Patuanelli e Bonomi: “Governo e imprese insieme per affrontare le sfide della transizione”

Lavorare insieme e remare nella stessa direzione. Incontrando il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi, il Ministro Stefano Patuanelli ha risposto, punto per punto, alle preoccupazioni degli industriali lombardi, anche facendo autocritica, e si è impegnato a camminare insieme alle imprese in una fase di profonda difficoltà e trasformazione in cui “fare sistema è l’unico metodo possibile”.

Pubblicato il 12 Feb 2020

Patuanelli - Bonomi

Stefano Patuanelli vs Carlo Bonomi: chi si aspettava un incontro di pugilato sul “ring” di Assolombarda è stato deluso. Perché il ministro dello Sviluppo Economico, che ha accettato di andare nella tana del lupo, invece del lupo cattivo ha trovato un Bonomi fermo e preciso nell’evidenziare le difficoltà e le preoccupazioni degli imprenditori, ma anche aperto e disponibile a tendere una mano al ministro. Perché, per dirla con le sue parole, “non ci interessa il colore politico di chi governa, abbiamo un’unica priorità che è l’Italia e per noi l’interesse nazionale è l’unica fede laica”.

Alla chiamata Stefano Patuanelli risponde anche facendo autocritica e impegnandosi a camminare insieme alle imprese in una fase in cui fare sistema questo è l’unico metodo possibile. “Una settimana fa sono stato a Brescia, ho parlato con molti imprenditori ma una frase su tutte mi ha fatto male: ‘Mi sta passando la voglia di fare impresa in questo Paese’. Per un Ministro dello Sviluppo Economico, così come per ogni cittadino, è una pugnalata al cuore. Se è davvero così abbiamo un grosso problema, perché senza impresa non si genera ricchezza da distribuire, non c’è welfare né coesione sociale”, dice Patuanelli, riscuotendo l’applauso della platea.

Industria 4.0

Sul tavolo della discussione Bonomi porta innanzitutto quel calo della produzione industriale che sta spaventando tutti. “La produttività in Italia è ferma da 25 anni. E siamo reduci da due anni di complessiva gelata degli investimenti privati, che nella manifattura grazie a Industria 4.0 avevano invece preso a crescere a tassi molto rilevanti. Ma le decisioni di ibernarla prima e ripristinarla modificandola solo ora si sono rivelate pesanti errori”, dice Bonomi. Sul punto Patuanelli replica: “I dati della Germania e della Francia sulla produzione industriale sono peggiori dei nostri. Ma mai come in questo caso, mal comune doppio male”.

E allora è fondamentale far ripartire gli investimenti, sviluppando una vera e propria “ossessione per la crescita”, aggiunge Bonomi. Che ribadisce l’importanza avuta dal piano Industria 4.0, appena rivisitato, con l’ultima legge di bilancio, nel piano Transizione 4.0, il quale prevede la sostituzione in un credito d’imposta a intensità crescente del super e iper ammortamento dei beni materiali. Il giudizio di Bonomi sul nuovo assetto è tiepido: “I nuovi strumenti hanno alcuni aspetti positivi e altri negativi, ma sono tutte cose su cui possiamo lavorare insieme”, dice.

La risposta di Patuanelli è puntuale: gli incentivi del piano Industria 4.0 “avevano funzionato per la sostituzione delle macchine, cosa che però non avviene ogni anno. Questa nuova soluzione permetterà di accedere al credito anche a chi non ha prodotto utile”, dice. Dal piano Transizione 4.0, infatti, il Governo si aspetta un aumento potenziale del 40% della platea di imprese beneficiarie. Patuanelli poi spiega che il “metodo che abbiamo usato per elaborare il piano Transizione 4.0, partendo dal confronto con tutti i portatori di interesse, è quello giusto e abbiamo intenzione di proseguire su questa strada anche per il futuro”.

A Bonomi che rileva come ci siano ancora centinaia di decreti attuativi non ancora emenati che bloccano l’operatività delle leggi, Patuanelli risponde invitando il sistema politico a rivedere il modo di legiferare: “Il mio ministero ha 134 decreti ministeriali arretrati. Alcune cose ormai sono superate, ma è lo schema che non funziona: il Parlamento che fa la norma primaria, e rimanda al ministero per il decreto attuativo per poi dover comunque aspettare la circolare dell’Agenzia delle Entrate che magari cambia ancora le carte in tavola, come è successo con il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo”.

