Un solo giorno di apertura e risorse già esaurite. Dopo quanto accaduto pochi giorni fa con Investimenti Sostenibili 4.0, anche Scoperta imprenditoriale II, la misura che mette a disposizione oltre 505 milioni di euro per sostenere progetti di ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno, ha esaurito le disponibilità nel corso della prima giornata.
Lo sportello si era aperto alle 10 del 7 ottobre e con il decreto direttoriale dell’8 ottobre 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto, a partire dallo stesso 8 ottobre, la sospensione dei termini per la presentazione di nuove domande. Il provvedimento precisa che alle 18 del 7 ottobre le istanze presentate esprimevano un fabbisogno tale da esaurire le risorse disponibili, tenendo conto anche di un margine di overbooking calcolato sulla base degli esiti istruttori di analoghi interventi del Fondo per la crescita sostenibile. Il decreto non indica né il numero delle richieste ricevute né il loro valore complessivo.
Il ricorso all’overbooking è importante per capire che cosa accadrà adesso. In pratica il Ministero ha ammesso un volume di richieste superiore alla dotazione nominale, considerando che l’esperienza delle precedenti misure mostra come una parte dei progetti possa non superare l’istruttoria oppure possa essere ammessa per importi inferiori a quelli richiesti. Esaurimento delle risorse e ammissione all’istruttoria non sono quindi, in questo caso, concetti contraddittori.
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Che cosa succede ora alle domande presentate il 7 ottobre
La buona notizia per chi è riuscito a presentare la domanda nella prima giornata è che tutte le istanze trasmesse tra le 10 e le 18 del 7 ottobre saranno ammesse all’istruttoria. Lo stabilisce espressamente il decreto di sospensione.
È una differenza significativa rispetto a quanto accade quando le risorse non consentono neppure di ammettere alla valutazione tutte le domande presentate nello stesso giorno. Il decreto attuativo di agosto prevede infatti, in quel caso, la formazione di una graduatoria basata sulla solidità economico-finanziaria dei proponenti, con precedenza, a parità di punteggio, per il progetto dal costo inferiore. Per le domande del 7 ottobre questa selezione preliminare non si rende necessaria, perché il nuovo provvedimento le ammette tutte alla fase istruttoria.
Questo, naturalmente, non significa che tutte otterranno l’incentivo. L’istruttoria dovrà verificare innanzitutto completezza della documentazione e requisiti formali e poi valutare nel merito i progetti. Il procedimento deve concludersi entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, fatte salve le eventuali interruzioni necessarie per acquisire chiarimenti o documenti integrativi.
La valutazione ruota attorno a tre grandi criteri: le caratteristiche del soggetto proponente, che comprendono capacità tecnico-organizzativa, qualità delle collaborazioni e solidità economico-finanziaria; la qualità della proposta progettuale, valutata in termini di fattibilità tecnica, rilevanza dei risultati e grado di innovazione; e infine l’impatto del progetto, considerando interesse industriale e potenzialità di sviluppo. Per ottenere una valutazione positiva occorrono almeno 18 punti sul primo criterio, 25 sul secondo e 12 sul terzo, oltre a un punteggio complessivo di almeno 70 punti. Sono previste inoltre premialità di 2 punti per la certificazione della parità di genere e di 3 punti per il rating di legalità.
Superare le soglie non garantisce però automaticamente la concessione: il gestore deve esprimere una valutazione complessivamente positiva sul progetto e verificare anche la disponibilità delle risorse necessarie a coprire integralmente l’agevolazione spettante.
Che cosa finanzia Scoperta imprenditoriale II
Come avevamo spiegato al momento dell’apertura dello sportello, Scoperta imprenditoriale II dispone complessivamente di 505.801.524,89 euro per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale da realizzare in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il 60% della dotazione è riservato ai progetti presentati dalle PMI e dalle reti di imprese; all’interno di questa quota, il 25% è destinato alle micro e piccole imprese.
Possono partecipare imprese di qualsiasi dimensione con almeno due bilanci approvati, oltre ai centri di ricerca; organismi di ricerca e alcune altre categorie possono prendere parte ai progetti in qualità di co-proponenti. Gli interventi devono riguardare ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzati alla realizzazione o al significativo miglioramento di prodotti, processi o servizi attraverso le tecnologie abilitanti, in coerenza con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente oppure esplorando nuove traiettorie tecnologiche e applicative.
I progetti devono avere un valore compreso tra 1 e 5 milioni di euro, durare da 18 a 36 mesi ed essere realizzati in forma collaborativa. Le agevolazioni combinano un finanziamento agevolato pari al 40% dei costi ammissibili con un contributo diretto alla spesa pari al 40% per le piccole imprese, al 35% per le medie e al 30% per le grandi. Per gli organismi di ricerca il contributo diretto arriva al 60% per le attività di ricerca industriale e al 40% per quelle di sviluppo sperimentale.
Due sportelli esauriti in due giorni nel Mezzogiorno
La sospensione di Scoperta imprenditoriale II arriva immediatamente dopo quella di Investimenti Sostenibili 4.0. In quel caso lo sportello si era aperto il 6 ottobre e le risorse, pari a 447,6 milioni di euro, erano risultate esaurite già al termine della prima giornata, portando alla chiusura dal 7 ottobre.
Le due misure sono naturalmente distinte. Investimenti Sostenibili 4.0 è rivolto alle PMI e sostiene investimenti in tecnologie digitali orientate alla sostenibilità; Scoperta imprenditoriale II finanzia invece progetti strutturati di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, anche promossi da imprese di grandi dimensioni. Il denominatore comune però è la destinazione territoriale: entrambe concentrano le risorse nelle regioni meno sviluppate del Mezzogiorno.
L’esaurimento immediato delle risorse per i due sportelli non è, da solo, un indicatore sufficiente per misurare lo stato di salute dell’economia meridionale. È però un segnale di una domanda molto elevata di risorse per investimenti produttivi e attività di ricerca e sviluppo, che si inserisce in una fase in cui il Sud sta effettivamente recuperando terreno rispetto al resto del Paese.
Come rilevato pochi mesi fa dal Rapporto Svimez, nel 2025 il Pil del Mezzogiorno è cresciuto dello 0,7% contro lo 0,5% del Centro-Nord, facendo segnare per il quarto anno consecutivo una dinamica migliore per le regioni meridionali. A sostenere il recupero sono stati in misura rilevante gli investimenti, in particolare quelli pubblici e legati al PNRR.
Le più recenti previsioni Svimez, diffuse a fine luglio, indicano inoltre per il 2026 una crescita del +0,8% per il Mezzogiorno contro il +0,7% del Centro-Nord. Ma mettono anche in guardia dal rischio di un rallentamento dal 2027, quando verrà meno la spinta straordinaria degli investimenti PNRR. È probabilmente questo il quadro nel quale leggere anche la corsa ai due incentivi: un Mezzogiorno che mostra una maggiore dinamica degli investimenti, ma per il quale la sfida resta trasformare la spinta delle risorse pubbliche in capacità strutturale di innovazione, ricerca e crescita privata.












