lo studio di ibm

L’ascesa del Chief AI Officer: l’intelligenza artificiale richiede governance e leadership in azienda



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L’analisi studio IBM su un campione di 2000 aziende rivela che il 76% ha già un Chief AI Officer per guidare la leadership AI. Entro il 2030 quasi la metà delle decisioni operative sarà automatizzata, rendendo fondamentali governance e riqualificazione: l’83% dei CEO conferma che il successo dipende dalle persone più che dalla sola tecnologia.

Pubblicato il 14 mag 2026



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L’accelerazione del ritmo di sviluppo dell’intelligenza artificiale sta spingendo gli amministratori delegati a ripensare la struttura dei ruoli dirigenziali per ottenere un maggiore impatto aziendale a tutti i livelli dell’organizzazione: è quanto rileva lo studio “Rewiring the C-suite: The fast track to 2030” di IBM.

Il rapporto, realizzato sulla base di interviste a 2.000 CEO a livello globale, mostra che, man mano che l’AI si diffonde sempre più nelle aziende, i CEO sono sottoposti a una crescente pressione per ripensare il modo in cui operano i team di leadership, come vengono prese le decisioni e come sono strutturate le organizzazioni.

L’approccio strategico “AI-first” delle organizzazioni

L’evoluzione della governance tecnologica emerge con forza dai dati del 2026, anno in cui il 76% delle organizzazioni, sia a livello globale sia in Italia, ha ormai istituito la figura del Chief AI Officer.

Una simile scelta riflette un approccio strategico definito AI-first che si traduce in risultati concreti, portando le aziende che adottano i nuovi ruoli dirigenziali a implementare il 10% in più di iniziative basate sull’intelligenza artificiale rispetto alla media.

Anche la fiducia dei vertici aziendali verso le nuove tecnologie appare consolidata, con il 64% dei CEO mondiali e il 57,5% dei leader italiani che si dichiarano pronti a prendere decisioni strategiche supportate dagli input della tecnologia.

“Il ruolo dell’amministratore delegato è sempre stato quello di guidare l’azienda attraverso i periodi di cambiamento radicale. Ciò che l’intelligenza artificiale modifica sono la velocità e l’impatto sulle decisioni della leadership”, commenta Gary Cohn, Vicepresidente di IMB.

“Le aziende che avranno successo adotteranno un approccio ‘AI-first’, considerando l’intelligenza artificiale non come una semplice tecnologia, ma come un nuovo modello operativo. I cicli decisionali si accorceranno. I confini tra le diverse funzioni si dissolveranno. Il vantaggio andrà a chi sarà in grado di apprendere, adattarsi e agire più rapidamente rispetto alla concorrenza”, aggiunge.

Le nuove sfide richiedono diversi tipi di leadership

Le nuove sfide della leadership richiedono competenze tecnologiche diffuse all’interno dei vertici aziendali.

L’85% degli intervistati afferma che ogni leader funzionale debba diventare esperto di tecnologia nel proprio settore, a conferma del fatto che la responsabilità dell’AI si stia espandendo oltre i ruoli puramente tecnici.

Nelle organizzazioni che hanno già introdotto la figura del Chief AI Officer, la totalità dei CEO prevede che l’influenza del ruolo crescerà entro il 2030, condizionando l’attività di ogni membro della C-suite.

In aggiunta, il 59% degli amministratori delegati sottolinea come il peso decisionale del CHRO sia destinato ad aumentare nei prossimi anni per gestire il cambiamento organizzativo.

Man mano che i CEO si affidano a decisioni guidate dall’AI, la governance e i controlli diventano più critici

La crescente integrazione dell’AI nei processi decisionali dei vertici aziendali rende la governance e i sistemi di controllo fattori sempre più critici per la stabilità dell’impresa.

Entro il 2030, gli amministratori delegati prevedono che il 48% delle decisioni operative basate su criteri di coerenza e linee guida codificabili sarà gestito in autonomia dalla tecnologia, un valore in netto aumento rispetto al 25% attuale.

Per rispondere a questa evoluzione, il 79% dei dirigenti conferma di aver avviato una decentralizzazione delle scelte, distribuendo le responsabilità in modo capillare man mano che l’automazione assume un ruolo centrale nell’organizzazione.

Le organizzazioni puntano sulle persone per guidare il successo dell’AI

Il successo dell’AI all’interno delle organizzazioni dipende più dall’adozione da parte delle persone che dalla tecnologia stessa, come confermato dall’83% dei CEO intervistati.

In questa prospettiva, tra il 2026 e il 2028, il 29% dei dipendenti dovrà affrontare una riqualificazione per ricoprire ruoli differenti, mentre il 53% necessiterà di un aggiornamento delle competenze per operare con maggiore efficacia nelle proprie mansioni attuali.

Le aziende che hanno già riprogettato le aree strategiche – tecnologia, finanza, risorse umane, operation e collaborazione interfunzionale – mostrano una probabilità quattro volte superiore di raggiungere i propri obiettivi.

Emerge inoltre una convergenza tra la gestione del personale e i reparti tecnologici, un fenomeno rilevato dal 77% degli intervistati che suggerisce una profonda integrazione tra risorse umane, asset tecnici e strategia d’impresa.

“L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui si lavora, avvicinando persone e software in modi nuovi, e sta trasformando il modo in cui le persone interagiscono in azienda”, commenta Mohamad Ali, vicepresidente senior di IBM Consulting.

“Gli amministratori delegati che ottengono risultati concreti dalla trasformazione basata sull’intelligenza artificiale non si limitano a implementare più rapidamente l’AI, ma stanno riprogettando le loro organizzazioni per riunire le persone migliori con la tecnologia migliore”, conclude.

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