Come trarre vantaggio reale dall’AI in fabbrica? Qual è il ruolo delle persone nelle cosiddette dark factory? E qual è il nesso tra intelligenza artificiale e gestione dell’energia? Sono alcune delle domande alle quali Schneider Electric e Aveva hanno voluto rispondere alla Hannover Messe 2026, con una tesi di fondo: industrial intelligence e energy intelligence rappresentano un unico sistema integrato, e governarle insieme è la condizione per trasformare le pressioni sempre più stringenti su questi fronti in vantaggio competitivo. “L’integrazione di energia, sistemi aperti e intelligenza artificiale permette alle aziende di superare le complessità e trasformarle in un vantaggio competitivo concreto”, ha detto Gwenaelle Avice-Huet, Executive Vice President Industrial Automation di Schneider Electric.
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Dalla dark factory alla physical AI: come cambia il ruolo dell’uomo in fabbrica
Il punto di partenza è capire se le fabbriche senza operatori – le cosiddette dark factory – sono davvero il futuro. Huet risponde con dati concreti. Nelle fabbriche più automatizzate – con casi documentati soprattutto in Cina – l’impiego di robotica con AI embedded ha già prodotto una riduzione degli errori di avvitatura del 25% e un miglioramento dei tempi di ciclo del 35%. Il punto però non è eliminare le persone, ma ridistribuire il loro ruolo: meno operazioni ripetitive, più presidio dei casi d’uso, più controllo su ciò che genera valore aggiunto.
La tendenza si legge anche nei numeri di un report recentemente pubblicato da Schneider Electric: il 70% dei clienti nei segmenti energy e chemical si considera già in una condizione di autonomous operation, con un obiettivo di crescita all’80% entro il 2030. Il driver principale è la convergenza tra tre tipi di AI oggi distinti nel discorso industriale: generative AI, agentic AI e physical AI.
Huet tiene a distinguerli con precisione. La generative AI rende accessibile a ogni operatore trent’anni di know-how ingegneristico. L’agentic AI accelera i workflow distribuiti su scala. La physical AI – la frontiera su cui Schneider Electric punta con più convinzione – incorpora l’intelligenza direttamente all’interno dell’asset fisico, eliminando la latenza decisionale: “Non è un digital twin che sovrasta il mondo fisico. È intelligenza incorporata nell’asset. La decisione viene presa direttamente lì, nel giro di qualche millisecondo”.

Agentic manufacturing con Microsoft: ingegneria più veloce, operazioni più resilienti
La collaborazione con Microsoft – uno dei cardini della proposta per il 2026 di Schneider Electric – mostra fino a dove può arrivare l’AI agentica applicata alla manifattura. Al centro c’è EcoStruxure Automation Expert, la piattaforma software-defined che consente di scrivere la logica di automazione una sola volta – definendo struttura, parametri e comportamento dei sistemi di controllo direttamente in ambiente software, senza dipendere dall’hardware fisico – e poi di simularla, validarla e distribuirla su qualsiasi ambiente: on-premise, su edge o in cloud, senza riscrittura di codice o applicativi.
Su questa base lavora l’Industrial Copilot di Schneider Electric, alimentato da Microsoft Azure AI, che introduce una logica nuova nella gestione dei progetti ingegneristici. Agenti AI specializzati, coordinati da un orchestratore, automatizzano le decisioni di progettazione routinarie, validano la logica prima del deployment e mantengono la tracciabilità lungo tutto il ciclo di vita. Il risultato pratico è che i tempi di engineering si riducono fino al 50% e le modifiche alle linee di produzione che in precedenza richiedevano settimane vengono completate in ore.
I risultati sono già riscontrabili in produzione. In un’applicazione con H2E Power – azienda indiana pioniera nella produzione di idrogeno verde – la piattaforma ha superato le 6.000 ore di operazione stabile autonoma in uno degli ambienti industriali più esigenti: l’elettrolisi ad ossido solido ad alta temperatura. Il risultato è una riduzione del costo livellato dell’idrogeno fino al 10%, equivalente a circa 500.000 euro l’anno per un impianto da 10 MW. Come ha sintetizzato Dayan Rodriguez, Corporate Vice President Manufacturing and Mobility di Microsoft, “con l’agentic design chiudiamo il loop tra intento ingegneristico e realtà operativa, automatizzando le decisioni, validando in anticipo e consegnando pacchetti di automazione riutilizzabili che Schneider Electric può simulare e distribuire in modo coerente su cloud e edge”.
