Il ritardo nell’attuazione del nuovo iperammortamento previsto dalla legge di bilancio 2026 sta provocando l’aspra reazione del mondo industriale. E in giornata è arrivata al Senato la replica del Ministro Adolfo Urso.
A oltre due mesi dalla scadenza del termine per l’emanazione dei decreti attuativi – fissato a trenta giorni dall’entrata in vigore della manovra – le imprese che intendono investire in beni strumentali 4.0 restano in una condizione di totale incertezza. A questo si aggiunge la questione irrisolta di chi ha depositato le domande per Transizione 5.0 nella parte finale del 2025, dopo che le risorse erano state ridotte a 2,5 miliardi (poi portate a 2,75 miliardi).
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La denuncia di Confindustria: investimenti bloccati, fiducia a rischio
In un’intervista al Sole 24 Ore del 12 marzo Marco Nocivelli, vice presidente di Confindustria per le Politiche Industriali e il Made in Italy, ha espresso la preoccupazione del sistema produttivo. “Siamo preoccupati e perplessi per questo ritardo. Il governo aveva promesso di varare i decreti attuativi dell’iperammortamento all’inizio di gennaio e non abbiamo alcuna notizia sui tempi di emanazione”. Il risultato secondo Nocivelli è un blocco degli investimenti nel momento peggiore possibile, con la crisi geopolitica e i rincari energetici a pesare sulla competitività delle imprese italiane.
Per quanto riguarda il fronte Transizione 5.0 2025 le richieste complessive ammontano a 4 miliardi e 250 milioni di euro a fronte di una copertura di 2,75 miliardi a cui andrebbero aggiunti 1,3 miliardi stanziati in legge di bilancio. Mancherebbero all’appello quindi circa 200 milioni per coprire tutti gli aventi diritto. “Non è una differenza enorme, può essere colmata” ha osservato Nocivelli, ricordando che nella riunione dello scorso autunno il ministro Urso, in presenza dei ministri Giorgetti e Fitto, aveva garantito che nessuno sarebbe rimasto escluso.
Il vice presidente di Confindustria ha poi legato la questione degli incentivi allo scenario più ampio della competitività: “Con gli aumenti di quest’ultimo periodo c’è stata una crescita dei costi dei materiali e quindi dei macchinari. Le quotazioni fatte non sono più valide. Sarebbe stato quanto mai necessario partire con gli investimenti a inizio anno”. Il rischio concreto secondo Nocivelli è che l’incertezza spinga le aziende a investire altrove, “depauperando il tessuto industriale del nostro Paese”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che in un’intervista a La Stampa del 10 marzo ha chiesto al governo di “mettere a terra subito il decreto bollette” e di “far partire immediatamente anche il provvedimento sull’iperammortamento e chiudere positivamente il capitolo Industria 5.0”. Orsini ha allargato lo sguardo alla dimensione europea, chiedendo a Bruxelles misure di sostegno analoghe a quelle varate durante il Covid e sollecitando la costruzione di un mercato unico dell’energia. “La Germania ha messo sul tavolo 26 miliardi per sostenere le imprese e ridurre i costi energetici, e la Francia ha fissato un tetto al prezzo. L’Italia ha fatto i compiti, è rientrata nel Patto di stabilità, ma non possiamo accettare un’Europa che procede a velocità diverse”. Da qui la richiesta di valutare una deroga al Patto di stabilità per allentare la pressione su mercati, imprese e famiglie.
A sostegno della posizione di Orsini si è schierata anche Federmacchine, la federazione che raggruppa 12 associazioni di categoria dei costruttori italiani di beni strumentali. “Condividiamo la richiesta di un intervento immediato e strutturale. È indispensabile che il governo approvi senza ulteriori ritardi il provvedimento sull’iperammortamento e sblocchi il percorso di Industria 5.0, così da sostenere gli investimenti già programmati e tutelare la competitività del nostro sistema manifatturiero” ha dichiarato il presidente di Federmacchine Bruno Bettelli. La federazione ha evidenziato come le tensioni internazionali stiano generando rischi concreti lungo le catene globali del valore, con possibili fenomeni speculativi sulle forniture di componenti e materie prime. “È fondamentale monitorare con attenzione l’intera filiera per evitare distorsioni che potrebbero compromettere la capacità produttiva delle aziende” ha aggiunto Bettelli, che ha anche chiesto una deroga al Patto di stabilità definendola “ormai inevitabile” e ha sollecitato l’attuazione degli accordi di libero scambio già negoziati dall’Ue e ancora in fase di ratifica, ritenuti essenziali per garantire accesso ai mercati e stabilità delle forniture.
La risposta di Urso: “Transizione 5.0 un successo”. Il decreto sull’iperammortamento nel prossimo CdM
Nel question time al Senato del 12 marzo il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha replicato difendendo innanzitutto i risultati di Transizione 5.0 2024-2025. “Non è stato un flop, ma un successo”, ha dichiarato, citando le quasi 20.000 istanze presentate per un credito d’imposta richiesto pari a 4,25 miliardi di euro e investimenti attivati per oltre 9 miliardi. Urso ha attribuito parte delle criticità a “campagne sistematiche di delegittimazione” che a suo dire erano “del tutto prive di fondamento”, aggiungendo che con una comunicazione corretta i risultati sarebbero stati ancora migliori.
Il ministro ha poi richiamato le analisi Istat secondo cui la crescita degli investimenti registrata nella seconda metà del 2025 sarebbe in larga parte attribuibile proprio agli effetti del piano Transizione 5.0. “Per questo motivo nella legge di bilancio abbiamo inserito il nuovo piano Transizione 5.0 (l’attuale iperammortamento, ndr) che ne conferma l’impostazione con una dotazione iniziale di 8,4 miliardi” ha spiegato, precisando che il nuovo piano – finanziato con risorse nazionali – avrà durata triennale per offrire alle imprese un quadro di stabilità nella programmazione degli investimenti.
Quanto al nodo delle risorse mancanti per le domande già presentate Urso ha confermato l’impegno assunto il 20 novembre scorso con le associazioni datoriali e con i ministri Giorgetti e Foti, annunciando che il Ministero dell’Economia, come annunciato il mese scorso dal viceministro Maurizio Leo e confermato in giornata da un comunicato del MEF, intende predisporre un provvedimento fiscale da portare al “prossimo Consiglio dei ministri” per garantire la copertura a tutti gli aventi diritto e sbloccare anche il nuovo iperammortamento.
Il nodo che ha bloccato finora il decreto attuativo dell’iperammortamento è infatti il vincolo dell’origine europea dei beni agevolabili, introdotto nell’ultima versione della legge di bilancio, che il Governo si è però impegnato a rimuovere. L’a’eliminazione di questo vincolo – che secondo Urso dovrebbe avvenire al prossimo Consiglio dei ministri – è il prerequisito per sbloccare il decreto attuativo trasmesso dal Mimit al Mef già il 5 gennaio scorso.
Le imprese attendono ora che alle parole seguano i fatti. Il tempo stringe: ogni settimana di ritardo è una settimana di investimenti persi.











