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Transizione 5.0, il Governo torna sui suoi passi: agli esodati il 90% dei crediti sui beni strumentali e il 100% per FER e formazione



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Nell’incontro di oggi con i rappresentanti delle imprese il Governo si è impegnato a soddisfare quasi del tutto le domande dei cosiddetti “esodati” del piano Transizione 5.0, cioè le imprese che hanno presentato le domande per l’accesso ai crediti d’imposta dal 7 novembre in poi. L’impegno complessivo del Governo per il piano Transizione 5.0 sale a 4,25 miliardi.

Pubblicato il 1 apr 2026



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La vicenda degli esodati del piano Transizione 5.0, cioè le imprese che hanno validamente presentato le domande per l’accesso ai crediti d’imposta dal 7 novembre in poi, dovrebbe concludersi positivamente.

Dopo le vibranti proteste di tutto il mondo industriale a seguito del taglio del 65% dei crediti d’imposta previsto dal Decreto fiscale, si è tenuta oggi a Palazzo Piacentini, presso la sede del Mimit, l’incontro tra i ministri Adolfo Urso (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), Tommaso Foti (Ministero per gli Affari europei PNRR e Politiche di coesione), il viceministro Maurizio Leo (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e i rappresentanti delle imprese: Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, ma anche Confagricoltura, Coldiretti, Confartigianato, CNA, Confapi, Casartigiani, Alleanza cooperative, Cia.

Durante l’incontro il rappresentanti del Governo hanno rassicurato le imprese, garantendo il sostanziale rispetto delle promesse fatte in occasione della riunione dello scorso 20 novembre 2025, quando avevano detto che tutte le domande validamente presentate sarebbero state soddisfatte.

Evitato il taglio del 65%

Ricordiamo che il Decreto Fiscale aveva innanzitutto previsto l’esclusione degli investimenti in fonti di energia rinnovabile e di quelli in formazione e poi ridotto del 65% (al 35%) la parte di crediti d’imposta maturati sugli investimenti in beni strumentali. A conti fatti le imprese che contavano sul 45% avrebbero percepito il 15,75% e quelle che avevano diritto al 35% addirittura un 12,25%, in entrambi i casi meno di quanto avrebbero preso puntando sul piano Transizione 4.0, che garantiva il 20%.

Il Governo si è invece impegnato a soddisfare al 100% le domande validamente pervenute per la parte relativa alle FER e Formazione (precedentemente escluse) e al 90% la parte relativa ai beni strumentali.

L’intervento di “correzione” di quanto previsto nel Decreto-Legge 38 del 27 marzo 2026 dovrebbe essere affidato alla fase di conversione in legge del decreto, che è in queste settimane all’esame del Senato.

Alle imprese 4,25 miliardi per Transizione 5.0

Per soddisfare le domande di crediti d’imposta il Governo aggiungerà ai 2,75 miliardi già stanziati per la misura l’intero fondo da 1,3 miliardi che era stato stanziato in legge di bilancio (e che invece il Decreto Fiscale prevedeva di utilizzare solo per 537 milioni). A questa somma (4,05 miliardi) saranno poi aggiunti ulteriori 200 milioni necessari per coprire il 100% della parte delle FER in esubero. Si arriva in tutto a coperture per 4,25 miliardi di euro rispetto ai 4,40 che sarebbero serviti per coprire completamente la misura.

Il Governo ha poi voluto sottolineare come a queste risorse vadano sommati sia gli 8,3 miliardi di euro previsti per il nuovo iperammortamento 2026-2028 sia gli ulteriori 1,4 miliardi che proprio il Decreto Fiscale aveva appostato, portando il totale a 9,7 miliardi, per poter finanziare la rimozione del vincolo “Made in EU”, cioè per rendere ammissibili all’incentivo i beni strumentali prodotti in qualsiasi paese del mondo. A questo proposito il Viceministro Leo ha anche promesso tempi brevi per il decreto attuativo sull’iperammortamento.

La somma dei 4,25 miliardi di Transizione 5.0 e dei 9,7 dell’Iperammortamento porta quindi il totale delle risorse messe a disposizione delle imprese, per queste due misure, a quasi 14 miliardi (13,95 miliardi).

Positivi i primi commenti degli industriali sugli esiti della riunione. Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha detto di aver “apprezzato” gli sforzi del Governo.

Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia, giudica “positivamente” quanto avvenuto. “Il ripristino dei fondi da parte del governo ristabilisce la fiducia Stato-imprese e mette la parola fine a un’ingiustizia”.

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