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I dati Istat: PMI italiane ancora indietro sulla digitalizzazione, AI e condivisione dei dati tra i punti più critici

Il rapporto “Imprese e ICT 2023” dell’Istat mostra che le piccole e medie imprese italiane sono ancora indietro sulla digitalizzazione. Mentre cloud computing e fatturazione elettronica vedo le PMI italiane sopra la media europea, l’adozione dell’AI e la condivisione dei dati con i fornitori sono invece punti di debolezza: solo il 5% utilizza tecnologie di intelligenza artificiale e solo il 13,6% delle PMI condivide i dati elettronicamente.

Pubblicato il 20 Dic 2023

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Le piccole e medie imprese italiane sono ancora indietro sulle attività specialistiche di digitalizzazione. In particolar modo, se le PMI del Belpaese si confermano tra le migliori in Europa per adozione di cloud computing (61,4%, 45,2% media Ue27) e fatturazione elettronica (97,5% contro una media europea del 38,6%) – prevista in Italia da obblighi di legge per un’ampia platea di operatori economici –, sono ancora piuttosto arretrate sull’adozione dell’AI e la condivisione dei dati con i fornitori.

Nello specifico, il 47,9% delle PMI (48,7% quelle europee) utilizza almeno un software gestionale, ma solo il 13,6% condivide i dati elettronicamente con i fornitori o i clienti all’interno della catena di approvvigionamento (23,5% la media Ue).

La mancanza di competenze è un ostacolo per il 55,1% delle imprese che hanno preso in considerazione l’utilizzo delle tecnologie AI senza poi adottarle. La quota di imprese con 10 addetti e più che utilizzano tecnologie di intelligenza artificiale si attesta in Italia al 5%, contro una media europea dell’8%.

È questa la situazione fotografata dal rapporto “Imprese e ICT 2023” dell’Istat, che ha analizzato la posizione delle PMI del nostro Paese rispetto all’adozione delle tecnologie digitali.

La trasformazione digitale delle aziende stenta a prendere il volo

Nel contesto della digitalizzazione, l’analisi del comportamento aziendale si basa su 12 specifici parametri che contribuiscono alla creazione dell’indice composito noto come Digital Intensity Index (DII), utilizzato per identificare i settori in cui le aziende italiane ed europee incontrano le maggiori sfide.

Nel 2023, considerando i 12 indicatori per categoria di dipendenti, si evidenziano i più ampi divari, a discapito delle PMI (aziende con 10-249 dipendenti), nelle attività che richiedono una competenza specialistica più elevata come l’analisi dei dati (25,7% per le PMI e 74,1% per le grandi aziende) e in quelle legate alla complessità organizzativa e dimensionale come l’utilizzo di software gestionali, come ERP e CRM, (rispettivamente 41,4% e 85,0%; 18,5% e 53,4%). Seguono un uso più intenso di almeno due social media (28,0% e 55,0%) e l’impiego di servizi di cloud computing più avanzati (54,6% e 80,1%).

Rispetto al 2022 rimane costante (46,8%) la percentuale di PMI in cui oltre il 50% dei dipendenti ha accesso a Internet per scopi lavorativi. Si consolida così il significativo aumento registrato rispetto al 2019 anche nella percentuale di dipendenti delle PMI (55,7%) che utilizzano dispositivi collegati a Internet (53,9% nelle grandi aziende con almeno 250 dipendenti).

L’84,8% delle imprese con 10 o più dipendenti utilizza la banda larga fissa con velocità di almeno 30 Mbit/s (82,8% nel 2022), rispetto al 96,9% (96,1% nel 2022) delle aziende più grandi. Le percentuali per la connettività ad almeno 1 Giga sono ancora più distanti, rispettivamente 13,2% e 30,1% (nel 2022 erano rispettivamente 13,2% e 27,1%).

Il DII (riferito esclusivamente alle PMI con un livello DII “di base”) è uno dei sotto-indicatori della trasformazione digitale delle aziende previsto nel programma “Bussola digitale 2030”, con un obiettivo specifico (90% da raggiungere entro il 2030). Nel 2023 il 60,7% delle aziende con da 10 a 249 dipendenti si posiziona a un livello base di digitalizzazione (adozione di almeno quattro attività digitali su dodici), ma solo il 21,3% raggiunge livelli definiti come almeno alti dell’indicatore.

