Guerra, caro energia, carenza di materiali e semiconduttori frenano la corsa della mobilità elettrica in Italia

Le conseguenze provocate dalla guerra in Ucraina, il caro energia e la ‘bolla’ dei prezzi dell’elettricità, la carenza di materiali e semiconduttori stanno frenando la corsa della mobilità elettrica in Italia.

Fino a un anno fa il comparto della mobilità sostenibile, a partire da quella elettrica, aveva retto molto meglio dell’intero settore Automotive la crisi pandemica. Ma a un’emergenza ne è seguita un’altra: la guerra in Ucraina ha di nuovo stravolto lo scenario geo-politico e l’industria automobilistica, e ha visto aumentare le forti criticità legate ai rincari dell’energia e alla carenza di materie prime e semiconduttori. Un contraccolpo che questa volta non ha risparmiato neanche la mobilità sostenibile ed elettrica.

Risultato: se in Italia il 2021 è stato ancora un anno da record, con 137 mila nuove auto elettriche immatricolate (il 65% al Nord e ripartite in maniera omogenea tra BEV e PHEV) contro le 60mila del 2020 (+128%), a loro volta quasi il triplo rispetto a quelle del 2019, i primi sei mesi del 2022 hanno segnato una battuta d’arresto: -17% per le BEV (Battery Electric Vehicle, i veicoli 100% elettrici alimentati con batteria che si ricarica attraverso il movimento del veicolo stesso), e -2% per le PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle, veicoli le cui batterie si ricaricano collegandole a una fonte esterna di energia elettrica, e funzionano anche con un’altra fonte di energia non elettrica). Una frenata preoccupante che emerge dalla sesta edizione dello Smart Mobility Report realizzato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano.

Le cause del rallentamento sono diverse e concomitanti: l’instabilità del contesto geo-politico, la sempre più grave carenza di materie prime e semiconduttori che bloccano la filiera, il costo dell’energia andato alle stelle, ma anche l’incertezza e la successiva rimodulazione degli incentivi all’acquisto, ora rifinanziati fino a tutto il 2024, mentre fino al 2025 (salvo proroghe) si potrà ricorrere al Superbonus per l’installazione di punti di ricarica privati.

E tuttavia “non possiamo permetterci frenate, soprattutto in Italia”, rimarca Simone Franzò, direttore dell’Osservatorio Smart Mobility della School of Management del Politecnico di Milano, “ampliando in questo modo il già enorme gap tra gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e 2050 e le condizioni attuali di mercato”.

L’industria si muove, serve una nuova spinta politica

L’industria si sta muovendo, sviluppando sia nuovi modelli di auto che l’infrastruttura di ricarica, “ma i policy maker devono dare una spinta forte”, sottolinea Franzò, “sostenendo la filiera e dando certezze sugli incentivi all’acquisto e sull’iter burocratico per l’installazione dei punti di ricarica, o l’obiettivo di 6 milioni di mezzi elettrici circolanti nel Paese entro la fine del decennio sarà difficilmente raggiungibile”. Per quanto riguarda i veicoli diversi dalle auto, in Italia è molto cresciuta l’elettrificazione dei Light Duty Vehicle (LDV, +237% sul 2020 e contro il +78% dell’Europa) e dei bus (+89%), mentre le biciclette elettriche – già numerosissime – hanno registrato un +5%.

Continua il trend di crescita, seppure contenuto, anche per i carburanti alternativi (metano, Gpl e idrogeno), in continuità con il passato sia in Italia che in Europa. In particolare, il mercato dei veicoli a idrogeno è ancora a uno stadio di sviluppo embrionale.

Nel mondo continua lo sprint della mobilità elettrica

Le difficoltà macro-economiche e la crisi internazionale non riguardano certo solo il nostro Paese e hanno pesato sull’intero settore Automotive, ma ciò non ha impedito alle vendite di auto elettriche di continuare a crescere nel mondo: quasi 6,7 milioni di passenger car e Light Duty Vehicle elettrici (sia BEV che PHEV) immatricolati nel corso del 2021 (+100% sul 2020), con un tasso di crescita nel primo semestre del 2022 ancora più alto che nello stesso periodo del 2021.

