“Combinare l’immaginazione delle persone con l’intelligenza delle macchine”: la nuova strategia di Rockwell Automation

Che ci fossero importanti novità in vista si capiva già semplicemente percorrendo i lunghissimi corridoi del Pennsylvania Convention Center di Philadelphia, dove i cartelloni e gli striscioni che Rockwell Automation ha preparato per l’edizione 2018 della Automation Fair, l’evento durante il quale la Casa statunitense riunisce partner, integratori ed utilizzatori, erano completamente diversi dal solito: niente più prodotti, e spazio invece ai volti delle persone di Rockwell e alle frasi motivazionali e “inspirational”.

La connected enterprise è una realtà

Ma la conferma definitiva è venuta durante il keynote di Blake Moret, chairman e CEO di Rockwell. Moret ha iniziato illustrando il ruolo fondamentale di Rockwell nel permettere ai suoi clienti di lavorare in modo efficiente e più produttivo, automatizzando processi ripetitivi, aggiungendo analytics e servizi sofisticati, concretizzando il concetto di Connected Enterprise, consentendo loro di arrivare prima sul mercato, gestendo al meglio le infrastrutture e i rischi.

Moret ha poi citato esempi concreti: garantire la costante qualità del gusto del prodotto e la massima scelta di packaging nell’industria del food, la costanza dei dosaggi nella produzione dei farmaci o l’approvvigionamento di carburanti in vaste regioni del mondo. Per poi proseguire spiegando che la tecnologia di oggi, grazie ai dati raccolti dalle macchine, sta attivando un nuovo livello di produttività, che viene a coincidere con l’espandersi delle richieste di prodotti proveniente dalla classe media, particolarmente nell’area del consumer.

La sfida delle competenze

Ma, contemporaneamente, stanno cominciando ad andare in pensione i lavoratori che hanno iniziato questa rivoluzione, con il rischio molto concreto di trovarsi senza la forza lavoro specializzata necessaria per gestire le prossime sfide, dalla convergenza IT/OT alla sostituzione di macchine di vecchia generazione, quelle oltre i venti anni di età.

La conseguenza di tutto questo? Bisogna puntare l’attenzione sulle persone e sul ruolo dei lavoratori, e invogliare le nuove generazioni ad acquisire gli skill necessari per entrare nel settore.

“Il nuovo brand di Rockwell Automation enfatizza il ruolo centrale che le persone ricoprono nei sistemi di produzione avanzati, e sottolinea il nostro focus sulla massimizzazione delle prestazioni, l’innovazione avanzata e la crescita” ha detto fra l’altro Moret durante il keynote.

Il nuovo logo di Rockwell Automation

Combinare l’immaginazione delle persone con l’intelligenza delle macchine

Blake Moret, CEO di Rockwell Automation

Durante una successiva intervista, abbiamo chiesto a Moret quando era iniziato questo cambio di prospettiva in Rockwell Automation, dato che un’operazione così radicale di brand refreshment è di solito l’ultimo passo di un lungo cammino effettuato internamente all’azienda.

“Tre anni fa, parlando con il consiglio di amministrazione, mi ero posto il problema di cosa sarebbe stato più importante per il successo di Rockwell nel futuro – ci ha risposto il CEO – e dato che ero nell’industria da tanto tempo, era una cosa utile per me pormi il problema di cosa fosse importante nel passato e cosa lo sarebbe stato nel futuro. Avevamo già introdotto il concetto di Connected Enterprise, e capii che per realizzare compiutamente questo concetto c’erano tre cose da realizzare, in termini di nostro approccio al problema. La prima era la comprensione da parte delle nostre persone di quali fossero le migliori opzioni di produttività per i nostri clienti, e di poter descrivere il nostro valore aggiunto nel linguaggio dei clienti stessi. Poi c’era la combinazione della tecnologia con l’expertise – e non la tecnologia da sola – e la terza era la semplificazione dei nostri processi, in modo tale che le persone potessero interagire facilmente con le nostre tecnologie”.

Ora, tutte e tre queste cose hanno un forte elemento umano insito in esse.“Così abbiamo puntato su questa promessa del brand: espandere le possibilità dell’uomo combinando l’immaginazione delle persone con l’intelligenza delle macchine. E abbiamo valutato che questo fosse un momento così importante nella nostra storia, da meritare di essere sottolineato da un cambio nel nostro branding, in un’immagine aziendale che rispettasse il nostro passato ma riflettesse anche la nostra evoluzione”.

L’accordo con PTC? Un matrimonio combinato in paradiso

Tornando agli argomenti del keynote, alla fine del suo intervento Moret ha invitato sul palco Jim Heppelmann, presidente e CEO di PTC. Quest’ultima società è un colosso del software con competenze nei segmenti del CAD, product design, product lifecycle management e IIoT, e prodotti nei segmenti dell’Augmented Reality, IoT, Connettività, CAD e PLM. Si tratta di competenze e prodotti che hanno poca o nessuna sovrapposizione con l’offerta di Rockwell, con la quale anzi sono eccezionalmente complementari – tanto da spingere Heppelmann a dire che l’alleanza fra le due aziende è un “matrimonio combinato in paradiso” (e Moret, durante l’intervista, ha detto di pensarla allo stesso modo).

La prima conseguenza pratica dell’alleanza è che il software PTC ora viene inserito all’interno della piattaforma FactoryTalk di Rockwell, sotto il marchio InnovationSuite (che si affianca alle DesignSuite, OperationSuite e MaintenanceSuite) che comprenderà software per IoT, analytics e gestione delle operazioni di produzione e Realtà Aumentata.

Blake Moret (a destra) e Jim Heppelmann (a sinistra) insieme sul palco del keynote che ha aperto i lavori dell’Executive Perspectives

L’alleanza con PTC non è un’acquisizione, anche se Rockwell ha investito un miliardo di dollari nell’azienda acquisendone il 9% circa; si tratta in effetti di una partnership di lungo periodo, che punta a espandere e completare il business software di Rockwell ed espandere la sua forza sul mercato, costruita oltre che sui prodotti proprio su una rete di alleanze e partnership che hanno portato nel tempo a creare un ecosistema particolarmente complesso e completo.

Resta da vedere se questa formula sarà davvero così efficace anche per proteggere l’azienda che, pur essendo leader tecnologico e di mercato (soprattutto negli USA), ha dimensioni relativamente piccole, dalle tante possibili scalate da parte di concorrenti o altre entità finanziarie, come quella tentata recentemente da Emerson.

Susana Gonzales, nuova presidente EMEA di Rockwell Automation dal prossimo 1 gennaio, insieme a Thomas Donato, attuale presidente, che sempre il 1 gennaio diventerà VP marketing & Sales Global

Novità anche nel management

Pochi giorni prima dell’Automation Fair, Rockwell ha annunciato che Thomas Donato, presidente per l’Europa, Middle East e Africa, sarà promosso senior VP sales e marketing globale a partire dal 1 gennaio prossimo, e che dalla stessa data sarà presidente EMEA Susana Gonzales, già VP sales per l’Europa. Gonzales vanta oltre 15 anni di esperienza alla guida di team di product management e vendite.

L’arrivo nel management globale di un VP europeo è significativo sia perché dimostra il buon andamento e i buoni risultati ottenuti da Rockwell nella regione EMEA, sia perché, da un punto di vista “filosofico”, possiamo prenderlo come una conferma dell’impegno di Rockwell nell’implementare la nuova immagine aziendale people-centric, nettamente più vicina alla concezione europea rispetto a quella americana classica, essenzialmente prodotto-centrica.

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Franco Canna

Fondatore e direttore responsabile di Innovation Post. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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