Sul piano industriale di lungo periodo che vuole mettere a punto, il ministro dice: “C’è bisogno di risorse per tanti settori, ma la coperta è corta e occorre fare una scelta sui settori strategici”. Una politica, quindi, che tornerà a “verticalizzarsi” su alcuni settori e che, secondo Bonomi, non è in contrasto sulla “politica dei fattori” su cui da tempo insiste Confindustria.

Patuanelli: “Su Plastic e Sugar Tax abbiamo sbagliato”

“Siamo delusi da quei governi che ci chiedono collaborazione da gennaio a settembre”, incalza poi Bonomi, “ma poi da ottobre all’ultimo giorno di dicembre affannosamente scrivono leggi di bilancio anteponendo tutt’altri obiettivi rispetto alla crescita di imprese e lavoro, come se non ci avessero mai visti né sentiti”.

Il Presidente di Assolombarda si riferisce anche a Plastic e Sugar Tax, misure che addita come dettate da “pregiudizi ostili contro le imprese, finalizzate unicamente al gettito fiscale”.

E su questi ultimi provvedimenti il Ministro dello Sviluppo Economico in primo luogo rivendica la complessiva positività di una legge di bilancio “che abbiamo scritto in tre settimane”, ma poi ammette che, pur condividendo l’obiettivo finale, cioè la necessità di passare dalle parole ai fatti e mettere quindi in campo misure concrete sul tema della sostenibilità ambientale, “la strada seguita per la Plastic Tax non è quella giusta. Una tassa comportamentale non può servire a fare cassa, perché in questo modo l’unico effetto ottenuto sarebbe la chiusura delle fabbriche”.

Patuanelli quindi si dice “disposto a valutare ulteriori modifiche ai provvedimenti” prima della loro entrata in vigore, prevista a luglio. “Dobbiamo passare dalla tassazione all’incentivo alle trasformazioni aziendali”, ha continuato, “pur sapendo che l’alto debito italiano e la bassa crescita non ci permettono di utilizzare molte risorse”.

Fisco, edilizia, infrastrutture e Automotive

Bonomi affonda parlando di fisco. “Le imprese sono preoccupate dalla deriva giustizialista che vediamo anche sul tema del contenzioso tributario. Proponiamo il metodo diverso per affrontare queste sfide, quello della responsabilità. Non vogliamo però che si parli di grande riforma tributaria senza sentire le imprese”.

Ma i temi sul tavolo sono davvero tanti. Si parla anche di edilizia e infrastrutture: “L’edilizia è un settore silenzioso – dice il ministro – non ci sono fabbriche, ma tanti cantieri diffusi. E sulle infrastrutture – dice facendo ancora autocritica – dobbiamo superare la logica del ‘no a prescindere’ perché si tratta di un settore trainante del Paese. Non possiamo dire no a tutto. Dobbiamo decidere quali sono le opere che vogliamo e quelle che non sono utili: ma dopo aver fatto questa scelta bisogna mettersi al lavoro per sfruttare le risorse che ci sono e che incredibilmente non riusciamo a sfruttare”.

Sull’Automotive, mentre Bonomi definisce “controproducente” l’abbandono del diesel, su cui bisognerebbe invece lavorare ancora, magari puntando sui carburanti sintetici, Patuanelli evidenzia come si tratti di “un settore strategico su cui concentrare gli incentivi e gli investimenti. Cosa che intendiamo fare nel nuovo piano industriale. La transizione in questo ambito può diventare un’opportunità per le imprese”.

Bonomi: “Gettiamo le basi per confronto e collaborazione”

Soddisfatto per il riconoscimento di alcuni errori commessi dal Governo, Bonomi dà quindi “totale disponibilità” ad affrontare insieme il cambiamento radicale della manifattura. “Se oggi con il Ministro Patuanelli intendiamo gettare le basi di un nuovo e diverso rapporto di confronto e collaborazione con le imprese, noi ci siamo. Non chiediamo di meglio”, conclude il Presidente di Assolombarda. Disponibilità raccolta e ricambiata dal ministro, che chiude dicendo: “Se alla fine del mio mandato quell’imprenditore avrà di nuovo voglia di fare impresa, allora io sarò soddisfatto del mio lavoro”.

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Franco Canna
Franco Canna

Fondatore e direttore responsabile di Innovation Post. Grande appassionato di tecnologia, laureato in Economia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende.

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