CONFINDUSTRIA

Orsini: “PMI, innovazione e AI le leve per crescere” e Meloni: “Sì all’iperammortamento su software e cloud”



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All’Assemblea di Confindustria 2026 Orsini chiede energia accessibile, crescita dimensionale delle PMI, riforma della legge 231 e incentivi per software e cloud. Nel suo intervento la presidente Meloni apre sull’iperammortamento per i software in cloud. Dal Checco (Anitec-Assinform) plaude all’apertura.

Pubblicato il 26 mag 2026



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Energia, crescita dimensionale delle PMI, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazione e riforma della 231, risorse adeguate agli obiettivi: queste le cinque leve che il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha messo sul tavolo del Governo e delle forze politiche nell’Assemblea del 26 maggio 2026.

Tra le proposte c’è anche l’estensione degli incentivi dell’iperammortamento agli investimenti in software e cloud, “strumenti essenziali per accelerare la digitalizzazione e l’adozione dell’Intelligenza Artificiale”. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto di essere d’accordo: “Considero corretto e intelligente ragionare di includere negli incentivi gli investimenti su software e cloud. Dobbiamo fare i conti con il mondo verso il quale andiamo”.

I numeri nell’analisi di Orsini

Il PIL italiano nel 2025 è superiore di appena il 10% rispetto ai livelli del 2000. Nello stesso periodo quello europeo è cresciuto del 40%, quello statunitense di quasi il 70%, quello cinese del 586%. Negli ultimi 25 anni l’Italia è cresciuta in media dello 0,4% annuo contro l’1,4% dell’Unione Europea. A livello continentale dall’inizio del mandato dell’attuale Commissione il settore manifatturiero ha perso 250.000 occupati diretti, con un milione di posti in meno nell’indotto.

Per questo Orsini ritiene necessario e urgente un intervento che faccia leva su cinque priorità.

Le cinque priorità: dall’energia alla riforma della legge 231

Il costo dell’energia è la prima e più urgente delle cinque leve. Per le imprese italiane i prezzi energetici sono oggi “una vera e propria minaccia esistenziale”, ha detto Orsini, citando il distretto ceramico emiliano: costi superiori del 40% rispetto alla media europea mettono a rischio 40.000 posti di lavoro in cinque Comuni. La soluzione passa dallo sblocco dei 4.000 permessi per impianti rinnovabili fermi nelle istruttorie regionali – il Paese ha bisogno di altri 50 gigawatt entro quattro anni, su 85 già installati, con 131 gigawatt ancora in attesa di autorizzazione – e dall’accelerazione del ritorno al nucleare con i piccoli reattori modulari. Le imprese si sono dette disponibili a ospitarli nei propri stabilimenti e nei distretti.

La seconda leva riguarda la crescita dimensionale delle PMI. “Il Paese cresce se le piccole aziende diventano medie e quelle medie diventano grandi”, ha detto Orsini. Lo strumento proposto è un potenziamento degli incentivi fiscali a fusioni e acquisizioni, affiancato da un ruolo più attivo delle grandi imprese come hub di trasferimento di know-how e accesso al credito nelle filiere. La filiera aerospaziale è già in sperimentazione con questo modello. Nella stessa logica si inserisce la richiesta sull’iperammortamento: includere software e cloud negli incentivi è il riconoscimento che senza questi strumenti la digitalizzazione delle PMI manifatturiere non avanza.

Sui contratti di sviluppo – la terza leva, già attiva su oltre 1.500 imprese – Orsini ha chiesto di aumentare selettivamente le aliquote sulle tecnologie strategiche e di accompagnare le imprese nell’addestramento dell’AI sui propri dati, possibilmente su quelli dell’intera filiera. A supporto è necessario un grande piano di formazione, che Confindustria propone di estendere già alle superiori di secondo grado, replicando il modello degli ITS Academy, passati da 11.000 a 41.000 iscritti tra il 2021 e oggi.

La riforma della legge 231 è la quarta leva e Orsini l’ha definita “non più solo necessaria, ma assolutamente urgente”. A un anno e mezzo dall’avvio del cantiere con il Governo, la legge sulla responsabilità d’impresa si è trasformata nel tempo da strumento incentivante in uno prevalentemente punitivo, con derive verso forme di responsabilità oggettiva. Come modello di semplificazione Orsini ha indicato la ZES Unica: oltre 1.300 autorizzazioni uniche in poco più di due anni hanno generato più di 55 miliardi di impatto economico e oltre 60.000 posti di lavoro, con una spesa pubblica di poco superiore a 5 miliardi.

La quinta leva è quella delle risorse. Orsini ha proposto di identificare insieme al Governo 20 miliardi da riallocare senza aumentare il debito, attingendo alle 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile, da ripartire in un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola. Sul fronte del risparmio privato oltre 1.500 miliardi di ricchezza finanziaria delle famiglie italiane giacciono in depositi bancari spesso a rendimento zero: indirizzare anche solo l’1% di quei depositi verso le imprese significherebbe mobilitare 15 miliardi di nuovi investimenti.

La risposta di Meloni: iperammortamento, energia, Europa

Meloni ha risposto punto per punto. Sull’iperammortamento ha anticipato che il decreto attuativo è pronto e attende il via libera della Corte dei Conti per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’estensione a software e cloud, dice Meloni, è una conseguenza logica dell’evoluzione del mercato e sarà quindi elemento su cui il Governo “ragionerà”.

L’apertura di Meloni ha trovato immediato riscontro nel mondo dell’industria digitale: Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform, ha dichiarato che l’associazione aveva lavorato negli ultimi mesi con Confindustria proprio per questo obiettivo. “L’inclusione di soluzioni in cloud ed edge negli incentivi rappresenta un tassello fondamentale di una più ampia politica industriale per il digitale”, ha detto Dal Checco. “Servono strumenti, come un credito d’imposta, che siano davvero adeguati alle esigenze delle piccole e medie imprese”.

Tornando alla replica di Meloni, sul fronte energetico il decreto Energia stima risparmi fino a 9.000 euro annui per le PMI sull’elettricità e fino a 10.000 sul gas. Il meccanismo di disaccoppiamento del prezzo elettrico da quello del gas – tramite una piattaforma pubblica per l’aggregazione degli acquisti diretti dal produttore, con garanzia di SACE e GSE – è la risposta strutturale al problema della competitività energetica. Il ritorno al nucleare è confermato: entro l’estate sarà approvata la legge delega, con i successivi decreti attuativi per il quadro giuridico necessario.

Sul sistema ETS la posizione italiana resta quella della sospensione temporanea almeno per i settori più colpiti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, in attesa di una revisione organica. “L’attuale sistema ETS è un po’ distante dai bisogni attuali dell’industria europea”, ha detto Meloni. Sulla cooperazione rafforzata per energia, mercato dei capitali e politica industriale la Presidente si è detta d’accordo come soluzione se non fosse possibile trovarne una a 27. Sul rilancio dei PIR e sull’aumento degli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale – oggi appena 40 dei 260 miliardi raccolti finiscono nell’economia domestica – ha annunciato misure nella prossima manovra. Sulla riforma della 231 l’obiettivo dichiarato è alleggerire gli oneri burocratici e introdurre criteri più oggettivi nella valutazione dei protocolli aziendali.

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