La legge di bilancio per il 2027 vale complessivamente 26 miliardi di euro, ma gli spazi per nuovi interventi a sostegno dell’economia sono decisamente più contenuti. Circa 14,5 miliardi sono infatti legati alla flessibilità di bilancio richiesta per affrontare le maggiori spese per energia e difesa. Al netto di questa componente restano quindi, almeno sul piano aritmetico, circa 11,5 miliardi da destinare a tutte le altre priorità del Governo. E una parte consistente delle risorse è già assorbita dalla conferma di misure esistenti.
È questo il contesto nel quale leggere il disegno di legge di bilancio 2027 approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, del quale non è ancora stato ancora reso disponibile il testo ufficiale.
Per le imprese, almeno sulla base del comunicato di Palazzo Chigi e delle dichiarazioni rese dal Governo nella conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri, l’intervento più consistente è il rafforzamento del credito d’imposta per gli investimenti nella ZES unica, con 1,4 miliardi aggiuntivi nel 2027. Tra le novità figura anche un incentivo fiscale per il software, destinato a rispondere alla richiesta di agevolare le soluzioni utilizzate attraverso contratti cloud: una misura richiesta a gran voce da Confindustria di cui, però, al momento non ci sono ulteriori dettagli.
Restano invece da chiarire due questioni importanti: l’eventuale introduzione di un voucher per gli investimenti digitali di piccole imprese e professionisti, richiesta da Assosoftware, Confartigianato e altre associazioni, e la proroga dell’iperammortamento al 2029, più volte annunciata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: entrambe misure non citate dal Governo nella presentazione della manovra.
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Una manovra concentrata su fisco, famiglie ed emergenze
I 26 miliardi annunciati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono costituiti in gran parte dallo scostamento autorizzato dalla Commissione Europea per gli interventi in materia di sicurezza energetica e difesa. La flessibilità richiesta all’Unione europea consente infatti una maggiore spesa di circa 14,5 miliardi all’anno nel 2027 e nel 2028. Sono quindi risorse vincolate a precise esigenze.
Quanto al resto, le risorse della manovra sono in gran parte assorbite dalle misure fiscali e dal sostegno dei redditi. Tra i principali interventi annunciati figurano l’estensione dell’aliquota IRPEF del 33% ai redditi fino a 55.000 euro, l’innalzamento da 85.000 a 100.000 euro della soglia di accesso al regime forfetario (ferma, in attesa dell’autorizzazione europea, la soglia IVA di 85.000 euro), la riduzione al 5% della cedolare secca sugli affitti a canone concordato e l’estensione della cedolare anche agli immobili commerciali.
A questi interventi si aggiungono le misure per famiglie, giovani, natalità, sanità e pensioni.
Il quadro che emerge è dunque quello di una manovra con margini relativamente limitati per nuove politiche industriali, nella quale una parte importante dello sforzo finanziario è destinata a fronteggiare le emergenze e a garantire continuità a misure già esistenti.
ZES unica, 1,4 miliardi aggiuntivi nel 2027
Il principale intervento quantificato per gli incentivi agli investimenti delle imprese riguarda il credito d’imposta per la ZES unica.
Il comunicato di Palazzo Chigi indica una dotazione di 2,4 miliardi di euro per il 2027 e 1,25 miliardi per il 2028.
Si tratta di un rafforzamento significativo rispetto a quanto già previsto dalla legge di bilancio 2026, che aveva stanziato un miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028.
Le nuove risorse ammontano quindi a 1,4 miliardi aggiuntivi nel 2027 e 500 milioni nel 2028, per un incremento complessivo di 1,9 miliardi nel biennio.
L’intervento conferma la centralità della ZES unica nella strategia di sostegno agli investimenti produttivi, attraverso un credito d’imposta che agevola l’acquisizione di beni strumentali e la realizzazione di nuovi insediamenti o l’ampliamento di attività produttive nelle aree ammesse.
Per le imprese si tratta di un segnale positivo, anche perché il rafforzamento di una misura già operativa consente di dare maggiore continuità alla programmazione degli investimenti. Resterà da verificare se la legge di bilancio interverrà anche sulle modalità di accesso all’agevolazione o si limiterà all’incremento delle risorse disponibili.
Software in cloud, arriva l’incentivo fiscale richiesto da Confindustria
Un’altra novità riguarda gli investimenti in software, con particolare attenzione alle soluzioni utilizzate attraverso contratti cloud.
Nel comunicato di Palazzo Chigi si parla genericamente di finanziamenti per il cloud computing. Nella conferenza stampa il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha poi precisato che si tratta dell’atteso credito d’imposta per gli investimenti in software, senza però fornire ulteriori dettagli.
Il provvedimento sembra quindi destinato a dare seguito a una richiesta avanzata da tempo da Confindustria.
Già nell’assemblea nazionale del 26 maggio, il presidente Emanuele Orsini aveva chiesto di estendere gli incentivi anche a software e cloud, ottenendo un’apertura dalla presidente del Consiglio. La questione era tornata al centro del dibattito il 12 ottobre, quando Meloni, intervenendo all’assemblea di Assolombarda, aveva annunciato l’intenzione di introdurre nella manovra una misura fiscale specifica per i software utilizzati tramite contratti cloud.
Il problema è noto. L’attuale disciplina dell’iperammortamento agevola gli investimenti in beni immateriali che rispettano determinati requisiti, ma non comprende i software utilizzati attraverso formule as-a-service, cioè tramite abbonamenti e canoni periodici.