Al contrario, il 91,1% delle aziende con almeno 250 dipendenti raggiunge un livello base e il 68,1% anche quello definito come alto.

Per quanto riguarda le differenze settoriali, il rapporto Istat evidenzia un’adozione più spinta delle tecnologie digitali nelle aziende appartenenti al settore dei servizi di informazione e comunicazione, della fornitura di energia e delle professioni tecniche.

Le PMI si confermano indietro nell’adozione di tecnologie

Confrontando le cinque combinazioni più frequenti delle 12 attività DII nel 2023 nelle imprese con 10-249 addetti con quelle delle imprese di almeno 250 addetti è possibile individuare le tecnologie implementate con maggiore frequenza fino a raggiungere almeno un livello “di base”.

In generale, circa un quarto delle PMI digitalizzate almeno a livello “di base” è caratterizzato esclusivamente da un utilizzo combinato di Internet da parte degli addetti, il cloud computing e i social media e non adotta software gestionali tantomeno tecnologie di intelligenza artificiale o di analisi dei dati.

Tra le PMI la situazione più frequente corrisponde all’utilizzo della sola banda larga a velocità almeno pari a 30 Mbit/s (BL). Nel caso delle grandi imprese è invece più diffusa una combinazione complessa che conta almeno nove tecnologie: connessione a Internet, cloud (cc, CC), software gestionali (ERP, CRM), uso dei social media (SM, 2SM) e analisi dei dati effettuata all’interno o all’esterno dell’impresa (AD).

L’adozione dei software gestionali (ERP e CRM) da parte delle PMI non compare tra le prime cinque combinazioni più frequenti che riguardano circa un quarto delle imprese della stessa dimensione. Gli indicatori connessi alle vendite online e via web verso consumatori finali o business to consumer (Online e B2C) si riscontrano tra le prime combinazioni solo nelle imprese con almeno 250 addetti, mentre il cloud di livello intermedio-sofisticato (CC) è un’attività scelta anche dalle imprese di minore dimensione.

Infine, le attività relative alle innovazioni tecnologiche più avanzate (quali intelligenza artificiale (AI) e analisi dei dati) fanno parte delle prime cinque combinazioni soltanto tra le imprese che hanno già adottato altre attività di base e che quindi sono connesse soprattutto a gradi di digitalizzazione alti e molto alti. Infatti, l’adozione di tecnologie di AI tra le PMI ricorre per lo più (circa 80% delle imprese che ne fanno uso) tra quelle che hanno già adottato almeno altre cinque attività tra le 12 considerate (73% nel caso dell’analisi dei dati).

Ancora a piccoli passi nell’e-commerce tra le PMI

Nel 2023 nelle vendite online, come l’anno precedente, non migliora in modo significativo la quota di PMI, ma aumentano i valori scambiati: stabile al 13,0% la quota di PMI che ha effettuato vendite online per almeno l’1% del fatturato totale, mentre passa dal 17,7% del 2022 al 18,5% la quota di PMI attive nell’e-commerce che hanno realizzato online il 15,5% dei ricavi totali (13,5% nel 2022).

In generale, il 19,1% delle imprese con almeno 10 addetti ha effettuato vendite online fatturando il 17,7% del fatturato totale, rispettivamente 22,9% e 18,0% a livello Ue27.

Per quanto riguarda le differenze settoriali, il valore totale delle vendite online si realizza per il 37,9% nel settore energetico, per il 26,7% nel settore manifatturiero e per il 24,7% nel comparto del commercio.

In termini dimensionali, il 52,9% del valore online proviene da vendite delle imprese di maggiori dimensioni e il 47,1% dalle PMI, ciò mitiga la distanza registrata nell’anno 2022 (rispettivamente 60% e 40%).

Nella composizione delle imprese che vendono online si confermano quelle appartenenti al commercio all’ingrosso (15,5%) e al dettaglio (14,0%), all’alloggio (11,6%) e alla ristorazione (11,2%).

