autorizzativo per l’allacciamento alle reti energetiche, ma che introdurrà un sistema di etichettatura per i prodotti a basse emissioni di carbonio e definirà requisiti di resilienza e di contenuto minimo europeo nelle procedure di appalto, sia pubbliche che private.

Entro il terzo trimestre del 2026 seguirà l’adozione del Circular Economy Act, mirato a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di risorse.

Il quadro normativo si completa con il Digital Networks Act, presentato il 21 gennaio 2026 per colmare il divario tecnologico con i competitor internazionali, e con l’istituzione del ventottesimo regime per il diritto societario, denominato EU Inc.

Il nuovo modello societario, previsto entro il primo trimestre del 2026, si rivolge specificamente alle imprese innovative per offrire un quadro giuridico unico e semplificato.

La strategia di semplificazione punta a una riduzione del 25% degli obblighi di rendicontazione, con un risparmio complessivo per le imprese valutato in 37,5 miliardi di euro.

Una prima quota di tale beneficio, pari a circa 15 miliardi di euro, è già attesa entro dicembre 2025 grazie all’attuazione dei pacchetti “Omnibus”.

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