Si tratta di un’esclusione rilevante, perché una quota crescente delle applicazioni aziendali, dai gestionali ai sistemi ERP e CRM fino a molte soluzioni di intelligenza artificiale, viene ormai proposta proprio attraverso questo modello.
Un credito d’imposta dedicato potrebbe quindi colmare una lacuna dell’attuale sistema di incentivi e sostenere investimenti che non richiedono necessariamente l’acquisto di licenze software tradizionali.
Per capire la reale portata della novità sarà però necessario attendere il testo del DDL. Restano infatti da conoscere l’aliquota, le spese ammissibili, la dotazione finanziaria, gli eventuali limiti dimensionali e, soprattutto, le modalità con cui saranno agevolati i canoni dei servizi cloud.
Voucher digitale per PMI e professionisti, ancora nessuna conferma
Accanto alla questione del software in cloud, rimane aperto il tema di un incentivo specificamente dedicato alla digitalizzazione delle micro e piccole imprese e degli studi professionali.
È il tema sul quale si sono mobilitate AssoSoftware, AIIP, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, proponendo lo strumento denominato Investo Digitale.
L’obiettivo è introdurre un contributo diretto, semplice e pluriennale, per sostenere gli investimenti in software, cloud, intelligenza artificiale e cybersecurity, comprendendo anche i servizi necessari all’adozione effettiva delle tecnologie, come implementazione, consulenza e formazione.
Secondo le stime dei promotori, la proposta potrebbe raggiungere oltre 578.000 beneficiari e attivare investimenti per 6,48 miliardi di euro in tre anni.
Come avevamo anticipato su Innovation Post, anche il Mimit stava lavorando a una misura ispirata a questa proposta, con un contributo a fondo perduto e verifiche sull’effettiva adozione delle soluzioni digitali.
Il punto importante è che questo strumento è diverso dal credito d’imposta per il software in cloud. Il suo obiettivo sarebbe infatti raggiungere soprattutto le imprese meno strutturate, che spesso non hanno la possibilità di beneficiare pienamente delle agevolazioni fiscali collegate agli investimenti.
Nel comunicato di Palazzo Chigi, tuttavia, non compare alcun riferimento specifico a questo nuovo voucher. Non è quindi possibile stabilire se sia stato inserito nel testo del DDL, se possa trovare spazio in un altro provvedimento o se sia ancora oggetto di valutazione.
La misura non va inoltre confusa con il Voucher Cloud & Cybersecurity già disciplinato dal Mimit, il cui sportello per la presentazione delle domande aprirà il 10 novembre 2026.
Iperammortamento: la proroga al 2029 annunciata da Urso non viene citata
Un’altra questione sulla quale il comunicato del Governo non fornisce indicazioni è quella della proroga dell’iperammortamento.
La misura, introdotta con la legge di bilancio 2026 nell’ambito del Nuovo Piano Transizione 5.0, è attualmente prevista per gli investimenti effettuati fino al 30 settembre 2028.
Il ministro Adolfo Urso ha però annunciato in più occasioni l’intenzione di estenderne la durata anche al 2029, con l’obiettivo di rendere l’incentivo uno strumento stabile di politica industriale.
Da ultimo, intervenendo il 26 ottobre all’assemblea di Confindustria Verona, Urso ha ribadito l’obiettivo di superare l’attuale orizzonte triennale, includendo anche gli anni successivi al 2028.
L’ipotesi circolata nelle scorse settimane prevedeva lo spostamento del termine per effettuare gli investimenti dal 30 settembre 2028 al 30 settembre 2029.
Di questa proroga, però, non c’è traccia nel comunicato che accompagna l’approvazione della manovra.
Questo naturalmente non significa che l’intervento sia stato escluso dal disegno di legge: il documento diffuso da Palazzo Chigi è una sintesi delle principali misure e non contiene necessariamente tutti gli interventi approvati.
Resta però il fatto che una misura presentata dal ministro come una delle priorità della politica industriale per il 2027 non sia stata richiamata tra le novità per le imprese. Sarà dunque necessario attendere l’articolato per verificare se l’estensione al 2029 abbia effettivamente trovato spazio nella manovra.
Energia, un miliardo per l’Energy Release destinato alle PMI
Tra gli altri interventi per le imprese, un capitolo importante riguarda l’energia.
Nella conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri, Meloni ha annunciato la conferma dell’Energy Release per le imprese energivore e l’introduzione di un meccanismo specifico per le PMI, con una dotazione di un miliardo di euro.
Si tratta di un intervento significativo in una fase nella quale i costi energetici continuano a rappresentare uno dei principali fattori di pressione sulla competitività dell’industria italiana.
I dettagli del nuovo meccanismo dovranno essere chiariti, ma la scelta di estendere l’attenzione alle PMI risponde all’esigenza di intervenire anche sulle imprese che, pur non rientrando tra i grandi consumatori energivori, subiscono in misura importante gli effetti del caro energia.
Va ricordato che il Governo avrebbe dovuto esaminare nello stesso Consiglio dei ministri anche un decreto legge dedicato alla riduzione dei costi di elettricità e gas per famiglie e imprese. L’esame del provvedimento è stato però rinviato per ulteriori approfondimenti tecnici.
Sul fronte del lavoro il DDL prevede inoltre la proroga degli esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani, donne e lavoratori nelle ZES, oltre al rafforzamento della maggiorazione del costo deducibile per le nuove assunzioni di giovani under 36 e lavoratrici madri.
Il comunicato annuncia infine interventi per agricoltura, pesca e turismo, oltre al rinvio al 1° luglio 2027 della sospensione della plastic tax e della sugar tax.







