Avvicinare lo sviluppo dei prodotti alle esigenze dei mercati europei e rendere più rapido il dialogo tra i clienti, le strutture tecniche locali e la casa madre giapponese. È questa la direzione che Omron ha impresso alla propria organizzazione europea nel 2026, con una riorganizzazione che punta a semplificare i livelli decisionali, accentrare i servizi comuni e creare un canale più diretto tra l’Europa e le business unit globali. In questo disegno l’Italia ha un ruolo di primo piano, insieme a Spagna e Germania, i tre mercati indicati dall’azienda come principali poli dell’automazione nel continente.
La strategia è stata illustrata a Milano in chiusura della prima tappa di Omron on Tour 2026, l’iniziativa che mette insieme due piani della stessa trasformazione: da un lato il tentativo di intercettare prima le necessità degli OEM europei e tradurle in prodotti e soluzioni; dall’altro la scelta di portare tecnologie e competenze direttamente sui territori, coinvolgendo imprese, studenti degli ITS e nuove generazioni di tecnici.
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Una nuova organizzazione europea per avvicinare R&D e mercato
La riorganizzazione di Omron Europe, operativa dall’inizio del 2026, ridisegna il rapporto tra le strutture commerciali e tecniche del continente e le business unit che sviluppano prodotti e sistemi. L’obiettivo è usare i centri tecnologici europei, i Regional Technical Center e i laboratori per le Proof of Concept come una rete di “antenne” capace di raccogliere i bisogni dei clienti e trasferirli in modo più diretto a chi decide le roadmap tecnologiche.
“Il team ascolta le antenne dislocate sul territorio che ascoltano i clienti, porta i messaggi alla business unit e poi spinge per avere qualcosa per il mercato europeo. Questo vuol dire stare più vicini ai clienti e ascoltare l’Europa”, ha spiegato Marco Ceribelli, System Product Director di Omron Electronics Europe.
Il modello si appoggia in particolare agli Automation Technical Center di Stoccarda e Barcellona, alla rete dei centri regionali e ai team di marketing e prodotto. La finalità non è soltanto accelerare la risposta commerciale, ma portare una parte maggiore delle competenze di ricerca e sviluppo vicino alle specificità europee, evitando che innovazioni nate nei laboratori restino scollegate dalle esigenze applicative.
“Abbiamo tutte le competenze qui nella vecchia Europa: dobbiamo metterle a fuoco e portarle all’R&D di modo che le innovazioni rispondano all’effettiva esigenza del cliente”, ha aggiunto Ceribelli.
In questa strategia c’è anche un tema di posizionamento industriale. Omron guarda a un mercato europeo in cui i costruttori di macchine devono confrontarsi con concorrenti asiatici sempre più capaci di competere non solo sul prezzo, ma anche sulle prestazioni. Per Ceribelli il rafforzamento del software e dell’AI non riduce quindi l’importanza della base hardware: la competitività dell’automazione passa dalla capacità di integrare entrambe le componenti, mantenendo al tempo stesso affidabilità e continuità tecnologica.
L’Italia come laboratorio per la competitività degli OEM
Il focus sull’Italia nasce dal peso della meccanica strumentale e dei costruttori di macchine nel sistema manifatturiero nazionale. La lettura di Omron parte da un problema molto concreto: per difendere il valore delle macchine italiane non basta aumentare le performance, ma occorre ridurre la complessità di utilizzo, contenere il total cost of ownership, migliorare la sicurezza e rendere più semplice l’integrazione con i dati e con i sistemi IT.
“Il nostro ruolo sul territorio è quello di aiutare i costruttori italiani a esprimersi al meglio, differenziando i propri prodotti da quelli costruiti in Cina o Turchia”, ha sintetizzato Stefano Gandolfi, Regional Marketing Manager di Omron.
Da qui i quattro attributi che Omron usa per descrivere la macchina che vuole contribuire a costruire: competitiva, sicura, di valore e facile da utilizzare. La sicurezza, nella visione dell’azienda, comprende ormai anche cybersecurity e conformità ai nuovi requisiti normativi; la facilità d’uso risponde invece a un problema altrettanto concreto, la difficoltà delle imprese nel reperire operatori e programmatori specializzati.