Industrial intelligence e energy intelligence: la sfida dell’architettura unificata
Secondo Caspar Herzberg, CEO di Aveva, gestire un’impresa industriale oggi significa operare nel periodo più instabile dal 1920, senza certezze sul fronte delle supply chain e con la resilienza che è ormai diventata una priorità operativa tanto quanto la redditività. “Usare l’Industrial intelligence significa trasformare i dati in insight azionabili grazie all’AI, con l’uomo che non è semplicemente nel loop, ma in posizione di controllo. I decision maker, per ragioni regolamentari, di qualità e non solo, devono restare sopra a ciò che viene progettato, operato e prodotto”.
Il vero nodo è l’integrazione tra mondo energetico e mondo operativo, storicamente gestiti come sistemi separati. Il costo di non integrarli – dice Herzberg – non è più accettabile: “Le aziende che non integreranno questi mondi non hanno chance di successo”.
Ma come si integrano questi due mondi? Un esempio concreto viene da SQM, azienda attiva nel mining e nella chimica specializzata: grazie a un digital twin integrato – che combina processo industriale e fornitura elettrica, con il contributo di partner come Databricks – SQM ha ridotto le variazioni di processo del 15-17% e aumentato la resa sui nitrati dell’1%. In quel settore ogni punto percentuale ha un impatto economico rilevante.
Il collante architetturale di questa convergenza è Schneider Electric Data Cube, alimentato da Aveva Connect: un’unica infrastruttura dati che unifica il dominio energetico e quello operativo.
Il salto rispetto al monitoring tradizionale lo spiega Huet: “Fare Energy intelligence non significa semplicemente usare una dashboard. È una tecnologia predittiva. Può anticipare un picco energetico due ore prima e adattare autonomamente i carichi in fabbrica, senza intervento manuale. Si passa da minuti a millisecondi nel tempo di risposta”.
Sul fronte dell’automazione aperta Schneider Electric punta su EcoStruxure Automation Expert come piattaforma software-defined che disaccoppia hardware e software. Un’analisi interna calcola che le medie imprese perdano circa il 7,5% dei ricavi annui a causa di inefficienze generate dal lock-in verso un singolo vendor. L’open automation è la risposta strutturale a questo problema e diventa ancora più rilevante in un momento in cui l’AI deve essere scalabile e agile all’interno dei sistemi industriali.
Schneider Electric e Deloitte: trasformazione digitale con roadmap
Complementare a questa visione è la collaborazione annunciata lo scorso 20 aprile tra Schneider Electric e Deloitte. L’accordo combina la consulenza strategica e il change management di Deloitte con la tecnologia OT e il software di Schneider Electric per offrire alle organizzazioni industriali un percorso strutturato verso la trasformazione digitale. “Le organizzazioni sanno di dover cambiare, ma molte non hanno una roadmap che unisca strategia di business e le giuste fondamenta digitali e OT”, ha dichiarato Huet. Il focus è sulla modernizzazione delle operazioni industriali, sul superamento dei sistemi legacy e sull’integrazione di AI e analytics per accelerare il time-to-value.
Le novità di prodotto presentate in fiera
Alla Hannover Messe 2026 Schneider Electric ha presentato un insieme di soluzioni che danno corpo concreto alla visione descritta.
Sul fronte dell’automazione software-defined debutta in Europa Foxboro SDA, il primo DCS (Distributed Control System) open e software-defined al mondo, che disaccoppia il software dall’hardware per accelerare la modernizzazione e semplificare l’integrazione dell’AI in ambienti di processo ibridi e continui.
Sempre in ambito automazione distribuita è stato presentato il Modicon M590 dPAC con EcoStruxure Automation Expert: un dispositivo compatto che combina controllo di tipo PLC, ridondanza ad alta disponibilità e networking edge, progettato per acqua e acque reflue, produzione discreta e data center.
A completare l’offerta per le operazioni remote arrivano i nuovi SCADAPack 470d e 474d, Smart RTU che portano EcoStruxure Automation Expert per la prima volta su applicazioni distribuite come stazioni di pompaggio, distribuzione idrica e funzioni di gateway IIoT.
Sul fronte della gestione energetica e della potenza Schneider Electric ha presentato in anteprima EcoStruxure Foresight, una piattaforma AI per la gestione operativa degli edifici che unifica energia, potenza e building management in un’unica interfaccia, con manutenzione predittiva e cybersecurity OT integrata.
Presentato anche l’Intelligent Powertrain, che unifica l’intera architettura di distribuzione elettrica – dal quadro MT ai drive, passando per trasformatori, UPS e busway – attraverso un digital twin ETAP in grado di simulare risposte a guasti, salute degli asset e pianificazione della manutenzione in tempo reale. La soluzione Integrated Power and Process, che combina gestione dell’energia e del processo lungo l’intero ciclo di vita dell’asset, promette fino al 20% di riduzione del CapEx su elettrico e strumentazione, il 10% di miglioramento sull’efficienza energetica di processo e il 15% in meno di downtime non pianificato.








