ROBOTICA E GREEN

Materiali flessibili: il progetto FlexCycle guidato dall’IIT apre le porte al riciclo ad alta precisione



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Attraverso l’impiego della soft-robotics e di avanzati algoritmi di AI, il consorzio europeo punta a superare i limiti attuali nello smaltimento di tessuti, cavi elettrici e batterie fuel-cell. La collaborazione tra centri di ricerca come l’IIT e partner industriali come qbrobotics permetterà di automatizzare la manipolazione di componenti non rigidi, trasformando rifiuti complessi in risorse preziose per l’economia circolare.

Pubblicato il 16 feb 2026



robotics riciclo
Immagine creata dall'AI.



Sviluppare una robotica e un’intelligenza artificiale in grado di rendere più sostenibile il ciclo di vita dei prodotti industriali, permettendo il riuso di materiali ancora difficili da trattare, come quelli non rigidi: è questo l’biettivo del progetto europeo FlexCycle.

Il progetto, a guida dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), mira a sviluppare un sistema autonomo capace di manipolare materiali e strutture flessibili, presenti negli indumenti, nei cavi elettrici e nelle batterie, in modo da disassemblare le diverse tipologie di prodotto e recuperarne i componenti riutilizzabili.

FlexCycle coinvolge 12 partner, tra università e aziende, di 6 Paesi europei e ha ricevuto un finanziamento di 7,5 milioni di euro per i prossimi quattro anni.

Nuove frontiere dell’economia circolare per i componenti flessibili

I dispositivi elettronici e le batterie esauste, insieme ai tessili dismessi, rappresentano per l’Unione Europea un problema ambientale ed economico pari a milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno.

Affinché i numeri si riducano, è diventato necessario promuovere nuove soluzioni tecnologiche che potenzino gli attuali cicli di gestione del rifiuto, in un’ottica di economia circolare. Se per gli oggetti rigidi la robotica ha già trovato possibili applicazioni, per quelli flessibili e deformabili il problema è ancora irrisolto.

“I materiali morbidi sono presenti in molti prodotti di consumo”, spiega Manuel Catalano, ricercatore dell’IIT e coordinatore del progetto FlexCycle.

“Tuttavia, le soluzioni di riciclo specializzate per un singolo gruppo di prodotti, ad esempio i tessuti, sono solitamente rigide e poco adattabili e non possono essere utilizzate in altri ambiti, ad esempio per i cavi. Il nostro progetto affronta questo problema attraverso lo sviluppo di metodi di automazione flessibili, che possano essere trasferiti in modo rapido ed efficiente in diversi settori produttivi”.

Innovazione tecnologica nel riciclo di tessuti, cavi e batterie fuel-cell

Il progetto FlexCycle, acronimo di “Flexible robotic automation techniques for soft materials recycling”, si focalizzerà su tre settori produttivi specifici, dove la robotica può aiutare a integrare sistemi flessibili e guidati da intelligenza artificiale proprio su elementi non rigidi:

  • nell’industria dell’abbigliamento, per recuperare tessuti e accessori, quali bottoni e zip, presenti negli abiti invenduti
  • produzione dei cavi elettrici, dove il recupero di rame e altri metalli può avvenire solo se è possibile togliere le guaine che avvolgono i cavi
  • nel riciclo delle batterie fuel-cell, estraendo le membrane soffici delle celle a combustibile, immerse in sostanze tossiche

Nel settore del riciclo delle batterie fuel-cell il progetto prevede anche la progettazione di un nuovo design delle fuell-cell per rispondere alle esigenze di recupero e riutilizzo dell membrane.

Definizione delle sfide tecnologiche nel riciclo dei componenti flessibili

Per ciascun caso il consorzio dovrà analizzare e definire il tipo di problema da affrontare, con lo scopo di realizzare diverse tecnologie, le quali, combinate tra loro permetteranno di risolvere le diverse sfide legate agli specifici contesti di utilizzo.

Il team di ricerca, infatti, dovrà studiare le problematiche scientifiche legate alla manipolazione dei materiali flessibili e individuare soluzioni tecnologiche adeguate a un loro smaltimento.

Gli istituti di ricerca lavoreranno al fianco delle aziende, proprio per creare una connessione tra la ricerca scientifica e i problemi specifici dei diversi contesti industriali.

Integrazione di AI e soft-robotics nei processi di disassemblaggio

Le tecnologie robotiche intelligenti saranno costruite in modo che possano essere affidabili e robuste e combinate in modo flessibile e adattabile ai diversi casi.

Fondamentali saranno le tecnologie di manipolazione, per cui i ricercatori dell’IIT, insieme a qbrobotics, svilupperanno nuove specifiche per le SoftHand, le mani robotiche morbide di invenzione originale dell’IIT che hanno già trovato applicazione nel campo dell’archeologia, con applicazioni subacquee e sul campo nel Parco Archeologico di Pompei, oltre che in campo protesico e industriale.

Saranno inoltre impiegati altri gripper innovativi, come la SoftClaw, anch’essi basati sui principi della soft -robotics, ma progettati per eseguire task ad alta precisione e con elevata capacità di adattamento.

Verranno studiati e integrati nuovi strumenti specifici per aumentare la capacità e flessibilità di presa nei diversi casi d’uso.

Dal punto di vista del software, le tecnologie di intelligenza artificiale dovranno avere la capacità di riconoscere i diversi oggetti, la loro geometria e specificità, oltre che comprendere i diversi passaggi di lavorazione.

Per esempio, nel caso degli indumenti, potrebbe essere necessario riconoscere il tipo di cucitura che fissa le cerniere, in modo da poterle identificare e quindi intervenire; e nello studio dei cavi, destreggiarsi nei grovigli, sfilare il cavo da lavorare e operare per decomporre gli strati dei materiali isolanti e conduttivi.

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