Le richieste raccolte dagli OEM convergono su alcuni temi ricorrenti: uso dell’AI per semplificare programmazione e ispezione, riduzione delle dimensioni dei quadri elettrici e dei consumi, cambi formato più rapidi nel packaging, raccolta e condivisione dei dati tra OT e IT, simulazione tramite Virtual Twin e robotica integrata nel normale ambiente di automazione. La piattaforma Sysmac resta il punto di convergenza di questa impostazione, unificando PLC, motion, safety, robotica, visione e HMI e consentendo simulazione e test indipendenti dall’hardware.
Le novità di prodotto: dal servo C6 all’inverter R1
Le anteprime mostrate a Milano danno una prima indicazione di come questa organizzazione più vicina al mercato dovrebbe riflettersi sull’offerta 2026-2027. Tra le novità c’è il nuovo servoazionamento C6, presentato in anteprima europea come soluzione entry level più compatta, destinata alle applicazioni in cui le piattaforme di fascia superiore risulterebbero sovradimensionate ma con la stessa integrazione nell’ambiente Sysmac.
Accanto al C6 arriva il nuovo inverter R1, con potenze fino a 630 kW, pensato per completare la gamma verso applicazioni ad alte prestazioni. Omron ha mostrato inoltre l’evoluzione dei sensori E3AS per migliorare il rilevamento di materiali trasparenti e riflettenti, oltre a un controllore per raccogliere dati dal campo e inviarli in cloud, anche in combinazione con dispositivi per il monitoraggio energetico.

Il filo comune è la semplificazione. Nella visione di Omron, funzioni che tradizionalmente richiedevano competenze specialistiche separate devono diventare più accessibili all’interno dello stesso ambiente di controllo: è il caso, per esempio, delle librerie che permettono di gestire la robotica direttamente dal PLC o degli strumenti di visione che sfruttano l’AI per ridurre il lavoro di configurazione.
Omron on Tour: sei città per portare l’automazione vicino alle imprese
La strategia europea trova una declinazione concreta in Omron on Tour 2026, il roadshow partito da Milano e destinato a proseguire tra ottobre e novembre a Vicenza, Bologna, Frosinone, Ancona e Bari. Il format combina demo live, approfondimenti applicativi e confronto diretto con gli specialisti, con l’obiettivo di mostrare le tecnologie in condizioni più vicine ai problemi che costruttori e utilizzatori incontrano sulle linee produttive.
Il tour è stato costruito insieme al sistema degli ITS meccatronici, che Omron considera un interlocutore essenziale sia per avvicinarsi ai distretti industriali sia per affrontare il tema delle competenze. Dopo la tappa milanese all’Omron I-Lab, le successive iniziative coinvolgono gli ITS e le realtà territoriali della formazione tecnica, creando occasioni di incontro tra aziende, docenti e studenti.
“L’Italia è uno dei Paesi manifatturieri più forti d’Europa, con competenze ingegneristiche e OEM di grande qualità. È per questo che stiamo portando le nostre soluzioni di automazione in sei città italiane”, ha detto Virendra Shelar, Executive Officer di Omron e Presidente e CEO di Omron Europe.
La scelta degli ITS non è casuale: nella visione di Omron la trasformazione dell’automazione richiede che innovazione di prodotto e disponibilità di competenze avanzino insieme. La carenza di profili tecnici, già richiamata dagli OEM come uno dei motivi per rendere più semplici programmazione e utilizzo delle macchine, diventa quindi parte della stessa strategia industriale.
“Nessuna singola azienda, scuola o settore può plasmare da sola il futuro della manifattura: il progresso nasce dalla collaborazione. Mettiamo insieme chi costruisce l’automazione, chi la utilizza e chi la farà funzionare domani, cioè gli studenti”, ha sottolineato Shelar.
Il roadshow serve così anche a chiudere il cerchio aperto dalla riorganizzazione europea: se il nuovo assetto deve portare i bisogni del mercato più rapidamente verso le business unit e l’R&D, le tappe italiane diventano uno dei luoghi in cui quei bisogni possono emergere e confrontarsi direttamente con le tecnologie. Per Omron la competitività europea passa proprio da questa combinazione tra sviluppo più vicino ai clienti, capacità di trasformare i feedback in soluzioni e costruzione delle competenze necessarie a farle funzionare nelle fabbriche.