A livello globale, i veicoli elettrici hanno rappresentato l’8% delle immatricolazioni complessive del 2021 (+4% sul 2020). La Cina ha di nuovo superato l’Europa e risulta il più grande mercato mondiale, con quasi 3,4 milioni di passenger car e LDV elettrici immatricolati nel 2021 (+155% rispetto al 2020).

L’Europa (oltre 2,3 milioni di nuove immatricolazioni, +66% sul 2020) ha comunque mantenuto un trend positivo, con ben 8 Paesi in crescita a doppia cifra: Norvegia (86%), Svezia (45%), Danimarca (35%), Olanda (29%), Germania (26%), Regno Unito (19%), Belgio (18%) e Francia (18%). Sull’altra sponda dell’Atlantico spiccano anche gli Stati Uniti (+96%).

Sharing mobility, si conferma il trend positivo

Un veicolo di proprietà viene utilizzato in media solamente per il 5-10% della sua vita utile, permettendo quindi evidenti opportunità di maggiore sfruttamento con un uso ‘condiviso’, simultaneo o in successione. Da qui il fenomeno della sharing mobility, che si sta diffondendo nelle principali città italiane e avrà un ruolo sempre più rilevante in termini di impatto diretto o indiretto sulla decarbonizzazione.

In Italia nel 2021 passenger car e monopattini hanno visto aumentare sia i noleggi (nell’ordine di milioni di unità) che la distanza percorsa. Nonostante ciò, nel 2021 il parco circolante di passenger car in condivisione è calato del 9% rispetto al 2020 e del 20% rispetto al 2019. Un altro elemento da considerare è che i veicoli in sharing sono in alta percentuale elettrici: nel 2021 le passenger car elettriche hanno raggiunto il 27% del totale circolante in sharing, le biciclette elettriche il 43%, mentre sono tutti elettrici gli scooter e kick-scooter.

Gli scenari di sviluppo della Smart mobility in Italia

Che cosa dobbiamo attenderci in Italia da qui al 2030? Secondo i dati 2022 dell’Osservatorio Smart Mobility, che ha rivisto al rialzo le stime, “certamente un cambio di passo nell’immatricolazione dei veicoli elettrici già entro il 2025, cui seguirà tra il 2025 e il 2030 una crescita sostenuta”, anticipa Franzò, affiancata da “una progressiva diminuzione del parco auto circolante, per un -9% a fine decennio rispetto ai valori attuali, dovuta alla dismissione di mezzi alimentati con motori a combustione interna”. Il numero di veicoli elettrici, però, potrebbe variare da 3,9 a 8,2 milioni (quasi il 23% del totale) a seconda di quali iniziative si metteranno in campo.

In Europa a fine 2021 si stimavano circa 340mila punti di ricarica ad accesso pubblico, di cui l’88% ‘normal charge’ e il 12% ‘fast charge’, con una diffusione molto disomogenea da Paese a Paese, che emerge soprattutto in relazione alla ricarica autostradale, molto importante come abilitatore di viaggi su lunghe distanze.

Tra i mercati consolidati figurano Olanda, Germania e Danimarca. In Italia, invece, a luglio 2022 si stimavano solo 250 punti di ricarica ad accesso pubblico di tipo rapido e ultra-rapido in ambito autostradale, distribuiti in modo molto diverso nelle varie Regioni. Per quanto riguarda invece la ricarica privata, continuerà a rappresentare un asset fondamentale per la diffusione della mobilità elettrica in Italia: la crescita sarà molto sostenuta tra il 2025 ed il 2030, arrivando a cifre comprese tra 2 milioni di unità secondo le stime più prudenziali fino a 4 milioni di punti di ricarica privati secondo le previsioni più favorevoli.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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