Tra le imprese italiane con almeno 10 addetti che vendono via web, il 74,5% utilizza canali e siti web propri o del gruppo di appartenenza mentre il 57,7% (42,9% in Ue27) si affida a piattaforme online. Quest’ultimo dato è in calo rispetto agli ultimi due anni (era 62,1% nel 2022 e 63,0% nel 2021 contro una media Ue27 del 44,4% e 44,7%) anche se l’Italia figura ancora tra i primi tre Paesi per utilizzo di intermediari per le vendite via web dopo Lituania e Polonia. Le imprese che vendono via web si rivolgono nell’88,9% ai consumatori come clienti finali e nel 61,4% alle imprese.

Nel 2023, il 74,2% delle imprese con almeno 10 addetti ha dichiarato di avere un sito web, ovvero una o più pagine su Internet (la quota sale al 92,2% per le grandi imprese), ma solo il 16,2% offre la possibilità di effettuare ordinazioni o prenotazioni online (es. carrello della spesa online) pur disponendo nel 31,6% di contenuti web in altre lingue.

Nelle relazioni online con la clientela, il 57,3% delle imprese utilizza social media, la quota si riduce al 28,5% nel caso di quelle che scelgono almeno due social media e appena il 7,2% dispone di una app mobile per i clienti (ad es. per programmi fedeltà, e-commerce, assistenza clienti).

Pochi progressi nelle tecnologie di Intelligenza Artificiale

Nel 2023, il 5% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una delle sette tecnologie di Intelligenza Artificiale (AI) analizzate indicando una certa stabilità rispetto allo scorso anno (6,2%).

Fanno un passo indietro le imprese con 50-99 addetti che si attestano al 5,6% (9,4% nell’anno precedente). Rimane stabile la quota di circa il 24% delle grandi imprese.

Dall’analisi delle tecnologie AI utilizzate per attività economica si evidenzia il 23,6% tra le imprese attive nell’informatica (era al 16,9% nel 2021), il 13,3% delle telecomunicazioni (18,1% nell’edizione precedente) e l’11% circa delle attività di produzione cinematografica, video e programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore.

Relativamente alla intensità di utilizzo di tecnologie di AI misurata attraverso il numero di tecnologie adottate (rispetto al 2,8% delle imprese 10+) spicca il 13,9% delle imprese dell’informatica che effettua un utilizzo combinato di almeno due tecnologie AI.

Tra le imprese che utilizzano AI, le tecnologie più comuni riguardano l’automatizzazione di flussi di lavoro attraverso software robot (40,1%, dal 30,5% del 2022), l’estrazione di conoscenza e informazione da documenti di testo (39,3%, era al 37,9%) e la conversione della lingua parlata in formati leggibili da dispostivi informatici attraverso tecnologie di riconoscimento vocale (31,0% stabile rispetto all’anno precedente).L’analisi dei dati attraverso l’apprendimento automatico (machine learning, deep learning, reti neurali) è la tecnologia maggiormente utilizzata dalle grandi imprese che utilizzano AI (51,9%).

Gli ambiti aziendali in cui vengono più spesso adottati sistemi di intelligenza artificiale sono relativi a:

  • processi di produzione, ad esempio per la manutenzione predittiva o il controllo qualità della produzione (39,0%, fino al 52,5% nel settore manifatturiero)
  • funzione di marketing o vendite, ad esempio per funzioni di assistenza ai clienti o campagne promozionali personalizzate (33,1%, al 41,3% nel settore dei servizi)
  • sicurezza informatica (23,7%, al 50,6% nel settore dell’energia)
  • attività di ricerca e sviluppo (R&S) o innovazione per analizzare dati, sviluppare un prodotto/servizio nuovo o significativamente migliorato (21,1%)

Il rapporto di quest’anno approfondisce anche l’aspetto del mancato utilizzo delle tecnologie di AI da parte delle imprese che hanno preso in considerazione l’utilizzo di tecnologie di Intelligenza Artificiale ma non le hanno ancora utilizzate che rappresentano una quota di appena il 4,4% (15,3% tra le grandi).

Tra gli ostacoli all’utilizzo dell’AI, tali imprese evidenziano la mancanza di competenze (55,1%), i costi troppo alti (49,6%) e l’indisponibilità o la scarsa qualità dei dati necessari per l’utilizzo delle tecnologie di IA (45,5%), mentre l’inutilità dell’applicazione delle tecnologie di AI è indicata da 14,3% delle imprese.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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